lunedì 20 settembre 2021

La partecipazione dei concorrenti è vincolata all’iscrizione al Sindacato Fascista dei Musicisti


Il Casinò di Sanremo (IM)

Istituiti nel 1935 in seguito ad una convenzione tra il Comune di Sanremo e la Società concessionaria del Casinò Municipale <272 e con il sostegno della Società Anonima Iniziative Turistiche, <273 i Premi Sanremo di Letteratura e d’Arte vengono banditi annualmente, per cinque edizioni. <274
Si tratta di un concorso su tema prestabilito, differente per ogni sezione ma in ogni caso «rispondente alle necessità artistiche e politiche del popolo italiano»;<275 in palio una lauta ricompensa di cinquantamila Lire, <276 paragonabile soltanto all’ambìto Premio Mussolini dell’Accademia d’Italia. <277
L’impostazione generale della manifestazione, strettamente connessa con le iniziative di organizzazione turistica, <278 intende garantire alla città ligure una vasta risonanza sia nazionale, «per effetto della importanza dei premi e dei temi agli artisti italiani» sia internazionale, per la presenza di una sezione dedicata ad un autore straniero. <279
L’organizzazione è presieduta da un Comitato Permanente diretto dall’Accademico d’Italia Carlo Formichi e composto da alte cariche del Governo e da rappresentanti locali, con il compito di «indire i Concorsi, determinarne i criteri e le modalità, nominare le Giurie» delle singole sezioni <280 e di esprimere il giudizio finale sui vincitori. <281
Per la musica vengono invitati a far parte delle commissioni esaminatrici i principali compositori del tempo tra cui Alfano, Casella, Cilea, Malipiero, Mascagni, Mulè e Pizzetti, a garanzia di un’istituzione orientata verso la competizione con le più importanti manifestazioni a livello internazionale. La partecipazione dei concorrenti è vincolata all’iscrizione al Sindacato Fascista dei Musicisti. Numerosi sono i partecipanti, molti i giovani.
La prestigiosa iniziativa si colloca all’interno della fervente attività culturale inaugurata dalla Società Anonima Casinò Municipale di Sanremo fondata da Luigi De Santis, gestore illuminato del Casinò dal 1928 al 1934. <282
In quegli anni muove i primi passi quel modello di connubio tra turismo e cultura destinato ad avere largo seguito nel dopoguerra, che trova esperienze significative soprattutto nelle città del nord della penisola, esportato anche in colonia. <283
Durante gli anni Trenta, grazie al mecenatismo di De Santis, confluiscono intorno al Casinò nomi di spicco del panorama culturale e artistico italiano e internazionale, che si succedono sul palco dell’annesso Teatro per manifestazioni di prestigio, <284 invidiate persino dalla vicina Nizza. <285
L’idea di un Premio che potesse convogliare tutte le altre manifestazioni sorte intorno al Casinò, nasce proprio dall’intraprendenza dell’amministrazione di quegli anni, anche se De Santis non riuscirà a vedere realizzata la sua aspirazione a causa della prematura scomparsa nel 1934. <286
Dopo la scomparsa del gestore napoletano l’istituzione risente fortemente delle pressioni del regime che si ripercuotono sulla natura degli istituiti Premi di arte, musica e letteratura, fortemente politicizzati.
L’esito generale della manifestazione, che, tra alti e bassi, non riesce nell’intento di creare un polo culturale competitivo a livello internazionale, testimonia, inoltre, ancora una volta, l’influsso negativo dell’intervento diretto della politica sull’arte [Lauria 2005, pp. 100-103].
Per la musica, come per l’arte e la scultura, le prime tre edizioni del Premio, che coincidono con gli anni della campagna e fondazione dell’Impero, vengono destinate alla promozione di una produzione di chiaro stampo propagandistico [Lauria 2005, pp. 96-99]. Irrimediabilmente carichi di retorica i temi prescelti, in linea con le direttive e recenti avvenimenti di politica estera: un «Poema sinfonico intitolato ad Augusto» per il 1935, <287 un «Inno dell’Italia Imperiale da cantarsi dal popolo» per il 1936, un «Poema sinfonico dal titolo Africa» <288 per l’edizione del 1937.
Per gli ultimi due, tuttavia, il concorso si chiude con esito negativo: nessun partecipante viene giudicato in grado di descrivere degnamente attraverso la musica la più alta conquista del regime. Nessun vincitore neppure per la prima edizione del Premio (1935), <289 dedicata alla celebrazione del simbolo immortale dell’imperialismo di Roma, per il quale vengono tuttavia assegnati riconoscimenti minori e l’onore dell’esecuzione, «al fine di incoraggiare i più distinti», <290 alle opere di Dante Alderighi, <291 Ouverture breve, e Giuseppe Savagnone - Augusto. Entrambi i lavori vengono eseguiti la sera del 10 gennaio 1937, presso il Teatro Municipale dell’Opera di Sanremo in occasione della cerimonia di premiazione, comune per tutte le categorie.
Per conferire rilievo all’edizione inaugurale della competizione, gli organizzatori prevedono due giorni di festeggiamenti in chiusura, il 10 e 11 gennaio 1937, con un’articolata programmazione alla presenza di alte cariche dello Stato e dell’oligarchia. <292
A consacrare la solennità della manifestazione è prevista una cerimonia commemorativa in onore di S. M. la Regina Margherita di Savoia, prima Regina d’Italia - di cui ricorreva, nel gennaio 1936, il decimo anniversario della morte - la cui icona è oggetto del Premio di scultura. <293
L’intensa prima giornata celebrativa termina con la premiazione dei vincitori seguita dall’esecuzione dei due lavori per il Bimillenario di Augusto, diretti dai rispettivi autori. <294
Prima del concerto, Alfano, presidente della giuria della sezione musica, legge la relazione al fianco dei rappresentanti delle altre categorie Bottai (Autore Straniero), Canonica (Pittura e Scultura), Luzio (Letteratura). <295
Lo Statuto della prima edizione prevede un premio annuo di L. 50.000 da assegnarsi al lavoro musicale di maggior pregio, anche se non rappresentato od eseguito, <296 inedito e di autore italiano [Art. 1 e 2 Bando di Concorso per il Premio 1935 di Musica [ACS PCM 1937-1939 3/2.9 1986/3].
La giuria ha il compito di presentare al Comitato Permanente una terna di nomi, preceduta da una relazione sul concorso, tra i quali quest’ultimo seleziona il vincitore con giudizio definitivo senza possibilità di appello [Art. 5 Bando di Concorso per il Premio 1935 di Musica [ACS PCM 1937-1939 3/2.9 1986/3].
L’opera vincitrice può essere eseguita in prima assoluta presso il Teatro del Casinò Municipale di San Remo ed eventualmente edito e divulgato a cura delle «Edizioni del Comitato Permanente Premi San Remo» [Art. 7 Bando di Concorso per il Premio 1935 di Musica [ACS PCM 1937-1939 3/2.9 1986/3].
Dei due lavori prescelti per la prima edizione, il Poema sinfonico di Savagnone, Augusto, sembra ripercorrere con maggior forza drammatica, attraverso la musica, l’epopea imperialista, non senza richiami nazionalisti e demagogici. Il lavoro, inoltre, risponde perfettamente alle direttive estetiche fasciste attraverso lo sguardo alla tradizione (sinfonia all’Italiana), l’espressione popolare e il riferimento all’attualità, sebbene trasfigurata. Un inno all’imperatore chiude solennemente la composizione: "Il poema Augusto, del Maestro Giuseppe Savagnone, in pura forma di sinfonia all’Italiana, si basa su due temi principali, l’uno grave e religioso, l’altro vivace e guerresco, dai quali scaturisce un inno che chiude la composizione. La parte centrale raffigura una danza della folla in festa; i ritmi di danza si sovrappongono al tema religioso, che risuona come da lontano. Il corteggio di Augusto si avvicina con crescente sonorità, per culminare con l’unione di tutti i temi. Nella ripresa dell’‘allegro’ passano fugacemente immagini di battaglia e scatti di irresistibile forza vittoriosa. Da un’ultima affermazione del tema imperiale, affidato ai soli ottoni, nasce l’inno ad Augusto che, cantato dapprima dai soli archi, viene ripetuto con la massima sonorità da tutta l’orchestra. Sanremo, Teatro Municipale dell’Opera, programma di sala, 10 gennaio 1937". [Cagnoli 1987, p. 134]
Nel 1938 il Premio è ispirato allo sport, un settore fortemente sostenuto dal fascismo. Tre sono le categorie premiate, tra le quali è suddiviso il ricco bottino: «Premi sinfonici», «Composizioni da camera», «Composizioni corali». La Giuria della sezione Musica, composta da Ildebrando Pizzetti, Vincenzo Bellezza e Giuseppe Blanc e da due rappresentanti del CONI, decreta la vittoria ex-equo per Gianandrea Gavazzeni con Ritmi e passaggi di atleti e Carlo Dell’Argine con Vis Virtus per le composizioni sinfoniche; <297 per Franco Margola col Quartetto n. 5 per la musica da camera; per Rodolfo Del Corona con Caccia per la produzione corale <298 [«Il Musicista», febbraio 1940, p. 84].
Per l’ultima edizione, il Concorso abbandona la rigidità tematica e premia «le migliori fra le produzioni nel campo dell’opera lirica, e delle composizioni musicali, sinfoniche o sinfonico-vocali che siano state rappresentate o eseguite per la prima volta nell’ultimo triennio». <299
Il giovane Goffredo Petrassi si aggiudica il Premio Sanremo di Musica del 1939 con Salmo IX (1936), selezionato da Pizzetti, Casella e Zandonai tra cinquantacinque concorrenti [«Il Musicista», febbraio 1940, p. 84]. <300
[NOTE]
271 Recentemente i Premi Sanremo di Arte sono stati oggetto di studio in Lauria 2001 e 2005.
