martedì 31 marzo 2026

Da una tesi di laurea circa il turismo sostenibile nell'entroterra imperiese


Dal punto di vista morfologico l’ambito è costituito in parte da porzioni medie-alte dei bacini versanti nel mar Ligure costituiti dai vari torrenti (Bevera, Media Val Roja, Barbaira, Argentina, Prino, Impero, Arroscia, Pennavaire e il Nervia) e in parte, nella parte alta, dalla Valle Tanarello appartenente al bacino del Po. Nel complesso è presente un acclività accentuata dove le uniche zone pianeggianti si individuano nella media e bassa Valle Arroscia. Le zone individuate per la geosità sono i monti Pietravecchia e Toraggio, le cascate del Torrente Arroscia e infine il complesso carsico della gola delle Fascette (tutti facente parte del Parco regionale delle Alpi Liguri). In particolare, analizzando i sub ambiti selezionati, la Media Val Nervia (sub ambito 4) è costituita da un territorio delimitato prevalentemente da crinali di cui il maggiore, per ampiezza, è quello del torrente Nervia, dal quale prende il nome la vallata stessa circondato da valli confluenti molto più incise formate dai rii Bonda, Vetta e Merdanzo. Il sub-ambito 7, formato dalla Media Valle Argentina, è un sistema di valli formato dall’andamento tortuoso del torrente Argentina e dalle valli confluenti dei torrenti Oxentina e Carpasina. Il sub-ambito 11, Valle Prino, è costituito da un sistema vallivo torrentizio delimitato a nord dal crinale di collegamento dei Monti Prati e Faudo e dai crinali degli stessi monti che degradano in direzione del mare. Infine, il sub-ambito 12, Valle Impero, è costituito da una vallata delimitata da crinali prevalenti i quali sono caratterizzati nella parte prossima vicina al mare da ampie piane alluvionali mentre nella parte a monte da versanti di ridotta acclività.
[...] Attualmente dal punto di vista del governo del territorio in provincia di Imperia vige il Piano Territoriale di Coordinamento Provinciale <6 approvato con Deliberazione del Consiglio Provinciale n.79 del 25/11/2009. Il Piano vuole essere sia un piano tecnico, sia metodologico, ma sopratutto politico in quanto deve avere valide ragioni per poter essere messo in atto e degli obbiettivi ben saldi su cui puntare: infatti deve dare delle chiare linee guida su ciò che si può fare. È necessario che rivolga le proprie risorse ai comuni, i quali delineano delle specifiche indicazioni e le aspettative considerate più valide e sostenibili così da farle proprie e inserirle nei propri atti di pianificazione in modo che siano conformi alla scala sul quale si intende operare. Quindi per poter redigere un piano completo ed esaustivo è necessario operare su tre livelli: il primo viene definito come quadro fondativo in cui si analizzano le varie componenti che caratterizzano la natura del territorio (l’ambiente naturale, le attività dell’agricoltura, l’ambiente urbano e costruito, la mobilità, i servizi offerti, le attività produttive e il settore turistico). Il secondo punto è il documento per cui si esplicitano quelli che sono gli obbiettivi da perseguire sempre tenendo conto di una struttura di obbiettivi generali e non negoziabili perchè considerati essenziali per le condizioni basilari dello sviluppo sostenibile del luogo e sono: la sicurezza, l’accessibilità, l’identità culturale e storica, la tutela della biodiversità e per i servizi basilari per la popolazione. Infine il terzo livello viene definito come la struttura del Piano, che si basa su tutti gli studi fatti in precedenza esplicitando quelle che sono le linee di intervento e il punto a cui si intende arrivare. In questo quadro, quindi, si delineano degli obbiettivi specifici per ogni assetto fondamentale e una relativa macroproposta la quale si articola in altre proposte più specifiche.
