venerdì 10 giugno 2022

Vicende di esuli antifascisti che passarono la frontiera con la Francia da Ventimiglia e dintorni


Tre componenti del gruppo del Merizzo decidono di intraprendere il rischioso viaggio verso la Francia, per poi da lì passare in Spagna: essi sono Edoardo Bassignani, Giovanni Giampietri e Leone Borrini, il primo a provare l'impresa e a raggiungere la Francia nel dicembre 1936, mentre Bassignani e Giampietri tentano l'espatrio nel gennaio 1937.
[...] Bassignani e Giampietri il 22 gennaio raggiungono Sanremo, dove incontrano Sante Vinciguerra, nativo del Merizzo ma che vive nella cittadina ligure, indirizzativi da Leone Borrini. Vinciguerra li affida ad una guida, Angelo Gorga “Ventimiglia”, che li conduce fino al confine indicando loro la via da seguire per raggiungere il territorio francese. I due però commettono un errore, credendo di essere già giunti nel territorio francese scambiano i carabinieri italiani per gendarmi francesi, e raccontano loro i motivi dell'espatrio clandestino, riferendo del riuscito tentativo di Borrini, di come questi li avesse convinti ad espatriare, e dell'aiuto ricevuto dal Vinciguerra, e vengono arrestati. Giampietri, Bassignani, Vinciguerra e Gorga vengono assegnati al confino di polizia il 23 febbraio dalla Commissione Provinciale di Imperia, Giampietri e Bassignani per tre anni, mentre Gorga e Vinciguerra per due, quest'ultimo beneficiando di un atto di clemenza il 22 giugno in ragione dell'età. Negli stessi giorni di giugno vengono arrestati gli altri sette partecipanti alla cena
[...] Nato a Fivizzano il 18 novembre 1897, Mario Mariani già all'età di dieci anni si trasferisce con la famiglia in Liguria, a Bordighera.
[...] La migliore fonte a cui attingere per fare luce sulla vita di Malachina è proprio Malachina stesso, nelle dichiarazioni che rilascia a seguito del suo arresto, avvenuto a Sanremo il 20 luglio 1940, mentre tentava di rientrare in Italia. L'8 agosto viene interrogato negli uffici della Questura di Apuania <216
[...] Pontremolese, nato il 30 gennaio 1902, Emilio Martinelli proviene da una famiglia impegnata a livello politico e sociale: il padre era stato infatti segretario della Lega dei contadini rossi di Pontremoli prima dell'avvento del fascismo. <276 Contadino di professione, secondo le carte risulta emigrato per Cannes con regolare passaporto l'11 ottobre 1924. <277 Si stabilisce a Mandelieu, in Costa Azzurra, dove si trova un nutrito gruppo di emigrati lunigianesi, tra cui Egidio Montani, uno dei nostri tredici volontari, e il già noto Luigi Campolonghi, che proprio qui fonda la Fratellanza Franco-Lunigianese, un'associazione di impronta antifascista, che vede l'adesione di Martinelli, Montani e altri fuorusciti soprattutto pontremolesi. <278 La sua appartenenza all'associazione non sfugge alle fonti fiduciarie fasciste in terra francese, che lo segnalano come «socio fondatore a Mandelleu [sic] di una cooperativa lunigianese di impronta antifascista», ma che il Martinelli stesso «non diede personalmente mai luogo a particolari appunti con la sua condotta e attività politica», segnalandolo rientrante nel regno il 6 agosto 1932. <279 Trovandosi iscritto nel Bollettino delle ricerche e in Rubrica di frontiera, viene sottoposto ad una perquisizione personale e dei bagagli rivelatasi «infruttuosa»; Martinelli soggiorna brevemente a Pontremoli, visto che viene segnalato in uscita dall'Italia già il 30 agosto. Riguardo alla sua partecipazione al conflitto spagnolo sappiamo che si arruola nnell'ottobre 1936 come sergente nella XII Brigata Internazionale nel battaglione Garibaldi, e poi nell'omonima Brigata come responsabile della sezione telefonisti. La sua presenza in Spagna è confermata anche da fonte francese, venendo segnalato come «communiste notoire en effet» e confermato che «il a combattu en Espagne dans les rangs des Brigades Internationales du 9 Octobre 1936 au 12 Septembre 1937, et pourrait être à l'occasion un élément de troubles». <280
