martedì 28 settembre 2021

Il Premio San Remo dedicato alla scultura fascista di soggetto sportivo

L'Ostacolista di Rito Valla (1938) - Fonte: Marco Impiglia, art. cit. infra

Istituiti nel 1935, i Premi San Remo di Letteratura e Arte furono tra i più importanti del periodo. Ogni anno vertevano su un tema diverso, ma il premio della scultura aveva il posto d’onore. Nel 1938, su invito del CONI, il Comitato Permanente dei Premi di San Remo dispose il suo primo concorso d’arte ispirata allo sport, limitandolo alla scultura.
Lo divise nelle classiche quattro sezioni (tuttotondo, bassorilievo, targa, medaglia) previste ai concorsi olimpici.
La giuria, composta da Pietro Canonica, da Alberto Gerardi e da Nicolai, che in pratica fu l’ordinatore della mostra, si riunì nel luglio del 1939 nella Villa Comunale della cittadina ligure per le decisioni del caso.
Accettò di esporre 102 delle 171 opere giunte nei termini del bando. Di esse, la metà esatta erano sculture a tuttotondo.
Il premio di ventimila lire per il tuttotondo venne assegnato ex aequo a Giandomenico De Marchis (Lanciatore del peso) e a Luigi Venturini (Centometrista), entrambi romani.
Per il bassorilievo e la targa non furono distribuiti i premi: la giuria chiamò gli artisti più valenti a partecipare ad un concorso di secondo grado entro il 30 novembre del 1939. Detto concorso fu vinto ex aequo per il bassorilievo da Virgilio Milani, Angelo Ferreri e Orlando Paladino Orlandini. Nella targa vinse Renato Martelli. Le cinquemila lire per la medaglia furono assegnate a Luciano Mercante e a Giovanni Mayer.
Tutte le opere accettate, tra cui il bronzo Il giavellottista di Rito Valla, fratello dell’olimpionica Ondina Valla, furono esposte nell’ultima settimana di luglio e la prima di agosto. Rito Valla l'anno prima aveva scolpito un bronzo intitolato L'ostacolista, intendendo così celebrare la clamorosa vittoria negli ottanta metri ostacoli a Berlino della sorella, la prima medaglia d'oro di una italiana nell'atletica leggera. <28
Bruno Roghi, uno dei più influenti e colti giornalisti sportivi italiani del XX secolo, venne inviato dalla Gazzetta dello Sport a redigere il resoconto della mostra. Egli divise gli scultori in due categorie: i «fotografi» e gli «interpreti». «Minuziosi e calligrafici» i primi, alla ricerca di «una testimonianza di verità e abilità»; più disposti a cercare di «catturare l’ideale» i secondi. Roghi giudicò il gesso Centometrista la scultura migliore: «Tutta la statua è un accorrere di linee e di volumi verso la fissità sbarrata dello sguardo». Rilevò che il Lanciatore del peso esprimeva «una gladiatoria potenza».
Così come alla esposizione di Roma del 1936, anche a San Remo la disciplina più battuta dagli scultori fu l’atletica leggera.
Lo notò Roghi, che scrisse al riguardo: "Sono 51 le opere esposte. Dividiamole per sport, limitandoci al tutto tondo. L’atletica leggera primeggia con 29 pezzi. Figurano tra essi 10 corridori: tutto il resto è rappresentazione di lanciatori, con prevalenza dei giavellottisti. Poi si salta ai 5 lottatori o pugilatori, ai 4 calciatori (3 portieri), ai 3 nuotatori, ai 2 tiratori di fune. Pallacanestro, volo a vela, tennis, ginnastica, scherma, tamburello sono rappresentati da una sola opera. Di ciclismo neppure l’ombra […] Dunque l’atletica leggera trionfa. Offre l’uomo solo, ben determinato nella figura e nel gesto, bene stagliato nell’aria che l’avvolge e, quasi scivolando, percossa lungo le sue membra, lo ricava come statua viva dalla massa informe degli altri uomini. Sport classico per eccellenza, l’atletica leggera fa necessariamente classica l’opera che la rappresenta". <29

[NOTE]
28 CONI, II Mostra Nazionale d’arte ispirata allo sport, cit, pp. 19-34.
29 B. Roghi, L’atleta e lo scultore alla Mostra di San Remo, in «La Gazzetta Sportiva della Domenica», 30.7.1939.

Marco Impiglia, Arte Sportiva Fascista in Italia (1922-1943), Academia.edu, www.academia.edu/34320668

Fig. 9. Luciano Mercante, Lotta, bronzo, ©Archivio Massimo De Grassi - Fonte: M. B. Giorio, art. cit. infra

A questo proposito, lo studio del Premio San Remo del 1939 ci mostra tutta la ricchezza e la varietà della scultura contemporanea di ispirazione sportiva, alla quale il concorso era stato esclusivamente consacrato. Tra il centinaio di sculture esposte, le realizzazioni a tuttotondo occuparono ancora una volta un posto d’onore e furono ricompensate all’unanimità: Centometrista di Luigi Venturini e Lanciatore del peso di Giandomenico de Marchi ottennero il primo premio ex-aequo. Il secondo artista fu apprezzato per la sua ricerca dei volumi e dell’equilibrio; un confronto con uno dei numerosi lanciatori presenti allo Stadio dei Marmi mette in evidenza la diversità di concezione tra le due sculture, di certo in ragione della loro differente destinazione, ma anche dei loro caratteri comuni. La scultura sportiva presente mostrava in ogni caso una certa difficoltà a incarnare delle « opere ispirate al dinamismo dello sport <30 », come atteso dagli organizzatori, e sembrava rifugiarsi ancora una volta nella tradizione incontestabile dei modelli greci <31. Solamente gli invii di due scultori, già noti al pubblico e alla critica, si elevavano al di sopra di un livello artistico piuttosto mediocre: Farpi Vignoli presentava Tiratore di fune, un’opera viva e piena di tensione pronta a esplodere, mentre Mario Moschi si allontanava dai soggetti di ispirazione calcistica con il gruppo Lotta greco-romana, dove l’eredità accademica si fondeva perfettamente con lo studio del reale. Come per le mostre precedenti, ancora una volta la disciplina più rappresentata risultava l’atletica, con una netta prevalenza di corridori; ciononostante non mancavano rappresentazioni di sport poco o mai riprodotti prima, come tennisti, pallavolisti o schermidori.
In ragione del grande numero di opere accettate, l’esposizione era stata divisa in quattro sezioni: parallelamente alla scultura a tuttotondo, i bassorilievi, le placchette e le medaglie comprovavano quale livello d’importanza avessero raggiunto sotto il regime dei generi artistici solitamente considerati minori. Luciano Mercante, vincitore ex-aequo, presentava una medaglia a una sola faccia, dedicata alla lotta, offrendo una composizione perfettamente equilibrata tra le due figure in primo piano e la terza, appena definita <32 (fig. 9). Le altre realizzazioni a due dimensioni, benché differenti per stile e per concezione, venivano incontro alla dichiarazione di intenti che il segretario del CONI avrebbe espresso appena l’anno seguente, nel tentativo di fare un bilancio dell’arte sportiva contemporanea: "[…] non c’è forma d’arte che non possa trarre dall’argomento dello sport una sua parola convincente e precisa, suscitando in altri, nell’attimo, ammirative emulazioni" <33.
Il Premio San Remo fu l’ultimo evento artistico realmente interessante; le esposizioni e i concorsi organizzati dopo il 1940 presentarono sfortunatamente delle opere o già note o prive totalmente di originalità e di alcun interesse nei confronti del dinamismo tanto ricercato in precedenza. Nonostante gli organizzatori continuassero a sostenere il ruolo paradigmatico dell’arte e la sua capacità di rappresentare perfettamente lo sport a fini pedagogici, gli artisti sembrarono rispondere con difficoltà a queste aspettative, ispirandosi sempre di più ai modelli indiscutibili dello Stadio dei Marmi.
[NOTE]
30 Mostra delle opere concorrenti ai premi San Remo: scultura 1938, pittura 1939, San Remo, Tip. Gandolfi, 1939, p. s. n.
31 Elisa Bassetto, op. cit., p. 70-71.
32 Bruno Callegher, Luciano Mercante medaglista, in Callegher Bruno, Gastaldi Elisabetta, Vettorato Valeria, a cura di, Luciano Mercante scultore e medaglista: la donazione della famiglia ai Musei Civici di Padova, Trieste, EUT Edizioni Università di Trieste, 2013, p. 122.
33 Comitato Olimpico Nazionale Italiano (a cura di), II mostra nazionale d’arte ispirata allo sport, Roma, Arti Grafiche Trinacria, 1940, p. 13.
Maria Beatrice Giorio, «La scultura fascista di soggetto sportivo tra bellezza e propaganda ideologica», Italies, 23 - 2019