272 Cfr. art. 13 della Convenzione 2 marzo 1932, tra il Comune di San Remo e la Società Anonima Casino Municipale di San Remo custodita presso l’Archivio Centrale di Stato [ACS PCM 1940-41 14.1.404/1]. Secondo l’accordo, il Comune istituisce i Premi utilizzando gli introiti derivati dal canone annuo corrisposto dalla Società esercente, mentre le spese di organizzazione spettano a quest’ultima. In ogni caso, il progetto iniziale, fallito per la mancata approvazione del Capo del Governo, prevedeva la costituzione di un Ente Nazionale per i Premi d’Arte di San Remo con personalità giuridica allo scopo di organizzare le manifestazioni nonché di equiparare l’esperienza sanremese ad altre già esistenti, tra cui la Biennale di Venezia e il Maggio musicale fiorentino. Cfr. richiesta ufficiale di Luigi De Santis al Capo del Governo del 30 giugno 1933 e lettera del MinInt alla PCM del 24 dicembre 1933 [ACS PCM 1940-41 14.1.404/1]; per le motivazioni della mancata approvazione si veda nota della PCM del 6 dicembre 1933 [ACS PCM 1940-41 14.1.404/1].
273 Cfr. Copia del verbale della riunione tra il Podestà di Sanremo e il Presidente della SAIT del 18 aprile 1935 allegato alla lettera del MinInt. alla PCM al del 3 luglio 1935 [ACS PCM 1940-41 14.4.404/1]. L’art. 3 dello Statuto del Comitato Permanente per i Premi San Remo di Letteratura e d’Arte del 1935 recita «Alla erogazione delle somme per i premi provvede il Comune. La Soc. An. Iniziative Turistiche porrà a disposizione del Comitato, per il miglior raggiungimento dei fini previsti nello Statuto, un congruo fondo annuale», [ACS PCM 1937-1939 3/2.9 1986/3].
274 Con eccezione per i Premi di scultura e pittura che sono biennali.
275 Art. 6 dello Statuto del Comitato Permanente per i Premi San Remo di Letteratura e d’Arte dell’anno XIV [ACS PCM 1937-1939 3/2.9 1986/3].
276 Lo stipendio della classe medio-alta era al tempo all’incirca di 200 Lire.
277 Dal 1931 al 1938 si hanno quattro edizioni del Premio Mussolini dell’Accademia d’Italia, ognuna con quattro categorie, corrispondenti alle classi dell’Accademia (scienze fisiche, matematiche e naturali; lettere; arti; scienze morali e storiche), dalle quali la musica è assente. Per maggiori approfondimenti si veda Mazzoni 2006.
278 Il peso dell’organizzazione turistica sulle manifestazioni sanremesi si evince chiaramente anche dalla lettera ufficiale di L. De Santis al Capo del Governo per la richiesta di costituzione dell’Ente Nazionale per i Premi d’Arte di San Remo - non concessa - del 30 giugno 1933 [ACS PCM 1940-41 14.1.404/1].
279 Lettera di C. Formichi a Mussolini del 20 ottobre 1936 [ACS PCM 1937-1939 3/2.9 1986/2].
280 Copia del verbale della riunione tra il Podestà di Sanremo e il Presidente della SAIT del 18 aprile 1935 allegato alla lettera del MinInt. alla PCM del 3 luglio 1935 [ACS PCM 1940-41 12.1.404/1]. Componenti del Comitato per i Premi San Remo di Letteratura e d’Arte sono: il Vice Segretario del PNF, Deputato al Parlamento Adelchi Serena, Alessandro Pavolini, Nicola De Pirro, Cornelio di Marzio, il Podestà di Sanremo Giovanni Guidi e il Presidente della SAIT Angelo Belloni, nel ruolo di segretario [Lettera di Formichi a Mussolini del 25 sett. 1935, ACS PCM 1937-1939 3/2.9 1986/2].
281 Cfr. Statuto del Comitato Permanente per i Premi San Remo di Letteratura e d’Arte dell’anno XIV [ACS PCM 1937-1939 3/2.9 1986/3].
282 Luigi De Santis, abile imprenditore animato da uno «spirito, quasi, di un mecenate rinascimentale [...] trasformò, in quegli anni, il Casinò Municipale di Sanremo in uno dei poli culturali di maggior prestigio» [Monticone 2005, pp. 48-49], nella convinzione che «Bisogna conferire nobiltà alle fonti stesse del guadagno» [De Santis, in Lauria 2005, p. 87]. L’organizzazione di attività culturali all’interno della struttura della casa da gioco è in ogni caso presupposto imprescindibile per lo stesso Casinò, imposto dalla normativa di legge che disciplina il regolamento delle case da gioco. Con lo stesso spirito nasce anche il Festival di Sanremo negli anni Cinquanta. Vale la pena rilevare, offrendo uno spaccato della vita sociale dell’alta borghesia italiana e straniera degli anni Trenta, che le attività culturali servivano anche da intrattenimento per le signore in attesa dei mariti dediti al gioco d’azzardo
[Monticone 2005].
283 Cfr. Cap. III, in particolare i paragrafi 3 e 6, quest’ultimo focalizzato sul Teatro Uaddan di Tripoli, ispirato proprio al modello sanremese.
284 Numerose sono le iniziative di alto livello sorte per interessamento del gestore partenopeo in ambito musicale, oltre che letterario, teatrale e artistico. Tra le più rilevanti, l’impulso alle attività del Teatro del Casinò con i concerti sinfonici diretti da noti maestri (Votto, Zandonai, Vitale, Schalk, Bernstein), il sostegno al Quartetto di Sanremo (A. Ferraresi, C. Rampi, E. Micelli, R. Scarpa), la stagione lirica con prime esecuzioni di opere di Mascagni (La Pinotta, 1932), Lorenzo Perosi (Il sogno interpretato, 1937), Gian Carlo Menotti (L’Amelia al ballo, 1938) e rappresentazioni di lavori recenti, come quelli di Malipiero (Il Finto Arlecchino, 1933), Pick-Mangiagalli (L’Ospite Inatteso, 1934), Alfano (L’ultimo Lord, 1931), spesso diretti dagli stessi autori; infine, si deve all’iniziativa di De Santis, l’organizzazione di un’edizione del Festival della Canzone Partenopea (1932) [Monticone - Ruscigni 2005, p. 152].
285 Cfr. richiesta ufficiale di L. De Santis al Capo del Governo del 30 giugno 1933 per la costituzione dell’Ente Premi San Remo [ACS PCM 1940-41 14.1.404/1].
286 Come emerge dalla lettera del Prefetto di Imperia alla PCM del 28 novembre 1933, a causa di inadempienze da parte del Municipio, la prima edizione dei Premi slitta dal 1933 al 1935 [ACS PCM 1940-41 14.1.404/1].
287 Il Duce «annuncia per la prima volta che l’Italia sarà imperiale» nel 1925, nell’ambito dei programmi e progetti di aggressione nei confronti dell’Etiopia [De Boca 2001, p. 128]. Da quel momento i miti dell’Impero e della romanità, iniziamo a circolare sempre più massicciamente nei mass media e si riflettono nella produzione culturale. Nel 1935 si celebra in Italia il bimillenario dell’Imperatore Augusto, assurto a simbolo della grandezza imperiale di Roma, dunque vessillo del «ritorno dell’Impero sui colli fatali di Roma», per citare la formula del Duce.
288 Sulle riviste si trovano diciture diverse per il tema del Premio Sanremo del 1937: Poema sinfonico ispirato al nuovo Impero italiano/ ‘Nuovo Impero di Roma’.
289 L’esito negativo anche per i Premi di pittura e letteratura italiana del 1935. Per il Presidente del Comitato i risultati delle competizioni avrebbero dovuto stimolare una modifica dello Statuto e dei Bandi. Cfr. lettera di C. Formichi a Mussolini dell’8 genn. 1937 [ACS PCM 1937-1939 3/2.9 1986/3]
290 Lettera di C. Formichi a Mussolini dell’8 genn. 1937 [ACS PCM 1937-1939 3/2.9 1986/3]. La somma residua del Premio, 20.000 lire, viene versata al Sindacato Nazionale Musicisti.
291 Dante Alderighi (Taranto 1898 - 1968), pianista e compositore romano di origine tarantina.
292 La manifestazione, che avrebbe dovuto svolgersi l’anno precedente, ha subito ritardi dovuti all’esito non convincente dei bozzetti presentati in primo appello per il Premio di scultura. Anche in secondo appello i giudizi della critica e del pubblico, oltre che della giuria, sono sfavorevoli tanto da portare il Prefetto di Imperia ad opporsi all’invito a presiedere la premiazione, in rappresentanza del Re, al Principe di Piemonte come richiesto da Formichi [lettera della Prefettura di Imperia alla PCM dell’8 marzo 1936 in ACS PCM 1937-1939 3/2.9 1986/2]. Il ricorso al secondo grado si verifica anche per i Premi di pittura e scultura dell'anno successivo [ACS PCM 1937-1939 3/2.9 1986/3].
293 Un bozzetto per un monumento marmoreo in onore della Regina di Savoia da innalzare a Bordighera, città di soggiorno e dove si spense l’Augusta Sovrana, è il tema del Premio di scultura del 1935. Il 5 gennaio 1936 ricorreva il decimo anniversario della morte della Regina.
294 Dante Alderighi sceglie di affidare l’esecuzione della sua Ouverture breve a Willy Ferrero [Foresio 2000, p. 63].
295 [ACS PCM 1937-1939 3/2.9 1986/2 - Appunto per il Duce e Programma PCM 17 nov 1935]
296 Cfr. Art. 5.3 dello Statuto del Comitato Permanente per i Premi San Remo di Letteratura e d’Arte dell’anno XIV [ACS PCM 1937-1939 3/2.9 1986/3].
297 I partecipanti sono ventisette [MU febbraio 1940, p. 84].
298 Trentuno i concorrenti per i lavori corali [MU febbraio 1940, p. 84].
299 L’ammontare dei premi è così ripartito: per l’opera lirica, I premio L. 25.000, II premio L. 15.000; per la composizione sinfonica I premio L. 6.000, II premio L. 4.000, questi ultimi riunibili in uno [MU febbraio 1940, p. 84].
300 É curioso notare che l’opera di Petrassi nasce proprio nell’atmosfera del gioco d’azzardo, ma intorno ad un altro polo, quello veneziano: «Ho scritto la mia musica più austera nel periodo in cui ho fatto, relativamente, la vita più dissipata. È stato a Venezia negli anni dal ’38 al ’40. Il giorno lavoravo; la sera mi mettevo al tavolino con Massimo Bontempelli, Paolo Masino e Nino Sanzogno, che allora dirigeva l’orchestra della Fenice, e giocavamo a poker, forte, per tutta la notte. [...] Qualche notte, per cambiare, la passavo al Casinò e anche lì naturalmente continuavo a perdere. La mattina dormivo: Il pomeriggio mi mettevo a lavorare con la testa ancora pesante e la bocca amara di sigarette. Così sono nati il Salmo IX, il Magnificat e tante musiche corali e religiose.» [Petrassi 2007, p. 116]. Inoltre, il lavoro premiato a Sanremo è permeato dal clima politico del tempo: «[...] quello del Salmo IX non era un testo qualunque: già nella scelta si riflettevano i sentimenti che muovevano il mio animo e che trovavano rispondenza nel clima politico-sociale che si respirava in quel momento. Questo Salmo voleva, in certo senso, rendere testimonianza di quella monumentalità fittizia che si presentava allora ai nostri occhi di grandi ingenui» [Petrassi 2007, p. 132].
Isabella Abbonizio, Musica e colonialismo nell'Italia fascista (1922-1943), Tesi di Dottorato, Università degli Studi di Roma "Tor Vergata", Anno accademico 2008-2009 


