mercoledì 29 maggio 2019

Adattamento: parola d'ordine per la sopravvivenza


Da piccola guardavo la collina delle Maure dalla finestra della cucina della nonna [ndr: in zona Nervia di Ventimiglia (IM)], desiderando di percorrerla a piedi per raggiungere quella breccia di fortificazione..
Oggi sono riuscita ad avvicinarmi ed a leggere una piccola targa.

Una invocazione ed una preghiera.

Erano fortificazioni genovesi.

L'ho raggiunta alle spalle. Passando da San Giacomo [ndr: di Camporosso (IM)].

Ho scoperto uno dei più bei giardini mediterranei.

Un luogo dove la vita è delle più dure.

Poco nutrimento, poca acqua, molto vento, ma nessuna zappa mai ha osato operare su quel territorio di rocce  emerso dal mare.

Piante miniaturizzate su fondi argentati di licheni rattrappiti, stipe ondeggianti come danzatrici ottomane, profumi di oli essenziali esalati a fine giornata da piante aromatiche esauste.

Conglomerati artistici. Anche in questo manufatto la natura appare grande artefice.

Una specie di convolvolo si è adattato a strisciare, non trovando a chi aggrapparsi o forse per resistere meglio al vento.
Adattamento: parola d'ordine per la sopravvivenza.

di Gridellino


martedì 21 maggio 2019

I bagni di mare e le vacanze a Sanremo (IM) a fine XIX secolo

Fra le palme del giardino dell’Hotel Victoria a Sanremo (IM) - Fonte: Archivio Moreschi
L'istituto vuole essere un esempio di scuola moderna e innovativa e l'attenzione non è rivolta solo all'istruzione e all'educazione delle allieve, temi fondanti del dibattito pedagogico dell'epoca, ma anche al loro benessere fisico: locali adatti alle attività scolastiche, norme igieniche severe che educano alla pulizia e al buon mantenimento del corpo, educazione fisica, una alimentazione attenta e adeguata, attività all'aria aperta e, durante l'estate, un benefico soggiorno marino. Novità per un'epoca in cui le vacanze non erano consuetudine e la decisione di una villeggiatura marina dimostra ancora una volta come l'INFM fosse all'avanguardia rispetto a molti altri collegi italiani. 

I soggiorni marini a Sanremo vengono organizzati a partire dagli anni Settanta fino alla fine dell'Ottocento e, inizialmente pensati per quelle alunne che rimanevano in collegio durante l'estate, o perché orfane e senza famiglia o perché provenienti da regioni lontane e impossibilitate a sostenere lunghi viaggi per raggiungere casa, costituiscono una nuova opportunità per le ragazze in un periodo in cui la villeggiatura, soprattutto quella marina, era cosa piuttosto rara. Sono gli anni in cui nasce la moda del soggiorno estivo al mare, o meglio dei "bagni di mare" come si usava dire all'epoca, e l'amministrazione comunale di Sanremo discute circa la possibilità di sviluppare il proprio settore turistico proponendo la cittadina ligure come destinazione ideale per un soggiorno marino anche durante i mesi estivi.
Villa Berigo (al centro della fotografia Adele Bianchi dei Conti Roverizio di Roccasterone) - Fonte: Archivio Moreschi
A partire dagli anni Cinquanta dell'Ottocento il soggiorno marino invernale, inizialmente considerato come una vera e propria terapia per i malati di polmoni che raggiungevano la Costa Azzurra e la Riviera Ligure da ogni parte d'Europa, diventa una moda tra la nobiltà e la ricca borghesia e "già dal 1855 Adele Bianchi dei Conti Roverizio di Roccasterone contribuisce alla creazione di una colonia turistica con la costruzione di Villa Berigo per affittarla nei mesi invernali... e nel 1864 su progetto di Giovenale Gastaldi viene aperto l'Hotel Victoria, un grande albergo con grandi saloni di rappresentanza e un giardino digradante verso il mare con piante esotiche e rare".
La Riviera scopre il turismo e vuole potenziare questa nuova e redditizia attività, come si legge in numerosi verbali del Consiglio comunale di Sanremo in cui si sottolinea "l'importanza di fare ogni possibile sforzo per rivaleggiare con altre città limitrofe, procurarci quelle migliorie e comodità, con opere di progressivo benessere, atte a soddisfare la Colonia forestiera, che va sempre crescendo a vantaggio del paese" e si propone la costruzione di stabilimenti balneari, evidenziando "i vantaggi che arrecherebbe uno stabilimento per i bagni di mare... e quanto importi far sì che Sanremo, oltre a essere stazione climatica invernale, diventi anche stazione balneare, tale da poter rivaleggiare con le più importanti e cospicue della Riviera".
I giornali locali sostengono questa idea e teorizzano la costruzione di veri e propri stabilimenti balneari, anche perché "se si eccettua Genova, che mal si presta a una vera stazione balnearia, e il paese di Pegli adornato da un magnifico stabilimento, sebbene ora vada diventando insufficiente, e la città di Alassio che ne sta aprendo uno abbastanza comodo, niun'altro paese incontriamo nella nostra Liguria che possa corrispondere al desiderio dei bagnanti, appunto perché mancano tutte le comodità richieste dai bisogni e anche, se vuoi, dai capricci da chi va cercando nell'acqua la miglior salute".
E il Comune di Sanremo non si lascia scappare l'occasione per comunicare il suo potenziale ruolo di città di vacanza estiva ospitando il collegio simbolo della nuova Italia unita che accoglie ragazze provenienti da ogni parte del Paese e che potranno raccontare il loro straordinario soggiorno, facendosi portavoce delle bellezze e della salubrità del luogo.
Nel 1870 il Consiglio comunale esamina la richiesta dell'INFM che vorrebbe mandare a Sanremo le proprie allieve per "prendere i bagni di mare" e chiede di apprestare un conveniente alloggio. Riferisce il relatore che, "trattandosi di accreditare sempre più il clima e la posizione di questa città, si è creduto di fare pratiche per vedere se era possibile trovare un alloggio nel convento delle monache Turchine, ma è stata dimostrata l'impossibilità di servirsi del convento. Si è quindi incaricata la Giunta per fare le opportune ricerche a vedere se potesse profittarsi di uno degli alberghi che nell'estate sogliono tenersi chiusi e a tal fine è concesso un contributo per le spese fino a lire mille".
Le prime notizie che attestano l'inizio di una tradizione che durerà quasi ininterrotta fino alla fine del secolo sono riportate con un certo orgoglio dalla stampa locale che segnalava la presenza di turisti in rubriche dedicate dove venivano registrati attentamente nomi, provenienza, durata e indirizzo del soggiorno di "forestieri" italiani e stranieri...