venerdì 24 settembre 2021

La valle della Roja!

Foto: Alessandro Maini

Foto: Alessandro Maini

E se scoprissimo che la Tessaglia corre lungo i chilometri della statale venti, quella che porta al Tenda, alla Val Roja, alla Nizza marittima (e garibaldina), alla più bella (e forse dolorosa) delle frontiere franco-piemontesi? Va da sé che avrei potuto percorrere altre strade ugualmente e forse ancora più ricche di suggestioni letterarie (confesso di averci pensato e persino per un po’ lavorato). Dal Colle della Maddalena all’Agnello al Monginevro al Frejus al Moncenisio fino ai grandi valichi dell’appendice valdostana non ci son che rotte (quale più quale meno) di irresistibile suggestione letteraria. Ma forse sarebbe stato troppo (dico in fatto di pagine) per un omaggio ad un amico che ha comunque prediletto nei suoi passaggi da e verso Torino la frontiera più litoranea.
[...] È proprio il “ligure” Orengo (cui andrà associato, per certe atmosfere allusive, il conterraneo Biamonti) a tracciare su questo segmento di strada la linea che tira ad un Piemonte più di necessità che di elezione. Lui ad avventurare la “trotablu” dalle Meraviglie al mare («Dai laghi delle Meraviglie / con tante voglie fra salici / e sassi aveva preso il fiume / Roja per fuggire la noia» <8), dando vita come un Saint-Exupéry d’acqua alla storia del pescatore Nane che se ne innamora un po’. Lui a narrare in Dogana d’amore, la storia di Martino e di Suor Armida, e un soggiorno di Martino a Limone (« Avrebbe camminato e preso un po’ di sole sul Vermenagna, dove nella Serra di Conche avrebbe potuto continuare la buona convalescenza » <9), e poi il suo ritorno precipitoso: "Era partito veloce, ma subito dopo la galleria del Tenda aveva cominciato a rallentare e poi a fermarsi: San Dalmazzo, Breil, Piene, Airole, Trucco. Aveva comprato ulive, pane, pomodori sott’olio. A Trucco si era fermato che era ormai ora di colazione". <10
Lui, ancora, a raccontare il salto della bagna cauda su queste rotte risalendo per provocazione alle remote origini liguri-romane del garum o liquamen delle legioni di Cesare (la Liguria, sempre da intendersi come punto di ogni rimpatrio e di ogni partenza).
[...] Di Mario Soldati (non dimenticando il Viaggio a Lourdes, racconto incastonato in uno dei volumi memorabili, L’amico gesuita, che con il suo carico di dolore e di ipocrisia percorre in ferrovia l’esatta parallela della statale venti), trascrivo invece per intero una lunga pagina del diario Lo specchio inclinato:
"La valle della Roja! Sulla Cuneo-Ventimiglia, dal Col di Tenda al mare. Non c’è stata volta che io abbia percorso questa strada senza ammirare, stupefatto, la estrema bellezza e la singolarità eccezionale della Valle della Roja. Un canyon, sì, ma che canyon. Altro che New Mexico o nell’Arizona! Una fenditura profonda centinaia di metri, tortuosa, imprevedibile, ricca di acque e di foreste, e allo stesso tempo selvaggia e civile, feroce e soave, alpestre e marina. L’antica città di Tenda. E, a un certo punto, altissima sul canyon cupo di ombre, la meraviglia di Saorge, con le sue case scintillanti al sole e aggrappate alle rocce come un villaggio tibetano. Senza contare che la prima officina la si incontra a Piena, dopo quasi due terzi di strada. Com’è noto, queste montagne sono prima italiane, poi francesi, e poi di nuovo italiane. Quattro dogane e quattro posti di polizia in poco più di trenta chilometri! Ma dobbiamo ringraziare, una volta tanto, questi assurdi impedimenti, se hanno valso a salvare il paesaggio e l’antichità delle rustiche costruzioni dagli orrori degli insediamenti turistici e industriali. Non appartengo (devo ripeterlo sempre?) ai laudatori programmatici del tempo antico. Penso, semplicemente, che si dovrebbero, qua e là, proteggere alcuni luoghi della nostra terra: non ammettendovi industrie e nuove case, oppure ammettendole, com’è certo possibile, con un po’ di rispetto per la natura e per le antichità. Ed ecco, questa volta per la prima volta, mi accorgo che, nella Valle della Roja, gli ulivi cominciano poco più giù di Tenda: ed esattamente tra Saint Dalmas e Merlo. È vero, sì, allo sguardo di chi scende dal colle, il cielo verso sud-ovest è di un celeste inequivocabile: diafano, tenero, struggente: il celeste del cielo sul mare. Ma il mare è ancora così lontano. E siamo ancora nel bel mezzo delle Alpi. Guardo la carta. Il ghiacciaio del Clapier è alle nostre spalle, a quattordici chilometri in linea d’aria! C’è da trasecolare: gli ulivi a quattordici chilometri da un ghiacciaio? Mi pare, così, finalmente, di capire in che consista la bellezza unica della Valle della Roja. Non c’è altro luogo che unisca altrettanto strettamente le Alpi e il Mediterraneo: dove, per un certo tratto, due nature e due climi quasi contrari tra di loro si sovrappongano e quasi si confondano altrettanto armoniosamente. La Valle della Roja ha l’incanto supremo e pungente delle contaminazioni e dei tradimenti: il fascino di tutto ciò che sfugge a una definizione o a uno schema, proprio perché partecipa, in egual misura, di due schemi o di due definizioni opposte. Penso al crepuscolo, che sta tra il giorno e la notte. Penso alla pubertà, che sta tra l’infanzia e la giovinezza. Penso, perché no?, alla libertà. Che cos’è, infatti, la libertà, se non una realtà doppia: una realtà viva di due realtà, tra l’una e l’altra delle quali si è liberi, in ogni istante, di scegliere? Anche l’Italia e la Francia, nella Valle della Roja, stanno insieme". <12
Potrebbe esserci conclusione migliore?
[NOTE]
8 Trotablu, Torino, Genesi, 1987, p. 12.
9 Dogana d’amore, Milano, Rizzoli, 1986, p. 89.
10 Ibidem, p. 96.
12 Lo specchio inclinato. Diario 1965-1971, Milano, Mondadori, 1975, pp. 26-27.
Giovanni Tesio, «Echi letterari sulla strada del Tenda», Italies, 6 - 2002