[...]
Data di pubblicazione: luglio 2015
I Premi Sanremo, istituiti nella cittadina ligure dal 1935 al 1940, ben rappresentano il clima culturale dell’epoca.
All’iniziativa presero parte personaggi quali Achille Starace e Giuseppe Bottai, ma anche Massimo Bontempelli, Antonio Maraini, Filippo Tommaso Marinetti e molti altri.
I Premi Sanremo si imposero come un’occasione in cui convergevano mondanità, cultura e soprattutto arte. In soli cinque anni parteciparono alle diverse sezioni del concorso poco meno di tremila opere, provenienti dall’Italia e da quasi tutti i paesi europei, persino dal Giappone.
La ricostruzione delle vicende legate al premio offre un inedito spaccato della cultura italiana degli anni Trenta, approfondendo quel “sistema dei premi” che ricoprì un ruolo fondamentale anche a livello internazionale, in quanto momento di incontro tra le diverse tendenze del tempo.
Redazione, Daniela Lauria, I Premi Sanremo d'arte e letteratura (1935-1940), Giorgio Pozzi Editore

I. 11. (Tit. est.) Corrispondenza 1936
Fasc. cart. di cm 25×35; cc. 22 + 5; leg. cartoncino.
Contiene la corrispondenza di G. Vagnetti da gennaio a dicembre 1936:
[...]
3 lettera di Silvio Gabbrielli, ms., c.i. “Comitato per i Premi San Remo di Letteratura e d'Arte”; San Remo, 12 febbraio 1936; 3pp. su 2cc. + 1 busta, Ventimiglia-Firenze, 13-14 febbraio 1936
4 lettera del Comitato Permanente per i Premi San Remo di Letteratura e d'Arte siglata dal Presidente della commissione organizzatrice per le esposizioni di pittura e scultura P. Ruggeri Laderchi, ds., c.i.; San Remo, 9 [?] maggio 1936; 2pp. su 1c.
[...]
10 lettera del Comitato Permanente per i Premi San Remo di Letteratura e d'Arte siglata da Silvio Gabbrielli, ds., c.i.; San Remo, 25 settembre 1936; 1p.
11 lettera del Comitato Permanente per i Premi San Remo di Letteratura e d'Arte siglata da Silvio Gabbrielli, ds., c.i.; in calce note mss. di Gabbrielli; San Remo, 28 settembre 1936; 1p.
[...]
I. 12.(Tit. est.) Corrispondenza 1937
Fasc. cart. di cm 25×35; cc. 19 + 4; leg. cartoncino.
Contiene la corrispondenza di G. Vagnetti da gennaio a ottobre 1937:
[...]
2 lettera del Comitato Permanente per i Premi San Remo di Letteratura e d'Arte, circolare; San Remo, 11 gennaio 1937; 1p.
(a cura di) Martina Moretti, Fondo Gianni Vagnetti, Archivio Contemporaneo "Alessandro Bonsanti", Gabinetto G.P. Vieusseux, Firenze, 2014/2015

giovedì 16 settembre 2021

Una ‘presenza’ che arricchisce una realtà culturale e artistica spesso asfittica e conservatrice

Villa Faravelli ad Imperia - Fonte: neldeliriononeromaisola

Fonte: neldeliriononeromaisola

Carin Grudda, Ballerina, Villa Faravelli - Fonte: neldeliriononeromaisola

Situata tra Porto Maurizio e Oneglia, circondata da un ampio parco di oltre 5.000 mq che si affaccia sul nuovo porto di Imperia, Villa Faravelli è un gioiello dell’architettura degli anni ’30, costruito per volere dell’industriale Umberto Faravelli, su progetto dell’Ing. Francesco Muratorio: l’edificio combina influssi razionalisti e del novecento piacentiniano, assieme a spunti di gusto neorinascimentale che caratterizzano il loggiato d’ingresso e parte delle bucature. Gli ambienti espositivi si articolano su due livelli serviti da un corpo scale illuminato da una vetrata. L’organizzazione degli spazi ha rispettato la disposizione dell’originaria residenza, così come gli elementi quali tappezzerie e arredi architettonici, ripristinati con spirito filologico. Dopo il restauro e il recupero funzionale, che hanno restituito alla dimora il suo prestigio, quest’ultima riapre al pubblico nel maggio 2005 in occasione della mostra dedicata a George Baselitz. Negli anni a seguire è cornice di alcuni eventi culturali e musicali.
Da febbraio 2016, Villa Faravelli ospita la Collezione Lino Invernizzi e diviene sede del MACI - Museo di Arte Contemporanea di Imperia - patrimonio storico e culturale nonché fiore all’ occhiello della città. Viale Giacomo Matteotti 151, 18100 Imperia.
 

Fonte: neldeliriononeromaisola

Fonte: neldeliriononeromaisola

Opera di Umberto Mastroianni, Il Ritratto, 1939, a Villa Faravelli - Fonte: neldeliriononeromaisola

Un altro lavoro di Carin Grudda a Villa Faravelli, MACI - Fonte: neldeliriononeromaisola

[...] Il MACI - Museo di Arte Contemporanea di Imperia - si sviluppa nella sede espositiva di Villa Faravelli ed ospita la collezione di arte contemporanea dell’architetto genovese Lino Invernizzi, lascito alla città della vedova Maria Teresa Danè.


Opere di Lucio Fontana al MACI - Fonte: neldeliriononeromaisola

Luca Saini al MACI - Fonte: neldeliriononeromaisola

Fonte: neldeliriononeromaisola

Fonte: neldeliriononeromaisola

Fonte: neldeliriononeromaisola

La Collezione Lino Invernizzi annovera opere di alcuni protagonisti dell’arte italiana ed internazionale del secondo dopoguerra, significativa testimonianza circa l’evoluzione artistica, nazionale ed internazionale, che ha animato la seconda metà del Novecento.
Nelle sale del primo piano della villa, si possono ammirare opere di Frank Kupka, esponente del cubofuturismo russo, di Robert e Sonia Delaunay, rappresentanti del cubismo orfico ed ancora di Serge Poliakoff, Joseph Albers, Max Bill, Victor Vasarely. Sono presenti anche astrattisti italiani oggi riconosciuti  in tutto il mondo, come Lucio Fontana con i suoi celebri “tagli”, Marino Marini con Cavallo e Cavaliere, Piero Dorazio e Mario Radice. [...]
COMMENTI:
nemo [Giorgio Loreti] scrive:    
10 Luglio 2018 alle 09:17
Il MACI è un’Istituzione che parrebbe un ‘miracolo’ (cosa abbiamo fatto per meritarcelo?) per il Ponente ligure e per la Città di Imperia. Prezioso per le straordinarie opere d’arte esposte, per l’ottimo allestimento, per il giardino e la villa in cui è allocato, per la disponibilità e la preparazione di chi vi si dedica. Una ‘presenza’ che arricchisce una realtà culturale e artistica spesso asfittica e conservatrice. Come non ricordare la felice sorpresa del pittore Enzo Maiolino quando, nell’ultimo anno della sua esistenza (2016), visitò il Museo. Sapranno apprezzarlo con altrettanta sensibilità e attenzione i ‘ponentini’ e gli ospiti? Augurio e speranza.
Chiara Salvini, Villa Faravelli ad Imperia..., neldeliriononeromaisola, 10 Luglio 2018

sabato 4 settembre 2021

C'era una volta a Sanremo un Torneo di Scopone


Sono le 9 e mezza, le nove e mezza di sera, e Pietro Mascagni è seduto a tavola; una tavola rotonda sistemata in una angolo del ristorante del Casinò Municipale di Sanremo. Insieme con lui, la moglie, Lina, il poeta Targioni Tozzetti, il giornalista Luigi Chiarelli e pochissimi altri amici. (foto n.1)
A chi gli chiede se a quell'ora stia consumando il pranzo o la cena il maestro risponde a voce alta e senza curarsi troppo della diplomazia: "Questa è la mia prima colazione. Ho lavorato tutto il pomeriggio e mangio per la prima volta. Per il pranzo se ne parla alle due dopo la mezzanotte".
Nella camera d'albergo come sua abitudine si era fatto portare un pianoforte e da mezzogiorno alle sette aveva lavorato. Dalla sua finestra entrava il profumo dei fiori ubriachi di sole, del sole d'aprile, portato su dall'immenso respiro del mare.
Con se aveva in tasca un mazzo di carte napoletane , quelle con le quali amava giocare a scopone scientifico, gioco per il quale provava una passione straordinaria.
[...] Siamo nel mese di aprile del 1933, l'anno XI dell'era fascista, quella creata dal fascismo, adottando come data di inizio quella del giorno successivo alla marcia su Roma.
Il 16 gennaio 1935 verrà finalmente rappresentata alla Scala di Milano 'Nerone', l'ultima sua opera, col libretto di Targioni-Tozzetti, composta in parte nella città dei fiori.
Il livornese Pietro Mascagni, musicista di successo, direttore d'orchestra e compositore di musiche per il cinema, personaggio di grande notorietà internazionale, amava Sanremo ed il suo Casinò.
 


Nel dicembre del 1936, anno XV dell'era fascista, il Casinò Municipale, su suo suggerimento, ha promosso il primo torneo nazionale di Scopone scientifico, di cui nella foto numero 5 potete ammirare il manifesto e nella n. 6 tutti i premiati.
[...] Il primo torneo ebbe un grande successo. Mascagni partecipò sia come giocatore che come ospite d'onore alla manifestazione.
Il Casinò Municipale per l'occasione pubblicò una riedizione memorabile e di grande successo del manuale Le de jocare e pavare o scopone lo mediatore e tressette dello sio Chitarrella. Chi è Chitarella? Non si sa bene, forse un prete napoletano, forse un monaco domenicano, cui è attribuita la pubblicazione nel 1750 di un trattato con le regole dello Scopone, che rappresenta ancora oggi il riferimento normativo più valido e autorevole per lo Scopone. Ma sulla reale esistenza del Chitarella e della sua pubblicazione mancano tuttora prove certe, e avanza il sospetto che la riedizione fatta dal Casinò in occasione del torneo potrebbe in realtà essere stata la prima edizione del manuale.
Aggiunge Rinaldo Boscetto, sempre sulle colonne dell'Eco della Riviera: un giuoco ritenuto degno soltanto di frequentatori di bettole è stato invece portato sui tavoli eleganti del massimo locale cittadino, col plauso di tutta la stampa italiana e sta facendo vivere giornate di intensa emozione a quanti sono accorsi richiamati dalla vastissima eco del torneo".
Ai più giovani lo scopone scientifico non provocherà particolari ricordi: è il titolo di un film del 1972 diretto da Luigi Comencini con Alberto Sordi, Silvana Mangano e due mostri sacri del cinema americano: Joseph Cotten e Bette Davis. Evoca anche l'indimenticabile immagine del Presidente Pertini che nel 1982 lo gioca sull'aereo con i vincitori del titolo di campioni del mondo di calcio o le leggendarie partite di Faber con Guccini.
Nel 1938, aderendo alle numerose richieste che arrivavano da ogni parte d'Italia, il Casinò Municipale decise di promuovere la seconda edizione del torneo. Mascagni nonostante i numerosi impegni internazionali trovò il tempo per partecipare sia all'inaugurazione del torneo sia per tornare per la serata finale e della premiazione. Al suo arrivo in stazione per l'apertura del torneo, trova ad accoglierlo una cinquantina di signore e signorine, che gli offrono mazzi di fiori, insieme a molti giocatori ed alle autorità cittadine, che lo accompagnano in corteo festoso fino all'hotel Miramare.
 



