sabato 21 dicembre 2019

La banda di Sante Pollastri al confine di Ventimiglia

La Caserma dei Carabinieri "Pietro Somaschini" ad Imperia
 
[...] morte del Vice Brigadiere Pietro Somaschini e del Carabiniere Lodovico Aimone Gerbi, assassinati da alcuni malviventi a Camporosso (IM) il 7 dicembre 1926.
Due giorni prima, a Ventimiglia (IM), era stato ucciso da due banditi il fascista venticinquenne Giovanni
Battista Gavarino, originario di Monesiglio, nel Cuneese, già addetto di garzone presso il buffet della stazione della città di confine, e da qualche tempo usciere presso il consolato generale italiano a Nizza.
Per le modalità che avevano caratterizzato il delitto, gli inquirenti ne avevano escluso immediatamente il movente politico, ritenendo che gli autori dell’omicidio fossero malviventi giunti a Ventimiglia con l’intenzione di varcare illegalmente la frontiera per recarsi in Francia.
In effetti, la polizia avrebbe appurato in seguito che gli assassini di Gavarino erano stati i famigerati banditi Sante Pollastri (detto anche Pollastro) e Giacomo Massari, i quali, pochi giorni prima dell’omicidio del giovane piemontese, avevano freddato a Milano anche due sottufficiali di Pubblica Sicurezza. 
Dal Comando della Tenenza di Ventimiglia venne quindi disposto che fossero intensificati i servizi di vigilanza svolti dai militari dell’Arma per impedire il passaggio illegale della frontiera.
La sera del 6 dicembre e la mattina seguente fu segnalata la presenza di due individui sospetti in Val Nervia, per cui vennero allertate le Stazioni di Ventimiglia, Dolceacqua e Pigna.
Dalla Stazione di Dolceacqua furono inviati, in abito simulato e con l’incarico di controllare il territorio circostante tra le 19,30 del 7 dicembre e le 0,30 del giorno successivo, il Vice Brigadiere Pietro Somaschini, originario di Genova, dove era nato il 5 aprile 1904, effettivo alla Stazione di Olivetta San Michele e in servizio provvisorio presso quella di Dolceacqua, e il Carabiniere Lodovico Gerbi, effettivo alla Stazione di Dolceacqua.
Nel rapporto inviato al Comando Generale dell’Arma l’11 dicembre, il Comandante del 1° Gruppo di Legioni, Generale di Brigata Giovanni Battista Da Pozzo, scrisse che nelle prime ore del mattino dell’8 dicembre il Maresciallo Florindo Pizzoglio, Comandante della Stazione di Dolceacqua, rientrato da un servizio di perlustrazione nella direzione opposta a quella percorsa da Somaschini e Gerbi, informato dal piantone della caserma che questi ultimi non erano ancora tornati, diede in un primo tempo scarsa importanza alla cosa, pensando a un normale ritardo dovuto a ragioni di servizio. Poche ore più tardi, però, preoccupato per il prolungarsi dell’assenza dei due militari, ordinò di farli cercare presso alcune località limitrofe, recandosi lui stesso nella zona di Camporosso, senza trovare nessuno.
Il Maresciallo decise quindi di informare del mancato rientro dei due il Comandante della Tenenza che dispose ulteriori ricerche, anch’esse senza alcun risultato.
Soltanto verso le tre del pomeriggio, un contadino, sceso in una scarpata costeggiante la strada di Camporosso, nei pressi del cimitero del paese, a circa due chilometri dall’abitato, scoprì i cadaveri dei due militari, che avevano ancora addosso gli indumenti da caccia usati la sera prima per camuffarsi, immersi in una pozza di sangue e crivellati di colpi d’arma da fuoco.
Dalle impronte rimaste sul terreno, gli inquirenti dedussero che tra i malviventi e i due carabinieri vi era stata una violentissima colluttazione, specialmente ai danni di Gerbi il quale, oltre alle ferite causate dalle armi, presentava profonde contusioni al collo e svariate ecchimosi. A terra furono rinvenuti otto bossoli, di cui quattro di cartucce dello stesso calibro di quelle con cui era stato ucciso il giovane Gavarino, le altre di calibro 6,35 mm. 
Al Vice Brigadiere Somaschini, ucciso con quattro colpi di rivoltella, era stata anche sottratta la pistola d’ordinanza, mentre a Gerbi, freddato con due colpi di rivoltella dello stesso calibro, i banditi
avevano prelevato una Browning calibro 6,35 mm.
 