di Cinzia Ballesio, Le figlie dei militari - Una scuola nuova per le donne della nuova Italia, Neos edizioni 


martedì 14 maggio 2019

Circa le prime tavole botaniche fotografiche della Riviera


Francesco Panizzi fu intendente per l'agricoltura ligure del Regno d'Italia e si occupò per una trentina d'anni di tutti gli aspetti naturalistici della regione, in particolare del ponente.

Scrisse una ventina di monografie d'uso pratico sulle principali coltivazioni della zona e svolse una attenta indagine sulle specie spontanee locali.

Realizzò anche un corposo erbario, che è servito a Bicknell per le sue pubblicazioni, anche se, dopo la sua morte, gli specimen erano stati gravemente deteriorati dagli insetti.

Altra sorte, per fortuna, è stata riservata alle tavole botaniche fotografiche realizzate in collaborazione con il fotografo Pietro Guidi di Sanremo (IM), ancora ben conservate ed in duplice copia presso la locale Biblioteca.

E' questa una delle prime realizzazioni in assoluto, a pochi anni dalla nascita della fotografia. 

Panizzi fu, inoltre, membro dell’Accademia Leopoldina Carolina, dell’Union des Arts di Marsiglia, della Società di Farmacia di Torino.

Collaborò con uno dei più autorevoli scienziati del suo tempo, Filippo Parlatore, alla descrizione di molte specie vegetali liguri come la Moehringia frutescens riprodotta, a sinistra che fa parte delle 160 tavole fotografiche realizzate con Pietro Guidi nel 1870.


Nei riordini sistematici più recenti, anche il Narcissus panizzianus, che in passato era considerata specie oggi viene denominato Narcissus papyraceus subspcies panizzianus (Parlatore) Arcangeli. E' il primo di questo genere di bulbose a fiorire.

Pietro Guidi, La strada nuova, 1870 (stampa all'albumina)

