sabato 28 settembre 2019

Sul sorgere della Repubblica Partigiana di Pigna (IM)

Pigna (IM) - uno scorcio
Verso la fine d’agosto 1944, in concomitanza con l’avanzata degli eserciti alleati sbarcati in Provenza, la V^ Brigata Garibaldi, forte ormai di oltre 950 uomini, iniziò un’azione convergente su Pigna, tenuta da un centinaio di militi repubblicani e centro delle difese nazi-fasciste della zona di montagna.
La brigata era posta sotto il comando di Ivano (Vittò – Vittorio Guglielmo), magnifico conduttore di uomini che all’ammirevole potenza di concezione militare, accoppiava un ardore infaticabile nell’azione e, spesso, una temerarietà che dava i brividi. E Vittò  (1) sapeva di poter contare sui suoi uomini fino all’ultimo, chè i garibaldini, spronati dal suo mirabile esempio e dall’esempio degli altri capi, primi fra i primi in ogni azione rischiosa, anelavano ad una sola cosa: il combattimento.
Il piano d’attacco si svolse durante tutta l’ultima settimana del mese con un susseguirsi ininterrotto di azioni audaci compiute da piccoli nuclei di arditi, da squadre, da distaccamenti o da più distaccamenti insieme.
Non si dava un attimo di tregua al nemico. Ed il nemico, impotente a resistere, presentendo la sua disfatta, sfogava la sua ira bestiale ed impotente contro le inermi popolazioni: Rocchetta Nervina, Castelvittorio, Gerbonte, Triora, Molini di Triora, Badalucco, piccole pacifiche frazioni, casolari e baite furono così devastati o completamente distrutti.
In quei giorni si distinsero i distaccamenti di Gino (Gino Napolitano), di Leo (Stefano Carabalona), e di Moscone.
Alla fine il nemico rinunciò a difendere le sue posizioni di Pigna: evacuò il paese e si ritirò su posizioni più arretrate (Isolabona – Dolceacqua), abbandonando nella fuga precipitosa armi e munizioni che furono recuperate dai nostri e che andarono ad arricchire l’esiguo armamento di cui la brigata era provvista.
Venne occupata Pigna, dove si stabilì il comando dei Partigiani, si nominò un’amministrazione provvisoria e si provvide a munire la difesa della zona sia per poter riprendere gli attacchi verso la costa ed in direzione del fronte francese che si andava spostando verso est, sia per far fronte ad eventuali contrattacchi nemici.  Infatti il I° distaccamento prese posizione su Passo Muratone alla destra dello schieramento per impedire puntate provenienti da Saorge (Francia); il V distaccamento, al comando di Leo, occupò la stessa Pigna, posta al centro dello schieramento, distaccando una squadra di venti uomini a Gola di Gouta a guardia della strada; infine il IX distaccamento, insieme alla banda locale di Castelvittorio, si dispose a difesa sulla linea Monte Vetta- Rio Bonda.
Il cardine di tutto lo schieramento era quindi costituito da Pigna, tenuta da Leo che aveva il comando della Val Nervia.
Ci furono diverse puntate dei partigiani durante tutto il mese di settembre del 1944,  ma la sperata avanzata alleata si era ormai esaurita ed il fronte al confine italo-francese sembrava essersi stabilizzato.
Sintomi di un ritorno offensivo tedesco non mancavano e il SIM riceveva continuamente segnalazioni di spostamentì nemici intesi a preparare un vasto
movimento contro i patrioti.
A fine settembre i presidi tedeschi di Isolabona e di Dolceacqua furono notevolmente rafforzati.
Vittò, allo scopo di prevenire il nemico (di cui si presentiva che avrebbe presto scatenato un attacco in forze contro le posizioni per tentare di ricacciare i partigiani verso l’alta montagna e di disperderli)  studiò un piano di operazioni che avrebbe dovuto sorprendere i tedeschi nella fase preparatoria e ne avrebbe minacciato tutto lo schieramento sul fronte francese.
Doria (2) venne inviato a Pigna con la squadra di mortai da 81 e da 45, in modo che il centro della linea dei Resistenti formasse un baluardo formidabile e desse la possibilità alle ali di agire senza la preoccupazione di essere tagliate in due tronconi.
Rinforzata così la difesa di Pigna iniziarono azioni offensive condotte contro la media e bassa Valle del Nervia e contro la Valle del Roia, che, con la grande rotabile che l’attraversa, rappresentava l’unica via di rifornimento per le truppe tedesche attestate nel versante della valle stessa.
Il 26 settembre Doria ppoggiato da Leo con una squadra di fucilieri ed il mortaio da 45, sviluppò una azione di disturbo su Isolabona. Il mortaio si condusse egregiamente. Non meno di 25 bombe caddero sull’edificio occupato dal nemico, che però non osò uscire.
A Pigna, nel frattempo, era giunta una missione (n.d.r.: la Flap, la stessa cui si fece cenno a questo link) composta, di numerosi ufficiali “alleati”, accompagnati da un corrispondente di guerra canadese.
La missione studiata la zona, avrebbe dovuto proseguire per la Francia passando attraverso le maglie delle linee tedesche fra Gramondo e Sospel.
In vista della difficoltà dell’operazione, il comando della brigata stimò opportuno sospendere momentaneamente le azioni, allo scopo di non tenere la zona in continuo allarme ed evitare in tal modo una possibile sorpresa da parte tedesca sul gruppo degli ospiti.
La forzata inazione venne sfruttata per rafforzare le linee e Vittò affidò a Doria il compito di cooperare con Leo ad un nuovo piano di attacco, nel quale avrebbe concorso l’artiglieria, quella recuperata in qualche modo dai partigiani in vari forti abbandonati di confine.