La seconda edizione del torneo, che può contare su un monte premi pazzesco, di 300.000 lire, tre volte maggiore di quello già importante della prima edizione fissato in sole 100.000 lire, ottiene un grande successo di pubblico e partecipanti. Nella foto n.11 potete vedere Pietro Mascagni il giorno dell'inaugurazione e nella n. 12 la cartolina stampata per l'occasione dal Casinò.
I numeri riportati dalle cronache sono chiari: 710 partecipanti iscritti, 3026 partite giocate, oltre 2000 mazzi di carte impiegati, 54.548 punti totalizzati.
Al termine del torneo, durante la premiazione, Mascagni tiene un breve discorso interrotto più volte da applausi vivissimi e coronato al termine da una ovazione affettuosa come scrive ancora Rinaldo Boschetto sulle pagine dell'Eco del dicembre 1938, sottolineando come il fanatismo degli scoponisti (gli amanti dello scopone) sia pari o maggiore di quello dei tifosi del calcio, che desiderano sempre parlarne e sentirne parlare il più possibile. I giornali e le riviste locali e nazionali, infatti, avevano inviato numerosi giornalisti a seguire tutte le fasi dei tornei di scopone, e pubblicato con grande risalto i resoconti delle partite, i punteggi e le classifiche. 




Nelle foto dalla numero 13 alla fine potete vedere le immagini delle premiazioni.
La rilettura di questi articoli rappresenta ancora oggi una grande emozione, che ho provato grazie ad Alfredo, guardando le sue meravigliose fotografie e leggendo alcuni articoli dei giornali dell'epoca, che ha conservato gelosamente nel suo prezioso archivio.
Le stesse emozioni saranno sicuramente trasmesse dal dedicato a questo bellissimo gioco cui sta lavorando da tempo il dott. Sergio A. Bonanni insieme ad altri appassionati studiosi della materia. [...]
Claudio Porchia, Casinò: Mascagni premia i vincitori del torneo di scopone, Sanremo.news, 5 settembre 2009



Alla fine dello stesso 1936 si verifica un avvenimento importante per la storia dello scopone: a Sanremo si svolge il Primo Torneo Nazionale. Dell’occasione ci resta un’opuscolo: Casino Municipale, Società Anonima Iniziative Turistiche, 1-12 Dicembre XV 1° Torneo Nazionale dello Scopone San Remo 100.000 lire di premi - Regolamento, 20 p. In quarta di copertina si legge: Ind. Graf. N.Moneta, Via Marco Aurelio 6 Milano, mentre nell’ultima pagina del testo: Tip. S.A. Giacomo Gandolfi, Via Roma, 18 San Remo - 1936 XIV. Il Regolamento contiene le regole di gioco, l’elenco dei vari tipi di torneo ed i rispettivi premi. (16)
16. A noi interessa che: “A tutti i partecipanti sarà consegnata come ricordo del Torneo l’edizione speciale delle: Revole de jocare e pavare o scopone lo mediatore e tressette dello sio Chitarrella.” Si tratta probabilmente di un’opera stampata per la prima volta nel 1932 e ristampata poi nel 1960. La sua importanza è che fra le numerose riedizioni delle regole di Chitarrella sarebbe la prima a contenere quelle sullo scopone, generando facili sospetti su una compilazione maccheronica di apparenza antica ma in effetti approntata solo negli anni Trenta di questo secolo.
Franco Pratesi, Scopone italianissimo


Nel dicembre 1936 si tiene a Sanremo il primo torneo di Scopone con 100.000 (centomila !) lire di premi !
In tale periodo, sfruttando l'evento,  il nostro Toddi si diletta di scrivere un Atto di nascita dello Scopone, via di mezzo tra l'erudito ed il fantastico; molto grazioso nel suo incedere tra semi di carte, battaglie finte e reali, episodi leggendari e storici.
Egli quasi suppone che gli Spagnoli, i conquistatori del Messico, abbiano portato in America il gioco delle carte e, tra esse infila anche lo  Scopone. Per la verità la tesi non regge dal punto di vista documentale e storico, pigliamola come una provocazione.
[...] Se desiderate altri, molti, particolari sul Torneo di Sanremo 1936, con tanto di cronache e foto, potete trovarli sul libro La Storia dello Scopone: leggende e realtà.
Non solo di quello del 1936 si tratta ma anche del successivo del 1938 e ... va be' scopritelo da soli, il documento relativo all'Indice è disponibile.
Redazione, L'atto di nascita dello Scopone, F.I.G.S. Federazione Italiana Gioco Scopone, 15 maggio 014



Assiduo frequentatore della “corte” di De Santis, gestore del Casinò di Sanremo e di Villa d’Este nei primi anni 30 del secolo scorso, il Maestro e compositore Pietro Mascagni, continuò, anche nella quiete della Riviera, ad essere impegnato, sia nella sua veste ufficiale di artista che in quella del vacanziere dedito ad interminabili partite di scopone scientifico con collaboratori musicali, ed alti dirigenti della Casa da Gioco.
Memorabile, a questo titolo, è il Torneo nazionale di Scopone, organizzato nel 1938 nella sala comune sgomberata delle roulette, e sponsorizzato anche nella pubblicità, dalla vasta fama del grande musicista toscano.       
La manifestazione ebbe un successo insperato, in particolare nella seconda edizione, grazie anche al Premio, cospicuo per l’epoca in cui il paradiso economico erano le mille lire al mese.
Redazione, Torneo di Scopone 1938-39,  Archivio Foto Moreschi

 

martedì 31 agosto 2021

Mostra di Massimo Faccini a Bordighera

Un'opera di Massimo Faccini


Giovedì 2 settembre 2021 - Giovedì 16 settembre 2021   ore 17 - 19

Unione Culturale Democratica -  Sezione ANPI - Bordighera (IM), Via al Mercato, 8

Mostra

MASSIMO FACCINI

acrilici


Ingresso libero

I visitatori sono ammessi nel rigoroso rispetto delle vigenti norme sanitarie anti Covid

 

"Con il padre Luigi, collezionista d'arte, Massimo Faccini frequenta fin dalla sua prima infanzia studi di importanti artisti italiani e stranieri contemporanei.
Alla pittura approda giovanissimo.
Il suo stile si ispira al realismo visionario e apocalittico di Edward Hopper e di David Hockney.
Solo di recente, al seguito di nuovi progetti con artisti milanesi come Manfredo Fanti, Faccini rivisita il suo espressionismo con una inedita lirica, ulteriore metonimia della umana esistenza ed espressione del divenire universale".
Aky Vetere

Massimo Faccini nasce nel 1961 a Milano, dove vive e lavora


Unione Culturale DemocraticaSezione ANPI - Bordighera (IM), Via al Mercato, 8 [ Tel. +39 348 706 7688 - Email: nemo_nemo@hotmail.com ] - Giorgio Loreti

 

sabato 28 agosto 2021

Durante il periodo bellico si afferma l’italofobia, soprattutto nel sud della Francia e a Nizza