lunedì 20 settembre 2021

La partecipazione dei concorrenti è vincolata all’iscrizione al Sindacato Fascista dei Musicisti


Il Casinò di Sanremo (IM)

Istituiti nel 1935 in seguito ad una convenzione tra il Comune di Sanremo e la Società concessionaria del Casinò Municipale <272 e con il sostegno della Società Anonima Iniziative Turistiche, <273 i Premi Sanremo di Letteratura e d’Arte vengono banditi annualmente, per cinque edizioni. <274
Si tratta di un concorso su tema prestabilito, differente per ogni sezione ma in ogni caso «rispondente alle necessità artistiche e politiche del popolo italiano»;<275 in palio una lauta ricompensa di cinquantamila Lire, <276 paragonabile soltanto all’ambìto Premio Mussolini dell’Accademia d’Italia. <277
L’impostazione generale della manifestazione, strettamente connessa con le iniziative di organizzazione turistica, <278 intende garantire alla città ligure una vasta risonanza sia nazionale, «per effetto della importanza dei premi e dei temi agli artisti italiani» sia internazionale, per la presenza di una sezione dedicata ad un autore straniero. <279
L’organizzazione è presieduta da un Comitato Permanente diretto dall’Accademico d’Italia Carlo Formichi e composto da alte cariche del Governo e da rappresentanti locali, con il compito di «indire i Concorsi, determinarne i criteri e le modalità, nominare le Giurie» delle singole sezioni <280 e di esprimere il giudizio finale sui vincitori. <281
Per la musica vengono invitati a far parte delle commissioni esaminatrici i principali compositori del tempo tra cui Alfano, Casella, Cilea, Malipiero, Mascagni, Mulè e Pizzetti, a garanzia di un’istituzione orientata verso la competizione con le più importanti manifestazioni a livello internazionale. La partecipazione dei concorrenti è vincolata all’iscrizione al Sindacato Fascista dei Musicisti. Numerosi sono i partecipanti, molti i giovani.
La prestigiosa iniziativa si colloca all’interno della fervente attività culturale inaugurata dalla Società Anonima Casinò Municipale di Sanremo fondata da Luigi De Santis, gestore illuminato del Casinò dal 1928 al 1934. <282
In quegli anni muove i primi passi quel modello di connubio tra turismo e cultura destinato ad avere largo seguito nel dopoguerra, che trova esperienze significative soprattutto nelle città del nord della penisola, esportato anche in colonia. <283
Durante gli anni Trenta, grazie al mecenatismo di De Santis, confluiscono intorno al Casinò nomi di spicco del panorama culturale e artistico italiano e internazionale, che si succedono sul palco dell’annesso Teatro per manifestazioni di prestigio, <284 invidiate persino dalla vicina Nizza. <285
L’idea di un Premio che potesse convogliare tutte le altre manifestazioni sorte intorno al Casinò, nasce proprio dall’intraprendenza dell’amministrazione di quegli anni, anche se De Santis non riuscirà a vedere realizzata la sua aspirazione a causa della prematura scomparsa nel 1934. <286
Dopo la scomparsa del gestore napoletano l’istituzione risente fortemente delle pressioni del regime che si ripercuotono sulla natura degli istituiti Premi di arte, musica e letteratura, fortemente politicizzati.
L’esito generale della manifestazione, che, tra alti e bassi, non riesce nell’intento di creare un polo culturale competitivo a livello internazionale, testimonia, inoltre, ancora una volta, l’influsso negativo dell’intervento diretto della politica sull’arte [Lauria 2005, pp. 100-103].
Per la musica, come per l’arte e la scultura, le prime tre edizioni del Premio, che coincidono con gli anni della campagna e fondazione dell’Impero, vengono destinate alla promozione di una produzione di chiaro stampo propagandistico [Lauria 2005, pp. 96-99]. Irrimediabilmente carichi di retorica i temi prescelti, in linea con le direttive e recenti avvenimenti di politica estera: un «Poema sinfonico intitolato ad Augusto» per il 1935, <287 un «Inno dell’Italia Imperiale da cantarsi dal popolo» per il 1936, un «Poema sinfonico dal titolo Africa» <288 per l’edizione del 1937.
Per gli ultimi due, tuttavia, il concorso si chiude con esito negativo: nessun partecipante viene giudicato in grado di descrivere degnamente attraverso la musica la più alta conquista del regime. Nessun vincitore neppure per la prima edizione del Premio (1935), <289 dedicata alla celebrazione del simbolo immortale dell’imperialismo di Roma, per il quale vengono tuttavia assegnati riconoscimenti minori e l’onore dell’esecuzione, «al fine di incoraggiare i più distinti», <290 alle opere di Dante Alderighi, <291 Ouverture breve, e Giuseppe Savagnone - Augusto. Entrambi i lavori vengono eseguiti la sera del 10 gennaio 1937, presso il Teatro Municipale dell’Opera di Sanremo in occasione della cerimonia di premiazione, comune per tutte le categorie.
Per conferire rilievo all’edizione inaugurale della competizione, gli organizzatori prevedono due giorni di festeggiamenti in chiusura, il 10 e 11 gennaio 1937, con un’articolata programmazione alla presenza di alte cariche dello Stato e dell’oligarchia. <292
A consacrare la solennità della manifestazione è prevista una cerimonia commemorativa in onore di S. M. la Regina Margherita di Savoia, prima Regina d’Italia - di cui ricorreva, nel gennaio 1936, il decimo anniversario della morte - la cui icona è oggetto del Premio di scultura. <293
L’intensa prima giornata celebrativa termina con la premiazione dei vincitori seguita dall’esecuzione dei due lavori per il Bimillenario di Augusto, diretti dai rispettivi autori. <294
Prima del concerto, Alfano, presidente della giuria della sezione musica, legge la relazione al fianco dei rappresentanti delle altre categorie Bottai (Autore Straniero), Canonica (Pittura e Scultura), Luzio (Letteratura). <295
Lo Statuto della prima edizione prevede un premio annuo di L. 50.000 da assegnarsi al lavoro musicale di maggior pregio, anche se non rappresentato od eseguito, <296 inedito e di autore italiano [Art. 1 e 2 Bando di Concorso per il Premio 1935 di Musica [ACS PCM 1937-1939 3/2.9 1986/3].
La giuria ha il compito di presentare al Comitato Permanente una terna di nomi, preceduta da una relazione sul concorso, tra i quali quest’ultimo seleziona il vincitore con giudizio definitivo senza possibilità di appello [Art. 5 Bando di Concorso per il Premio 1935 di Musica [ACS PCM 1937-1939 3/2.9 1986/3].
L’opera vincitrice può essere eseguita in prima assoluta presso il Teatro del Casinò Municipale di San Remo ed eventualmente edito e divulgato a cura delle «Edizioni del Comitato Permanente Premi San Remo» [Art. 7 Bando di Concorso per il Premio 1935 di Musica [ACS PCM 1937-1939 3/2.9 1986/3].