[...] La memorialistica ci parla di un episodio accaduto nel settembre 1929 che rappresenta una svolta per Bertolini. Mentre si trova nella zona dell'Arsenale militare a La Spezia, un gruppo di camicie nere si avventa su alcuni operai ritenuti colpevoli di volantinaggio di manifestini clandestini, pestandoli selvaggiamente: Bertolini interviene e riesce a far cessare il pestaggio, ma compromette la sua posizione. <312 Di lì a breve, Bertolini prende la decisione di espatriare. Assieme ad un certo Corradini, di «idee socialiste», il 1º giugno 1930 espatria clandestinamente in Francia con una barca a remi rubata partendo da Ventimiglia, venendo denunciato e condannato per furto ed espatrio clandestino a quattro mesi di reclusione in contumacia. <313 Residente a Nizza, trova impiego presso “La Frigidaire”, una fabbrica di frigoriferi che incarica Bertolini di trovare una soluzione per installare nelle automobili una cella frigorifera che funzioni con il motore acceso. La casa automobilistica Citroën inoltre incarica Bertolini di elaborare nuove plance di legno per le autovetture più lussuose. <314 Nel 1933 è fra i partecipanti ad una conferenza comunista tenutasi il 28 gennaio, in cui interviene «l'anarchico Baldini Mario reduce da Mosca»; la conferenza è interrotta da un'irruzione della polizia francese, e per Bertolini viene richiesta l'iscrizione in Rubrica di Frontiera, per «perquisizione e viglianza», in caso di rientro in Italia. <315
[...] La Francia meridionale prevale innanzitutto per un motivo prettamente geografico, cioè la prossimità al confine italiano; oppure gli emigrati possono seguire rotte già disegnate da parenti o compaesani espatriati in precedenza, basti pensare al gruppo pontremolese di Mandelieu o allo stesso Coduri, che raggiunge Brignoles nel 1920, dove già si trovavano alcuni parenti. <327 Per Renato Bertolini e Mario Mariani la prossimità geografica è fattore fondamentale: il primo espatria clandestinamente in barca da Ventimiglia e si stabilisce prima nella vicina Nizza e poi a Marsiglia; il secondo, residente a Bordighera, fa la spola fra l'Italia e la Francia, principalmente a Nizza e Marsiglia, ma viene anche segnalata la sua presenza nel piccolo Principato di Monaco.
[NOTE]
216 Apuania è il nuovo comune nato nel 1938 dalla fusione di Massa, Carrara e Montignoso.
276 G. Chiappini (a cura di), Antifascisti della Lunigiana nella guerra civile spagnola, cit., p. 47
277 Carabinieri di Pontremoli alla Questura di Apuania, 22 marzo 1939, in ASM, cit., b. 100 fasc. Martinelli Emilio
278 M. Tassi, Luigi Campolonghi, cit., p. 66
279 Nota del 5 agosto 1932, ACS, MI, DGPS, DPP, cit., b. 793, fasc. Martinelli Emilio
280 Comunicazione dei Services de Armistices, Détachement de Liasion de Nice, 13 ottobre 1942, in ASM, cit., b. 100, fasc. Martinelli Emilio
312 AA.VV., Antifascismo e Resistenza alla Spezia (1922-1945), ISRSP, La Spezia 1987, p. 51
313 Copia della nota della Prefettura di La Spezia al Console d'Italia a Bruxelles, 7 marzo 1931 e Prefettura di Massa-Carrara al MI, DGPP, AGR, CPC, 8 giugno 1933, in ACS, MI, CPC, cit., b. 575, fasc. Bertolini Renato
314 G. Chiappini (a cura di), Antifascisti della Lunigiana nella guerra civile spagnola, cit., p. 28
315 Copia del Telespresso Nº 3952 del Consolato d'Italia a Nizza al Ministero dell'Interno, 22 marzo 1933, in ACS, MI, CPC, cit., b. 575, fasc. Bertolini Renato
