lunedì 9 marzo 2026

La sacralità del Casinò di Sanremo


Ma la nostra resta una società autoritaria, e la scuola riflette quello che le sta intorno: il lessico discriminatorio (le eccellenze, le punizioni), il militarismo (e la sicurezza che ti può dare una divisa), l'ammirazione per il castigamatti che fa "rigare diritti", l'efficienza del controllo. 
A questo proposito posso raccontare un piccolo episodio accadutomi nel Casinò di Sanremo (che è poi una bisca: di lusso, ma è una bisca). Mi ero avvicinato, era il 5 ottobre 2016, ad un cordone che separava l'atrio dall'accesso al teatro. Sono stato prontamente aggredito da un solerte impiegato: "Lei ha superato il cordone!". 
In realtà io non avevo superato alcun confine ma il sorvegliante era sicuro di quanto diceva. "La hanno vista gli addetti alle telecamere, un uomo in camicia rossa [sic! quel giorno vestivo con una camicia di tal colore, particolare che probabilmente aggravava la mia posizione] ha scavalcato il limite. Perché lo ha fatto?". 
Non sono scattate le manette ma l'atmosfera era quella. Per difendere poi cosa? La sacralità - inventata per fare "immagine" - del Casinò (che è un po' come quella dell'Ariston, nella stessa città, quando verso febbraio montano una rassegna di musica leggera, ec.). 
Marco Innocenti, Elogio del Sgt. Tibbs, Edizioni del Rondolino, 2020, p. 35