Dei due lavori prescelti per la prima edizione, il Poema sinfonico di Savagnone, Augusto, sembra ripercorrere con maggior forza drammatica, attraverso la musica, l’epopea imperialista, non senza richiami nazionalisti e demagogici. Il lavoro, inoltre, risponde perfettamente alle direttive estetiche fasciste attraverso lo sguardo alla tradizione (sinfonia all’Italiana), l’espressione popolare e il riferimento all’attualità, sebbene trasfigurata. Un inno all’imperatore chiude solennemente la composizione: "Il poema Augusto, del Maestro Giuseppe Savagnone, in pura forma di sinfonia all’Italiana, si basa su due temi principali, l’uno grave e religioso, l’altro vivace e guerresco, dai quali scaturisce un inno che chiude la composizione. La parte centrale raffigura una danza della folla in festa; i ritmi di danza si sovrappongono al tema religioso, che risuona come da lontano. Il corteggio di Augusto si avvicina con crescente sonorità, per culminare con l’unione di tutti i temi. Nella ripresa dell’‘allegro’ passano fugacemente immagini di battaglia e scatti di irresistibile forza vittoriosa. Da un’ultima affermazione del tema imperiale, affidato ai soli ottoni, nasce l’inno ad Augusto che, cantato dapprima dai soli archi, viene ripetuto con la massima sonorità da tutta l’orchestra. Sanremo, Teatro Municipale dell’Opera, programma di sala, 10 gennaio 1937". [Cagnoli 1987, p. 134]
Nel 1938 il Premio è ispirato allo sport, un settore fortemente sostenuto dal fascismo. Tre sono le categorie premiate, tra le quali è suddiviso il ricco bottino: «Premi sinfonici», «Composizioni da camera», «Composizioni corali». La Giuria della sezione Musica, composta da Ildebrando Pizzetti, Vincenzo Bellezza e Giuseppe Blanc e da due rappresentanti del CONI, decreta la vittoria ex-equo per Gianandrea Gavazzeni con Ritmi e passaggi di atleti e Carlo Dell’Argine con Vis Virtus per le composizioni sinfoniche; <297 per Franco Margola col Quartetto n. 5 per la musica da camera; per Rodolfo Del Corona con Caccia per la produzione corale <298 [«Il Musicista», febbraio 1940, p. 84].
Per l’ultima edizione, il Concorso abbandona la rigidità tematica e premia «le migliori fra le produzioni nel campo dell’opera lirica, e delle composizioni musicali, sinfoniche o sinfonico-vocali che siano state rappresentate o eseguite per la prima volta nell’ultimo triennio». <299
Il giovane Goffredo Petrassi si aggiudica il Premio Sanremo di Musica del 1939 con Salmo IX (1936), selezionato da Pizzetti, Casella e Zandonai tra cinquantacinque concorrenti [«Il Musicista», febbraio 1940, p. 84]. <300
[NOTE]
271 Recentemente i Premi Sanremo di Arte sono stati oggetto di studio in Lauria 2001 e 2005.
272 Cfr. art. 13 della Convenzione 2 marzo 1932, tra il Comune di San Remo e la Società Anonima Casino Municipale di San Remo custodita presso l’Archivio Centrale di Stato [ACS PCM 1940-41 14.1.404/1]. Secondo l’accordo, il Comune istituisce i Premi utilizzando gli introiti derivati dal canone annuo corrisposto dalla Società esercente, mentre le spese di organizzazione spettano a quest’ultima. In ogni caso, il progetto iniziale, fallito per la mancata approvazione del Capo del Governo, prevedeva la costituzione di un Ente Nazionale per i Premi d’Arte di San Remo con personalità giuridica allo scopo di organizzare le manifestazioni nonché di equiparare l’esperienza sanremese ad altre già esistenti, tra cui la Biennale di Venezia e il Maggio musicale fiorentino. Cfr. richiesta ufficiale di Luigi De Santis al Capo del Governo del 30 giugno 1933 e lettera del MinInt alla PCM del 24 dicembre 1933 [ACS PCM 1940-41 14.1.404/1]; per le motivazioni della mancata approvazione si veda nota della PCM del 6 dicembre 1933 [ACS PCM 1940-41 14.1.404/1].
273 Cfr. Copia del verbale della riunione tra il Podestà di Sanremo e il Presidente della SAIT del 18 aprile 1935 allegato alla lettera del MinInt. alla PCM al del 3 luglio 1935 [ACS PCM 1940-41 14.4.404/1]. L’art. 3 dello Statuto del Comitato Permanente per i Premi San Remo di Letteratura e d’Arte del 1935 recita «Alla erogazione delle somme per i premi provvede il Comune. La Soc. An. Iniziative Turistiche porrà a disposizione del Comitato, per il miglior raggiungimento dei fini previsti nello Statuto, un congruo fondo annuale», [ACS PCM 1937-1939 3/2.9 1986/3].
274 Con eccezione per i Premi di scultura e pittura che sono biennali.
275 Art. 6 dello Statuto del Comitato Permanente per i Premi San Remo di Letteratura e d’Arte dell’anno XIV [ACS PCM 1937-1939 3/2.9 1986/3].
276 Lo stipendio della classe medio-alta era al tempo all’incirca di 200 Lire.
277 Dal 1931 al 1938 si hanno quattro edizioni del Premio Mussolini dell’Accademia d’Italia, ognuna con quattro categorie, corrispondenti alle classi dell’Accademia (scienze fisiche, matematiche e naturali; lettere; arti; scienze morali e storiche), dalle quali la musica è assente. Per maggiori approfondimenti si veda Mazzoni 2006.
278 Il peso dell’organizzazione turistica sulle manifestazioni sanremesi si evince chiaramente anche dalla lettera ufficiale di L. De Santis al Capo del Governo per la richiesta di costituzione dell’Ente Nazionale per i Premi d’Arte di San Remo - non concessa - del 30 giugno 1933 [ACS PCM 1940-41 14.1.404/1].
279 Lettera di C. Formichi a Mussolini del 20 ottobre 1936 [ACS PCM 1937-1939 3/2.9 1986/2].
280 Copia del verbale della riunione tra il Podestà di Sanremo e il Presidente della SAIT del 18 aprile 1935 allegato alla lettera del MinInt. alla PCM del 3 luglio 1935 [ACS PCM 1940-41 12.1.404/1]. Componenti del Comitato per i Premi San Remo di Letteratura e d’Arte sono: il Vice Segretario del PNF, Deputato al Parlamento Adelchi Serena, Alessandro Pavolini, Nicola De Pirro, Cornelio di Marzio, il Podestà di Sanremo Giovanni Guidi e il Presidente della SAIT Angelo Belloni, nel ruolo di segretario [Lettera di Formichi a Mussolini del 25 sett. 1935, ACS PCM 1937-1939 3/2.9 1986/2].
281 Cfr. Statuto del Comitato Permanente per i Premi San Remo di Letteratura e d’Arte dell’anno XIV [ACS PCM 1937-1939 3/2.9 1986/3].
