Chiunque sia sorpreso nel tentativo di passare il confine fuori dei pochi valichi autorizzati può essere ucciso a fucilate dalla polizia di frontiera. Si tratta di una pena di morte sommaria, applicata dalle guardie, che diventano tutto in una volta accusatori, giudici ed esecutori». <200 Nel '24 un ispettore di Polizia, incaricato di redigere una relazione sulla situazione alla frontiera italo-svizzera, riferì di «vari operai che, camuffati da commercianti» tentavano continuamente di emigrare: sistema, scopriamo dallo stesso testo, «che si estende anche maggiormente sulle linee di Ventimiglia e Modane». <201 La contiguità territoriale facilitava sicuramente i passaggi verso la Francia, ma le difficoltà rimanevano; per averne un’idea si legga il seguente documento, una sorta di vademecum dell’emigrante clandestino: "Prima di tutto non parti con pochi soldi, qui nessuno le farebbe credito. Poi si compri un paio di scarpe con le suole di gomma quelle lo salvano nel sdrucciolare, e non fanno rumore. […] Non dica niente a nessuno se qualche curioso domanda, dica che è un rappresentante della Cassa di Genova. […] Cerchi di partire con un bel cielo sereno, se ci sono nuvole non si può orizzontare e è facile che perdi. La strada arriverà fino a un certo punto poi la perde. Quando la strada mulattiera finirà vedrà una capanna senza tetto di lì si deve farsi la strada da lei arrampicandosi su per la muraglie scogli e cespugli fino che troverà la strada militare prosegui quella lì, che va in giro a zic zac e su su fin che arrivi alla vetta. Vedrà una gran vallata a dritta vedrà un paesello con un campanile e più giù verso il mare Mentone. […] Non abbi paura se di notte sente qualche rumore si butta in terra e ascolti, ma sarà più immaginazione come toccò a me, ma stii sicuro che lì non c’è nessuno. Le guardie sono su a Colletto sulle montagne di dritta ma distante. […] Una volta nella vallata di sinistra cioè nel confine francese incontrerà soldati e contadini e donne le dia il buongiorno e marci fino al paesetto che nessuno le domanderà nulla". <202 Poche righe che ben rappresentano i potenziali rischi cui si andava incontro.
[...] Un’altra interessante testimonianza al riguardo è quella del comunista pisano Guelfo Benvenuti. Scampato, nel giugno del ’21, ad un tentativo di omicidio da parte di una ventina di fascisti, dovette nascondersi per alcuni mesi a casa di amici, per poi, nell’agosto del ’22, espatriare clandestinamente in Francia. Qui sotto la prima lettera che lo stesso, non appena giunto a Marsiglia, inviò alla fidanzata:
"Marsiglia, 25 agosto 1922, carissima Eginia. Sono giunto finalmente ieri sera a Marsiglia dopo una dolorosa via crucis, ma non importa, ormai sono arrivato; ma sento il bisogno di raccontarti quanto ho sofferto; Lunedì ti scrissi una cartolina da Genova, poi proseguii per il confine, dove giungemmo la sera verso le dieci, qui cominciò il calvario: trovammo un contrabbandiere e in quattro ci si mise in cammino verso la Francia, ma fatti pochi chilometri un nugolo di guardie in borghese ci circondò e ci arrestarono immediatamente; e condotti in una lurida prigione a Ventimiglia dove non mancavano insetti di tutte le specie. Al mattino fortunatamente mentre gli arrestati avevano raggiunto la ventina fummo tutti interrogati e solo quattro di noi furono messi in libertà io compreso perché noi dicemmo la verità e gli altri che raccontarono bugie furono regolarmente ammanettati uno attaccato all’altro e spediti a casa. Allora io tornai indietro e insomma Martedì dovevamo tentare per mare, ma il mare cattivo ce lo impedì; allora infine Mercoledì sera c’imbarcammo una ventina di persone fra marinai e fuggiaschi su una piccola barca dove si stava come le acciughe, con un mare… ebbene tre ore in mare, tre ore d’inferno. Verso il tocco siamo sbarcati in Francia e dopo altre tribolazioni sono giunto ieri sera a Marsiglia. Degli altri miei compagni non se so più nulla e non è difficile che li abbiano riagguantati e ricondotti a casa; in Francia mi squagliai andando a piedi fino a Montecarlo a di là col treno fui portato a destinazione; ebbene ora mi trovo in casa di Albina, dove ho trovato un ricevimento proprio da gente buona e Lunedì vado a lavorare; ebbene amore io ho vinto la prima battaglia e spero di vincerne altre, tutto ho fatto per raggiungere il fine: il bene nostro… in questo momento piango come un bambino ma è un po’ di debolezza passeggera, cerca di volermi tanto bene io farò di tutto perché presto possiamo vivere insieme, quindi cerca di non pensare troppo alla mia lontananza, che io col cuore e con la mente sono più tuo di prima; e non ci pensare che le insidie e i vizzi di questa immensa città non sapranno vincermi, ben sapendo lo scopo del mio diciamo così esilio. […] Guelfo". <205
Da parte delle autorità di confine ci fu una costante percezione del fenomeno; nel settembre del '24 il prefetto di Torino venne invitato ad indagare, e a vigilare maggiormente, sugli «sconfini a scopo politico», e quello di Imperia si adoperò per arginare le «organizzazioni di contrabbandieri che facilitano l'espatrio clandestino a persone sospette in linea politica». <206 A volte, a dover partire era un’intera famiglia: le violenze squadriste, le intimidazioni, non limitavano infatti il loro effetto sulla singola vittima, ma avevano ripercussioni sul suo contorno familiare ed amicale; si ampliava quindi anche il ventaglio di coloro direttamente coinvolti con il processo migratorio. <207 Era però raro che i documenti per l'espatrio fossero concessi all'intero nucleo familiare, questo naturalmente complicava il già difficile percorso migratorio.
