sabato 18 aprile 2026

Impressioni di vent'anni fa sulla Valle Argentina

Molini di Triora (IM). Foto: Davide Papalini. Fonte: Wikipedia

Vi sono molti modi per raggiungere Triora, ma i più agevoli sono, a mio avviso, due: il primo è percorrere la Riviera di Ponente fino alla città di Arma di Taggia (distante 140 Km da Genova, 15 Km da Imperia e 25 Km da Ventimiglia) per poi inoltrarsi nella Valle Argentina sulla strada statale 548 per 30 Km; il secondo, un po’ più impegnativo, consiste nell’inerpicarsi su per la Val Nervia attraversando la cittadina di Pigna, superare la Colla di Langan, ridiscendere nella Valle Argentina ed immettersi sulla SS 8 548. Questa opzione dà la possibilità di esplorare la Val Nervia, ammirare la Colla di Langan, che dall’alto dei suoi 1.127 m domina le valli con i suoi prati, e, se si è attrezzati, continuare a salire per la strada ex-militare Rezzo-Pigna (che collega quindi le valli Arroscia, Argentina e Nervia) raggiungendo le più alte vette liguri come il monte Saccarello (2.200 m), posto al confine tra Liguria, Piemonte e Francia; mentre, la prima, è certamente quella più consigliata per il suo collegamento con l’autostrada A10, per la manutenzione del fondo stradale e per un servizio di autobus di linea interurbana con partenza da Sanremo (IM).
La Valle Argentina prende il nome dal torrente Argentina che nasce dalle vette del Saccarello: lungo 36 Km attraversa tutta la vallata per poi sfociare ad Arma di Taggia (nel suo ultimo tratto scorre in una estesa valle alluvionale, tra Taggia e Arma di Taggia, prendendo il nome di “Taggia”). La SS 548 per buona parte segue il corso del torrente: salendo, dopo essersi lasciati alle spalle la frazione di Arma e superata Taggia, dopo 11 Km si trova il borgo medioevale di Badalucco. Badalucco, situata a 179 m sopra il livello del mare, ha una superficie comunale di 15,8 kmq ed una popolazione di 1.347 abitanti, è costruita poco più a monte del punto in cui il torrente Oxentina (nato dal versante orientale del monte Ceppo) confluisce nell’Argentina; in effetti si suppone che il nome attuale del torrente principale avrebbe origine da quello del suo affluente che, secondo L. Lanteri: “...potrebbe derivare dal dialettale “oxelu” (uccello) e indicava dunque una valle ricca di volatili.” <2 Sopra l’Argentina sono costruiti, all'ingresso e all'uscita del paese, due ponti tardomedievali “a schiena d'asino” che indicano l’antico percorso di fondovalle. Badalucco è famosa, oltre i confini della vallata, sia per i suoi murales e le sue ceramiche che rivestono le facciate delle case del borgo sia per la sua sagra dello Stocafissu a Baücôgna la terza domenica di settembre. Lo stoccafisso è sempre stato un alimento d’importazione sin dai tempi della Repubblica di Genova che usava il paese come centro mercantile per la media Valle Argentina: la sua notevole diffusione è data dalla grande conservabilità del prodotto, dal suo basso costo e dalla possibilità di avere sempre a portata di mano del “magro” per i giorni di tipo penitenziale. Anche lo stoccafisso utilizzato nella sagra è d’importazione e arriva, contrariamente a quello antico di origine francese e olandese, dall’arcipelago norvegese di Lofoten. Alla sagra, ogni anno, vengono invitate varie personalità tra cui il console norvegese <3.