282 Luigi De Santis, abile imprenditore animato da uno «spirito, quasi, di un mecenate rinascimentale [...] trasformò, in quegli anni, il Casinò Municipale di Sanremo in uno dei poli culturali di maggior prestigio» [Monticone 2005, pp. 48-49], nella convinzione che «Bisogna conferire nobiltà alle fonti stesse del guadagno» [De Santis, in Lauria 2005, p. 87]. L’organizzazione di attività culturali all’interno della struttura della casa da gioco è in ogni caso presupposto imprescindibile per lo stesso Casinò, imposto dalla normativa di legge che disciplina il regolamento delle case da gioco. Con lo stesso spirito nasce anche il Festival di Sanremo negli anni Cinquanta. Vale la pena rilevare, offrendo uno spaccato della vita sociale dell’alta borghesia italiana e straniera degli anni Trenta, che le attività culturali servivano anche da intrattenimento per le signore in attesa dei mariti dediti al gioco d’azzardo
[Monticone 2005].
283 Cfr. Cap. III, in particolare i paragrafi 3 e 6, quest’ultimo focalizzato sul Teatro Uaddan di Tripoli, ispirato proprio al modello sanremese.
284 Numerose sono le iniziative di alto livello sorte per interessamento del gestore partenopeo in ambito musicale, oltre che letterario, teatrale e artistico. Tra le più rilevanti, l’impulso alle attività del Teatro del Casinò con i concerti sinfonici diretti da noti maestri (Votto, Zandonai, Vitale, Schalk, Bernstein), il sostegno al Quartetto di Sanremo (A. Ferraresi, C. Rampi, E. Micelli, R. Scarpa), la stagione lirica con prime esecuzioni di opere di Mascagni (La Pinotta, 1932), Lorenzo Perosi (Il sogno interpretato, 1937), Gian Carlo Menotti (L’Amelia al ballo, 1938) e rappresentazioni di lavori recenti, come quelli di Malipiero (Il Finto Arlecchino, 1933), Pick-Mangiagalli (L’Ospite Inatteso, 1934), Alfano (L’ultimo Lord, 1931), spesso diretti dagli stessi autori; infine, si deve all’iniziativa di De Santis, l’organizzazione di un’edizione del Festival della Canzone Partenopea (1932) [Monticone - Ruscigni 2005, p. 152].
285 Cfr. richiesta ufficiale di L. De Santis al Capo del Governo del 30 giugno 1933 per la costituzione dell’Ente Premi San Remo [ACS PCM 1940-41 14.1.404/1].
286 Come emerge dalla lettera del Prefetto di Imperia alla PCM del 28 novembre 1933, a causa di inadempienze da parte del Municipio, la prima edizione dei Premi slitta dal 1933 al 1935 [ACS PCM 1940-41 14.1.404/1].
287 Il Duce «annuncia per la prima volta che l’Italia sarà imperiale» nel 1925, nell’ambito dei programmi e progetti di aggressione nei confronti dell’Etiopia [De Boca 2001, p. 128]. Da quel momento i miti dell’Impero e della romanità, iniziamo a circolare sempre più massicciamente nei mass media e si riflettono nella produzione culturale. Nel 1935 si celebra in Italia il bimillenario dell’Imperatore Augusto, assurto a simbolo della grandezza imperiale di Roma, dunque vessillo del «ritorno dell’Impero sui colli fatali di Roma», per citare la formula del Duce.
288 Sulle riviste si trovano diciture diverse per il tema del Premio Sanremo del 1937: Poema sinfonico ispirato al nuovo Impero italiano/ ‘Nuovo Impero di Roma’.
289 L’esito negativo anche per i Premi di pittura e letteratura italiana del 1935. Per il Presidente del Comitato i risultati delle competizioni avrebbero dovuto stimolare una modifica dello Statuto e dei Bandi. Cfr. lettera di C. Formichi a Mussolini dell’8 genn. 1937 [ACS PCM 1937-1939 3/2.9 1986/3]
290 Lettera di C. Formichi a Mussolini dell’8 genn. 1937 [ACS PCM 1937-1939 3/2.9 1986/3]. La somma residua del Premio, 20.000 lire, viene versata al Sindacato Nazionale Musicisti.
291 Dante Alderighi (Taranto 1898 - 1968), pianista e compositore romano di origine tarantina.
292 La manifestazione, che avrebbe dovuto svolgersi l’anno precedente, ha subito ritardi dovuti all’esito non convincente dei bozzetti presentati in primo appello per il Premio di scultura. Anche in secondo appello i giudizi della critica e del pubblico, oltre che della giuria, sono sfavorevoli tanto da portare il Prefetto di Imperia ad opporsi all’invito a presiedere la premiazione, in rappresentanza del Re, al Principe di Piemonte come richiesto da Formichi [lettera della Prefettura di Imperia alla PCM dell’8 marzo 1936 in ACS PCM 1937-1939 3/2.9 1986/2]. Il ricorso al secondo grado si verifica anche per i Premi di pittura e scultura dell'anno successivo [ACS PCM 1937-1939 3/2.9 1986/3].
293 Un bozzetto per un monumento marmoreo in onore della Regina di Savoia da innalzare a Bordighera, città di soggiorno e dove si spense l’Augusta Sovrana, è il tema del Premio di scultura del 1935. Il 5 gennaio 1936 ricorreva il decimo anniversario della morte della Regina.
294 Dante Alderighi sceglie di affidare l’esecuzione della sua Ouverture breve a Willy Ferrero [Foresio 2000, p. 63].
295 [ACS PCM 1937-1939 3/2.9 1986/2 - Appunto per il Duce e Programma PCM 17 nov 1935]
296 Cfr. Art. 5.3 dello Statuto del Comitato Permanente per i Premi San Remo di Letteratura e d’Arte dell’anno XIV [ACS PCM 1937-1939 3/2.9 1986/3].
297 I partecipanti sono ventisette [MU febbraio 1940, p. 84].
298 Trentuno i concorrenti per i lavori corali [MU febbraio 1940, p. 84].
299 L’ammontare dei premi è così ripartito: per l’opera lirica, I premio L. 25.000, II premio L. 15.000; per la composizione sinfonica I premio L. 6.000, II premio L. 4.000, questi ultimi riunibili in uno [MU febbraio 1940, p. 84].
300 É curioso notare che l’opera di Petrassi nasce proprio nell’atmosfera del gioco d’azzardo, ma intorno ad un altro polo, quello veneziano: «Ho scritto la mia musica più austera nel periodo in cui ho fatto, relativamente, la vita più dissipata. È stato a Venezia negli anni dal ’38 al ’40. Il giorno lavoravo; la sera mi mettevo al tavolino con Massimo Bontempelli, Paolo Masino e Nino Sanzogno, che allora dirigeva l’orchestra della Fenice, e giocavamo a poker, forte, per tutta la notte. [...] Qualche notte, per cambiare, la passavo al Casinò e anche lì naturalmente continuavo a perdere. La mattina dormivo: Il pomeriggio mi mettevo a lavorare con la testa ancora pesante e la bocca amara di sigarette. Così sono nati il Salmo IX, il Magnificat e tante musiche corali e religiose.» [Petrassi 2007, p. 116]. Inoltre, il lavoro premiato a Sanremo è permeato dal clima politico del tempo: «[...] quello del Salmo IX non era un testo qualunque: già nella scelta si riflettevano i sentimenti che muovevano il mio animo e che trovavano rispondenza nel clima politico-sociale che si respirava in quel momento. Questo Salmo voleva, in certo senso, rendere testimonianza di quella monumentalità fittizia che si presentava allora ai nostri occhi di grandi ingenui» [Petrassi 2007, p. 132].
Isabella Abbonizio, Musica e colonialismo nell'Italia fascista (1922-1943), Tesi di Dottorato, Università degli Studi di Roma "Tor Vergata", Anno accademico 2008-2009 


