giovedì 7 aprile 2022

A Imperia avevamo esperimentato un'iniziativa inusuale per l'epoca

Imperia - Viale Giacomo Matteotti

Mi ero inizialmente iscritto al partito comunista, non ritenendo opportuno una esperienza nell'organizzazione giovanile. Inoltre, avevo da  pochi mesi cambiato la facoltà universitaria e non avevo più l'obbligo di permanere a Genova tutta la settimana.
Tuttavia Scienze politiche, all'epoca un comparto della facoltà di Legge, comportava la frequenza alle lezioni che si svolgevano per almeno tre giorni alla settimana.
Malgrado le mie considerazioni, i compagni della segreteria federale del partito e lostesso Luciano Campoverde, segretario provinciale della Federazione giovanile comunista, avevano insistito affinché dichiarassi la mia disponibilità a impegnarmi prioritariamente nell'organizzazione giovanile. Il partito, dopo gli avvenimenti "tambroniani" del luglio dell'anno precedente, era fortemente impegnato a reclutare e a formare le nuove generazioni che si erano distinte nelle lotte di quelle settimane e dei mesi successivi e comunque era determinato a operare affinché il nuovo clima politico si traducesse nella possibilità di dare continuità organizzativa alle nuove forze sociali e culturali investite dal movimento.
Non vi erano state considerazioni mie che scalfissero i proponimenti dei compagni: ero stato immediatamente "promosso" segretario provinciale dei giovani comunisti, certamente rispettando le procedure statutarie.
La realtà organizzativa che avevo ereditato era molto carente, anche se i compagni che si erano impegnati nei due anni precedenti avevano svolto un buon lavoro per far risorgere la Fgci in provincia di Imperia. Era proprio vero: la politica riserva sempre sorprese e io in quella occasione mi ero illuso che il "miracolo" che era accaduto nell'estate del '60 potesse ripetersi nella nuova situazione.
Per rendermi meno ostiche le prospettive per l'impegno assunto, il compagno Franco Dulbecco e il compagno Francesco Rum mi avevano raccontato che nei mesi di maggio e giugno del '60, poiché non vi era un reclutamento accettabile di nuovi militanti e permaneva una carenza di giovani lavoratori che volessero far parte del Pci, la segreteria del partito aveva deciso di sviluppare una campagna di informazione e propaganda estesa, attraverso la distribuzione di volantini principalmente di fronte alle fabbriche, assai numerose a Imperia, per sollecitare l'adesione al partito.
I primi risultati, avevano proseguito i due compagni, erano stati deludenti. Molti lavoratori avevano accolto distrattamente il materiale informativo e vi era stato anche chi lo aveva rifiutato in modo palese.
Lo sconforto per i militanti era sommo, tanto da chiedersi se questa fase negativa dovesse perdurare ancora a lungo e quando mai si sarebbe invertita la tendenza. Per la verità gli anni alle spalle non erano stati, a livello generale, tra i più brillanti: spiccava la sconfitta della Cgil nelle elezioni per le Commissioni Interne alla Fiat e quindi il terribile 1956 con il XX congresso del Partito comunista dell'Unione Sovietica, l'inizio della destalinizzazionee poi la tragedia ungherese, mentre a livello locale era ancora fresca la sconfitta all'Agnesi dopo quaranta giorni di sciopero.
Quando meno gli attivisti del partito se lo aspettavano, le vicende del luglio ricordate, con i giovani genovesi dalle maglie a strisce che avevano tenuto testa alle forze di polizia per impedire il congresso dei fascisti del Msi, avevano ribaltato positivamente la situazione.
Nei mesi successivi, a cascata, gli avvenimenti avrebbero influito sui fatti politici in tutto il Paese e, per quel che ci riguarda, nel Ponente ligure.
Ho già raccontato della nascita dell'Associazione degli studenti antifascisti e ricordato di come quarantotto dei cinquanta iscritti avessero aderito alla Federazione giovanile comunista, mentre il quarantanovesimo, Leonelli il figlio del Provveditore agli studi, con il quale avevo frequentato il liceo scientifico nella medesima classe, era successivamente diventato un sindacalista della Cgil a Genova, mentre dell'ultimo ho perso le tracce, ma ero a conoscenza che nel periodo in cui partecipavo all'attività dell'associazione si dichiarava simpatizzante del Partito repubblicano.
Per sommi capi dirò che la Federazione giovanile comunista provinciale aveva nel 1961 poco più di cento iscritti, prevalentemente concentrati nel circolo di Baragallo a Sanremo e aveva cominciato a rimpolparsi con l'ingresso in massa dei quarantotto studenti antifascisti.
La Federazione giovanile comunista era un'organizzazione proletaria, in quanto la gran parte degli aderenti erano operai e apprendisti. La parte più consistente dell'organizzazione era nel capoluogo anche nel 1966, l'anno in cui avevamo superato i cinquecentoventi iscritti. Il nostro lavoro si era strutturato con l'obiettivo di costituire circoli o nuclei nel maggior numero di località. All'inizio del lavoro esistevano due circoli a Imperia (a Oneglia e a Porto Maurizio) che successivamente diventarono tre quando a Castelvecchio, con un'ottantina di compagni, aveva preso vita il nuovo circolo. A Sanremo in origine esisteva solo il circolo di Baragallo, mentre la presenza della Federazione giovanile comunista nell'estremo ponente era a Ventimiglia Alta e ne era segretario il compagno Lorenzo Muratore.
Le vicende del luglio tambroniano avevano posto un altolà ai giovani fascisti che avevano rialzato la cresta in occasione della vicenda di Trieste e poi dell'Ungheria come ne ho narrato in precedenza. Questo non aveva significato la scomparsa del Fuan, la Federazione degli universitari "neri", né della Giovane Italia l'organizzazione giovanile di destra, in cui militavano anche studenti di area democristiana, in cui i neofascisti erano egemoni, ma il sopravvento delle frange più estreme.
Diverse volte la sede di Ventimiglia Alta era stata oggetto di attentati incendiari, mentre a Sanremo i nostri compagni quando andavano ad affiggere i manifesti nelle ore notturne, dovevano uscire attrezzati, numericamente innanzitutto, per evitare agguati e scazzottamenti. Devo dire che i giovani comunisti sanremesi avevano fatto comprendere ai fascisti che con i metodi violenti non sarebbero passati. Qualcuno dei "figiciotti", ad onor del vero, si augurava incontri caldi, ma in linea generali eravamo stati convincenti a prospettare di affrontare i giovani fascisti sul piano delle idee dove avrebbero avuto meno opportunità che sul piano fisico.
A Imperia i neri non avevano mai osato sfidarci sul piano della forza. I trascorsi di Imperia, Oneglia era detta "la rossa", erano tradizionalmente di sinistra e il movimento partigiano non a caso aveva avuto in tale zona il suo nucleo originario e il Pci la fucina dei suoi dirigenti tra le due guerre.
A Imperia avevamo esperimentato un'iniziativa inusuale per l'epoca: il confronto tra giovani comunisti e fascisti che era avvenuto nelle sedi di Porto Maurizio delle due organizzazioni, quella "missina" sita in viale Matteotti e quella giovane comunista ospitata in via De Tommaso sede del Pci.
I giovani missini avevano tentato di presentarsi con il volto sociale rifacendosi alle proposte della Repubblica sociale per quel che riguardava il controllo delle aziende e ad alcuni temi che si ricavavano sul programma di San Silvestro.
 
Imperia: Via De Tommaso

Giuseppe Mauro Torelli
, Viaggio tra generazioni e politica, ed. in pr., 2017