sabato 27 luglio 2019

La linea automobilistica Ventimiglia-Vievola

La Ventimiglia-Vievola percorsa dalle prime automobili
Gli anni che vanno dalla fine del XIX secolo agli inizi del XX sono per Ventimiglia (IM) estremamente importanti poiché portatori di significativi cambiamenti urbanistici, viari e tecnologici. Il “fascino discreto di un’epoca”  giunge in città con le sue promesse di sviluppo e pace, con la sua elettrica vita notturna, con la seduzione delle ballerine d’opera e le eleganti chanteuses che animano le serate di un neonato Politeama.
L’alba di un nuovo secolo sorge sui salotti buoni di Ventimiglia, con la sua febbre, i suoi vizi, i suoi costumi. Affascinanti pensiline style metro si affacciano sui portoni delle case dei notabili, tripudi liberty di ferro e vetro, sinuose rappresentazioni del mondo floreale, stilemi riprodotti nella proliferazione di stampe, riviste e testate giornalistiche nuove, come l’« Avvenire di Ventimiglia » o il
« Giornale di Ventimiglia ».
È in questa temperie culturale che... la città tutta sembra riflettere l’ottimismo che l’industrializzazione e i commerci registrano nel mondo attraverso la circolazione di un crescente numero di capitali, come attestano le nascite di diversi istituti locali di credito bancario.
Al maggiore traffico di denaro corrisponde anche un più intenso spostamento di persone, attirate in riviera dal clima salubre e drenate in regione dal potenziamento della rete ferroviaria.
È il 13 luglio 1882 quando viene solennemente inaugurata la stazione internazionale, mentre l’onorevole Giuseppe Biancheri promuove la realizzazione di una segmento ferroviario in grado di collegare Ventimiglia a Cuneo; lo stesso deputato ventimigliese avvia contemporaneamente la costruzione di una nuova strada carrozzabile lungo la Val Roja.
Vengono anche potenziati i trasporti interni con l’istituzione di un servizio di linea urbana affidato a diligenze trainate da cavalli. Ma il vero sviluppo arriva con l’elettrificazione: nel 1897 la Società Woodhouse & Baillie porta la luce elettrica in città, la quale, oltre che per l’illuminazione municipale, servirà alla fornitura di energia per il primo tracciato di tramway che conduce fino a Bordighera, inaugurato sul finire del 1901.
La messa in opera del tronco ferroviario Ventimiglia-Cuneo incontra però numerose difficoltà dovute all’impervio territorio e alle problematiche trattative con la Francia che, dopo l’ottenimento del nizzardo avvenuto nel 1860, avrebbe dovuto incaricarsi di una parte della costruzione. Nell’attesa che i lavori vengano ultimati, occorre rispondere alle maggiori esigenze di comunicazione tra il Piemonte e la Liguria, questione sino a quel momento risolta dal servizio postale a trazione animale, il quale impiega circa sette ore e mezza per giungere a destinazione, un tempo eccessivamente alto per le nuove necessità della società di primo Novecento.
Meglio affidarsi ad un innovativo mezzo di trasporto, ormai reso affidabile dalla rapidissima evoluzione dell’industria corrispondente: l’automobile.
Il fenomeno riguarda tutto il paese: accanto all’ondata di costruzioni ferroviarie emerge infatti quella viabilità stradale minore deputata a collegare i paesi lontani alle stazioni.
Nel giugno del 1904 vengono per la prima volta ammesse ai sussidi le linee automobilistiche che allacciano tra loro città prive di tronchi ferroviari. Nel luglio del 1908 i sussidi e le facilitazioni per gli esercenti di linee automobilistiche raggiungono una consistenza tale da stuzzicare l’interesse di molti imprenditori.
Lo stesso avviene anche a Ventimiglia, dove il 28 giugno 1906 gli ingegneri Franz Bulgheroni di Bordighera e Giulio Chatelanat di Nizza richiedono al comune la concessione del servizio automobilistico lungo la Val Roja. Bulgheroni e Chatelanat, essendo « preoccupati da lungo tempo della necessità di migliorare il servizio dei viaggiatori lungo la Valle del Roja » ed evidentemente reputandolo un buon affare, si offrono per la gestione della tratta tramite « un mezzo di trasporto che corrisponda alle moderne esigenze ». Il progresso raggiunto dall’industria automobilistica e il relativo abbattimento dei costi di realizzazione, consente loro di acquistare degli omnibus efficienti e collaudati, adatti alla fornitura di un servizio conveniente e regolare.
Per questo primo tentativo imprenditoriale faranno affidamento a vetture della Società Italo Svizzera per costruzioni meccaniche con sede in Bologna, fresche di due anni di prove su strada in Inghilterra e nella stessa Svizzera: si tratta di due vetture più una di riserva, capaci di trasportare dalle venti alle ventidue persone con un carico massimo di quattrocento chilogrammi.
Nasce così l’Auto Cars Val Roja e nel mese di settembre del 1906 parte la prima vettura in direzione di Vievola. Il prezzo del biglietto è fissato in dieci centesimi di lira a persona per chilometro percorso,
prezzo relativamente alto dovuto al facile degrado delle costose “ guarnizioni in caoutchouc ” per le ruote.
Con la ferrovia ancora da costruire e la rapidità del nuovo mezzo di trasporto, il servizio prende subito piede, arricchendo Bulgheroni e Chatelanat e generando posti di lavoro per un’impresa in rapida ascesa. I proventi che entrano nelle casse della società sono sempre più consistenti al punto da provocare controversie ed indurre fenomeni di illegalità. Il 15 agosto del 1907, il commissario di polizia urbana Giuseppe Biancheri, omonimo del famoso deputato, è costretto ad intervenire per inibire l’esercizio della ditta Gamba-Fontana sulla medesima tratta, esercizio compiuto senza una concessione e in maniera inefficiente, come attesta la denuncia di alcune persone provenienti da Genova rimaste prive del posto che avevano regolarmente prenotato.
Un affare, quello del trasporto di persone tramite automobile, che spietatamente segna anche il tramonto del servizio postale. Nel giugno del 1911 il rappresentante della Società Corriera Postale Ventimiglia-Vievola, Giovanni Marro, scrive al sindaco della città di confine chiedendo di procedere contro l’Auto Cars Val Roja, colpevole a suo dire di concorrenza sleale, « essendoché l’intendimento di questa nuova società si è di fare concorrenza alla Corriera Postale e provocare quindi disordini e schiamazzi sul piazzale di questa stazione ferroviaria ». Ma l’amministrazione comunale, nonostante i venticinque anni di onorata carriera della Società Postale, non farà nulla per intervenire in questo senso: troppo alti gli interessi in gioco.
Non trovando ostacoli lungo la propria strada, l’Auto Cars Val Roja decide di incrementare ulteriormente le prestazioni e, anche alla luce dell’aumento delle sovvenzioni statali, raddoppia le corse ed abbandona gli ormai superati omnibus Orion per i più efficienti Fiat 15 TER 27, utilizzati nel corso della guerra di Libia e mostratisi altamente validi.