[...] Visto che i comuni dell’ambito appartengono tutti all’entroterra definito montano e nel PTC si ritrova una misura specifica che coinvolge questo ambito con quello del turismo (altro elemento centrale sin ora analizzato) si ritiene necessario porre particoare attenzione a questo focus e capire quali siano le intenzioni della Provincia di Imperia in merito a tale tematica. Si propone un programma integrato di iniziative che coinvolgano il territorio interno della provincia secondo cinque settori, quali le infrastrutture e i servizi di base, il turismo culturale, naturalistico, sportivo, legato alle produzioni agricole. In base a questi punti è stato elaborato un piano che deve tener conto dello stato attuale e delle vocazioni del territorio proponendo azioni che tengano sempre in cosiderazione le tematiche che si legano allo sviluppo sostenibile. Priorità devono essere la riqualificazione del comparto turistico, delle [...] Per quanto riguarda i piani urbanistici comunali si prende come strumento iniziale e di comparazione il PTC della Provincia di Imperia, analizzato in precedenza, e si osserva la sezione governo del territorio di ogni comune dell’ambito per osservare se questi siano presenti e siano aggiornati. Quando si tratta l’argomento dei progetti della Provincia di Imperia è fondamentale porre al centro dell’attenzione l’associazione che controlla e milita sul territorio, ovvero il GAL della Riviera dei Fiori, in quanto opera per valorizzare il territorio e coordina sia soggetti privati che pubblici. GAL è l’acronimo di Gruppo di azione locale (costituito nel 2008) ed è un organismo che unisce soggetti pubblici (8) e privati (10) con lo scopo principale di favorire lo sviluppo economico, sociale e culturale di un’area rurale. Il GAL della Riviera dei Fiori ha come territorio di competenza le aree interne dell’imperiese e attualmente è alla sua seconda programmazione.
[...] Obiettivo principale del Gal è quello di divulgare e attuale la Strategia di Sviluppo Locale (SSL). Il GAL Riviera dei Fiori, nell’ambito della programmazione PSR 2014-2020, ha elaborato la propria SSL “Terra della Taggiasca: le vie dei sapori, dei colori e della cucina bianca”, che scaturisce da un’analisi approfondita del territorio in cui opera, cercando di offrire nuove potenzialità di sviluppo e innovazione. La SSL si sviluppa in concreto con l’attuazione di bandi principalmente su tre diversi ambiti di intervento: sviluppo e innovazione delle filiere, turismo sostenibile e accesso ai servizi pubblici essenziali. L’idea di base della SSL è riunire quanto più possibile gli attori operanti sul territorio, con la convinzione che i risultati si ottengono facendo rete. Gli obiettivi da raggiungere sono: favorire lo sviluppo di un mercato locale sostenuto dal turismo, principalmente attraverso la valorizzazione enogastronomica dei prodotti agricoli; sviluppare una progettualità integrata tra i diversi settori (agricoltura, turismo, ecc.) e i diversi territori; sviluppare il turismo outdoor dell’entroterra attraverso nuove formule di gestione dei percorsi; sviluppare nuove attività finalizzate all’inclusione sociale della popolazione anziana dei borghi rurali, attraverso pratiche di agricoltura sociale e il sostegno alla cooperazione di comunità, telemedicina e servizi sociali e incentivare la formazione di servizi a favore della mobilità, servizi per ragazzi in età scolare, infrastrutturazione della rete a banda larga ecc <11.
Ultimo passo fondamentale fatto dal GAL per la valorizzazione del territorio unendo più soggetti insieme è l’approvazione del 18 marzo 2021 da parte della Regione Liguria circa le modifiche della SSL “Terra della Taggiasca: le Vie dei Sapori, del Colori e della Cucina Bianca del GAL Riviera dei Fiori” <14 che ha deciso di puntare essenzialmente su tre aspetti fondamentali che si sono già precedentemente riscontrati nelle politiche regionali come lo sviluppo e innovazione delle filiere produttive e dei servizi per la popolazione residente in aree rurali, il tutto puntando sul turismo sostenibile, da cui poi si individuano obiettivi specifici e linee di azioni.
[NOTE]
6. https://www.provincia.imperia.it/attivita/territorio-pianificazione/ptc
11. http://www.galrivieradeifiori.it/wp-content/uploads/2017/10/brochure-sito.pdf
14. http://www.galrivieradeifiori.it/wp-content/uploads/2018/04/SSL-RIMODULATA_vdef_18_03_2021_approvata.pdf
Erica Caridi, Il turismo sostenibile e i processi di valorizzazione multiscala: una proposta per i territori dell’oliva taggiasca nell’entroterra dell’estremo ponente ligure, Tesi di laurea, Politecnico di Torino, Anno accademico 2020-2021 

domenica 22 marzo 2026

Un'atmosfera felliniana permeava tutta Ventimiglia

Ventimiglia (IM): Piazza della Libertà (Piazza del Municipio)

