sabato 21 agosto 2021

Sulle mostre di pittori americani a Bordighera

Fonte: Giuseppe Balbo cit.

Un momento dell’allestimento della Mostra del 1952: al centro, seduto Gian Antonio; di spalle, Giuseppe Balbo - Fonte: Giuseppe Balbo cit.

Nel 1952 Giuseppe Balbo è il regista di una sorprendente iniziativa artistica che pone Bordighera (IM) al centro dell’attenzione internazionale, al pari di altre più importanti città italiane tradizionalmente note come centri promotori di cultura. La “I^ Mostra dei Pittori Americani in Europa” s’inserisce in un clima di intensi rapporti del nostro paese con gli Stati Uniti.
Scrive Walter Shaw nell’opuscolo di presentazione: "Nel prendere sotto i propri auspici questa prima esposizione dei pittori americani in Europa, la città di Bordighera raggiunge il più alto ideale di buona volontà e di fratellanza. Tale è il senso di questo reciproco gesto verso il popolo americano quale lo fu il Piano Marshall nei riguardi del popolo italiano. Tutti i pittori americani che lavorano in Europa sono stati invitati a presentare le loro opere davanti ad una giuria composta da pittori-artisti francesi, americani e italiani. Questa esposizione quindi può ben definirsi internazionale in scopi e sentimento. E’ un panorama che dimostra gli effetti che le diverse concezioni culturali europee passate e presenti hanno avuto nell’animo degli artisti americani".
Balbo e con lui gli operatori culturali e gli enti pubblici che promuovono la manifestazione, investono sul binomio cultura-turismo che aveva qualificato la storia di Bordighera già nel tardo Ottocento. Credono che sia ancora attuale per far ripartire un’economia svilita dal recente conflitto mondiale e che possa fondare le future sorti della città.
"E’ difficile trovare uno stile, un carattere che possa classificare la Mostra e potremmo meglio definirla un riflesso delle più disparate esperienze artistiche e d’avanguardia; riassunto che d’altronde è il risultato più logico delle fonti ispirative cui fa capo questa pittura. Fonti che vanno dalle tendenze impressionistiche e postCezanne a quelle fauviste e picassiane, da un astrattismo piuttosto formale ad un realismo con carattere intimista e talvolta anche primitivamente ingenuo e personalistico. Non siamo dinanzi ad arte americana nè di tradizione americana è il caso di parlare … Ognuno di questi pittori si è rivolto al maestro, per non dire all’esemplare…" G.C. Ghiglione, 5 giugno 1952, Il Secolo XIX.
Nonostante la tiepida reazione dei critici va considerata una importante caratteristica di questa esposizione: l’istituzione di premi d’acquisto da assegnare mediante una giuria. Il Comune di Bordighera ha quindi la possibilità di  acquistare le migliori opere esposte iniziando così la costituzione di una Galleria d’Arte Contemporanea, primo passo per un Centro internazionale d’arte e di cultura.
Redazione, Giuseppe Balbo e la “I^ Mostra dei Pittori Americani in Europa” di Bordighera (IM), Giuseppe Balbo

 

Peggy Guggenheim e Jean Cocteau - Fonte: Giuseppe Balbo cit.

Bordighera, grazie alla II^ Mostra Internazionale di Pittura Americana, organizzata da Balbo, Shaw, Guerin e Gian Antonio Porcheddu con l’appoggio di Angelo Giribaldi Laurenti, presidente dell’Azienda Autonoma del Turismo, ha il privilegio di ammirare in anteprima la New American Painting, al pari di importanti istituzioni come la Biennale di Venezia. Numerosi giornali dell’epoca riservano all’avvenimento ampio spazio, assicurando alla cittadina ligure un importante ritorno d’immagine.
[...] Nella sala dedicata alla collezione della mecenate americana sono esposte opere di Jackson Pollock, Robert Motherwell, Clyfford Still, William Baziotes, Mark Rothko. Sono rappresentati anche altri esponenti, meno noti, dell’espressionismo astratto che con Pollock hanno formato il gruppo degli Irascibili della Scuola di New York, movimento che ha liberato l’arte americana dalla sudditanza verso quella europea.
Redazione, 1953, Peggy Guggenheim e Jean Cocteau a Bordighera (IM) per la Seconda Mostra di pittura americana, Giuseppe Balbo

Mark Rothko, Sacrifice, 1946 - Fonte: Giuseppe Balbo cit.