327 Sia Mandelieu che Brignoles si trovano nell'odierna regione Provence-Alpes-Côte d'Azur.
Federico Bedogni, Volontari antifascisti lunigianesi nella guerra civile spagnola, Tesi di laurea, Università degli Studi di Pisa, 2018

Egidio Sellan è sottoposto a procedimento per cospirazione nel 1928 insieme ad altri 8 imputati residenti a Trieste, in Istria e nel Goriziano «per avere, in Monfalcone in epoca anteriore e sino al 7.10.1927, concertato fra loro e con altri, appartenendo a segreta associazione comunista, di commettere fatti diretti a suscitare la guerra civile e la insurrezione armata contro i Poteri dello Stato». Rinviati una prima volta a giudizio in maggio, con sentenza n. 108 della Commissione Istruttoria, il 9 agosto vengono assolti dalla stessa, con un diverso giudice relatore, per mancanza di indizi. Nel frattempo i nove sono stati in carcere dal 7.10.1927 al 23.8.1928 <356.
Subito dopo Egidio espatria clandestinamente: la sua partenza, insieme al compagno di fede Giovanni Silvestri, viene segnala ai primi di novembre 1928 ma le autorità, nonostante l’immediato allarme per l’allontanamento dei due, non riescono ad impedirne la fuga attraverso la frontiera di Ventimiglia. Sellan si stabilisce a Grasse sulla Costa Azzurra <357.
[NOTE]
356 Cfr. Ministero della Difesa 1928, pp. 1009-1010. La fonte indica data e luogo di nascita errati nel caso di Sellan (come per altri quattro degli imputati di questo processo). Sul processo, cfr. inoltre: Patat, p. 282.
357 Acs, Cpc, b. 4736, f. 5184, Sellan Egidio, lettera della R. Prefettura della Provincia di Trieste, Divisione Gab. P.S. al Cpc, prot. n. 9470-28 del 3 gennaio 1929.

(a cura di) Gian Luigi Bettoli, La Guerra di Spagna attraverso la vita e le lettere degli antifascisti e dei garibaldini del Pordenonese, Associazione "Casa del Popolo di Torre", Pordenone, 2008, lavoro qui ripreso da Friuli Occidentale. La storia, le storie

Verso la metà del 1935 Etrusco Benci chiede nuovamente un passaporto valido per la Francia e il Belgio e il 24/9/1935 passa il valico di Ventimiglia ed entra in Francia. Va a vivere a Nizza (Alpes Maritimes) e qui partecipa alle manifestazioni antifasciste sotto i nomi falsi di De Rossi e Curia: è vicino ai socialisti massimalisti come Duilio Balduini e Renzo Picedi, legati al Bureau di Londra, che pubblicano in Francia "L'Avanti!"; tiene conferenze e frequenta i corsi di cultura organizzati dalla LIDU. Lascia la Francia il 12/6/1936, diretto in Catalogna con uno dei primi gruppi di volontari, e viene arruolato nella Colonna Lenin (organizzata dal POUM).
(a cura di) Ilaria Cansella e Francesco Cecchetti, Volontari antifascisti toscani nella guerra civile spagnola. Le biografie, Isgrec, 2011

Gli stessi organi di sorveglianza fascisti intuirono il traffico d’armi che aveva come fulcro il gruppo di Port-Bou; il 21 novembre del ’36, il Direttore Capo della Divisione Politica ricevette una relazione dal console italiano a Nizza: «Caro Di Stefano», scriveva il diplomatico «pregomi informarti che il nostro Bagnari mi ha ieri sera parlato di armi e munizioni che sarebbero clandestinamente esportati dall’Italia, attraverso la frontiera terrestre di Ventimiglia, e che una volta giunte a Mentone proseguirebbero per la Spagna. Tale notizia il Bagnari l’ha appresa a Mentone dal noto Bisio Onorio [già membro della colonna italiana, N.d.A], che pare non abbia più voglia di ritornare a Barcellona e che
preferisca invece restare a Mentone, dove dovrebbe sopraintendere al traffico in favore della Spagna e alla propaganda verso il Regno. Il Biso avrebbe detto al Bagnari che paga mille lire ai contrabbandieri per ogni quintale di armi e munizioni consegnate a Mentone. Sapendo che il Bagnari eserciterebbe il contrabbando del formaggio, gli avrebbe proposto di occuparsi del trasporto delle armi e munizioni a un prezzo inferiore». <187 Effettivamente Onorio Biso, assieme al figlio Sirio, aveva lasciato il fronte a fine ottobre: Rosselli aveva incaricato i due di occuparsi della propaganda in favore della Sezione Italiana a Mentone, sul confine italo-francese, e di mantenere i contatti con il comitato di Port-Bou. <188 Si è quindi visto come la presenza italiana nella Barcellona e nella Catalogna del ’36-’37 non si limitasse ad una piccola colonna attiva sul fronte aragonese, ma fosse molto più diffusa.