Ventimiglia agli albori degli anni '60 era una ridente cittadina, piena di vita e caratterizzata al contempo da un fascino particolare. Millenni di storia caratterizzavano il suo passato e la rendevano un centro turistico particolarmente apprezzato dai nordeuropei. La floricoltura, all'apice della sua attività, garantiva una solidità economica che poche altre città liguri possedevano; il clima particolarmente mite e generoso per quasi la totalità dell'anno favoriva una vita sociale molto sviluppata. 
Al contrario di oggi alla sera era molto piacevole uscire di casa per incontrare gli amici, fare semplicemente una passeggiata oppure gustarsi una rappresentazione teatrale o un buon film. Oltre al cinema-teatro Comunale, che alternava ai migliori spettacoli di rivista, operetta ed opere allora sulla piazza, la proiezione delle pellicole del momento, erano attive anche altre due sale cinematografiche che sapevano attirare l'attenzione dei più fanatici cinefili locali. I migliori attori di prosa e di varietà, così come i miglior cantanti lirici dell'epoca, hanno calcato le scene del nostro teatro e numerosi sono i nostri giovani di allora che possono vantarsi di essere stati reclutati come comparse per lavorare accanto a loro nelle rappresentazioni che venivano inscenate sul nostro palcoscenico. Io stesso posso vantare come mio debutto teatrale l'aver impersonato, a soli quattro anni di età, uno dei due paggi del duca di Mantova in una trascinante rappresentazione del Rigoletto di Verdi interpretata da Bergonzi, il grande tenore allora in auge e nel pieno della sua fulgida carriera. 
Numerosi bar erano aperti alla sera e non mancavano le consuete gare di "belotta", caratterizzate da premi di valore, che contrapponevano i loro avventori ad un nutrito numero di appassionati di questo particolare gioco di carte, i quali accorrevano dalle frazioni e dalla vicina Francia pur di partecipare alle accese disfide in programma. Molti ristoranti tipici, le prime pizzerie e locali di ogni genere contribuivano a far distrarre i turisti in visita alla nostra città e per chi voleva fare le ore piccole era in attività anche un night-club nella zona di Nervia. 
Le associazioni sportive contribuivano a movimentare la vita notturna con accesi tornei di calcio effettuati su un improvvisato campo disegnato sotto la passerella del fiume Roja, gare di pallone elastico o di pallacanestro sulla piazza del municipio, interminabili competizioni di bocce all'allora bocciofila ubicata in via Fondega. Personalmente ricordo di avere accompagnato innumerevoli volte mio nonno, che allora era il capo della mitica congrega degli "Avvoltoi", a parteciparvi. Gli "Avvoltoi" erano un'accanita squadra di esperti ed anziani bocciofili, che, con spirito gioviale, quando non partecipavano con successo a qualche competizione, sfidavano all'ultima boccia le improvvisate formazioni di qualche malcapitato turista o chiunque altro che si volesse vantare di averli contrastati: i perdenti non solo dovevano pagare da bere, ma erano anche costretti a baciare, fra le risate degli astanti, le voluminose forme posteriori della Fanny (si trattava di una pezza di tessuto giallo, del tipo di quello usato per pulire le bocce, su cui era stampata una riga verticale nera: appoggiata sopra ad una boccia dava l'esatta impressione di un formoso fondoschiena femminile). La piazza del municipio era utilizzata non solo per spettacoli sportivi e attrazioni acrobatiche, ma teatrini di marionette si alternavano ai baracconi da fiera che venivano spesso ospitati in questa struttura. Un palco montato nei giardini pubblici ospitava i concerti della banda municipale e le esibizioni della corale cittadina, mentre il mercato dei fiori veniva spesso utilizzato come sede per feste danzanti. 
La floricoltura era l'attività trainante dell'economia e trovava la sua massima espressione nella "Battaglia di Fiori", festa trascinante, riproposta ogni anno la prima domenica di giugno ed ampiamente attesa da tutta la popolazione cittadina, che vi partecipava con passione. 
La cultura locale contribuiva non poco al fermento cittadino, commedie e canzoni dialettali fiorivano assieme ad iniziative di ogni genere. 
Le spiagge erano generalmente pulite e contribuivano ad attirare visitatori dal nord-europa che affollavano i campeggi e le altre strutture turistiche, con grande gioia dei giovani di allora che non mancavano di fare i "pappagalli" con le attraenti ragazze svedesi o tedesche, giunte numerose in vacanza sui nostri lidi. 
Un'atmosfera felliniana permeava tutta la città contribuendo ad aumentarne il fascino. Il rione della Marina S. Giuseppe, più di tutti gli altri, era quello che brulicava di vita e di iniziative. 
Gaspare Caramello, A Foura du Bestentu. Racconti e Novelle della Ventimiglia di oggi e di ieri, Alzani, 2006, pp. 53-54