Nizza: Piazza Max Barel

Chiaramente, alla fine del conflitto, da parte francese c’era un forte risentimento nei confronti dell’Italia. Fino al 1947 la volontà principale della classe politica e del popolo francese è quella di farla pagare agli italiani. Da questo punto di vista gli articoli di «Nice Matin» <5, quotidiano Nizzardo moderato, rispecchiano bene questa situazione.
[...] Certo, nel biennio tra il ’45 e il ’47 non sono mancati anche segni di riavvicinamento, come rimarca sempre il giornale Nizzardo, sensibile verso gli argomenti relativi al rapporto coi transalpini (la frontiera dista da Nizza poco più di 30 km…); l’8 gennaio 1946 riprendono le relazioni ferroviarie tra Francia e Italia <8, il 2 febbraio si effettua il primo collegamento postbellico tra Ventimiglia e Nizza <9, in marzo vengono siglati degli accordi commerciali <10. Ma via via che si avvicina il momento della rettifica dei confini e della stipulazione del trattato di pace, il gelo tra i due paesi si fa sempre più forte. Inoltre, da parte francese, non si ha fiducia nella nuova Italia che si va formando. Ogni indizio è buono per pensare che, di lì a poco, il paese tornerà ad essere governato da una dittatura e precipiterà ancora nel caos. «Nice Matin» è ancora un buon riferimento in questo senso. Molti sono gli articoli come questo, pubblicato il 30 aprile 1947: Violentes manifestations néofascistes en Italie <11.
Le relazioni tra le due nazioni riprenderanno solo dopo la firma del Trattato di Pace <12, che sanzionerà il passaggio di Tenda e La Briga alla Francia. A inizio giugno infatti verrà stipulato un accordo per avviare dei lavori idro-elettrici lungo la frontiera <13.
A questo punto l’atteggiamento dei due governi si modifica: l’Italia ha bisogno di essere riaccolta in ambito internazionale, e l’aiuto della Francia può risultare utile <14. La Francia, da parte sua, ha la possibilità di instaurare una sorta di “protettorato” sul paese vicino, sul quale potrebbe far valere la sua influenza. Inoltre, economicamente parlando, il riavvicinamento potrebbe essere favorevole per entrambe. Infine, gli Stati Uniti fanno pressione sulla Francia affinché, nel nuovo scenario di guerra fredda, i paesi europei del blocco occidentale collaborino tra di loro per far fronte alla minaccia sovietica.
I vecchi rancori dunque dovrebbero essere messi da parte <15.
[...] Seguono, dal 1948 in poi, tutt’una serie di trattati: nel marzo del ’48 agli italiani residenti in Francia viene accordata una protezione sociale uguale a quella dei francesi, nel gennaio ’49 il governo italiano acquista materiale francese per rammodernare la linea telefonica, tra 1949 e 1950 vengono firmati diversi accordi doganali, mentre nel 1952 vengono organizzate cerimonie comuni per commemorare la campagna militare del 1859 e la guerra del ’15-’18, combattuta insieme <16. Infine, dal punto di vista internazionale, Francia e Italia percorrono la stessa strada all’interno del blocco occidentale e della futura Comunità Europea: nell’aprile 1949 l’Italia sigla il Patto Atlantico e nel ’55 entra nell’ONU.
[...] L’epurazione postbellica colpisce fortemente gli stranieri: a Nizza il 26% dei condannati sono italiani <20. Nonostante una certa diffidenza per lo straniero la Francia ha bisogno dell’immigrazione: il 3 marzo 1945 De Gaulle dice che bisogna, grazie all’immigrazione, “introdurre nel corso dei prossimi anni, con metodo e intelligenza, dei buoni elementi nella società francese” <21.
[...] Oltre a questa immigrazione legale e pianificata vi è quella clandestina. Migliaia sono gli italiani che, nel secondo dopoguerra, varcano le Alpi a piedi, nella speranza di trovare un futuro migliore in Francia. In un servizio del dicembre 1946 il settimanale «Tempo» descrive l’odissea di queste persone <25. La maggior parte viaggia in treno fino a Torino. Qui, in stazione, i migranti vengono riconosciuti e avvicinati da guide i quali li accompagnano lungo le valli fino a valicare il confine. Alla fine del 1946 il prezzo per essere accompagnati in Francia da queste persone si aggira sulle due mila lire a testa. Nella maggior parte dei casi i migranti vengono abbandonati appena arrivati in territorio francese. “Altri andranno in paesi più lontani; panche di terza classe o stive di piroscafi. È il vecchio triste problema di questa povera Italia dove non c’è pane per tutti”, chiude l’articolo.
[...] Per quello che riguarda l’epoca presa in considerazione vi sono diverse fasi da analizzare. Durante il periodo bellico si afferma l’italofobia, soprattutto nel sud della Francia e a Nizza, che subì l’occupazione italiana.
La volontà di farla pagare agli italiani per il “coup de poignard dans le dos” continua almeno fino al febbraio del ’47. Da questo momento (cioè dopo che si è decisa la rettifica dei confini franco-italiani) prevarrebbe, in entrambi i paesi, la volontà di riavvicinarsi e riappacificarsi.
[...] Al cambiare dell’atteggiamento del governo francese si modifica anche l’immagine degli italiani. Già nel 1946 con “Roma città aperta” Rossellini vince la palma d’oro a Cannes e mostra ai francesi le sofferenze della guerra italiana. Alla fine degli anni ’40 la sinistra riabilita l’Italia, che avrebbe già pagato a caro prezzo la sua adesione al fascismo. Nel 1948 Bartali vince il Tour de France, dando lustro al nome italiano nella più importante competizione sportiva francese. Lo sport però testimonia anche che, tra le due popolazioni, i risentimenti non sono ancora finiti: nel ’50 la squadra italiana deve abbandonare il Tour, a causa di incidenti verificatisi a ridosso della frontiera <32.
Una frase di Eric Vial testimonia bene la visione francese degli italiani: “Poco dopo la guerra, vista dalla Francia, l’Italia è il paese di don Camillo e di Gina Lollobrigida, del calcio e del turismo: poco serio ma simpatico” <33. In generale per i francesi l’Italia resta un paese-museo, dai bei paesaggi, e dai molti luoghi storico-artistici, con abitanti ospitali e dal carattere amabile, ma è comunque un paese del sud, anche dopo il boom economico, visto come più povero e arretrato <34.
[...] Il 28 agosto 1944 Nizza fu liberata dal movimento di Resistenza. In città la CGT aveva lanciato lo sciopero generale già dal 20 agosto. Il 19 settembre 1944 Virgile Barel è designato come presidente della Delegazione speciale che dovrà guidare la città fino alle nuove elezioni. Barel era stato eletto deputato nel 1936.
Il 13 maggio 1945 vincerà le elezioni la lista Républicaine, socialiste et de la Résistance, con 46.000 voti, contro i 33.000 della lista del PCF. A capo della città si trova l’avvocato Cotta, messosi in luce nelle file della Resistenza. Resterà in carica fino al 1947.
Da notare che, a Nizza, la rottura tra MRP, PCF e SFIO è stata decisamente anteriore a quella avvenuta nel governo francese.
Dal 1946 al 1951 la città conosce un lento spostamento dell’elettorato da sinistra verso destra. Le elezioni municipali dell’ottobre 1947 vengono così vinte da Jean Médecin (già maire di Nizza prima della guerra), sostenuto dai partiti di centro-destra, che manterrà la poltrona di “sindaco” fino al 1966, anno della sua morte. La sua politica e la sua linea di pensiero avranno un’influenza importante sull’immigrazione italiana post-bellica a Nizza <41.
Dalla fine del conflitto diversi sono stati i fattori che hanno caratterizzato la ripresa nizzarda, segnando la crescita della città fino ad oggi.
[...] Per quanto riguarda le attività economiche è importante sottolineare che tra il 1948 e il 1970, in tutto il dipartimento, furono costruiti 142.764 edifici. L’edilizia si pone così, insieme al turismo, come il principale motore dell’economia locale. Infatti, se nel 1954 i lavoratori in questo settore sono 21.852, nel 1972 saranno 43.000, moltissimi dei quali italiani.
A spiegare questa “febbre da costruzione” non sono sufficienti, da soli, la necessità di ricostruire gli edifici distrutti dalla guerra e il boom demografico. La costruzione è infatti mossa, in gran parte, dalla necessità di creare case per i turisti. I dati sono chiari: nel 1948, a Nizza, si hanno 300.000 turisti, che diventano 531.000 nel 1962. Fino a questa data i principali visitatori sono gli statunitensi, seguiti da inglesi e belgi, oltre chiaramente ai francesi, che rappresentano il 60% dei vacanzieri <42.
A modificare ulteriormente l’aspetto geografico della regione è l’abbandono progressivo dell’attività agricola: gli addetti a questo settore, tra 1954 e 1968 passano da 30.350 a 19.320. Ciò comporta un progressivo spopolamento dei villaggi dell’entroterra; i terreni, prima coltivati, vengono ora venduti.
Come nota P. Racine in un suo studio <43, i nuovi acquirenti, in generale, hanno come obiettivo non quello di rilanciare l’agricoltura, ma di avere una seconda casa per le vacanze. Anche questo fenomeno interessa da vicino gli immigrati italiani; in tanti infatti, nelle Alpi Marittime, praticavano l’agricoltura.
[...]
Per capire la situazione di Nizza nel dopoguerra è importante aprire una parentesi su un personaggio importante della sua storia contemporanea: Jean Médecin, maire della città tra il 1928 e il ’35, tra il 1940 e il ’43 e, ininterrottamente, dal 1947 al 1966, anno della sua morte. L’influenza della sua famiglia sulla città diventa ancora più evidente se si pensa che suo figlio, Jacques Médecin, sarà maire di Nizza dal 1966 al 1990, quando darà le sue dimissioni.
Per quello che riguarda il periodo prebellico Jean Medécin rappresenta la figura principale del centro-destra in tutto il dipartimento. Viene eletto maire di Nizza nel 1928, deputato nel 1932 e senatore nel 1938. Dopo l’occupazione del giugno 1940 il titolo di maire fu affidato dal nuovo governo di Vichy ancora a Médecin. Questi restò in carica fino a luglio ’43, quando il governo fascista lo costringe alle dimissioni a causa della sua assoluta opposizione alla causa di Nizza italiana. Nel giugno del ’44 le milizie naziste lo imprigionano a Belfort, da dove sarà liberato a fine guerra. Entrato nelle file della Resistenza e divenuto commissario della Repubblica a Montpellier viene dichiarato nuovamente eleggibile dalla risorta Repubblica francese. Comunque, nelle elezioni tenutesi a Nizza nel ’45 non si presenterà, e la sinistra, sfruttando il ruolo avuto nella Resistenza, otterrà un larghissimo successo.
Il ritorno di Jean Médecin sulla scena politica fa slittare l’elettorato verso destra. Il blocco moderato vincerà infatti le elezioni dell’ottobre 1947 e Médecin riprenderà la poltrona di maire. Diventerà anche presidente del Consiglio Generale delle Alpi Marittime dal 1951 al 1961 e segretario di stato nel 1955.
A succedergli sarà suo figlio, Jacques Médecin, eletto consigliere municipale di Nizza nel gennaio 1966 e maire un mese dopo.
La sua carriera sarà ancora più sfolgorante di quella del padre: nel 1973 diviene presidente del Consiglio Generale, deputato dal 1967 al 1988 e ministro del turismo dal 1976 al 1978.
A sostenere la posizione moderata dei Médecin vi sarà sempre «Nice Matin». Al paragrafo 1.7 si trovano esempi chiari della politica seguita da questi sindaci e sostenuta dal giornale.
[...] Nel 1911 il 26% degli abitanti della città sono stranieri, e tra questi il 93% sono italiani. Durante il fascismo l’immigrazione è soprattutto politica, e porta tanti italiani nella periferia e nella vecchia Nizza, che diventa sovrappopolata. Gli arrivi sono numerosi soprattutto dal Piemonte <44.
Durante la guerra, come già detto, molte famiglie decidono di tornare in patria. A questo fenomeno si aggiunge la cacciata di molti anti-fascisti italiani sotto il governo di Vichy. Alla fine della guerra molti italiani cacciati sotto la repubblica di Vichy vogliono tornare <45, altri sono costretti ad andarsene a causa dell’epurazione fascista. Nel frattempo la colonia italiana nella regione si ritrova dimezzata.
Per controllare il flusso di migranti in entrata il ministro del Lavoro (all’epoca del PCF) crea l’ONI. Inoltre il ministro degli Interni, per tutelarsi dai vecchi invasori, stabilisce che: le Alpi Marittime, l’Haut Rhin e la Mosella sono riservate agli aventi permesso di soggiorno rilasciato dalla Prefettura <46.
Si tende dunque a porre leggi sempre più restrittive sull’entrata nelle Alpi Marittime.
Diventa interessante ora osservare come avviene il rientro degli italiani nelle Alpi Marittime. Secondo uno studio di Claude Vincent <47, se nel 1926-31 Nizza raggruppava circa un terzo di tutti gli immigrati nelle Alpi Marittime, nel 1946 questo tasso si porta a circa il 48%. Gli italiani, dopo la guerra, tornano molto più velocemente a Nizza che nel resto del dipartimento.
In questo periodo la sinistra guida la città con Barel; l’obiettivo principale è quello di riavviare l’economia evitando le tensioni sociali, dunque tutelando i lavoratori francesi e naturalizzando persone il più possibile compatibili con l’economia locale. Permane ovviamente lo spirito antifascista anche nel reclutamento degli immigrati <48.
La posizione del nuovo maire di Nizza, Jean Médecin, conservatore, si fa ancora più dura nei confronti degli italiani.
[NOTE]
5 Vedi paragrafo 1.7.
8 «Nice Matin», Reprise des relations ferroviaires France-Italie, 8 gennaio 1946.
9 «Nice Matin», Dans Ventimille détruite l’abondance est revenue. Le résultat a été obtenu par le génie militaire anglais, la main d’oeuvre italienne et aux cheminots françaises, 2 febbraio 1946.
10 «Nice Matin», in Les relations commerciales franco-italiennes: Les deux pays viennent de signer des accords pouvant accélérer leur rétablissement économique, 14 marzo 1946.
11 Vedi ancora, a tal proposito, i paragrafi 1.7.2.2 e 1.7.2.3
12 «Nice Matin», L’Assemblée Nationale ratifie le Traité de Paix avec l’Italie, 14 giugno 1947.
13 «Nice Matin», in Négociations franco-italiennes: De grands travaux hydroelectriques seront entrepris le long de la frontière des Alpes, 8 giugno 1947.
14 «Nice Matin», (parla il Ministro Sforza) Même au prix de quelques sacrifices, l’Italie doit tout tenter pour s’entendre avec la France, 17 giugno 1948.
15 Vedi Bruna Bagnato, Regards croisés au lendemain de la Seconde Guerre mondiale, in Images et imaginaire dans les relations internationales depuis 1938, «Les cahiers de l’Insitut d’histoire du temps présent» (cahier n.28), sotto la direzione di R. Frank, giugno 1994, pagg. 61-70.
16 Ralph Schor, L’image de l’Italie dans la presse niçoise (1948-1953), in Jean Baptiste Duroselle, Enrico Serra (a cura di), Italia e Francia (1946-1954), Franco Angeli, Milano, 1988, p. 255.
20 Eric Vial, La fine di un’immigrazione, in Piero Bevilacqua, Andreina de Clementi, Emilio Franzina (a cura di), Storia dell’emigrazione italiana. 2. Arrivi, Donzelli, Roma, 2001, pp. 141-46.
21 Ralph Schor, Histoire de l’immigration en France de la fin du XIXe siècle à nos jours, A. Colin, Paris, 1996. Vedi capitolo 7, La reprise de l’immigration: 1945-1974.
25 Paolo Rossigni, Un fiume di miseria valica le Alpi, «Tempo», n. 49, 21-28 dicembre 1946.
32 Vedi cap. 4.
33 Eric Vial, La fine di un’immigrazione, cit.
34 Cfr. Attilio Brilli, Un paese di romantici briganti: gli italiani nell’immaginario del Grand Tour, Il Mulino, Bologna, 2003. Cfr. Loredana Sciolla, Italiani. Stereotipi di casa nostra, Il Mulino, Bologna, 1997
41 Vedi paragrafo 1.7
42 André Nouschi, La guerre de 1939-1945 e Nice et son pays aujourd’hui (depuis 1946), cit., p. 437.
44 Vedi, per informazioni, Paul Caramagna, Les italiens à Nice dans l’entre deux guerres, mémoire de Maîtrise, Nice, 1974. In più si veda la tesi di Antonio Cavaciuti, relativa al periodo tra le due guerre.
45 Vedi Faidutti Rudolph, L’immigration italienne dans le Sud-Est de la France, Gap, 1964, pp. 9-10.
46 Journal Officiel del 19 marzo 1946.
47 C. Vincent, Les travailleurs étrangers à Nice de 1945 à 1974, mémoire de Maîtrise, Nice, 1975. Sugli italiani vedi capitolo 1: Les italiens, pp. 14-61.
48 C. Vincent, Les travailleurs étrangers à Nice de 1945 à 1974, cit., pp. 26-27.
Alessandro Dall'Aglio, Emigrazione italiana e sport a Nizza nel secondo dopoguerra (1945-1960), Tesi di Laurea, Università degli Studi di Parma, Anno Accademico 2002/2003