[...]
Data di pubblicazione: luglio 2015
I Premi Sanremo, istituiti nella cittadina ligure dal 1935 al 1940, ben rappresentano il clima culturale dell’epoca.
All’iniziativa presero parte personaggi quali Achille Starace e Giuseppe Bottai, ma anche Massimo Bontempelli, Antonio Maraini, Filippo Tommaso Marinetti e molti altri.
I Premi Sanremo si imposero come un’occasione in cui convergevano mondanità, cultura e soprattutto arte. In soli cinque anni parteciparono alle diverse sezioni del concorso poco meno di tremila opere, provenienti dall’Italia e da quasi tutti i paesi europei, persino dal Giappone.
La ricostruzione delle vicende legate al premio offre un inedito spaccato della cultura italiana degli anni Trenta, approfondendo quel “sistema dei premi” che ricoprì un ruolo fondamentale anche a livello internazionale, in quanto momento di incontro tra le diverse tendenze del tempo.
Redazione, Daniela Lauria, I Premi Sanremo d'arte e letteratura (1935-1940), Giorgio Pozzi Editore

I. 11. (Tit. est.) Corrispondenza 1936
Fasc. cart. di cm 25×35; cc. 22 + 5; leg. cartoncino.
Contiene la corrispondenza di G. Vagnetti da gennaio a dicembre 1936:
[...]
3 lettera di Silvio Gabbrielli, ms., c.i. “Comitato per i Premi San Remo di Letteratura e d'Arte”; San Remo, 12 febbraio 1936; 3pp. su 2cc. + 1 busta, Ventimiglia-Firenze, 13-14 febbraio 1936
4 lettera del Comitato Permanente per i Premi San Remo di Letteratura e d'Arte siglata dal Presidente della commissione organizzatrice per le esposizioni di pittura e scultura P. Ruggeri Laderchi, ds., c.i.; San Remo, 9 [?] maggio 1936; 2pp. su 1c.
[...]
10 lettera del Comitato Permanente per i Premi San Remo di Letteratura e d'Arte siglata da Silvio Gabbrielli, ds., c.i.; San Remo, 25 settembre 1936; 1p.
11 lettera del Comitato Permanente per i Premi San Remo di Letteratura e d'Arte siglata da Silvio Gabbrielli, ds., c.i.; in calce note mss. di Gabbrielli; San Remo, 28 settembre 1936; 1p.
[...]
I. 12.(Tit. est.) Corrispondenza 1937
Fasc. cart. di cm 25×35; cc. 19 + 4; leg. cartoncino.
Contiene la corrispondenza di G. Vagnetti da gennaio a ottobre 1937:
[...]
2 lettera del Comitato Permanente per i Premi San Remo di Letteratura e d'Arte, circolare; San Remo, 11 gennaio 1937; 1p.
(a cura di) Martina Moretti, Fondo Gianni Vagnetti, Archivio Contemporaneo "Alessandro Bonsanti", Gabinetto G.P. Vieusseux, Firenze, 2014/2015

giovedì 16 settembre 2021

Una ‘presenza’ che arricchisce una realtà culturale e artistica spesso asfittica e conservatrice

Villa Faravelli ad Imperia - Fonte: neldeliriononeromaisola

Fonte: neldeliriononeromaisola

Carin Grudda, Ballerina, Villa Faravelli - Fonte: neldeliriononeromaisola

Situata tra Porto Maurizio e Oneglia, circondata da un ampio parco di oltre 5.000 mq che si affaccia sul nuovo porto di Imperia, Villa Faravelli è un gioiello dell’architettura degli anni ’30, costruito per volere dell’industriale Umberto Faravelli, su progetto dell’Ing. Francesco Muratorio: l’edificio combina influssi razionalisti e del novecento piacentiniano, assieme a spunti di gusto neorinascimentale che caratterizzano il loggiato d’ingresso e parte delle bucature. Gli ambienti espositivi si articolano su due livelli serviti da un corpo scale illuminato da una vetrata. L’organizzazione degli spazi ha rispettato la disposizione dell’originaria residenza, così come gli elementi quali tappezzerie e arredi architettonici, ripristinati con spirito filologico. Dopo il restauro e il recupero funzionale, che hanno restituito alla dimora il suo prestigio, quest’ultima riapre al pubblico nel maggio 2005 in occasione della mostra dedicata a George Baselitz. Negli anni a seguire è cornice di alcuni eventi culturali e musicali.
Da febbraio 2016, Villa Faravelli ospita la Collezione Lino Invernizzi e diviene sede del MACI - Museo di Arte Contemporanea di Imperia - patrimonio storico e culturale nonché fiore all’ occhiello della città. Viale Giacomo Matteotti 151, 18100 Imperia.
 