domenica 15 marzo 2026

Iniziò a studiare pianoforte con la professoressa Ranixe

Imperia: uno scorcio della zona di Piazza Dante

C’è una melodia che attraversa le strade di Imperia da oltre cent'anni, ed è quella di Emilio Lepre (1925-2016).
Scrivo queste righe con il cuore colmo di ricordi e un pizzico di emozione perché ieri, 2 febbraio, ricorreva l'anniversario della sua nascita. Anche se lo celebro oggi con un giorno di ritardo, il suo ricordo merita di essere onorato con la stessa energia che lui metteva in ogni nota.
​L'anno scorso si è festeggiato il suo centenario in modo speciale: il negozio di famiglia in via Don Abbo si è trasformato in un palcoscenico con l'esibizione del Coro Mongioje. È stata la dimostrazione che l’attività fondata da Emilio nel 1954 è ancora oggi il cuore pulsante della musica nel nostro Ponente.
​Emilio è sempre stato un "genio" dal carattere vivace e dallo spirito libero. I figli, Mariafranca e Dino, raccontano che la nonna tentò di mandarlo in collegio per dargli un po' di rigore, ma l'avventura durò solo due giorni. Il preside lo rimando' a casa dicendo: «Il collegio non è fatto per suo figlio e suo figlio non è fatto per il collegio». Aveva ragione: Emilio era fatto per la libertà e per l’arte.
​Iniziò a studiare pianoforte con la professoressa Ranixe e il suo talento era così cristallino che, a nemmeno sedici anni, venne notato dal celebre clown Grock. Il grande artista lo volle nelle sue tournée in giro per l’Europa, un’esperienza incredibile che lo formò come uomo e come musicista. Ma il legame con la sua terra era troppo forte, e tornò a Imperia per suonare nei posti più belli, dal Casinò di Sanremo al Caffè Roma di Alassio. Pensate che era compagno di scuola di Luciano Berio, il quale, alla notizia della sua scomparsa, disse con rispetto: «Abbiamo perso un grande».​
​Emilio non era uno che sapeva stare fermo. Nel 1963 ha fuso l’amore per il canto e per la montagna fondando il Coro Mongioje, che ha diretto per anni con passione. Ma non si è fermato qui: nel 1979 ha dato vita alla Jazz Ambassador Big Band, portando a Imperia il respiro internazionale del jazz insieme ad artisti del calibro di Rosario Bonaccorso e Leo Lagorio.
​Quello che più mi affascina di Emilio è la sua umanità. Era un uomo scherzoso, uno di quelli con cui non ci si annoiava mai [...]
Lina Zarro, Emilio Lepre: un secolo (e un anno) di musica, estro e passione, VivImperia, 3 febbraio 2026