Procedendo per un paio di chilometri si arriva al bivio che, seguendo il percorso del Rio Carpasina anch’esso affluente dell’Argentina, porta ai paesi di Montalto Ligure (315 m s.l.m.) e di Carpasio (720 m s.l.m.). Superato, ci s’inoltra per una quindicina di chilometri nell’alta valle, attraversando un paesaggio spettacolare fatto di fitti boschi, tortuose gole, di acque incuneate in pareti rocciose dalle originali e ardite stratificazioni: geologicamente parlando questo territorio è definito di tipo “calcareo flyschoide” (calcari mesozoici ed eocenici), nel senso che si tratta di una formazione a sedimentazione marina (qui una volta c’era il mare!). Ogni tanto si aprono ai lati del percorso delle biforcazioni che conducono ai paesini costruiti aggrappati ai crinali delle montagne circostanti, infine si arriva a Molini di Triora. Molini di Triora, situata a 460 m sopra il livello del mare, ha una superficie comunale di 58 kmq ed una popolazione di 732 abitanti, qui il torrente Capriolo confluisce nell’Argentina ed è anche il punto d’immissione sulla SS 548 per chi arriva dalla Colla di Langan. Comune dal 1903, dopo essersi staccato da quello di Triora, possiede molte frazioni e località: Corte, Andagna, Agaggio Inferiore e Superiore, Aigovo, Gavano, Glori, Perallo ed il passo della Teglia. La sua storia è strettamente legata a quella di Triora: era qui che sorgevano i ventitré mulini che facevano della podesteria di Triora il “granaio” della repubblica genovese. Lo sviluppo urbanistico del borgo medioevale segue la linea del fiume donandogli una singolare forma ad ansa, l’antico e il nuovo si fondono in un paese che, per chi ha come obiettivo Triora, è visto come l’ultima tappa ristoratrice prima dello “scatto” finale, ma è anche un borgo che offre ai suoi turisti, semplici visitatori o pernottanti, monumenti, opere d’arte e soprattutto la gentilezza di chi ha basato la propria economia sull’attività commerciale. [...] L’ultima domenica di agosto a Molini si può assistere alla Sagra della Lumaca: la festa, organizzata da più di 40 anni, è dedicata ai succulenti piatti preparati con questo mollusco ed esiste anche un concorso per la migliore ricetta: “La lumaca d’Oro”. L’avvenimento è molto sentito, ed attira visitatori dalle vallate vicine, tanto che la lumaca è diventata il simbolo di Molini: la sua effige si trova dipinta sui muri delle case, sulla fontana ad inizio paese, nei negozi si possono trovare interessanti sculture, il suo nome viene associato ai prodotti locali <5. In loco vi sono anche una farmacia ed una macelleria: le due tipologie di negozi non sono presenti in Triora. Se si decide di rimanere a Molini l’unico modo è alloggiare al ristorante-albergo Santo Spirito: fondato nel 1897 è sempre stato gestito dalla famiglia Zucchetto; se invece, come nel nostro caso, si voglia proseguire, bisogna continuare ancora per 6 Km sulla carrozzabile, passando accanto al laghetto artificiale detto “Delle Noci”, ricavato dal torrente Capriolo con l’ausilio di una piccola diga, e usato dai bagnanti nei periodi estivi. Da Molini parte anche un sentiero che in un 1 Km e 700 m porta a Triora tagliando per il monte Trono (1.196 m) sul cui fianco è posata la nostra cittadella: per imboccarlo bisogna entrare nel centro storico ed incominciare a salire attraverso i “carugi” (le tipiche strette vie liguri). Quasi subito, sulla destra, si può ammirare la chiesa di San Lorenzo Martire: iniziata a costruire nel 1484 in stile gotico e poi modificata nel tempo ha, sulla facciata, murato un rilievo del 1450 in ardesia, “l’oro nero” della Valle Argentina. Al suo interno varie opere d’arte come la statua lignea dell’Addolorata <6 mentre tra i dipinti si può osservare il quadro raffigurante il Beato Lantrua: un molinese dell’Ordine dei Minori Francescani giustiziato in Cina il 17 febbraio 1816 <7, di cui si può vedere una statua vicino alla parrocchiale. Proseguendo tra le casette ricoperte d’edera ci s’imbatte nel negozio "Bagiue e Lumazze" <8 che già nel nome racchiude i due simboli-interpreti di Molini e di Triora, a cui è legata. La proprietaria è un’artigiana che lavora sia la cera per creare divertenti e coloratissime lumache sia l’ardesia con cui forgia gioielli (in particolare ciondoli) o quadretti dipinti: anche qui non può mancare la figura-icona della strega, come ad esempio la lumaca con il cappellaccio. Appena usciti dall’abitato, dopo una ripida salita, ci si ritrova accanto al cimitero dove spicca il santuario della Nostra Signora della “Muntà”: in stile romanico vi si accedeva da tre grandi porte di cui una riservata ai trioresi. E’ proprio da qui che, alzando gli occhi, si vede l’obiettivo della nostra escursione: Triora è lassù, dominante!