[...] La contiguità territoriale facilitava sicuramente i passaggi verso la Francia, ma le difficoltà rimanevano; per averne un’idea si legga il seguente documento, una sorta di vademecum dell’emigrante clandestino:
"Prima di tutto non parti con pochi soldi, qui nessuno le farebbe credito. Poi si compri un paio di scarpe con le suole di gomma quelle lo salvano nel sdrucciolare, e non fanno rumore. […] Non dica niente a nessuno se qualche curioso domanda, dica che è un rappresentante della Cassa di Genova. […] Cerchi di partire con un bel cielo sereno, se ci sono nuvole non si può orizzontare e è facile che perdi. La strada arriverà fino a un certo punto poi la perde. Quando la strada mulattiera finirà vedrà una capanna senza tetto di lì si deve farsi la strada da lei arrampicandosi su per la muraglie scogli e cespugli fino che troverà la strada militare prosegui quella lì, che va in giro a zic zac e su su fin che arrivi alla vetta. Vedrà una gran vallata a dritta vedrà un paesello con un campanile e più giù verso il mare Mentone. […] Non abbi paura se di notte sente qualche rumore si butta in terra e ascolti, ma sarà più immaginazione come toccò a me, ma stii sicuro che lì non c’è nessuno. Le guardie sono su a Colletto sulle montagne di dritta ma distante. […] Una volta nella vallata di sinistra cioè nel confine francese incontrerà soldati e contadini e donne le dia il buongiorno e marci fino al paesetto che nessuno le domanderà nulla". <202
Poche righe che ben rappresentano i potenziali rischi cui si andava incontro.
[...] Un’altra interessante testimonianza al riguardo è quella del comunista pisano Guelfo Benvenuti. Scampato, nel giugno del ’21, ad un tentativo di omicidio da parte di una ventina di fascisti, dovette nascondersi per alcuni mesi a casa di amici, per poi, nell’agosto del ’22, espatriare clandestinamente in Francia. Qui sotto la prima lettera che lo stesso, non appena giunto a Marsiglia, inviò alla fidanzata:
"Marsiglia, 25 agosto 1922, carissima Eginia. Sono giunto finalmente ieri sera a Marsiglia dopo una dolorosa via crucis, ma non importa, ormai sono arrivato; ma sento il bisogno di raccontarti quanto ho sofferto; Lunedì ti scrissi una cartolina da Genova, poi proseguii per il confine, dove giungemmo la sera verso le dieci, qui cominciò il calvario: trovammo un contrabbandiere e in quattro ci si mise in cammino verso la Francia, ma fatti pochi chilometri un nugolo di guardie in borghese ci circondò e ci arrestarono immediatamente; e condotti in una lurida prigione a Ventimiglia dove non mancavano insetti di tutte le specie. Al mattino fortunatamente mentre gli arrestati avevano raggiunto la ventina fummo tutti interrogati e solo quattro di noi furono messi in libertà io compreso perché noi dicemmo la verità e gli altri che raccontarono bugie furono regolarmente ammanettati uno attaccato all’altro e spediti a casa. Allora io tornai indietro e insomma Martedì dovevamo tentare per mare, ma il mare cattivo ce lo impedì; allora infine Mercoledì sera c’imbarcammo una ventina di persone fra marinai e fuggiaschi su una piccola barca dove si stava come le acciughe, con un mare… ebbene tre ore in mare, tre ore d’inferno. Verso il tocco siamo sbarcati in Francia e dopo altre tribolazioni sono giunto ieri sera a Marsiglia. Degli altri miei compagni non se so più nulla e non è difficile che li abbiano riagguantati e ricondotti a casa; in Francia mi