La Jazz Ambassador Big Band partecipa al festeggiamenti indetti dal circolo Borgo Parasio per valorizzare questa zona antica della città. Questo complesso di giovani sta compiendo un ottimo lavoro, sotto la direzione artistica di Leo Lagorio: per tutta la passata stagione invernale essi hanno continuato le prove di perfezionamento che hanno portato il gruppo ad un livello tecnico di alta professionalità. 
Della Jazz Ambassador Big Band ha parlato Miro Genovese, presidente della Associazione «Amici del Jazz», che conta ormai più di duecento aderenti: «Grazie alla banda, ed alla nostra opera, il jazz a Imperia sta crescendo. Possiamo affermare quindi che la Jazz Ambassador costituisce nel campo musicale una delle più belle realtà della cultura imperiese». Genovese ha messo in evidenza come tale orchestra si sia arricchita di nuovi elementi giovanissimi, già completamente inseriti: «Ciò sta a dimostrare come la nostra opera, tesa a far conoscere il jazz e ad avvicinare i giovani a questo tipo di musica, sta ottenendo risultati veramente lusinghieri».
Il presidente, ricordato che è aperto il tesseramento, ha inoltre rievocato la figura del maestro Emilio Lepre, che fu il propugnatore dello sviluppo di questo tipo di attività musicale nell'Imperiese: «Abbiamo voluto aggiungere il suo nome a quello della nostra Associazione proprio per ricordare la sua azione di propaganda e proselitismo. La Jazz Ambassador Big Band, che ha già tenuto concerti in diverse località, suonerà il 30 luglio a San Lorenzo Mare, il 3 agosto ad Arma di Taggia, il 13 agosto a Finale Ligure, il 31 agosto ad Imperia». 
Il jazz a Imperia è quindi ben vivo, anche se in città mancano i locali che svolgano una programmazione seria e continua. I jazzisti imperiesi sono così costretti ad «emigrare», cercando migliori opportunità a Torino, Milano o Roma. Un caso esemplare è quello di Rosario Bonaccorso, fra i migliori bassisti del giovane jazz italiano. Rosario svolge un'intensa attività concertistica, ha accompagnato alcuni fra i più noti musicisti italiani e stranieri, ma a Imperia, la sua città, è quasi un «inedito». 
b.v., A Imperia piace il jazz, La Stampa - p. Imperia e Sanremo, venerdì 26 luglio 1985

Dopo il corso sperimentale dell'85, seguito nell'86 da una serie di «stages di perfezionamento», ai quali avevano partecipato una cinquantina di allievi, provenienti da tutta la provincia ed anche dalla vicina Francia, la città di Imperia avrà quest'anno una vera e propria scuola di jazz. Intitolata al maestro Emilio Lepre, fondatore della Jazz Ambassador Big Band, e organizzata dall'Associazione Amici del Jazz, ha il patrocinio degli assessorati comunali alle Manifestazioni e alla Cultura, ed è allestita anche con la collaborazione della Cassa di Risparmio. Le lezioni cominceranno il 28 novembre, e proseguiranno sino a marzo. Ne sono previste due alla settimana: una, di un paio di ore, per la pratica strumentale, in giorni feriali; e una per musica di insieme, tutti i pomeriggi del sabato, dalle 16 alle 19. La sede quella dello studio di registrazione Room Ore di via Artallo [...]
Stefano Delfino, Imperia ora avrà una scuola di jazz, La Stampa - p. 22, Sabato 14 Novembre 1987

lunedì 9 marzo 2026

La sacralità del Casinò di Sanremo


Ma la nostra resta una società autoritaria, e la scuola riflette quello che le sta intorno: il lessico discriminatorio (le eccellenze, le punizioni), il militarismo (e la sicurezza che ti può dare una divisa), l'ammirazione per il castigamatti che fa "rigare diritti", l'efficienza del controllo. 
A questo proposito posso raccontare un piccolo episodio accadutomi nel Casinò di Sanremo (che è poi una bisca: di lusso, ma è una bisca). Mi ero avvicinato, era il 5 ottobre 2016, ad un cordone che separava l'atrio dall'accesso al teatro. Sono stato prontamente aggredito da un solerte impiegato: "Lei ha superato il cordone!". 
In realtà io non avevo superato alcun confine ma il sorvegliante era sicuro di quanto diceva. "La hanno vista gli addetti alle telecamere, un uomo in camicia rossa [sic! quel giorno vestivo con una camicia di tal colore, particolare che probabilmente aggravava la mia posizione] ha scavalcato il limite. Perché lo ha fatto?". 
Non sono scattate le manette ma l'atmosfera era quella. Per difendere poi cosa? La sacralità - inventata per fare "immagine" - del Casinò (che è un po' come quella dell'Ariston, nella stessa città, quando verso febbraio montano una rassegna di musica leggera, ec.). 
Marco Innocenti, Elogio del Sgt. Tibbs, Edizioni del Rondolino, 2020, p. 35