sabato 21 agosto 2021

Sulle mostre di pittori americani a Bordighera

Fonte: Giuseppe Balbo cit.

Un momento dell’allestimento della Mostra del 1952: al centro, seduto Gian Antonio; di spalle, Giuseppe Balbo - Fonte: Giuseppe Balbo cit.

Nel 1952 Giuseppe Balbo è il regista di una sorprendente iniziativa artistica che pone Bordighera (IM) al centro dell’attenzione internazionale, al pari di altre più importanti città italiane tradizionalmente note come centri promotori di cultura. La “I^ Mostra dei Pittori Americani in Europa” s’inserisce in un clima di intensi rapporti del nostro paese con gli Stati Uniti.
Scrive Walter Shaw nell’opuscolo di presentazione: "Nel prendere sotto i propri auspici questa prima esposizione dei pittori americani in Europa, la città di Bordighera raggiunge il più alto ideale di buona volontà e di fratellanza. Tale è il senso di questo reciproco gesto verso il popolo americano quale lo fu il Piano Marshall nei riguardi del popolo italiano. Tutti i pittori americani che lavorano in Europa sono stati invitati a presentare le loro opere davanti ad una giuria composta da pittori-artisti francesi, americani e italiani. Questa esposizione quindi può ben definirsi internazionale in scopi e sentimento. E’ un panorama che dimostra gli effetti che le diverse concezioni culturali europee passate e presenti hanno avuto nell’animo degli artisti americani".
Balbo e con lui gli operatori culturali e gli enti pubblici che promuovono la manifestazione, investono sul binomio cultura-turismo che aveva qualificato la storia di Bordighera già nel tardo Ottocento. Credono che sia ancora attuale per far ripartire un’economia svilita dal recente conflitto mondiale e che possa fondare le future sorti della città.
"E’ difficile trovare uno stile, un carattere che possa classificare la Mostra e potremmo meglio definirla un riflesso delle più disparate esperienze artistiche e d’avanguardia; riassunto che d’altronde è il risultato più logico delle fonti ispirative cui fa capo questa pittura. Fonti che vanno dalle tendenze impressionistiche e postCezanne a quelle fauviste e picassiane, da un astrattismo piuttosto formale ad un realismo con carattere intimista e talvolta anche primitivamente ingenuo e personalistico. Non siamo dinanzi ad arte americana nè di tradizione americana è il caso di parlare … Ognuno di questi pittori si è rivolto al maestro, per non dire all’esemplare…" G.C. Ghiglione, 5 giugno 1952, Il Secolo XIX.
Nonostante la tiepida reazione dei critici va considerata una importante caratteristica di questa esposizione: l’istituzione di premi d’acquisto da assegnare mediante una giuria. Il Comune di Bordighera ha quindi la possibilità di  acquistare le migliori opere esposte iniziando così la costituzione di una Galleria d’Arte Contemporanea, primo passo per un Centro internazionale d’arte e di cultura.
Redazione, Giuseppe Balbo e la “I^ Mostra dei Pittori Americani in Europa” di Bordighera (IM), Giuseppe Balbo

 

Peggy Guggenheim e Jean Cocteau - Fonte: Giuseppe Balbo cit.

Bordighera, grazie alla II^ Mostra Internazionale di Pittura Americana, organizzata da Balbo, Shaw, Guerin e Gian Antonio Porcheddu con l’appoggio di Angelo Giribaldi Laurenti, presidente dell’Azienda Autonoma del Turismo, ha il privilegio di ammirare in anteprima la New American Painting, al pari di importanti istituzioni come la Biennale di Venezia. Numerosi giornali dell’epoca riservano all’avvenimento ampio spazio, assicurando alla cittadina ligure un importante ritorno d’immagine.
[...] Nella sala dedicata alla collezione della mecenate americana sono esposte opere di Jackson Pollock, Robert Motherwell, Clyfford Still, William Baziotes, Mark Rothko. Sono rappresentati anche altri esponenti, meno noti, dell’espressionismo astratto che con Pollock hanno formato il gruppo degli Irascibili della Scuola di New York, movimento che ha liberato l’arte americana dalla sudditanza verso quella europea.
Redazione, 1953, Peggy Guggenheim e Jean Cocteau a Bordighera (IM) per la Seconda Mostra di pittura americana, Giuseppe Balbo

Mark Rothko, Sacrifice, 1946 - Fonte: Giuseppe Balbo cit.

La cosiddetta "letteratura grigia", quella vasta area di documenti non diffusi attraverso i normali canali di pubblicazione commerciale e quindi difficilmente individuabili e accessibili, si conferma una ricca miniera di informazioni e di spunti per studi e ricerche. Il volume Jean Cocteau, Peggy Guggenheim e le mostre di pittura americana a Bordighera 1952-1957 (De Ferrari Editore, 128 pp. con Cd-Rom allegato) nasce infatti da un fortuito "reperimento" tra i cospicui fondi dell'AdAC, l'Archivio d'Arte Contemporanea dell'Università di Genova che da oltre vent'anni persegue lo scopo di conservare, catalogare e studiare proprio i materiali più facilmente soggetti alla dispersione relativi alle vicende artistiche dal dopoguerra ad oggi. Leo Lecci, storico dell' arte da diversi anni attivo collaboratore dell' archivio, si è imbattuto in un paio di piccoli cataloghi dei primi anni Cinquanta che documentavano lo svolgimento di alcune mostre d'arte americana a Bordighera. Incuriosito, Lecci ha subito spostato la sua indagine nella cittadina ligure dove fondamentale si è rivelato l'incontro con l'artista Enzo Maiolino, allievo negli anni Cinquanta del pittore Giuseppe Balbo, ideatore e regista della rassegna. Maiolino ha messo a disposizione dello studioso non solo i suoi ricordi di affascinato testimone di quegli eventi - raccolti in un prezioso contributo pubblicato nel libro - ma anche lettere, articoli, fotografie e, soprattutto, la serie completa dei quattro cataloghi, oggi pressoché irreperibili e riprodotti digitalmente in versione integrale nel Cd-rom realizzato dalla Ares Multimedia. Sono così emersi nomi di spicco del panorama artistico internazionale, da quelli, appunto, di Cocteau e della Guggenheim, a quelli di artisti del calibro di Pollock, Still, Rothko, Gorky, Motherwell, Man Ray. Le loro opere di proprietà della ereditiera americana furono esposte, accanto a quelle provenienti dal Museum of Non-Objective Painting di New York (primo nucleo di quello che sarebbe diventato il Solomon R. Guggenheim Museum), nella seconda mostra - quella del 1953 - dopo una prima edizione (1952) dal taglio più specificamente "ricognitivo" sugli artisti americani operanti in Europa. Anche la terza esposizione (1955) vide importanti presenze, tra cui quelle di Hopper, Shahn e Feininger, mentre la quarta (1957) dovette, per sopraggiunte difficoltà economiche e organizzative, limitarsi ad una selezione di opere grafiche. Fu quello l'ultimo capitolo di un evento destinato ad un lungo oblio. Il Comune di Bordighera ha prontamente appoggiato la proposta dell'Università di dedicare uno studio alla ricostruzione di un momento così importante nella storia culturale della città: la collaborazione si è concretizzata nella realizzazione del volume, pubblicato nella collana «Ritratti di Bordighera» e ufficialmente presentato lo scorso 21 ottobre presso la ex Chiesa Anglicana. Nel libro Lecci ripercorre cronologicamente e con dovizia di particolari l'intera vicenda, delineando anche le reazioni del pubblico di fronte ai capolavori della Scuola di New York che la città ligure ebbe il privilegio di mostrare quasi in anteprima europea, seconda solo a Venezia e Firenze. Sulla portata di un tale evento nel panorama dell'arte italiana riflette Franco Sborgi, professore di storia dell'arte contemporanea dell'ateneo genovese, nella sua introduzione al volume, mentre Philip Rylands, direttore della Peggy Guggenheim Collection di Venezia, delinea nel suo saggio un fresco ritratto della mecenate americana. Completa il volume, edito in italiano e inglese, un ricco apparato bio-bibliografico dedicato a tutti gli artisti che parteciparono alla rassegna.
Paola Valenti, Peggy Guggenheim, Jean Cocteau & C.: l'arte made in Usa, la Repubblica, 3 novembre 2004

La vita culturale della Bordighera degli anni Cinquanta è animata, in particolare, dalle iniziative e dalle doti organizzative di Giuseppe Balbo a cui si devono, oltre al contributo alla creazione del “Salone Internazionale dell’Umorismo”, due eventi di grande rilievo: la “Mostra dei pittori americani” e il premio “5 Bettole”. In proposito è doveroso ricordare il significativo ruolo, ormai caduto nell’oblio, di Angelo Giribaldi Laurenti il quale, nella veste di presidente dell’Azienda Autonoma di Soggiorno e Turismo, riesce a imprimere alle suddette iniziative un’impronta di rilievo internazionale grazie alle sue conoscenze e relazioni personali, nonché alla grande sensibilità verso la musica e le arti in genere. La “Mostra dei pittori americani”, nata sotto gli auspici di Giuseppe Balbo, Jean Cocteau e Walter Shaw, si svolge in quattro edizioni e propone, dapprima, una selezione di pittori statunitensi provenienti dalla celebre collezione di Peggy Guggenheim, poi le opere figurative di Hopper, Feininger e Shahn, per terminare con alcuni giovani artisti di talento divenuti successivamente noti in campo internazionale, fra i quali Virduzzo, Hadzi, Zajac e Pepper.
Mara Pardini, La cultura nel ponente ligure ai tempi di Francesco Biamonti: un accenno, Terra ligure 

Jackson Pollock, Senza titolo - Fonte: Giuseppe Balbo cit.