Così si legge nelle pubblicità apparse sulle Guide turistiche di fine ottocento:  "La flora di Sanremo in tavole fotografiche: "Opera degna di ogni encomio fecero i sigg. Cav. Francesco Panizzi d il  fotografo Pietro Guidi coll'ordinare l'ingegno e le cure all'intento di fornire agli amatori e cultori della botanica, a grandi tratti delineata, la flora di Sanremo. Siffatto lavoro condotto con perizia ed accorgimento nella scelta degli esemplari, maestria e perfezione nella riproduzione fotografica, è tale da meritare sia conosciuto dovunque, e per l'aiuto della scienza imitato.  E felice pensiero fu per fermo quello di affidare l'interprelazione e riproduzione di se stessa alla natura. Un importante servizio portò alla scienza la fotografia nelle tavole del Guidi, in cui si vedono rilevate nettamente le forme, spiccati i contorni, mantenuta la morbidezza e seguiti nelle loro volubili pose i soggetti, nelle loro stesse dimensioni naturali mantenuti; la qual cosa giova a formare la fisionomia in modo da potersi ricordare ogni qual volta occorrono agli occhi lungo una balza e fra le fiorite aiuole di un giardino. Sono le tavole del sig. Guidi uno specchio fedelissimo in cui la natura si riflette in tutta la pompa delle classifiche ed elette sue forme e circonfusa della stessa freschezza ed attrattiva onde va ricca nei liberi campi. Questo lavoro perciò, in cui la pratica attuazione consegue splendidamente al giusto il diritto della scienza, si raccomanda non poco a quanti hanno il pregio di dilettevoli studi di Flora, e conviene specialmente ai pubblici stabilimenti sia per l'utile proprio che ad incoraggiamento di quanti si sentissero eccitati a continuarne la prova.
È un prezioso presente fatto alla colonia forestiera, atto a rendere più proficue le escursioni di cui tanto si diletta, ed a guidarla a conoscere le principali ed interessanti specie del territorio, e le località in cui d'ordinario allineano. Noi, e quanti conoscono la sollecitudine paziente posta alla collezione, il disagio e le spese incontrate onde riuscire a quella perfezione a cui va condotta, vogliamo far voti perché la stessa trovi un'equa corrispondenza ed il meritato plauso in patria e fuori"....
Pietro Guidi, negli anni che vanno dal 1855 al 1880, gestì uno studio fotografico a Sanremo e compì delle vere e proprie campagne fotografiche nei dintorni della città spingendosi sino agli estremi della Costa Azzurra. Ebbe il merito  di tramandarci, attraverso le splendide tavole botaniche tuttora conservate presso la Biblioteca di Sanremo molte specie vegetali ormai estinte e dimostrò nelle sue vedute, nei suoi ritratti ambientati, una particolare predilezione per il  suggestivo immediato entroterra del ponente.

Oltre all’accennata collaborazione con il Prof. Panizzi, a Pietro Guidi si deve ritornare per attribuirgli anche il merito di aver esplorato con toni evidenti di originalità i primi aspetti dello specifico fotografico varcando di qualche passo la soglia dell’ indagine fotografica sociale che a partire dai primi anni del 1900, sino ai giorni nostri, è stata uno dei campi in cui il "terzo occhio" di molti autori ha avuto modo di rivelarsi.

Guidi lo fa, in modo forse ingenuo, ambientando nel proprio studio la realizzazione di una serie di indigeni mentre mimano il loro mestiere abituale; pescatori, lattai, contadini, filatrici …. recitano in modo realistico e fortemente comunicativo il loro quotidiano, nonostante l’improbabile precarietà dello sfondo.

Ci restituiscono sintomatici esempi di un periodo in cui anche l’editoria più aggiornata, nella quale l’iconografia è ancora delegata alla punta del bulino, si serve dei primi scatti fotografici come modello. Infatti nel lussuoso Die Riviera corredato dalle xilografie di Nestel si ritrovano le tracce delle immagini scattate da Pietro Guidi ai suoi figuranti.

 Alfredo Moreschi
in






mercoledì 8 maggio 2019

Un Monaco della luce

Enzo Maiolino, Canonica di Ventimiglia - Fonte: Vento Largo
Colpo di dadi gettato fra le ombre della sera, in circostanze eterne, alla ricerca di ciò che fonda l’esperienza visiva, la pittura di Maiolino [di Bordighera (IM)] plana con raffinato rigore sul magma dell’esistenza.

Trasparenze, intrecci, composizioni. Una spietatezza, la mano del destino, il “rappel à l’ordre” di una ronda segreta, prova quest’uomo chino sugli effetti della luce e dell’ombra. Reazione calcolata alla solarità mediterranea, tentativo antico di racchiuderla dentro un corteo di essenze, di intuizioni eidetiche, come a spogliare la terra di ciò che non fa parte della sua frammentarietà astrale.

L’ordine stesso di questo mondo si alza nella sua luce, procede in una geometria scarna, dove le cose vibrano per assenza, in una nostalgia appena suggerita. Pittura di lavorio e di suggestioni intorno a una struttura viva e di cenere.

Un severo, metodico spirito suscita l’idea di un aldilà dell’armonia naturale, di cui la natura è solo un riflesso dalle forme imprecise. L’ombra secolare di un’icona di Bisanzio accompagna la ricerca di un’elementare verità pittorica.

Sono tanti i nomi che potrei fare di questi monaci della luce, una sorta di compagnia di templari e di giansenisti me ne astengo di proposito. Attorno a loro si addice un alone di silenzio.

Francesco Biamonti in Bollettino della Comunità di Villaregia, 1994