[...] Giuseppe Raffaelli, marmista nato nel 1892 a Montignoso (MS) già organizzatore degli Arditi nella zona di Carrara, una volta tornato in Italia nel ‘43, avrebbe dichiarato ai Carabinieri di Massa: «Nel 1923, per le mie idee, fui fatto segno di persecuzioni da parte dei fascisti, per cui mi decisi ad espatriare nel maggio di detto anno, passando la frontiera clandestinamente a Ventimiglia». <226
[NOTE]
200 Salvemini, Le origini del Fascismo… cit, p. 421.
201 ACS, Dir Gen PS, DAGR, PS 1924 b. 10, Cat. A3 - Confini. Relazione sul Servizio di Vigilanza alla frontiera italo-svizzera, 22/01/1924.
202 Questa lettera anonima, intercettata dalla polizia, risale al maggio del 1933. Citata in: Un’emigrazione economica, in: “Storia e Dossier…” cit., p. 9.
205 Guelfo Benvenuti. Lettere di un fuoruscito operaio, Comune di Pisa, Pisa 1989, pp. 35-36.
206 ACS, Dir Gen PS, DAGR, PS 1924, Cat. A3 - Confini. Relazione Prefetto di Torino, 22/09/1924 e telegramma del Prefetto di Imperia, 14/05/1924.
207 Come ha scritto Aldo Garosci: «Insieme a coloro che venivano direttamente e personalmente minacciati bisogna mettere le loro famiglie, tutti quelli che ad essi erano legati da amicizia e solidarietà, tutti quelli che potevano temere minacce future, tutti quelli per cui l’atmosfera di costrizione e di intimidazione era diventata irrespirabile». (Garosci, Storia dei fuorusciti… cit., pp. 11-12).
226 ACS, CPC b. 4194, f. 57714 Raffaelli Giuseppe. Verbale interrogatorio presso la Prefettura di Massa, 24/01/1943.
Enrico Acciai, Viaggio attraverso l’antifascismo. Volontariato internazionale e guerra civile spagnola: la Sezione Italiana della Colonna Ascaso, Tesi di dottorato, Università degli Studi della Tuscia - Viterbo, 2010
[...] Un’altra interessante testimonianza al riguardo è quella del comunista pisano Guelfo Benvenuti. Scampato, nel giugno del ’21, ad un tentativo di omicidio da parte di una ventina di fascisti, dovette nascondersi per alcuni mesi a casa di amici, per poi, nell’agosto del ’22, espatriare clandestinamente in Francia. Qui sotto la prima lettera che lo stesso, non appena giunto a Marsiglia, inviò alla fidanzata:
"Marsiglia, 25 agosto 1922, carissima Eginia. Sono giunto finalmente ieri sera a Marsiglia dopo una dolorosa via crucis, ma non importa, ormai sono arrivato; ma sento il bisogno di raccontarti quanto ho sofferto; Lunedì ti scrissi una cartolina da Genova, poi proseguii per il confine, dove giungemmo la sera verso le dieci, qui cominciò il calvario: trovammo un contrabbandiere e in quattro ci si mise in cammino verso la Francia, ma fatti pochi chilometri un nugolo di guardie in borghese ci circondò e ci arrestarono immediatamente; e condotti in una lurida prigione a Ventimiglia dove non mancavano insetti di tutte le specie. Al mattino fortunatamente mentre gli arrestati avevano raggiunto la ventina fummo tutti interrogati e solo quattro di noi furono messi in libertà io compreso perché noi dicemmo la verità e gli altri che raccontarono bugie furono regolarmente ammanettati uno attaccato all’altro e spediti a casa. Allora io tornai indietro e insomma Martedì dovevamo tentare per mare, ma il mare cattivo ce lo impedì; allora infine Mercoledì sera c’imbarcammo una ventina di persone fra marinai e fuggiaschi su una piccola barca dove si stava come le acciughe, con un mare… ebbene tre ore in mare, tre ore d’inferno. Verso il tocco siamo sbarcati in Francia e dopo altre tribolazioni sono giunto ieri sera a Marsiglia. Degli