(1) Vittorio "Vittò/Ivano" Guglielmo, da  Istituto Storico della Resistenza e dell’Età Contemporanea di Imperia: Guglielmo Giuseppe Vittorio “Vitò/Vittò/Ivano”, 1916/2002. Antifascista, nel 1936 fa parte di un gruppo di circa 40 compagni del Ponente Ligure che si arruolano nelle Brigate Internazionali a difesa della Repubblica Spagnola e ne organizza l’espatrio clandestino. Da Figueras e Albacete si trasferisce nel Marzo 1937 a Madriguera dove si sta ricostituendo una Brigata. Combatte a Fuencarral e in Aprile a Madrid. Viene ferito durante la battaglia di Brunete (Villafranca del Castillo), ed in seguito partecipa alle battaglie di Estremadura, Argan, Huesca e sul fronte dell’Ebro.
Con la disfatta della Repubblica Democratica ripara in Francia attraverso i Pirenei. Internato in campo di concentramento, viene rimpatriato nel 1940. Condannato per renitenza alla leva, viene inviato sul fronte greco-albanese e successivamente a Creta.
L’8 Settembre 1943 è al deposito militare di Caserta, da dove raggiunge Sanremo e quindi la Valle Argentina vicino a Triora.
Qui inizia subito ad organizzare un distaccamento garibaldino. Nel Marzo del 1944 durante un’azione, viene nuovamente ferito al petto da un colpo di pistola.
Guarito, nel mese di Luglio assume il comando della V^ Brigata che assieme alla IV^ ed alla I^ costituiscono la II^ Divisione d’assalto Garibaldi “Felice Cascione”.
Dirige un grande numero di battaglie ed azioni partigiane, spesso vittoriosamente. Tra il 4 e l’8 Ottobre 1944 dirige la difesa della Repubblica Partigiana di Pigna resistendo a soverchianti forze nemiche.
Subisce con la sua Brigata il grande rastrellamento dell’Ottobre 1944, riuscendo a sganciarsi e passare con essa a Fontane (CN) in Val Corsaglia, attraverso Upega, Viozene ed il Mongioie.
In Novembre rientra in Liguria e il 19 Dicembre 1944 assume il comando della II^ divisione.
Il 25 Aprile 1945, al comando di circa 2000 uomini occupa Ventimiglia, Sanremo, Bordighera, Taggia e Porto Maurizio.
E’ stato insignito di Medaglia d’Argento al V.M.

(2) Armando "Fragola Doria" Izzo, da Wikipedia: Armando “Fragola Doria” Izzo (Afragola, 12 giugno 1916 – Afragola, 19 dicembre 2004). Si laureò in legge pochi giorni prima che venisse chiamato con la leva obbligatoria a combattere nella zona di Mentone con il grado di sottotenente. Cominciò subito a lavorare per il Tribunale Militare di Guerra della Quarta Armata a Breil-sur-Roya, e proprio grazie a questa esperienza cominciarono a maturare in lui forti dubbi sul momento politico italiano nel quale viveva. Dopo l’8 settembre 1943, avvenuto l’armistizio, con l’aiuto di partigiani francesi, Izzo riuscì a fuggire e, attraverso i passi alpini, giunse a Cima di Marta e quindi prese dimora a Triora. Armando Izzo entrò nelle formazioni partigiane col soprannome di “Fragola Doria” – il soprannome serviva a non essere identificati dai fascisti, nel suo caso fu chiamato “Fragola” perché di Afragola, “Doria” per il colore dei capelli, in realtà più rossi che dorati -. Inizialmente fu inquadrato nella IX Brigata “Felice Cascione” comandata da Vittò e successivamente nella V Brigata d’assalto “Luigi Nuvoloni”; partecipò a numerose azioni contro i nazifascisti come ufficiale alle operazioni. Distintosi per il coraggio e per lo sprezzo del pericolo, a dicembre del 1944 prese il comando della V Brigata, sostituendo Vittò, passato a dirigere la II Divisione F. Cascione; tenne il comando fino alla Liberazione. Tra l’altro diresse l’attacco a Breil, fece saltare il viadotto tra Digne e Nizza, appena ricostruito dai tedeschi, partecipò all’occupazione di Pigna, contribuendo alla nascita della Libera Repubblica di Pigna. Insieme a Peitavino (Silla) di Isolabona fu il creatore e l’animatore del giornale “Il Garibaldino”, stampato a Realdo. Tra i redattori del giornale vi fu anche Italo Calvino, allora giovane aderente alla lotta partigiana proprio nella V Brigata. L’8 ottobre 1944 era stato ferito gravemente in località Prealba vicino Pigna, durante uno scontro a fuoco con i tedeschi; ritenuto morto, furono celebrati i suoi funerali. Era stato invece trovato da abitanti del luogo e portato in una baita in alta montagna, dove fu curato…)

da “L’epopea dell’esercito scalzo” (a cura di Mario Mascia – ed. A.L.I.S.)