mercoledì 6 marzo 2024

Il borgo della Foce si presenta oggi urbanisticamente compatto


Nel 1818, Oneglia insieme a Sanremo e Nizza divenne capoluogo di provincia della Divisione di Nizza mentre Porto Maurizio fu scelto come Capoluogo del Mandamento.
Nel 1887, il centro storico fu danneggiato dal tremendo terremoto del 23 febbraio, che causa ingenti danni in tutto l'entroterra e rase al suolo anche la vicina cittadina di Diano Marina e il paese di Bussana. L'espansione sia di Porto Maurizio che di Oneglia aveva dall'unificazione italiana aperto un dibattito sulla unificazione delle due città, che si protrasse per anni fra proposte rifiutate da una e dall'altra parte, fino ad arrivare, nel 1923, all'unificazione effettiva per regio decreto.
Il Borgo della Foce tra '600 e '700
La Foce è un antico e suggestivo borgo di pescatori di Porto Maurizio e prende il nome dalla foce del torrente Caramagna, intorno alla quale sorgono le case. L'antico "arco di Sant'Anna" che sorgeva a fianco di una chiesetta coprendone l'ingresso, oggi in disuso ma ancora visibile, era munito di possenti battenti che rendevano sicuro il borgo dalle incursioni via mare. La presenza della chiesetta è documentata dal secolo XV come oratorio di San Nicherosio ed era sede del Consolato dei marinai. Il 15 luglio 1537, un gruppo di saraceni sbarcati nottetempo presso i tre scogli, nella zona oggi detta le Ratteghe, penetrarono nell'oratorio catturando e poi uccidendo le due guardie che ivi si erano assopite durante il loro turno di veglia: Aloise Bruno ed Etolo Aicardi <15. Tali cognomi ancora oggi sono tipici del Borgo della Foce. Oltrepassato l'arco di Sant'Anna si entra in un nucleo che subì trasformazioni nel Seicento e nel Settecento. Le case più antiche, risalenti al XV e XVI secolo, sono le più basse e adiacenti l'antico arco; in origine avevano finestre con grate in ferro che guardavano verso le abitazioni dell'attuale via De Tommaso, poi murate dalle costruzioni realizzate in aderenza ai primi nuclei abitativi. Alcune di queste antiche abitazioni, realizzate con massi, malta e pietre di mare, erano dotate di cisterne per la raccolta dell'olio e dell'acqua piovana e avevano finestre ad arco, contrariamente a quelle più recenti e settecentesche riscontrabili nel palazzo Berio, sito in via De Tommaso (palazzo affrescato dai pittori liguri come Francesco Carrega, che operarono nel XVIII secolo) e nel palazzo Lavagna, che ospitò anche Napoleone Bonaparte in attesa della prima campagna d'Italia.
Nei secoli scorsi non esistevano né l'attuale molo frangiflutti né il lungomare a riparare dal mare le case: come in tutti gli altri borghi liguri costruiti in riva al mare, queste davano direttamente accesso sulla spiaggia, dove normalmente erano tirate in secca le barche da pesca. La mancanza di ripari implicava anche che il mare dovesse essere calmo perché le navi potessero avvicinarsi a riva e poteva anche capitare che si dovesse attendere per giorni in rada prima che si presentasse un momento favorevole alle operazioni di carico.
Il borgo della Foce si presenta oggi urbanisticamente compatto, abbarbicato ad una sottile striscia di terra, al di sotto degli scoscesi pendii occidentali del promontorio portorino, ma in passato il centro abitato si trovava diviso in due blocchi di edifici, obliquamente attraversati da un lungo e stretto carruggio che aveva sbocco direttamente sul litorale antistante il borgo. Ad occidente trovava il suo limite presso una zona ortiva a ponente delle sponde del
torrente Caramagna e, dal lato del borgo, dalla cappella di San Niccolò di Bari. Procedendo verso ovest si incontrava lo sbocco a mare del torrente, che durante i diversi regimi di portata a cui era soggetto durante le variazioni stagionali, turbava la vita degli abitanti sia con piene ed esondazioni, sia con periodi di secca che causavano la formazione di acquitrini, dove proliferavano nugoli di zanzare e l'insorgere di febbri malariche. Inoltre nel corso d'acqua era solito che venissero scaricati i residui delle lavorazioni dei numerosi frantoi e delle fabbriche di sapone che contribuivano a rendere le immediate vicinanze della foce particolarmente maleodoranti e insalubri. La spiaggia della Foce si estendeva da una punta rocciosa detta Ciappa, sino ai Cappuccini - convento e chiesa collocati sul pendio tra la foce del Caramagna e del Prino, cui si è già accennato - era continuamente esposta all'azione erosiva delle correnti e delle mareggiate che puntualmente spazzavano la spiaggia sino alle case, ma che grazie ai naturali depositi delle stesse correnti veniva presto ricostruita. Nonostante un ruscello che scorre presso i Cappuccini non permettesse la costruzione di un vero e proprio porto, lo scalo marittimo della Foce vide per tutto il '700 un traffico di velieri e bastimenti di notevoli dimensioni maggiore rispetto al porto della Marina, borgata ai piedi orientali del promontorio, poiché in questa zona potevano avvicinarsi maggiormente alla costa per effettuare le operazioni di carico e scarico ma anche perché spesso costituiva un valido riparo dalle tempeste.
