venerdì 27 novembre 2020

u Profesu

Il matrimonio di Francesco Kahnemann

[...] mio Padre, Francesco Kahnemann, Francuccio per gli amici, anche chiamato "u Profesu" per via della sua qualifica professionale.
Ha vissuto una vita piena di sfaccettature, figlio di una Cattolica e di un Ebreo, nato nel 1921.
Penso che i suoi primi 17 anni li abbia vissuti nel posto più bello del mondo [Sanremo (IM)], secondo me, in una condizione sociale più che privilegiata, in una città cosmopolita, in una famiglia benestante e multietnica con respiro internazionale.
Ha avuto amici importanti come Italo Calvino, Eugenio Scalfari, Pippo Barzizza e ha frequentato Fabrizio de André.
Insisto sui primi diciassette anni, perché il suo bel passaporto azzurro Savoia racconta dell'ultimo viaggio del giugno 1936 a Praga con nonno Ugo: a Vienna, Praga e Budapest, per incontrare  i clienti che erano rimasti dopo la chiusura dei magazzini di Berlino. L’anno successivo anche Vienna, meta delle vacanze nella Capitale Austriaca insieme a Trieste, sarebbe stata abbandonata dalla ditta “Kahnemann Ugo esportazione fiori” a causa delle prime ritorsioni burocratiche verso i commercianti ebrei in quella città.
Nel 1938, poi, proprio a Trieste furono proclamate in settembre le Leggi Razziali e in novembre l’Anschluss dell’Austria alla Germania Nazista. Questi eventi avrebbero dato il colpo di grazia all’attività del nonno, all'età dell'oro della famiglia e al percorso scolastico di papà presso il prestigioso Liceo Classico G.D. Cassini.
A partire da quel momento questo enfant gâté dell'alta borghesia di Sanremo sarebbe di fatto diventato un invisibile per il Regime Fascista.
Questo trauma segnò in maniera profondissima il carattere di papà e ha minato il nostro rapporto padre-figlio praticamente per tutta la vita.
 

È diventato uno stimato chirurgo oculista, primario in vari ospedali tra Genova e Sanremo, membro esterno dell’equipe del Professor Barraquer a Barcelona, una bella storia professionale dove forse c’è stato poco spazio per un figlio scatenato come me.
Però, come sai, Francuccio, proprio alla fine ci siamo ritrovati, lasciandoci l’amaro in bocca di un’occasione perduta [...]

Paolo Kahnemann

Il secondo, peraltro brevissimo, colloquio con Italo [Calvino] avvenne nell’autunno del 1943. Svolgeva alcune mansioni presso il Tribunale di Piazza Colombo (edificio che non esiste piú) e ogni tanto usciva per scambiare qualche parola col figlio del Prof. Zauli (mi pare si chiamasse Floriano), anche lui, come il padre, insegnante nella Scuola di Avviamento Professionale, sita nello stesso edificio, al di sopra del Mercato dei Fiori. Un certo giorno Italo si rivolse al figlio di Zauli, il quale additò Cagnin (mi pare), che a sua volta lo diresse verso qualcun altro (forse Agostino de Gregorio, anche lui, come me, precoce antifascista) e poi si presentò da me. "Dovresti portare d’urgenza questo bigliettino nel negozio di fiori di Bottini, accanto a Barillaro, in Via Vittorio. Sai dov'è? Non farti notare e torna subito". Il messaggio era diretto a Kahneman (mi pare si chiamasse Enrico) e gli suggeriva di nascondersi perché "sarebbero venuti a cercarlo". La mia irruzione frettolosa in negozio sollevò qualche perplessità, forse perché c'era un'avventrice che avrebbe potuto sospettare qualcosa. Comunque il messaggio era giunto a destinazione (seppi poi che il Kahneman era nascosto addirittura nel palazzo in cui abitavo io, al n. 9 di Via Gioberti, in un deposito appartenente al fiorista Bottini). Non è chiaro se Italo agisse a titolo personale o facesse già parte di un'organizzazione clandestina, né se in Kahneman proteggesse l’ebreo, l'antifascista o il fratello del suo compagno di scuola Francesco [l'autore in questo caso potrebbe essersi sbagliato non solo di nome, ma addirittura di essersi direttamente riferito, del tutto inconsapevole, ad Enrico Kahnemann, cugino dei fratelli Eugenio e Francesco, entrambi partigiani].
Pietro Ferrua, Incontri e scontri con Italo Calvino, 25 aprile 2012 in Ra.forum
 
26 febbraio 1945 - Dal C.L.N. di Bordighera, prot. n° 2, al comandante Curto [Nino Siccardi, comandante della I^ Zona Operativa Liguria] - Informava che il Comitato era entrato in contatto con il garibaldino Leo [Stefano Carabalona] inviato a Vallecrosia dagli americani...  che “Leo” aveva scritto direttamente a “Curto” una lettera, allegata alla comunicazione in oggetto, lettera in cui “Leo” riferiva al comandante della I^ Zona Operativa Liguria [...] di essere passato il 10 dicembre 1944 in Francia, [...] che, circa la presa di contatto di Kahnemann con il Comando inglese... Giorni fa è arrivato in Francia il fratello [Francesco] di Kanheman (il fratello maggiore è andato a Roma) ...  tuo Leo
da documento IsrecIm in Rocco Fava, di Sanremo (IM), "La Resistenza nell'Imperiese. Un saggio di regestazione della documentazione inedita dell'Istituto Storico della Resistenza e della Storia Contemporanea di Imperia (1 gennaio - 30 Aprile 1945)" - Tomo II - Tesi di Laurea, Università degli Studi di Trieste, Facoltà di Scienze della Formazione, Corso di Laurea in Pedagogia - Anno Accademico 1998 - 1999