La cosiddetta "letteratura grigia", quella vasta area di documenti non diffusi attraverso i normali canali di pubblicazione commerciale e quindi difficilmente individuabili e accessibili, si conferma una ricca miniera di informazioni e di spunti per studi e ricerche. Il volume Jean Cocteau, Peggy Guggenheim e le mostre di pittura americana a Bordighera 1952-1957 (De Ferrari Editore, 128 pp. con Cd-Rom allegato) nasce infatti da un fortuito "reperimento" tra i cospicui fondi dell'AdAC, l'Archivio d'Arte Contemporanea dell'Università di Genova che da oltre vent'anni persegue lo scopo di conservare, catalogare e studiare proprio i materiali più facilmente soggetti alla dispersione relativi alle vicende artistiche dal dopoguerra ad oggi. Leo Lecci, storico dell' arte da diversi anni attivo collaboratore dell' archivio, si è imbattuto in un paio di piccoli cataloghi dei primi anni Cinquanta che documentavano lo svolgimento di alcune mostre d'arte americana a Bordighera. Incuriosito, Lecci ha subito spostato la sua indagine nella cittadina ligure dove fondamentale si è rivelato l'incontro con l'artista Enzo Maiolino, allievo negli anni Cinquanta del pittore Giuseppe Balbo, ideatore e regista della rassegna. Maiolino ha messo a disposizione dello studioso non solo i suoi ricordi di affascinato testimone di quegli eventi - raccolti in un prezioso contributo pubblicato nel libro - ma anche lettere, articoli, fotografie e, soprattutto, la serie completa dei quattro cataloghi, oggi pressoché irreperibili e riprodotti digitalmente in versione integrale nel Cd-rom realizzato dalla Ares Multimedia. Sono così emersi nomi di spicco del panorama artistico internazionale, da quelli, appunto, di Cocteau e della Guggenheim, a quelli di artisti del calibro di Pollock, Still, Rothko, Gorky, Motherwell, Man Ray. Le loro opere di proprietà della ereditiera americana furono esposte, accanto a quelle provenienti dal Museum of Non-Objective Painting di New York (primo nucleo di quello che sarebbe diventato il Solomon R. Guggenheim Museum), nella seconda mostra - quella del 1953 - dopo una prima edizione (1952) dal taglio più specificamente "ricognitivo" sugli artisti americani operanti in Europa. Anche la terza esposizione (1955) vide importanti presenze, tra cui quelle di Hopper, Shahn e Feininger, mentre la quarta (1957) dovette, per sopraggiunte difficoltà economiche e organizzative, limitarsi ad una selezione di opere grafiche. Fu quello l'ultimo capitolo di un evento destinato ad un lungo oblio. Il Comune di Bordighera ha prontamente appoggiato la proposta dell'Università di dedicare uno studio alla ricostruzione di un momento così importante nella storia culturale della città: la collaborazione si è concretizzata nella realizzazione del volume, pubblicato nella collana «Ritratti di Bordighera» e ufficialmente presentato lo scorso 21 ottobre presso la ex Chiesa Anglicana. Nel libro Lecci ripercorre cronologicamente e con dovizia di particolari l'intera vicenda, delineando anche le reazioni del pubblico di fronte ai capolavori della Scuola di New York che la città ligure ebbe il privilegio di mostrare quasi in anteprima europea, seconda solo a Venezia e Firenze. Sulla portata di un tale evento nel panorama dell'arte italiana riflette Franco Sborgi, professore di storia dell'arte contemporanea dell'ateneo genovese, nella sua introduzione al volume, mentre Philip Rylands, direttore della Peggy Guggenheim Collection di Venezia, delinea nel suo saggio un fresco ritratto della mecenate americana. Completa il volume, edito in italiano e inglese, un ricco apparato bio-bibliografico dedicato a tutti gli artisti che parteciparono alla rassegna.
Paola Valenti, Peggy Guggenheim, Jean Cocteau & C.: l'arte made in Usa, la Repubblica, 3 novembre 2004