Fonte: neldeliriononeromaisola

Fonte: neldeliriononeromaisola

Opera di Umberto Mastroianni, Il Ritratto, 1939, a Villa Faravelli - Fonte: neldeliriononeromaisola

Un altro lavoro di Carin Grudda a Villa Faravelli, MACI - Fonte: neldeliriononeromaisola

[...] Il MACI - Museo di Arte Contemporanea di Imperia - si sviluppa nella sede espositiva di Villa Faravelli ed ospita la collezione di arte contemporanea dell’architetto genovese Lino Invernizzi, lascito alla città della vedova Maria Teresa Danè.


Opere di Lucio Fontana al MACI - Fonte: neldeliriononeromaisola

Luca Saini al MACI - Fonte: neldeliriononeromaisola

Fonte: neldeliriononeromaisola

Fonte: neldeliriononeromaisola

Fonte: neldeliriononeromaisola

La Collezione Lino Invernizzi annovera opere di alcuni protagonisti dell’arte italiana ed internazionale del secondo dopoguerra, significativa testimonianza circa l’evoluzione artistica, nazionale ed internazionale, che ha animato la seconda metà del Novecento.
Nelle sale del primo piano della villa, si possono ammirare opere di Frank Kupka, esponente del cubofuturismo russo, di Robert e Sonia Delaunay, rappresentanti del cubismo orfico ed ancora di Serge Poliakoff, Joseph Albers, Max Bill, Victor Vasarely. Sono presenti anche astrattisti italiani oggi riconosciuti  in tutto il mondo, come Lucio Fontana con i suoi celebri “tagli”, Marino Marini con Cavallo e Cavaliere, Piero Dorazio e Mario Radice. [...]
COMMENTI:
nemo [Giorgio Loreti] scrive:    
10 Luglio 2018 alle 09:17
Il MACI è un’Istituzione che parrebbe un ‘miracolo’ (cosa abbiamo fatto per meritarcelo?) per il Ponente ligure e per la Città di Imperia. Prezioso per le straordinarie opere d’arte esposte, per l’ottimo allestimento, per il giardino e la villa in cui è allocato, per la disponibilità e la preparazione di chi vi si dedica. Una ‘presenza’ che arricchisce una realtà culturale e artistica spesso asfittica e conservatrice. Come non ricordare la felice sorpresa del pittore Enzo Maiolino quando, nell’ultimo anno della sua esistenza (2016), visitò il Museo. Sapranno apprezzarlo con altrettanta sensibilità e attenzione i ‘ponentini’ e gli ospiti? Augurio e speranza.
Chiara Salvini, Villa Faravelli ad Imperia..., neldeliriononeromaisola, 10 Luglio 2018

sabato 4 settembre 2021

C'era una volta a Sanremo un Torneo di Scopone


Sono le 9 e mezza, le nove e mezza di sera, e Pietro Mascagni è seduto a tavola; una tavola rotonda sistemata in una angolo del ristorante del Casinò Municipale di Sanremo. Insieme con lui, la moglie, Lina, il poeta Targioni Tozzetti, il giornalista Luigi Chiarelli e pochissimi altri amici. (foto n.1)
A chi gli chiede se a quell'ora stia consumando il pranzo o la cena il maestro risponde a voce alta e senza curarsi troppo della diplomazia: "Questa è la mia prima colazione. Ho lavorato tutto il pomeriggio e mangio per la prima volta. Per il pranzo se ne parla alle due dopo la mezzanotte".
Nella camera d'albergo come sua abitudine si era fatto portare un pianoforte e da mezzogiorno alle sette aveva lavorato. Dalla sua finestra entrava il profumo dei fiori ubriachi di sole, del sole d'aprile, portato su dall'immenso respiro del mare.
Con se aveva in tasca un mazzo di carte napoletane , quelle con le quali amava giocare a scopone scientifico, gioco per il quale provava una passione straordinaria.
[...] Siamo nel mese di aprile del 1933, l'anno XI dell'era fascista, quella creata dal fascismo, adottando come data di inizio quella del giorno successivo alla marcia su Roma.
Il 16 gennaio 1935 verrà finalmente rappresentata alla Scala di Milano 'Nerone', l'ultima sua opera, col libretto di Targioni-Tozzetti, composta in parte nella città dei fiori.
Il livornese Pietro Mascagni, musicista di successo, direttore d'orchestra e compositore di musiche per il cinema, personaggio di grande notorietà internazionale, amava Sanremo ed il suo Casinò.
 


Nel dicembre del 1936, anno XV dell'era fascista, il Casinò Municipale, su suo suggerimento, ha promosso il primo torneo nazionale di Scopone scientifico, di cui nella foto numero 5 potete ammirare il manifesto e nella n. 6 tutti i premiati.
[...] Il primo torneo ebbe un grande successo. Mascagni partecipò sia come giocatore che come ospite d'onore alla manifestazione.
Il Casinò Municipale per l'occasione pubblicò una riedizione memorabile e di grande successo del manuale Le de jocare e pavare o scopone lo mediatore e tressette dello sio Chitarrella. Chi è Chitarella? Non si sa bene, forse un prete napoletano, forse un monaco domenicano, cui è attribuita la pubblicazione nel 1750 di un trattato con le regole dello Scopone, che rappresenta ancora oggi il riferimento normativo più valido e autorevole per lo Scopone. Ma sulla reale esistenza del Chitarella e della sua pubblicazione mancano tuttora prove certe, e avanza il sospetto che la riedizione fatta dal Casinò in occasione del torneo potrebbe in realtà essere stata la prima edizione del manuale.
Aggiunge Rinaldo Boscetto, sempre sulle colonne dell'Eco della Riviera: un giuoco ritenuto degno soltanto di frequentatori di bettole è stato invece portato sui tavoli eleganti del massimo locale cittadino, col plauso di tutta la stampa italiana e sta facendo vivere giornate di intensa emozione a quanti sono accorsi richiamati dalla vastissima eco del torneo".
Ai più giovani lo scopone scientifico non provocherà particolari ricordi: è il titolo di un film del 1972 diretto da Luigi Comencini con Alberto Sordi, Silvana Mangano e due mostri sacri del cinema americano: Joseph Cotten e Bette Davis. Evoca anche l'indimenticabile immagine del Presidente Pertini che nel 1982 lo gioca sull'aereo con i vincitori del titolo di campioni del mondo di calcio o le leggendarie partite di Faber con Guccini.
Nel 1938, aderendo alle numerose richieste che arrivavano da ogni parte d'Italia, il Casinò Municipale decise di promuovere la seconda edizione del torneo. Mascagni nonostante i numerosi impegni internazionali trovò il tempo per partecipare sia all'inaugurazione del torneo sia per tornare per la serata finale e della premiazione. Al suo arrivo in stazione per l'apertura del torneo, trova ad accoglierlo una cinquantina di signore e signorine, che gli offrono mazzi di fiori, insieme a molti giocatori ed alle autorità cittadine, che lo accompagnano in corteo festoso fino all'hotel Miramare.
 