squagliai andando a piedi fino a Montecarlo a di là col treno fui portato a destinazione; ebbene ora mi trovo in casa di Albina, dove ho trovato un ricevimento proprio da gente buona e Lunedì vado a lavorare; ebbene amore io ho vinto la prima battaglia e spero di vincerne altre, tutto ho fatto per raggiungere il fine: il bene nostro… in questo momento piango come un bambino ma è un po’ di debolezza passeggera, cerca di volermi tanto bene io farò di tutto perché presto possiamo vivere insieme, quindi cerca di non pensare troppo alla mia lontananza, che io col cuore e con la mente sono più tuo di prima; e non ci pensare che le insidie e i vizzi di questa immensa città non sapranno vincermi, ben sapendo lo scopo del mio diciamo così esilio. […] Guelfo. <205
[...] Giuseppe Raffaelli, marmista nato nel 1892 a Montignoso (MS) già organizzatore degli Arditi nella zona di Carrara, una volta tornato in Italia nel ‘43 avrebbe dichiarato ai Carabinieri di Massa: «Nel 1923, per le mie idee, fui fatto segno di persecuzioni da parte dei fascisti, per cui mi decisi ad espatriare nel maggio di detto anno, passando la frontiera clandestinamente a Ventimiglia». <226 Il Raffaelli era stato tra i primi ad arruolarsi nella Sezione Italiana.
[...] Nel capitolo precedente si è accennato brevemente all’origine del rapporto, risalente agli anni degli studi fiorentini, tra Camillo Berneri e Carlo Rosselli. Le vite dei due intellettuali, indirizzate su dei binari paralleli già dai primi anni venti, avrebbero continuato a seguirli anche durante gli anni successivi: tra i primi oppositori al fascismo fiorentino furono entrambi costretti alla scelta dell’esilio. Quando Rosselli arrivò a Parigi, Berneri era ormai scappato dall’Italia da più di tre anni. Il 25 aprile del ’26 aveva infatti inviato, da Ventimiglia, una cartolina all’amico Cesare Zaccaria: quella fu la sua ultima traccia in Italia. <288
[NOTE]
187 ACS, DPP, FM pacco 124, fascicolo 5. Nota Consolato Generale d’Italia di Nizza, 21/11/1936
188 ACS, DPP, pacco 50, fascicolo 1. Relazione informatore C20/67, 25/10/1936.
202 Questa lettera anonima, intercettata dalla polizia, risale al maggio del 1933. Citata in: Un’emigrazione economica, in: “Storia e Dossier…” cit., p. 9.
205 Guelfo Benvenuti. Lettere di un fuoruscito operaio, Comune di Pisa, Pisa 1989, pp. 35-36.
226 ACS, CPC b. 4194, f. 57714 Raffaelli Giuseppe. Verbale interrogatorio presso la Prefettura di Massa, 24/01/1943.
288 Citato in: De Maria, op. cit., p. 31.

Enrico Acciai, Viaggio attraverso l’antifascismo. Volontariato internazionale e guerra civile spagnola: la Sezione Italiana della Colonna Ascaso, Tesi di dottorato, Università degli Studi della Tuscia di Viterbo, 2010 

Nel marzo del 1939 Martini si recò a Nizza: aveva appuntamento alla frontiera in località Ponte San Luigi con i propri genitori che non vedeva da circa tre anni. Riuscì ad incontrarli grazie alla cortesia del Commissario italiano di frontiera e di quello francese: rimasero insieme circa due ore e fu l’ultima occasione in cui vide sua madre, che morì due anni dopo.
Giuliano Pajetta, venuto a conoscenza del viaggio di Martino nel sud della Francia, gli affidò alcuni incarichi di partito: partecipare a delle riunioni a Villeurbane (Lione), a Tolone, Nizza ed in altre città del Midi.
Eva Pavone, I Martini, una famiglia di antifascisti, QF. Quaderni di Farestoria, Anno XVI - N. 2, maggio-agosto 2014