La celebrazione a Camporosso (IM) della Messa in suffragio di Gerbi e di Somaschini
La tragica fine dei due militari produsse una notevole impressione presso l’opinione pubblica, suscitando un vivo allarme tra gli abitanti della zona.
Vennero quindi rinforzate, anche con militari inviati dal Comando di Legione a Genova, tutte le Stazioni di confine e, col concorso delle truppe di vari presidi del circondario e della Milizia Volontaria per la Sicurezza Nazionale, furono organizzate battute per le vallate circostanti alla ricerca dei malviventi.
Mentre erano ancora in corso le indagini, il Carabiniere Tommaso Brondolo, verso le sette di sera del 9 dicembre, durante il servizio che svolgeva ogni giorno insieme ad altri cinque militari dell’Arma alla stazione di Ventimiglia per impedire gli espatri clandestini sui treni diretti in Francia, vide un individuo sospetto salire su un convoglio in procinto di partire. 
Rivoltella alla mano, Brondolo raggiunse il vagone cui si era aggrappato lo sconosciuto, che sarebbe stato identificato in seguito in Sante Pollastri.
Saltato sul predellino, Brondolo intimò a Pollastri di scendere dal treno ma venne centrato da quest’ultimo all’addome con due colpi di pistola, cadendo riverso al suolo a venti metri dalla tettoia della stazione, mentre il treno accelerava, cominciando a prendere velocità.
Successive perquisizioni, eseguite sul convoglio dal quale erano partiti gli spari, non permisero alle
autorità di polizia di verificare subito l’identità dell’assassino di Brondolo.
Parimenti infruttuose furono le indagini svolte da Carabinieri e militi della Milizia Volontaria per la Sicurezza Nazionale sulla linea ferroviaria tra Ventimiglia e Mentone, oltre che lungo le strade di accesso al confine.
Ma tutti gli indizi facevano supporre che il nuovo delitto fosse stato commesso da uno degli stessi autori dell’omicidio di Gerbi e Somaschini, come si legge già nella relazione del Generale Da Pozzo.
 
La Caserma dei Carabinieri a Sanremo (IM), intitolata a Gerbi
Nel pomeriggio del 10 dicembre, a complicare ulteriormente la situazione, venne scoperta vicino a un binario della stazione di Ventimiglia una bomba a mano. E’ probabile che anche l’ordigno fosse da collegare al passaggio del Pollastri, il quale, prima di salire sul treno in partenza per la Francia, lo avrebbe lasciato a scopo intimidatorio.
Nel frattempo il Carabiniere Brondolo, dopo essere stato sottoposto a un delicato intervento chirurgico che non sortiva gli effetti sperati, esalava l’ultimo respiro nel pomeriggio dello stesso 10 dicembre presso l’ospedale della città di confine.
Dopo i fatti di Ventimiglia e Camporosso, Pollastri verrà arrestato dalla polizia francese a Parigi nell’agosto del 1927 e poi condannato all’ergastolo dalla Corte d’Assise di Milano il 20 novembre 1929 per una serie di gravi reati, tra cui l’omicidio del Gavarino, ma non per quelli di Somaschini e di Gerbi. 
Scontati quasi trent’anni di carcere, il bandito venne infine graziato nell’agosto 1959 dal Presidente della Repubblica Giovanni Gronchi.
Morì a Novi Ligure, il 30 aprile 1979, all’età di 79 anni. 
Il suo complice sembra invece si sia suicidato in Francia pochi giorni dopo la morte dei due carabinieri a Camporosso.
Per la tenacia e il coraggio con i quali i militari si erano posti sulle tracce e avevano affrontato i pericolosi criminali, il Vice Brigadiere Pietro Somaschini, il Carabiniere Lodovico Gerbi e il Carabiniere Tommaso Brondolo ottennero tutti dapprima l’encomio solenne del Comando Generale dell’Arma e quindi, con regio decreto dell’8 gennaio 1928, il conferimento della medaglia d’Argento al Valor Militare alla memoria.
A ricordo del loro sacrificio, nel 1936 la sede del neo istituito Comando di Gruppo (l’odierno Comando Provinciale) di Imperia fu intitolata al Vice Brigadiere Somaschini, mentre nel 1971 al Carabiniere Gerbi venne intitolata la nuova caserma dei Carabinieri di Sanremo, nota anche come “Villa Giulia”.
Andrea Gandolfo in NOTIZIARIO STORICO DELL'ARMA DEI CARABINIERI - n° 6 del 2016