La seconda edizione del torneo, che può contare su un monte premi pazzesco, di 300.000 lire, tre volte maggiore di quello già importante della prima edizione fissato in sole 100.000 lire, ottiene un grande successo di pubblico e partecipanti. Nella foto n.11 potete vedere Pietro Mascagni il giorno dell'inaugurazione e nella n. 12 la cartolina stampata per l'occasione dal Casinò.
I numeri riportati dalle cronache sono chiari: 710 partecipanti iscritti, 3026 partite giocate, oltre 2000 mazzi di carte impiegati, 54.548 punti totalizzati.
Al termine del torneo, durante la premiazione, Mascagni tiene un breve discorso interrotto più volte da applausi vivissimi e coronato al termine da una ovazione affettuosa come scrive ancora Rinaldo Boschetto sulle pagine dell'Eco del dicembre 1938, sottolineando come il fanatismo degli scoponisti (gli amanti dello scopone) sia pari o maggiore di quello dei tifosi del calcio, che desiderano sempre parlarne e sentirne parlare il più possibile. I giornali e le riviste locali e nazionali, infatti, avevano inviato numerosi giornalisti a seguire tutte le fasi dei tornei di scopone, e pubblicato con grande risalto i resoconti delle partite, i punteggi e le classifiche. 




Nelle foto dalla numero 13 alla fine potete vedere le immagini delle premiazioni.
La rilettura di questi articoli rappresenta ancora oggi una grande emozione, che ho provato grazie ad Alfredo, guardando le sue meravigliose fotografie e leggendo alcuni articoli dei giornali dell'epoca, che ha conservato gelosamente nel suo prezioso archivio.
Le stesse emozioni saranno sicuramente trasmesse dal dedicato a questo bellissimo gioco cui sta lavorando da tempo il dott. Sergio A. Bonanni insieme ad altri appassionati studiosi della materia. [...]
Claudio Porchia, Casinò: Mascagni premia i vincitori del torneo di scopone, Sanremo.news, 5 settembre 2009



Alla fine dello stesso 1936 si verifica un avvenimento importante per la storia dello scopone: a Sanremo si svolge il Primo Torneo Nazionale. Dell’occasione ci resta un’opuscolo: Casino Municipale, Società Anonima Iniziative Turistiche, 1-12 Dicembre XV 1° Torneo Nazionale dello Scopone San Remo 100.000 lire di premi - Regolamento, 20 p. In quarta di copertina si legge: Ind. Graf. N.Moneta, Via Marco Aurelio 6 Milano, mentre nell’ultima pagina del testo: Tip. S.A. Giacomo Gandolfi, Via Roma, 18 San Remo - 1936 XIV. Il Regolamento contiene le regole di gioco, l’elenco dei vari tipi di torneo ed i rispettivi premi. (16)
16. A noi interessa che: “A tutti i partecipanti sarà consegnata come ricordo del Torneo l’edizione speciale delle: Revole de jocare e pavare o scopone lo mediatore e tressette dello sio Chitarrella.” Si tratta probabilmente di un’opera stampata per la prima volta nel 1932 e ristampata poi nel 1960. La sua importanza è che fra le numerose riedizioni delle regole di Chitarrella sarebbe la prima a contenere quelle sullo scopone, generando facili sospetti su una compilazione maccheronica di apparenza antica ma in effetti approntata solo negli anni Trenta di questo secolo.
Franco Pratesi, Scopone italianissimo


Nel dicembre 1936 si tiene a Sanremo il primo torneo di Scopone con 100.000 (centomila !) lire di premi !
In tale periodo, sfruttando l'evento,  il nostro Toddi si diletta di scrivere un Atto di nascita dello Scopone, via di mezzo tra l'erudito ed il fantastico; molto grazioso nel suo incedere tra semi di carte, battaglie finte e reali, episodi leggendari e storici.
Egli quasi suppone che gli Spagnoli, i conquistatori del Messico, abbiano portato in America il gioco delle carte e, tra esse infila anche lo  Scopone. Per la verità la tesi non regge dal punto di vista documentale e storico, pigliamola come una provocazione.
[...] Se desiderate altri, molti, particolari sul Torneo di Sanremo 1936, con tanto di cronache e foto, potete trovarli sul libro La Storia dello Scopone: leggende e realtà.
Non solo di quello del 1936 si tratta ma anche del successivo del 1938 e ... va be' scopritelo da soli, il documento relativo all'Indice è disponibile.
Redazione, L'atto di nascita dello Scopone, F.I.G.S. Federazione Italiana Gioco Scopone, 15 maggio 014



Assiduo frequentatore della “corte” di De Santis, gestore del Casinò di Sanremo e di Villa d’Este nei primi anni 30 del secolo scorso, il Maestro e compositore Pietro Mascagni, continuò, anche nella quiete della Riviera, ad essere impegnato, sia nella sua veste ufficiale di artista che in quella del vacanziere dedito ad interminabili partite di scopone scientifico con collaboratori musicali, ed alti dirigenti della Casa da Gioco.
Memorabile, a questo titolo, è il Torneo nazionale di Scopone, organizzato nel 1938 nella sala comune sgomberata delle roulette, e sponsorizzato anche nella pubblicità, dalla vasta fama del grande musicista toscano.       
La manifestazione ebbe un successo insperato, in particolare nella seconda edizione, grazie anche al Premio, cospicuo per l’epoca in cui il paradiso economico erano le mille lire al mese.
Redazione, Torneo di Scopone 1938-39,  Archivio Foto Moreschi
 
Martini tra le varie notizie riporta alcuni eventi curiosi, anche di cronaca nera, provenienti dall’estero. Il confine tra realtà e finzione non è chiaro, i fatti potrebbero essere di pura invenzione, o veri solo per lo spunto iniziale.
[...] Ma «Giramondo» si interessa anche di un torneo di scopone organizzato al Casinò di San Remo <1032 o dell’anziano miliardario Rockfeller che «numera le ore precipitose e fugaci che lo avvicinano alla tomba […] e i dollari lasciati alle spalle ripiglieranno il loro giro, senza ricordo alcuno del padrone sepolto» <1033.
[NOTE]
1032 Il Giramondo, Elogio dello scopone, in Il mondo in giro [rubrica], in «Giornale di Genova», 20 settembre 1936, p. 3.
1033 Il Giramondo, Mida moderno, in Il mondo in giro [rubrica], in «Giornale di Genova», 2 ottobre 1936, p. 3.
Stefano Giordanelli, Mario Maria Martini, Tesi di dottorato, Università degli Studi di Genova, 2011