Le mostre di pittura americana, tra il 1952 e il 1957, furono possibili innanzitutto grazie al vigore organizzativo del pittore Giuseppe Balbo, che già sul finire degli anni Quaranta aveva dato vita con i propri allievi a una serie di esposizioni, e videro coinvolti personaggi del calibro di Jean Cocteau e Peggy Guggenheim. Dalle prime esposizioni curate da Balbo nacquero anche, all’inizio degli anni Cinquanta, i Premi delle “Cinque Bettole”, inizialmente destinati ai soli pittori e poi a narratori e poeti. Nel corso del decennio l’iniziativa, cui succedette, dopo l’edizione ibrida del 1962, il “Premio Bordighera” nel 1963 e 1964, ebbe un successo sempre crescente.
Matteo Grassano, Il territorio dell’esistenza. Francesco Biamonti (1928-2001), Tesi di dottorato in cotutela internazionale, Université Nice Sophia Antipolis, Università degli Studi di Pavia, 29 gennaio 2018 

Il museo Guggenheim di Venezia celebra quest’anno il quarantesimo anniversario della scomparsa della sua fondatrice, Peggy Guggenheim, con una mostra omaggio che racconta i trent’anni, dal ’49 al ’79, della sua avventura veneziana. Parte della sua collezione fu esposta a Bordighera alla II Mostra Internazionale di Pittura Americana, come ricordava la stessa Peggy Guggenheim nella sua autobiografia: “Nel 1953 Walter Shaw e Jean Guerin, due miei vecchi amici che vivevano a Bordighera, mi chiesero in prestito dei quadri perchè volevano organizzare un’esposizione di pittori americani che sarebbe stata patrocinata dal Comune, e perciò piuttosto ufficiale. Cocteau scrisse l’introduzione al catalogo ed io accettai di prestare i quadri e andai a Bordighera con Laurence Vail… Il pranzo che Walter e Jean offrirono in onore nostre e di Cocteau fu molto divertente… Con mia grande sorpresa scoprii che eravamo tutti e tre ospiti della città di Bordighera e ci furono offerte tre splendide stanze in un albergo”.
Nella sala dedicata alla collezione della mecenate americana furono esposte opere di importanti artisti americani, tra cui Jackson Pollock, Robert Motherwell, Mark Rothko. Sono rappresentati anche altri esponenti, meno noti, dell’espressionismo astratto che con Pollock hanno formato il gruppo degli”Irascibili” della Scuola di New York. La mostra , dal 1 al 31 marzo, ha richiamato più di 22.000 visitatori e tra questi note personalità della politica, dell’arte e della cultura in genere.
Alcune opere di pittori americani vennero acquistate dalla città di Bordighera, come nucleo di una costituenda galleria di arte contemporanea, purtroppo non ancora realizzata.
Oltre al grande successo di pubblico le mostre di pittura americana furono fonte di grande ispirazione per gli (allora) giovani artisti della zona, come Enzo Maiolino, Sergio Biancheri, Joffre Truzzi, Sergio Gagliolo, Mario Raimondo, per ricordarne alcuni, che poi a loro volta formarono le nuove generazioni, che poi a loro volta...
Marco Balbo, Peggy Guggenheim,  © Archivio Balbo, 23 ottobre 2019


