1956 - La memoria bisogna coltivarla, tenerla viva riparlando delle storie e spesso ci sono i confronti tra chi ricorda particolari aggiuntivi e chi rinfaccia al narratore di turno di averla già raccontata in modo diverso in altre occasioni.
Una canzone mi ha certamente aiutato a ricordare la nevicata del ’56 quando [n.d.r.: l'autore abitava con la famiglia in zona Ville di Ventimiglia (IM)] avevo solo quattro anni. Ma una volta individuato il momento, mi vengono in mente tanti particolari come quando dovevamo vuotare tutti i tubi dell’acqua per evitare che il gelo li facesse esploderecome se fossero di cartone. Con i pezzi di ricambio che trovavo in cantina imparavo il montaggio dei rubinetti, dei raccordi in tre pezzi con la canapa e la pasta e le riparazioni in emergenza col cemento a pronta presa che andavamo a comprare sfuso, nel borgo [n.d.r.: zona di Ventimiglia tra il centro storico ed il fiume Roia], alla cooperativa muratori.
Le temperature più basse si toccavano nelle giornate serene, nel momento in cui appariva all’orizzonte la Corsica. A quei tempi succedeva solo a febbraio, al sorgere del sole. Al mattino controllavamo subito l’acqua lasciata in una tinozza per vedere se si fosse formato il ghiaccio in superficie.
Nell'aria fredda si sentiva il fruscio delle ali degli stornelli che, volando con coreografie geometriche, si spostano mattina e sera dai posti in cui dormono, protetti dal fogliame, ai posti in cui trovano alimenti. “Volano bassi” è una delle frasi comuni che ripetono i vecchi per dire che fa freddo. Chi ha studiato la tecnica di orientamento degli storni, senza che le loro traiettorie rischino collisioni, ha preso il premio Nobel [n.d. Viale: Giorgio Parisi, Premio Nobel per la fisica 2021]. Allora non lo sapevamo ma la presenza così numerosa di stornelli riesce anche ad aumentare la temperatura dell’aria. Mi ricordo che tentavamo al mattino di salvare le coltivazioni di margherite, incendiando mucchi di rami e paglia ai lati della campagna per rompere l’aria, lasciare scivolare il fumo sulla superficie ripida del terreno della collina, per aumentare di qualche grado la temperatura dell’aria circostante.
L’autista della corriera non aveva rischiato a fermarsi in salita davanti a Boccanegra [n.d. Viale: lungo caseggiato con torre, disposto in salita, già chiamato Villa Tremayne, sede di giardino prestigioso] per paura di non ripartire sul ghiaccio ed era andato ad aspettarmi più avanti dove iniziava il piano. Qualche ginestra si era salvata nei punti con un’esposizione più favorevole e le piante rimaste erano servite per riprodurre le coltivazioni; mi vengono in mente le molte margotte sulle due sole piante che non erano gelate perché erano più vecchie, più legnose, con poca vegetazione.
Avevamo preso dei vasetti di terracotta, li avevamo tenuti un po’ nell’acqua e poi avevamo rotto il fondo per poter far passare i rami e riempirli di terriccio per favorire la formazione delle radici, senza tanti ormoni radicanti per talee. E l’anno dopo avevamo potuto piantare nuove ginestre.
Se adesso, per trovare conferme, vado a cercare le notizie sui giornali di allora trovo spiegato dettagliatamente che i danni venivano dal gelo e anche dal disgelo, quando il volume dell’acqua cambia.
Limoni e Bougainvillee, che erano tra le piante esibite ai turisti con maggior orgoglio, avevano patito in quantità maggiore e si susseguivano innesti e trapianti. Secondo le necessità si potevano innestare limoni sull’arancio amaro e sui mandarini, quelli con i semi, i cui frutti erano sempre meno graditi.
Sono sufficienti questi ricordi per poter chiacchierare sul clima, che è cambiato e che da un po’ di anni si vedono piante di banane, avocado, feijoa, chiwi, babaco, bene ambientate in zona. Adesso sono anni che il gelo nelle campagne è diventato un ricordo. Se ne sono avvantaggiati insetti e parassiti che il gelo eliminava.
Le pellicce che popolavano la passeggiata di Bordighera soprattutto la domenica all’uscita da messa dei non residenti, milanesi e torinesi, sono scomparse da alcuni anni.
Il gelo e la guerra sono rimasti nella memoria dei vecchi. Così per paura erano sorte come funghi le serre prima in legno, poi in metallo. La floricoltura era cresciuta; il gelo, invece che ostacolare, aveva dato il coraggio.
“La linea della palma” è quella teoria che spiega come il clima si sia spostato sempre più verso nord permettendo alla pianta di conquistare nuovi terreni con piccoli avanzamenti di un centinaio di metri ogni anno. Leonardo Sciascia spiegava che la mafia ha seguito la stessa strada.
Analogamente parecchi anni dopo, restando nel mondo vegetale, è arrivato il punteruolo rosso che ha progressivamente distrutto numerosi esemplari di Phoenix canariensis e dactilifera.