altri miei compagni non se so più nulla e non è difficile che li abbiano riagguantati e ricondotti a casa; in Francia mi squagliai andando a piedi fino a Montecarlo a di là col treno fui portato a destinazione; ebbene ora mi trovo in casa di Albina, dove ho trovato un ricevimento proprio da gente buona e Lunedì vado a lavorare; ebbene amore io ho vinto la prima battaglia e spero di vincerne altre, tutto ho fatto per raggiungere il fine: il bene nostro… in questo momento piango come un bambino ma è un po’ di debolezza passeggera, cerca di volermi tanto bene io farò di tutto perché presto possiamo vivere insieme, quindi cerca di non pensare troppo alla mia lontananza, che io col cuore e con la mente sono più tuo di prima; e non ci pensare che le insidie e i vizzi di questa immensa città non sapranno vincermi, ben sapendo lo scopo del mio diciamo così esilio. […] Guelfo". <205
Da parte delle autorità di confine ci fu una costante percezione del fenomeno; nel settembre del '24 il prefetto di Torino venne invitato ad indagare, e a vigilare maggiormente, sugli «sconfini a scopo politico», e quello di Imperia si adoperò per arginare le «organizzazioni di contrabbandieri che facilitano l'espatrio clandestino a persone sospette in linea politica». <206 A volte, a dover partire era un’intera famiglia: le violenze squadriste, le intimidazioni, non limitavano infatti il loro effetto sulla singola vittima, ma avevano ripercussioni sul suo contorno familiare ed amicale; si ampliava quindi anche il ventaglio di coloro direttamente coinvolti con il processo migratorio. <207 Era però raro che i documenti per l'espatrio fossero concessi all'intero nucleo familiare, questo naturalmente complicava il già difficile percorso migratorio.
[...] Giuseppe Raffaelli, marmista nato nel 1892 a Montignoso (MS) già organizzatore degli Arditi nella zona di Carrara, una volta tornato in Italia nel ‘43, avrebbe dichiarato ai Carabinieri di Massa: «Nel 1923, per le mie idee, fui fatto segno di persecuzioni da parte dei fascisti, per cui mi decisi ad espatriare nel maggio di detto anno, passando la frontiera clandestinamente a Ventimiglia». <226
[NOTE]
200 Salvemini, Le origini del Fascismo… cit, p. 421.
201 ACS, Dir Gen PS, DAGR, PS 1924 b. 10, Cat. A3 - Confini. Relazione sul Servizio di Vigilanza alla frontiera italo-svizzera, 22/01/1924.
202 Questa lettera anonima, intercettata dalla polizia, risale al maggio del 1933. Citata in: Un’emigrazione economica, in: “Storia e Dossier…” cit., p. 9.
205 Guelfo Benvenuti. Lettere di un fuoruscito operaio, Comune di Pisa, Pisa 1989, pp. 35-36.
206 ACS, Dir Gen PS, DAGR, PS 1924, Cat. A3 - Confini. Relazione Prefetto di Torino, 22/09/1924 e telegramma del Prefetto di Imperia, 14/05/1924.
207 Come ha scritto Aldo Garosci: «Insieme a coloro che venivano direttamente e personalmente minacciati bisogna mettere le loro famiglie, tutti quelli che ad essi erano legati da amicizia e solidarietà, tutti quelli che potevano temere minacce future, tutti quelli per cui l’atmosfera di costrizione e di intimidazione era diventata irrespirabile». (Garosci, Storia dei fuorusciti… cit., pp. 11-12).
226 ACS, CPC b. 4194, f. 57714 Raffaelli Giuseppe. Verbale interrogatorio presso la Prefettura di Massa, 24/01/1943.
Enrico Acciai, Viaggio attraverso l’antifascismo. Volontariato internazionale e guerra civile spagnola: la Sezione Italiana della Colonna Ascaso, Tesi di dottorato, Università degli Studi della Tuscia - Viterbo, 2010