martedì 17 agosto 2021

La stagione 1936 dei Lunedì Letterari del Casinò di Sanremo non avrà mai luogo


Marinetti inaugura due volte, nel 1931 e nel 1935 (con una conferenza dal titolo Storia dell’ardimento futurista), i Lunedì Letterari del Casinò di Sanremo e i suoi rapporti con Pastonchi continuano almeno fino agli anni Quaranta. <48
Il Casinò di Sanremo viene riaperto dalle autorità nel 1928 e la direzione è affidata all’impresario napoletano Luigi De Santis (1875-1934), coadiuvato da altre personalità, tra cui il noto antroposofo Marco Spaini (1887-1969). <49
Nel 1931 il direttore decide di dare vita ad un evento culturale degno della frequentata cittadina turistica, chiamando Marinetti a tenere una conferenza che riscuote un enorme successo. Dopo questo inizio “estemporaneo” De Santis affida l’organizzazione di una vera e propria rassegna letteraria a Pastonchi, <50 che per realizzarla si avvale del legame che dal 1930 stava cercando di instaurare con il regime fascista. <51
A capo di un Comitato d’arte, per quattro anni (1932-1935) Pastonchi apre la rassegna a gennaio, a volte alla presenza di un’alta autorità dello stato, <52 e la chiude tra marzo e aprile per un totale di cinquantadue incontri letterari.
Contemporaneamente il teatro del Casinò vede la rappresentazione di importanti prime teatrali di opere di Pirandello, dei fratelli Eduardo e Peppino De Filippo, di Sem Benelli (1877-1949) e molti altri. Pastonchi ha così occasione di conoscere e intrattenere rapporti amichevoli con i grandi nomi del teatro nazionale e internazionale dell’epoca, fra cui Tat’jana Pavlova, <53 ricordata dal poeta nel diario del 1935 insieme all’attore Alberto Capozzi (1886-1945) e all’impresario della compagnia, avvocato Jakov L’vov. <54
I conferenzieri che si succedono nel Salone concerti, nel teatro o nel giardino d’inverno del Casinò municipale di Sanremo sono importanti uomini di scienza per la maggior parte membri dell’Accademia d’Italia. Tra i vari nomi spiccano, oltre a Marinetti, Luigi Pirandello, Giovanni Gentile, Ugo Ojetti, Paul Valéry, Massimo Bontempelli. <55 Pastonchi stesso anima questi incontri commentando la poetica e declamando i versi degli amati Dante, Carducci e Pascoli. La partecipazione di membri del clero, come il cardinale Celso Costantini (1876-1958) e di uomini politici italiani, quali Augusto Turati (1888-1955), Romeo Gallenga Stuart (1878-1938) e Gennaro Marciano (1863-1944) o stranieri, come l’ambasciatore tedesco Ulrich Von Hassel (1881-1944), dimostra quanto il programma della rassegna fosse influenzato dal regime, <56 anche se i personaggi politici trattarono solo argomenti letterari.
L’ultimo incontro, avvenuto il 26 marzo 1935, vede ospiti gli onorevoli Giuseppe Tallarico e Giuseppe Tassinari; quest’ultimo esprime a Pastonchi la speranza che il programma dei futuri Lunedì Letterari comprenda anche temi di politica ed economia “secondo le direttive del duce”. <57
La stagione del 1936, tuttavia, probabilmente per le ragioni di cui si sta per raccontare, non avrà mai luogo.
È grazie all’interazione tra Pastonchi e le autorità italiane durante le rassegne letterarie di Sanremo che il poeta riesce ad ottenere la fiducia di Mussolini in quella che sarà la sua più ardita e disastrosa impresa, ovvero la messa in scena della tragedia Simma nel 1936.
L’ambizione di Pastonchi era sempre stata, fin dalla giovinezza, quella di sostituirsi al Vate: in un certo momento della sua vita, si era persino convinto di essere il più grande poeta italiano, dopo d’Annunzio. <58
L’occasione di diventare poeta di regime si presenta a Pastonchi quando il 28 aprile 1933 Mussolini pronuncia un famoso discorso agli scrittori italiani, soffermandosi in particolar modo sul problema della crisi del teatro e della mancanza, oltre che di spazi adeguati a contenere un “teatro delle masse”, anche di un’opera teatrale “di largo respiro” che sappia “agitare le grandi passioni collettive, essere ispirata ad un senso di viva e profonda umanità, portare sulla scena quel che veramente conta nella vita dello spirito e nelle ricerche degli uomini”. <59
Il discorso di Mussolini viene pubblicato nel maggio dello stesso anno su “Nuova Antologia”, proprio nei giorni in cui Pastonchi assiste, seduto accanto a Pirandello, alla sacra rappresentazione del Mistero di Santa Uliva nel Chiostro di Santa Croce a Firenze: là il poeta “avvertì come fosse possibile comunicare con la folla attraverso l’incanto di uno spirito religioso”. <60
Pastonchi decide perciò di riprendere il progetto abbandonato tempo addietro di una trilogia drammatica intitolata Il Tempio, di cui realizza tuttavia solo la prima parte Simma, che presentata a Mussolini nel dicembre 1934 incontra, nonostante qualche perplessità, l’approvazione e il sostegno materiale del duce alla messa in scena. <61 Questa, che avrebbe dovuto avere luogo nel giugno 1935 sul Palatino a Roma, ovvero in uno di quei grandi spazi pensati per le masse del teatro di propaganda fascista, <62 viene rimandata alla stagione 1935/36 per problemi tecnici. Per la rappresentazione viene creata addirittura la Compagnia dei Grandi Spettacoli d’Arte, guidata dal regista Guido Salvini (1893-1965) con Marta Abba (1900-1988) come prima attrice. <63 La circostanza attira non poche invidie degli altri autori, tra cui Massimo Bontempelli, che vedono le loro opere rifiutate dalla nuova compagnia in favore di Simma, tanto da far sorgere il sospetto che “faranno di tutto per farla precipitare”: 'Pastonchi non gode le simpatie perché non è venduto come lo sono loro, è un signore e predilige intrattenersi con Luigi Pirandello e con Marta Abba'. <64
Nonostante il giudizio di Pirandello su Simma, dal punto di vista strettamente artistico, sia senza riserve negativo, <65 il drammaturgo spera di sbagliarsi prevedendone l’insuccesso, e ciò non solo per il bene di Salvini, Marta Abba e della Compagnia dei Grandi Spettacoli, 'ma anche per il buon Pastonchi, che è stato sempre nostro amico, qualunque siano le riposte intenzioni del suo lavoro. Le sue velleità sono purtroppo tanto più pericolose, quanto più ambiziose. E la sua ambizione è tanta, e le sue forze sono troppo inadeguate a sostenerla. Dio lo guardi dal precipizio!' <66
L’opera, rappresentata il 27 gennaio 1936 al Lirico di Milano, non avrà repliche. Ciononostante, la stesura di questo testo e la fiducia di Mussolini prima della disfatta, valgono a Pastonchi la nomina “per chiara fama” a professore di Letteratura italiana a Torino nel 1935, in quell’università che l’aveva visto studente e poeta alle prime armi. <67
Il fiasco di Simma determina un periodo di “freddezza” da parte del regime fascista e Pastonchi non si vede più concedere udienze da Mussolini: 'Dopo Simma, non ebbi più il bene di essere da Voi ricevuto. Quando mi accorderete nuovamente questo onore, Vi dirò di quell’esito cose curiose. Che non Vi scrissi allora, per umiltà, e solo mortificato di non aver corrisposto alle Vostre benevole speranze; benché Voi, nella Vostra mirabile lettera, già aveste, presago, intraveduto i pericoli di una realizzazione scenica. Io ho tuttavia proseguito in silenzio la mia concezione tragica, la quale nasceva da quel contrasto di razze oggi impostosi a l’Occidente'. <68
Verosimilmente non si conosceranno mai le “cose curiose” che Pastonchi avrebbe voluto rendere note a Mussolini, per spiegare il risultato di una messa in scena rivelatasi più tragica della tragedia stessa. Forse un complotto di colleghi invidiosi. Resta il fatto che la disgrazia in cui il poeta sembra essere caduto davanti al capo del governo non è totale, dal momento che nel 1939, grazie al lavoro di traduzione delle Odi di Orazio e alla sua fama di “dicitore di Dante”, Pastonchi viene nominato Accademico d’Italia, ottenendo così il massimo riconoscimento che un intellettuale potesse aspettarsi in quell’epoca. <69
Poco c’è da raccontare sulle sorti del poeta dopo la caduta del fascismo.
Anziché subire un processo di epurazione, come altri letterati vicini al potere e come avrebbero voluto gli studenti torinesi, tra cui Italo Calvino, che chiedevano il suo allontanamento dalla cattedra, <70 nel 1947 Pastonchi viene collocato fuori ruolo e nel 1950 diventa professore onorario; continua a pubblicare articoli autobiografici sul “Corriere della Sera”. Muore tre anni dopo nella sua casa di Torino.
[note]
48 Nel fondo F. T. Marinetti della Yale University Library si conservano quattro lettere di Pastonchi, di cui una reca la data 1937 (Cf. YUL, Filippo Tommaso Marinetti Papers. Series III. Letters to and about Filippo Tommaso Marinetti, box 14, folder 860, Pastonchi, Francesco to F.T. Marinetti). Nella biblioteca di Pastonchi, conservata dall’erede Vincenzo Manuel-Gismondi, si conservano due libri di Marinetti donati a Pastonchi con dedica autografa: F. T. Marinetti, Aeropoeti aeropittori di guerra. Gruppo futurista Savarè: 8a mostra di aeropitture di guerra, Padova XIX, Stediv, [1940-41]; F. T. Marinetti, Il poema non umano dei tecnicismi, Milano, Mondadori, 1940 (“Al caro e grande Francesco Pastonchi l’aeropoeta futurista F. T. Marinetti”).
49 B. Monticone, Il mito-De Santis, in Sanremo: cent’anni di Casinò, Genova, De Ferrari, 2005, pp. 47-48.
50 B. Monticone-I. Ruscigni, La cultura attorno al Casinò di Sanremo. Letteratura, in Sanremo: cent’anni di Casinò, cit., pp. 62-63.
51 Pastonchi riteneva comunque la rassegna culturale frutto del suo impegno personale: “[i Lunedì Letterari] non sono che la mia ostinata fatica (contro incomprensioni anche ufficiali) ma sorretta dalla benevolenza che lo scorso anno si è degnata per essi accordarmi la Eccellenza Vostra” (Archivio Centrale dello Stato, Segreteria Particolare del Duce, Carteggio Ordinario, ACS SPD CO, f. 509.498. Lettera di F. Pastonchi ad Alessandro Chiavolini del 12 marzo 1933). Il voluminoso fascicolo personale di Francesco Pastonchi contiene una serie di lettere del poeta a Mussolini e ai suoi segretari particolari (Alessandro Chiavolini dal 1922 al 1934 e Osvaldo Sebastiani dal 1934 al 1941), copie di telegrammi inviati dalla segreteria a Pastonchi e altri documenti relativi ai suoi rapporti con il governo tra il 1930 e il 1941.
52 Nel 1934 è Arrigo Solmi, all’epoca sottosegretario all’Educazione Nazionale, ad aprire il ciclo di conferenze; nel 1935 avrebbe dovuto essere Galeazzo Ciano, sottosegretario alla Stampa e alla Cultura, costretto a rinunciare per altri impegni e sostituito da Solmi (Cf. ACS SPD CO, f. 509.498. Telegramma di F. Pastonchi a O. Sebastiani del 3 gennaio 1935).
53 Tat’jana Pavlova Zeitman (1890-1975), attrice e regista teatrale e cinematografica russa, trasferitasi in Italia fin dal 1919. Debutta a Roma al Teatro Valle nel 1923 alla guida di attori italiani, per poi esibirsi nelle maggiori città italiane. Nonostante le sue innovazioni nella regia degli spettacoli attirino severe critiche da parte di personaggi come Luigi Pirandello, le tournées della sua compagnia riscuotono notevoli successi tra gli anni ’20 e ’30. Nel 1935 fonda con Silvio D’Amico l’Accademia d’Arte Drammatica di Roma. Sposa Nino D’Aroma, giornalista e biografo di Mussolini. In seguito alla fine della seconda guerra mondiale lavora per la televisione e cura alla Scala gli allestimenti di alcune opere liriche. Su di lei si veda D. Ruocco, Tatiana Pavlova Diva Intelligente, Roma, Bulzoni Editore, 2000.
54 Jakov L’vovič L’vov (1886-1939), avvocato e impresario russo emigrato in Italia nel 1922. Risiede prima a Milano e dal 1932 a Roma. Dal 1931 è cittadino italiano e dall’anno seguente iscritto al partito nazionale fascista. Nel suo diario 1935, conservato nell’archivio privato di Vincenzo Manuel-Gismondi a Bordighera, Pastonchi scrive che è stato lui a lanciare Tat’jana Pavlova e l’attrice italiana Kiki Palmer (1907-1949). Su di lui cf. la nota biografica nel sito www.russinitalia.it.
55 Gli incontri vengono annunciati e commentati sul giornale locale “L’eco della riviera”; i resoconti di molte relazioni sono spesso pubblicati, forse per iniziativa di Pastonchi, il martedì sulle pagine di cultura e spettacoli del “Corriere della Sera”.
56 ACS SPD CO, f. 509.498. Lettera di F. Pastonchi ad A. Chiavolini del 12 ottobre 1933: “sul punto di definire il programma dei Lunedì Letterari di S. Remo, non so risolvere da me prima in qual misura si debbano ammettere stranieri (si sono offerti anche alcuni uomini politici) e quali i nomi più grati”.
57 “Corriere della Sera”, 26 marzo 1935.
58 Cf. O. Vergani, Misure del tempo: diario 1950-1959, a cura di N. Naldini, Milano, Baldini&Castoldi, 2003, p. 189.
59 R. Forges Davanzati, Mussolini parla agli scrittori, “Nuova Antologia”, fasc. 1468, 16 maggio 1933, p. 191.
60 La preparazione del “Simma” di Pastonchi al Lirico, “Corriere della Sera”, 18 gennaio 1936.
61 Cf. ACS SPD CO, f. 509.498. Copia dattiloscritta di lettera di B. Mussolini a F. Pastonchi del 27 dicembre 1934. La lettera è riportata integralmente in R. De Felice, Mussolini il duce. I. Gli anni del consenso (1929-1936), Torino, Einaudi, 2006, pp. 28-29. La bozza autografa di Mussolini, leggermente differente dalla versione dattiloscritta, si conserva in ACS, Autografi del duce, Carte della Cassetta di Zinco, scatola 10, f. 12.2.6. Sulla storia della messa
in scena di Simma e sullo scambio epistolare tra Pastonchi e Mussolini relativo allo spettacolo cf. M. L. Alteri, Il regime e il poeta. Documenti sul fascismo di Francesco Pastonchi (1934-1941), “Levia Gravia. Quaderno annuale di letteratura italiana”, III (2001), pp.305-328.
62 Sull’organizzazione teatrale in Italia negli anni Trenta e sulle specificità del teatro di propaganda fascista cf. E. Scarpellini, Organizzazione teatrale e politica del teatro nell’Italia fascista, Firenze, La Nuova Italia, 1989 (in particolare il capitolo Teatro di massa e drammaturgia fascista); G. Pedullà, Il teatro italiano nel tempo del fascismo, Bologna, Il Mulino, 1994 (in particolare il capitolo La scena degli anni Trenta); P. Cavallo, Immaginario e rappresentazione. Il teatro fascista di propaganda, Roma, Bonacci, 1990.
63 L’opera doveva far parte del repertorio della Compagnia dei Grandi Spettacoli insieme a La figlia di Jorio di d’Annunzio, Questa sera si recita a soggetto di Pirandello e Santa Giovanna di Shaw. La tournée per l’Italia della compagnia vide così replicare solo queste ultime tre opere. Cf. M. Abba, Caro Maestro...: lettere a Luigi Pirandello (1926-1936), a cura di P. Frassica, Milano, Mursia, 1994, pp. 290, 299.
64 Ivi, pp. 315-316 (lettera di M. Abba a L. Pirandello del 23 ottobre 1935).
65 Pirandello, nonostante la stima e l’amicizia per Pastonchi, condanna duramente la qualità di Simma, definendola “enfasi a vuoto” e “vacua esaltazione”. Cf. L. Pirandello, Lettere a Marta Abba, a cura di B. Ortolani, Milano, Mondadori, 1995, pp. 1208-1210 (lettera di L. Pirandello a M. Abba del 6 maggio 1935); la lettera è riportata integralmente in F. Contorbia, Immagini di Pastonchi nel Novecento, in Ricordo di Francesco Pastonchi (1874-1953) (Atti del Convegno, S. Maria Maggiore, 13 settembre 1997; con un'antologia di testimonianze, una bibliografia, una sezione iconografica e una nota di B. Mazzi), Novara, Interlinea: Centro novarese di studi letterari, 1997, pp. 45-46.
66 L. Pirandello, Lettere a Marta Abba, cit., p. 1278 (lettera di L. Pirandello a M. Abba del 14 gennaio 1936).
67 Pastonchi viene preferito dal ministro Cesare Maria De Vecchi al critico Carlo Calcaterra (1884-1952), la vicenda provoca forti ripercussioni nell’ambiente universitario torinese. Il prefetto della città comunica a Sebastiani che è in atto una campagna da parte del mondo accademico, che cerca di dissuadere gli studenti dall’assistere alla prolusione di Pastonchi (ACS SPD CO, f. 509.498. Telegramma del Prefetto di Torino a O. Sebastiani del 5 dicembre 1935). Sui motivi della nomina e le relative polemiche cf. M. Guglielminetti, Francesco Pastonchi poeta, cit., p. 35.
68 ACS SPD CO, f. 509.498. Lettera di F. Pastonchi a B. Mussolini del 25 gennaio 1939.
69 Su Pastonchi “Linceo” si veda M. L. Alteri, Il regime e il poeta. Documenti sul fascismo di Francesco Pastonchi (1934-1941), cit., pp. 305-308.
70 M. Guglielminetti, Francesco Pastonchi poeta, cit., p. 36.
Giuseppina Giuliano, Il Sole, “signore del limite”. Lettere di Francesco Pastonchi a Vjačeslav Ivanov in Archivio Russo-Italiano VIII - Russko-ital’janskij Archiv VIII, Pag.105-139, Salerno, Europa Orientalis, 2011