La vita culturale della Bordighera degli anni Cinquanta è animata, in particolare, dalle iniziative e dalle doti organizzative di Giuseppe Balbo a cui si devono, oltre al contributo alla creazione del “Salone Internazionale dell’Umorismo”, due eventi di grande rilievo: la “Mostra dei pittori americani” e il premio “5 Bettole”. In proposito è doveroso ricordare il significativo ruolo, ormai caduto nell’oblio, di Angelo Giribaldi Laurenti il quale, nella veste di presidente dell’Azienda Autonoma di Soggiorno e Turismo, riesce a imprimere alle suddette iniziative un’impronta di rilievo internazionale grazie alle sue conoscenze e relazioni personali, nonché alla grande sensibilità verso la musica e le arti in genere. La “Mostra dei pittori americani”, nata sotto gli auspici di Giuseppe Balbo, Jean Cocteau e Walter Shaw, si svolge in quattro edizioni e propone, dapprima, una selezione di pittori statunitensi provenienti dalla celebre collezione di Peggy Guggenheim, poi le opere figurative di Hopper, Feininger e Shahn, per terminare con alcuni giovani artisti di talento divenuti successivamente noti in campo internazionale, fra i quali Virduzzo, Hadzi, Zajac e Pepper.
Mara Pardini, La cultura nel ponente ligure ai tempi di Francesco Biamonti: un accenno, Terra ligure 

Jackson Pollock, Senza titolo - Fonte: Giuseppe Balbo cit.

Le mostre di pittura americana, tra il 1952 e il 1957, furono possibili innanzitutto grazie al vigore organizzativo del pittore Giuseppe Balbo, che già sul finire degli anni Quaranta aveva dato vita con i propri allievi a una serie di esposizioni, e videro coinvolti personaggi del calibro di Jean Cocteau e Peggy Guggenheim. Dalle prime esposizioni curate da Balbo nacquero anche, all’inizio degli anni Cinquanta, i Premi delle “Cinque Bettole”, inizialmente destinati ai soli pittori e poi a narratori e poeti. Nel corso del decennio l’iniziativa, cui succedette, dopo l’edizione ibrida del 1962, il “Premio Bordighera” nel 1963 e 1964, ebbe un successo sempre crescente.
Matteo Grassano, Il territorio dell’esistenza. Francesco Biamonti (1928-2001), Tesi di dottorato in cotutela internazionale, Université Nice Sophia Antipolis, Università degli Studi di Pavia, 29 gennaio 2018 

Il museo Guggenheim di Venezia celebra quest’anno il quarantesimo anniversario della scomparsa della sua fondatrice, Peggy Guggenheim, con una mostra omaggio che racconta i trent’anni, dal ’49 al ’79, della sua avventura veneziana. Parte della sua collezione fu esposta a Bordighera alla II Mostra Internazionale di Pittura Americana, come ricordava la stessa Peggy Guggenheim nella sua autobiografia: “Nel 1953 Walter Shaw e Jean Guerin, due miei vecchi amici che vivevano a Bordighera, mi chiesero in prestito dei quadri perchè volevano organizzare un’esposizione di pittori americani che sarebbe stata patrocinata dal Comune, e perciò piuttosto ufficiale. Cocteau scrisse l’introduzione al catalogo ed io accettai di prestare i quadri e andai a Bordighera con Laurence Vail… Il pranzo che Walter e Jean offrirono in onore nostre e di Cocteau fu molto divertente… Con mia grande sorpresa scoprii che eravamo tutti e tre ospiti della città di Bordighera e ci furono offerte tre splendide stanze in un albergo”.
Nella sala dedicata alla collezione della mecenate americana furono esposte opere di importanti artisti americani, tra cui Jackson Pollock, Robert Motherwell, Mark Rothko. Sono rappresentati anche altri esponenti, meno noti, dell’espressionismo astratto che con Pollock hanno formato il gruppo degli”Irascibili” della Scuola di New York. La mostra , dal 1 al 31 marzo, ha richiamato più di 22.000 visitatori e tra questi note personalità della politica, dell’arte e della cultura in genere.
Alcune opere di pittori americani vennero acquistate dalla città di Bordighera, come nucleo di una costituenda galleria di arte contemporanea, purtroppo non ancora realizzata.
Oltre al grande successo di pubblico le mostre di pittura americana furono fonte di grande ispirazione per gli (allora) giovani artisti della zona, come Enzo Maiolino, Sergio Biancheri, Joffre Truzzi, Sergio Gagliolo, Mario Raimondo, per ricordarne alcuni, che poi a loro volta formarono le nuove generazioni, che poi a loro volta...
Marco Balbo, Peggy Guggenheim,  © Archivio Balbo, 23 ottobre 2019