[...] In luogo sopraelevato, alle spalle del Borgo della Foce, si trova un interessante Santuario dedicato alla Santa Croce, un gioiello di arte e architettura alle porte della città. Il Santuario è un complesso architettonico singolare per la zona: una chiesa barocca cinta da due ali di convento settecentesco eretta sulla collina a ponente di Porto Maurizio denominata monte Calvario, già noto come monte Gagliardone. Il complesso non presenta la tradizionale pianta rettangolare con chiostro interno e chiesa, ma si presenta come un blocco compatto il cui spazio aperto è costituito non dal classico chiostro, ma da un vasto piazzale antistante la facciata principale dell’edificio sacro, esposta a sud, verso il mare.
[...] Trasformazioni recenti ed edilizia urbana
Dalla Spianata è possibile percorrere con facilità la passeggiata pedonale, che a picco sulla costa e sul mare conduce alle spiagge attrezzate del borgo Marina. Il sentiero attraversa cespugli di macchia mediterranea, intervallati da panchine per la sosta su alcuni spazi creati apposta per fruire del panorama. Questa passeggiata risale agli Anni Settanta; in precedenza, dal Corso Garibaldi, detto localmente il Bulevàr al mare non c'era altro che la ripida scogliera detta delle Ràtteghe o Bundàsci. Prima ancora, dalle case di Porto Maurizio, in alto sul promontorio, fino al mare c'era solo qualche orto, tra cui quello delle monache di clausura di Santa Chiara che è visibile ancora oggi, racchiuso da alte mura, sotto le logge del monastero omonimo.
Nel 2014 l’intera area è stata magistralmente riqualificata e resa quasi completamente pedonale, valorizzando ulteriormente questa zona così suggestiva. La bellezza particolare del Borgo della Foce ha richiamato nel tempo l’attenzione di
numerosi artisti e ha fatto da sfondo ad alcuni set cinematografici.
Ad est della piccola spianata intitolata al pittore Luigi Varese (Porto Maurizio 1825 - 1889) <22, che proprio qui a fine Ottocento risiedeva e realizzava le sue opere, inizia la stupenda passeggiata dedicata a Domenico Moriani, giovane partigiano nato alla Foce e trucidato dai nazisti nell’ottobre del 1944.
Sebbene la pendenza non sia irrilevante, la passeggiata, che consente di raggiungere il vicino Borgo Marina, è percorribile con estrema facilità, in particolare dopo i recenti lavori di riqualificazione. Il percorso, di circa 10 minuti, si sviluppa a picco sul mare in mezzo a tipici cespugli della macchia mediterranea che inebriano i sensi con i loro caratteristici aromi. Vi sono inoltre alcune panchine e spazi creati appositamente per poter gustare al meglio il panorama mozzafiato. Proprio in ragione della sua bellezza romantica, la passeggiata è detta "degli Innamorati".
[NOTE]
5 Gianni De Moro, Porto Maurizio in età rinascimentale (1499-1542), Circolo Parasio, Imperia 1989, p. 249.
22 Allievo di F. Coghetti all'Accademia romana di San Luca, collaborò con il maestro alla decorazione del duomo di Savona. Interessato alle nuove esperienze artistiche, venne a contatto a Milano con G. Bertini e i fratelli Induno, a Firenze con D. Morelli e S. Ussi. Nella pittura di paesaggio, agli inizi adottò modi di tradizione classica con soggetti composti in studio; successivamente alternò una pittura di paese più immediata, spesso all'acquerello, a soggetti di genere di vena e temi risorgimentali. Cfr. Nerino Mariangeli, Imperiesi nella storia, A. Dominici Editore, Conegliano 1979, pp. 211-214; Gianna Piantoni, Luigi Varese «romano» tra Accademia e vedutismo, in «I colori dell'ottocento tra Riviera e Côte d'Azur. La visione e l'immagine nell'opera di Luigi Varese (1825-1889)», Tipografia F.lli Stalla, Albenga 1992, pp. 11-13.
Giacomo Tambone, Borgo Foce a Porto Maurizio: una ricostruzione storica intorno alla cappella di San Francesco da Paola, Tesi di Laurea, Università degli Studi di Genova, Anno Accademico 2018-2019