Arturo Viale, La chiave dei ricordi, PressUp, 2025, pp. 18-21
Una canzone mi ha certamente aiutato a ricordare la nevicata del ’56 quando [n.d.r.: l'autore abitava con la famiglia in zona Ville di Ventimiglia (IM)] avevo solo quattro anni. Ma una volta individuato il momento, mi vengono in mente tanti particolari come quando dovevamo vuotare tutti i tubi dell’acqua per evitare che il gelo li facesse esploderecome se fossero di cartone. Con i pezzi di ricambio che trovavo in cantina imparavo il montaggio dei rubinetti, dei raccordi in tre pezzi con la canapa e la pasta e le riparazioni in emergenza col cemento a pronta presa che andavamo a comprare sfuso, nel borgo [n.d.r.: zona di Ventimiglia tra il centro storico ed il fiume Roia], alla cooperativa muratori.
Le temperature più basse si toccavano nelle giornate serene, nel momento in cui appariva all’orizzonte la Corsica. A quei tempi succedeva solo a febbraio, al sorgere del sole. Al mattino controllavamo subito l’acqua lasciata in una tinozza per vedere se si fosse formato il ghiaccio in superficie.
Nell'aria fredda si sentiva il fruscio delle ali degli stornelli che, volando con coreografie geometriche, si spostano mattina e sera dai posti in cui dormono, protetti dal fogliame, ai posti in cui trovano alimenti. “Volano bassi” è una delle frasi comuni che ripetono i vecchi per dire che fa freddo. Chi ha studiato la tecnica di orientamento degli storni, senza che le loro traiettorie rischino collisioni, ha preso il premio Nobel [n.d. Viale: Giorgio Parisi, Premio Nobel per la fisica 2021]. Allora non lo sapevamo ma la presenza così numerosa di stornelli riesce anche ad aumentare la temperatura dell’aria. Mi ricordo che tentavamo al mattino di salvare le coltivazioni di margherite, incendiando mucchi di rami e paglia ai lati della campagna per rompere l’aria, lasciare scivolare il fumo sulla superficie ripida del terreno della collina, per aumentare di qualche grado la temperatura dell’aria circostante.
L’autista della corriera non aveva rischiato a fermarsi in salita davanti a Boccanegra [n.d. Viale: lungo caseggiato con torre, disposto in salita, già chiamato Villa Tremayne, sede di giardino prestigioso] per paura di non ripartire sul ghiaccio ed era andato ad aspettarmi più avanti dove iniziava il piano. Qualche ginestra si era salvata nei punti con un’esposizione più favorevole e le piante rimaste erano servite per riprodurre le coltivazioni; mi vengono in mente le molte margotte sulle due sole piante che non erano gelate perché erano più vecchie, più legnose, con poca vegetazione.
Avevamo preso dei vasetti di terracotta, li avevamo tenuti un po’ nell’acqua e poi avevamo rotto il fondo per poter far passare i rami e riempirli di terriccio per favorire la formazione delle radici, senza tanti ormoni radicanti per talee. E l’anno dopo avevamo potuto piantare nuove ginestre.
Se adesso, per trovare conferme, vado a cercare le notizie sui giornali di allora trovo spiegato dettagliatamente che i danni venivano dal gelo e anche dal disgelo, quando il volume dell’acqua cambia.
Limoni e Bougainvillee, che erano tra le piante esibite ai turisti con maggior orgoglio, avevano patito in quantità maggiore e si susseguivano innesti e trapianti. Secondo le necessità si potevano innestare limoni sull’arancio amaro e sui mandarini, quelli con i semi, i cui frutti erano sempre meno graditi.
Sono sufficienti questi ricordi per poter chiacchierare sul clima, che è cambiato e che da un po’ di anni si vedono piante di banane, avocado, feijoa, chiwi, babaco, bene ambientate in zona. Adesso sono anni che il gelo nelle campagne è diventato un ricordo. Se ne sono avvantaggiati insetti e parassiti che il gelo eliminava.
Le pellicce che popolavano la passeggiata di Bordighera soprattutto la domenica all’uscita da messa dei non residenti, milanesi e torinesi, sono scomparse da alcuni anni.
Il gelo e la guerra sono rimasti nella memoria dei vecchi. Così per paura erano sorte come funghi le serre prima in legno, poi in metallo. La floricoltura era cresciuta; il gelo, invece che ostacolare, aveva dato il coraggio.
“La linea della palma” è quella teoria che spiega come il clima si sia spostato sempre più verso nord permettendo alla pianta di conquistare nuovi terreni con piccoli avanzamenti di un centinaio di metri ogni anno. Leonardo Sciascia spiegava che la mafia ha seguito la stessa strada.
Analogamente parecchi anni dopo, restando nel mondo vegetale, è arrivato il punteruolo rosso che ha progressivamente distrutto numerosi esemplari di Phoenix canariensis e dactilifera.
Arturo Viale, La chiave dei ricordi, PressUp, 2025, pp. 18-21
Altre pubblicazioni di Arturo Viale: I sette mari. Storie e scie di navi e di naviganti e qualche isola, Book Sprint Edizioni, 2024; Punti Cardinali. Da capo Mortola a
capo Sant'Ampelio, Edizioni Zem, 2022; La Merica...non c'era ancora,
Edizioni Zem, 2020; Oltrepassare. Storie di passaggi tra Ponente Ligure e
Provenza, Edizioni Zem, 2018; L'ombra di mio padre, 2017;
ViteParallele, 2009; Ho radici e ali, ed. in pr., 2005; Mezz'agosto, 1994; Viaggi, Alzani - Pinerolo, 1993.
Adriano Maini