E s’incomincia a montare (dal verbo, secondo L. Lanteri, il nome del santuario <9) attraversando vecchie campagne a fasce (cioè terrazze sostenute da muri a secco: l’unico modo in Liguria per coltivare sui ripidi pendii), alcune sono ancora coltivate a vigna, altre in abbandono e ci si accorge che tutto intorno la storia non cambia: là dove c’è boscaglia, una volta erano campi coltivati. In autunno inoltrato quella stessa via e quei boschi vengono utilizzati, di mercoledì e domenica, per la caccia al cinghiale: cartelli appesi agli alberi avvertono gli ignari avventori del pericolo. Ogni tanto si alza la testa per vedere la meta e se chi, come me, a Molini, in una fresca serata di metà agosto, ha perso l’ultimo autobus delle 19.45 per Triora, si ritroverà a guardare la cima illuminata dal sole morente, per poi abbassare lo sguardo sul borgo sottostante ormai ingoiato dall’oscurità: una chiara linea di demarcazione separa la luce dal buio e segna tutta la valle. Quasi inseguiti da quella linea si continua a salire e, sulla montagna di fronte, illuminate come da un faro dorato, si scorgono le due frazioni di Molini: Corte e Andagna. Andagna, più sulla destra, esposta a sud, si trova a 730 m sopra il livello del mare e al di sotto della Costa dei Carmi, a 3 Km e mezzo da Molini. Contribuisce alla popolazione comunale con i suoi 85 abitanti. Secondo la tradizione si vuole che l’attuale oratorio, e antica sede parrocchiale, di San Martino fosse stato edificato dai benedettini e per questo F. Ferraironi ipotizza che il nome della località derivi da quello della città belga di Andania, dove nel VII secolo furono sepolte due sante benedettine. Andagna è situata sulla strada che porta al passo della Teglia, proseguendo per quella direzione, ed arrivando sulla cresta, si può trovare, accanto alla “Roca d’e Bàgiue”, il santuario di Santa Brigida. Il passo della Mezzaluna è un antico punto d’incontro delle mandrie transumanti e qui si possono ancora osservare i ricoveri che venivano utilizzati dai pastori e dagli animali. Poco più in là vi è un grosso masso tabulare: al suo interno è stato ricavato quello che si pensa sia uno scolatoio per il sangue e, di conseguenza, è stata identificata come un’ara sacrificale. Tra le feste è famosa, ad ottobre, quella della castagna. Corte, a sinistra, in posizione panoramica, è la frazione di Molini meglio visibile da Triora, a 700 m sopra il livello del mare. Il nome può essere ricondotto a due origini: la prima dal latino classico “cohors” con il doppio significato di a) coorte e b) cortile, recinto per gli animali; la seconda di tipo medioevale, dal termine “curtis”, e quindi, come specifica L. Lanteri, immaginare che “quel territorio era una particolare frazione del dominio di un feudatario (i Ventimiglia Lascaris <10)”. Famosa per le sue chiese, non si può non citare il Santuario di Nostra Signora della Consolazione: legato, così vuole la tradizione, all’apparizione nel 1570 circa, dopo un temporale, della Vergine, ad una pastorella muta dalla nascita e la sua conseguente guarigione. Nel punto del miracolo, presso un corso d’acqua lontano dal centro abitato, venne costruita una cappella ed infine il santuario: il luogo è particolarmente caro agli abitanti che, con innumerevoli “ex voto”, hanno manifestato la loro gratitudine per le guarigioni ed i fatti prodigiosi, da allora, elargiti <11. Altra chiesa è quella di San Vincenzo, sulla costa di fronte a Triora, con un portale risalente al 1497: la posizione appartata e le dicerie sul suo conto ne hanno fatto un sito poco frequentato. Passata un’ora circa dalla partenza da Molini, si arriva, presso la chiesa della Madonna delle Grazie, alla fine della mulattiera: con ingresso ad oriente, fu edificata in epoca anteriore al XV secolo, restaurata nel 1949, periodo in cui al suo interno fu posta una statua della Madonna di Fatima. Vi si può anche ammirare un’ancona del XVI secolo (inquadrata in una cornice in legno a formare un retablo) posta dietro l’altare. Lasciatasi alle spalle la chiesa si prosegue per qualche metro fino ad immettersi sull’ultimo pezzo della SS 548 prima di entrare nel centro abitato vero e proprio: il paese sembra continuare la nostra salita, ergendosi, ammassato su se stesso, verso l’alto, ma l’oscurità ci ha appena raggiunto ed inghiottiti.
[NOTE]
2 Lanteri, Lorenzo, Toponimi dell’Alta Valle Argentina nella Cartografia settecentesca e negli antichi Statuti comunali,(“Conoscere la Valle Argentina”), Pro Triora Editore, 2002.
3 Informazione ricavata dall’intervista a Lorenzo L. (1937) dell'11 ottobre 2004.
5 Ritornando al liquore e ai biscotti citati più sopra al loro interno non vi è traccia del gasteropode, ma è sempre divertente notare lo sgomento di chi legge l’etichetta affissa sulla confezione!
6 Festeggiata la seconda domenica di settembre. A Molini la Madonna dei Dolori viene detta "la Madonna che passa l'acqua" poiché nella processione attraversa vari ponti. Ma su questa statua esiste anche una leggenda: il monumento in realtà era destinato a Triora, ma ogni volta che provavano ad imboccare la strada da Molini per giungere in cima si scatenava un forte temporale che impediva ogni movimento: era come se la Madonna non volesse venire a Triora!!
7 Un’urna contenente una parte delle reliquie del santo è collocata sotto l’altare del Sacro Cuore nella Insigne Collegiata di N.S. Assunta a Triora.
8 Tradotto “Streghe e Lumache”.
9 Lanteri, Lorenzo, Toponimi dell’Alta Valle Argentina nella Cartografia settecentesca e negli antichi Statuti comunali, (“Conoscere la Valle Argentina”), Pro Triora Editore, 2002.
10 Lanteri, Lorenzo, Toponimi dell’Alta Valle Argentina nella Cartografia settecentesca e negli antichi Statuti comunali, (“Conoscere la Valle Argentina”), Pro Triora Editore, 2002.
Valeria Miceli, Triora e il Paese delle Streghe. Vita e mutamenti di un borgo dell'estremo ponente ligure, Tesi di laurea, Università degli Studi di Roma La Sapienza, Anno Accademico 2004-2005