 

venerdì 27 febbraio 2026

La cucina del luogo è dunque ricca e varia


Mangiare a Sanremo non è per nulla difficile dato il notevole numero di ristoranti, pizzerie, bar, trattorie e tavole calde che si trovano in città: se ne contano 156 su una superficie di poco più di 56 km quadrati. I migliori locali sono ubicati nella centrale Piazza Bresca e offrono piatti raffinati e specialità a base di pesce, se si opta invece per una cucina tipica si può scegliere una trattoria o una tavola calda nelle vie principali.
Quasi tutti gli esercizi offrono menù a prezzo fisso a pranzo e talvolta anche a cena, nel complesso però i costi risultano piuttosto elevati, non facendo riferimento solo ai locali rinomati ma anche alle comuni pizzerie, motivo che porta il turista a mangiare nei ristoranti non più di una o due volte durante il suo soggiorno.
La gastronomia di Sanremo e in generale del suo territorio circostante comprende piatti semplici e rustici dove le verdure, le erbe aromatiche e l’olio d’oliva rivestono un ruolo dominante. I piatti tipici della città sono: lo stoccafisso, la sardenaira e il coniglio alla sanremasca.
Oltre alle minestre, tra i primi piatti si annovera una grande varietà di paste fatte in casa, come ravioli, tagliatelle e pansotti; i secondi piatti propongono sia la cacciagione, tra cui coniglio e cinghiale, soprattutto nell’entroterra, mentre avvicinandoci alla costa abbiamo i prodotti ittici, pesci e crostacei sono presenti in numerose ricette e le specie che si trovano nel Mar Ligure sono molteplici e prelibate.
Tra l’altro il gambero rosso di Sanremo, prelibato crostaceo che si pesca solo in una piccola porzione di mare, ha da pochi anni ottenuto il marchio di Indicazione Geografica Protetta.
La cucina del luogo è dunque ricca e varia e non vi è una stretta predominanza di determinati cibi su altri, per quanto alcuni ingredienti e condimenti si usino molto spesso in diverse specialità. Le ricette caratteristiche della zona sono, partendo dalla costa, lo stoccafisso: con patate, olive taggiasche, aglio e prezzemolo; la sardenaira: una pizza con pomodoro, acciughe e capperi; il coniglio alla sanremasca: preparato in pentole di terracotta utilizzando aromi locali, come rosmarino, alloro, timo.
Nell’immediato entroterra abbiamo i canestrelli di Taggia, la salsiccia di Ceriana, per la quale viene fatta una sagra a tema nel periodo estivo, i fiori di zucca ripieni e la torta verde, con verdure di stagione e pasta sfoglia. I fagioli di Badalucco sono un prodotto rinomato e il piatto tipico del borgo è lo stoccafisso alla baucogna, cotto due volte con sugo di pomodoro, funghi, verdure, noci, nocciole, aromi, vino bianco e abbondante olio d’oliva.
Il pane è un altro importante alimento, ricordiamo quello di Carpasio, fatto con l’orzo e quello di Triora, che tra l’altro è uno dei 37 pani d’Italia. Anche i formaggi sono pressappoco prodotti in questi due paesi: diverse tome, ricotte e il bruzzo, un formaggio spalmabile e leggermente piccante, famoso fino a qualche anno fa per la caratteristica di essere gustato al momento della formazione dei vermi.
Altri prodotti caratteristici sono le lumache, i pomodori secchi, i funghi sott’olio e la pasta di olive. Il castagnaccio, una torta fatta con farina di castagne e pinoli, un tempo assai comune, è oggi raramente prodotta e si può gustare occasionalmente solo in alcune sagre.
Claudia Teccarelli, Turismi e turisti a Sanremo, Tesi di laurea, Università degli Studi di Genova, Anno Accademico 2009-2010