di Graziano Mamone in INTEMELION n. 17 (2011)

mercoledì 24 luglio 2019

Combattenti antifascisti imperiesi nella Guerra Civile di Spagna (fine)

Fonte:  AICVAS
Nella Guerra Civile di Spagna del 1936-39 furono una quarantina i combattenti antifascisti imperiesi, arruolati nelle Brigate Internazionali.

Ha termine con questo articolo la pubblicazione delle pertinenti sommarie biografie:



Da AICVAS, Associazione Italiana Volontari Combattenti Antifascisti di Spagna.

Si riporta, inoltre, sempre da AICVAS, la scheda di Carlo Farini, che nella Resistenza fu, con il nome di battaglia di "Simon", vice Comandante del Comando militare Unificato Ligure, ma già nel mese di luglio 1944, nella fase di assestamento con la creazione della II^ Divisione d'assalto garibaldina "Felice Cascione", ispettore nella provincia di Imperia, inviato dal Comando regionale per la coordinazione dei servizi militari:




Nella Resistenza Imperiese si distinse anche il già citato Lorenzo Musso, con il nome di battaglia di "Sumi", prima Vice Commissario della II^ Divisione Garibaldi "Felice Cascione" e dal dicembre 1944 Commissario di zona.

 

venerdì 19 luglio 2019

Combattenti antifascisti imperiesi nella Guerra Civile di Spagna (2)


Le rovine di Guernica, distrutta nel 1937 dai bombardamenti aerei nazisti - Fonte: Wikipedia in lingua catalana
Nella Guerra Civile di Spagna del 1936-39 furono una quarantina i combattenti antifascisti imperiesi, arruolati nelle Brigate Internazionali.

Si riporta qui di seguito un secondo elenco di pertinenti sommarie biografie:




Da AICVAS, Associazione Italiana Volontari Combattenti Antifascisti di Spagna


venerdì 12 luglio 2019

Bar Nadia

Pier Rossi in Facebook/bordighera.net: "Estate 1976, Bar Nadia - Il Torino ha vinto da poco lo scudetto - Nella foto, a sinistra Paolo Pulici, capocannoniere di quel campionato con 21 reti - in centro foto, sulla destra, Vincenzo Massaccesi [uno dei due fratelli dal 1959 proprietari dell'esercizio; Vincenzo una ventina d'anni, tuttavia, passò a gestire un altro bar]"
Per un lunghissimo periodo a partire dalla metà degli anni sessanta, Bordighera era nota per il Bar Nadia. 

Vincenzo ed Alvaro Massaccesi - Fonte: bordighera.net
Lo era per i bordigotti, lo era per i turisti, lo era per me. 

Il bar Nadia era un porto sicuro, in centro, con i suoi tavolini lungo il marciapiede. Lí seduto vedevi passare il mondo.
Il pugile Nino Benvenuti al Bar Nadia; con il cravattino Alvaro Massaccesi - Fonte: bordighera.net
Tornando da Montecarlo dopo una nottata al casinò; tornando da Sanremo dopo l'ultimo spettacolo al cinema Ariston; nelle serate invernali dopo aver camminato per ore su e giù per la passeggiata parlando di politica di donne e del nulla; arrivando a luglio il venerdí notte con il treno da Torino e ad  aspettarmi c'era Emilia. 

L'approdo era sempre il bar Nadia con i suoi toast.
Fonte: Facebook/bordighera.net
Certo, la specialità del bar erano i toast, conosciuti da Imperia a Montecarlo. 

Non era un caso che cantanti del Festival di Sanremo e gigolò di Montecarlo sciamassero nelle notti al Nadia per gustarli. 

Tre fette di pan carrè farcite con carciofini rendevano il toast una bontà indescrivibile.
Nei miei sessant'anni di frequentazione non ho mai visto il bar chiuso. Il bar infatti non chiudeva mai né di giorno né di notte. Alle cinque del mattino Alvaro, il proprietario, abbassava fino a metà la serranda dell'ingresso per le pulizie. Ma in quel momento si fermava la stradale per un caffè: era un'abitudine. Alvaro offriva i caffè; servendo il primo diceva "per te ultimo cliente della notte", servendo il secondo "per te primo cliente del mattino" e andava ad alzare la serranda. 

Oggi passando davanti al Nadia le serrande sono abbassate. Alvaro ha chiuso definitivamente il locale. Tristezza e smarrimento mi hanno assalito, si interrompe un'abitudine, quella di entrare a salutare Alvaro e sua moglie Anna, sedermi e ordinare un toast. Ma finisce anche un pezzo di storia di Bordighera.
Scrivere di Bordighera (IM) descrivendo un bar e i suoi toast è di una banalità disarmante. Quello
che manca è l'atmosfera e il paesaggio che circondavano questi eventi. Per descriverli mi avvalgo di una lettera che Claude Monet scriveva al suo amico Durand Ruel durante il suo soggiorno a Bordighera:"...la riviera rischiarata dal sole che modella le forme e accarezza la natura e le barche dei pescatori solcano le acque d'un mare verde-blu che non vi posso descrivere a parole. Acqua, fiori e poesia si confondono in un'armonia musicale di colori che i miei occhi non hanno mai incontrato."

di Giuliano Desanti

mercoledì 3 luglio 2019

Combattenti antifascisti imperiesi nella Guerra Civile di Spagna (1)

Corteo delle associazioni solidali col popolo spagnolo a Parigi - Fonte: Istituto Nazionale Ferruccio Parri
Nella Guerra Civile di Spagna del 1936-39 furono una quarantina i combattenti antifascisti imperiesi, arruolati nelle Brigate Internazionali.

Si riporta qui di seguito un primo elenco di pertinenti sommarie biografie:

da Istituto Storico della Resistenza e dell’Età Contemporanea di Imperia:
Guglielmo Giuseppe Vittorio, "Vitò/Vittò", 1916/2002.
Antifascista, nel 1936 fa parte di un gruppo di circa 40 compagni del Ponente Ligure che si arruolano nelle Brigate Internazionali a difesa della Repubblica Spagnola e ne organizza l'espatrio clandestino. Da Figueras e Albacete si trasferisce nel Marzo 1937 a Madriguera dove si sta ricostituendo una Brigata. Combatte a Fuencarral e in Aprile a Madrid. Viene ferito durante la battaglia di Brunete (Villafranca del Castillo), ed in seguito partecipa alle battaglie di Estremadura, Argan, Huesca e sul fronte dell'Ebro.
Con la disfatta della Repubblica Democratica ripara in Francia attraverso i Pirenei. Internato in campo di concentramento, viene rimpatriato nel 1940. Condannato per renitenza alla leva, viene inviato sul fronte greco-albanese e successivamente a Creta.
L'otto Settembre 1943 è al deposito militare di Caserta, da dove raggiunge Sanremo e quindi la Valle Argentina vicino a Triora.
Qui inizia subito ad organizzare un distaccamento garibaldino. Nel Marzo del 1944 durante un'azione, viene nuovamente ferito al petto da un colpo di pistola.
Guarito, nel mese di Luglio assume il comando della V^ Brigata che assieme alla IV^ ed alla I^ costituiscono la II^ Divisione d'assalto Garibaldi "Felice Cascione".
Dirige un grande numero di battaglie ed azioni partigiane, spesso vittoriosamente. Tra il 4 e l'8 Ottobre 1944 dirige la difesa della Repubblica Partigiana di Pigna resistendo a soverchianti forze nemiche.
Subisce con la sua Brigata il grande rastrellamento dell'Ottobre 1944, riuscendo a sganciarsi e passare con essa a Fontane (CN) in Val Corsaglia, attraverso Upega, Viozene ed il Mongioie.
In Novembre rientra in Liguria e il 19 Dicembre 1944 assume il comando della II^ divisione.
Il 25 Aprile 1945, al comando di circa 2000 uomini occupa Ventimiglia, Sanremo, Bordighera, Taggia e Porto Maurizio.
E' stato insignito di Medaglia d'Argento al V.M.

da AICVAS, Associazione Italiana Volontari Combattenti Antifascisti di Spagna:

 Gallo Giovanni di Luigi e Aramini Benedetta, 7/9/1908, Oneglia (IM). Impiegato.