lunedì 12 aprile 2021

A Porto Maurizio Boine si fece animatore di molteplici iniziative locali

Giovanni Boine - Fonte: Wikipedia

Troppo «bisbigliante» aveva annotato a proposito del titolo del canto eponimo della raccolta novariana Giovanni Boine (1887-1917), il quale precocemente riconobbe nei testi di Murmuri ed Echi un «senso di definitivo e di greca (o cinese? […]) sobrietà», offrendo minuti e tempestivi rilievi critici accolti da Novaro in totale autonomia di vaglio. Fra il poeta malato, tornato nel natio ponente ligure in cerca di sollievo per la propria salute, e l’imprenditore di Oneglia, esponente illuminato di un ceto emergente legato a demonizzati interessi economici, si era stabilita una speciale sintonia, in grado di annullare la soluzione di continuità fra itinerari di cultura assai diversi.
Ad accomunarli per certo quella dimensio animi della provincia fattivamente spartita dal punto d’osservazione sulla letteratura contemporanea tenuto dalla «Riviera Ligure» e dall’assunzione programmatica dichiarata nell’opera boiniana.
Da Porto Maurizio, dove era nato, e dall’entroterra imperiese, dove la famiglia materna possedeva alcuni di quegli uliveti depauperati dalla nuova economia incarnata dai Sasso e dai Novaro, Boine passò prima nella Milano del «Rinnovamento», di Tommaso F. Gallarati Scotti e di Alessandro Casati, protettore munifico e consigliere, compagno a Parigi nelle visite al Collège de France e alla Bibliothèque Nationale; la battuta d’arresto imposta nel 1907 da Pio X all’inchiesta modernista, partecipata dal giovane nell’interpretazione psicologica e culturale offerta dell’“esperienza religiosa” e nella coscienza acquisita di una missione etica dell’intellettuale, contribuì a porre fine all’unico episodio di aggregazione e di stabile attività letteraria di Boine, la cui formazione fu elitariamente condotta da autodidatta, nella orgogliosa manifestazione della propria indipendenza.
A Porto Maurizio Boine si fece animatore di molteplici iniziative locali, fautore della nascita della biblioteca comunale e di un ciclo di conferenze che coinvolse Salvemini, Prezzolini e Jacini; da Porto Maurizio intensificò la partecipazione (avviata nel 1909) al dibattito culturale della «Voce» e, di seguito, le collaborazioni ai periodici e quotidiani («Il Resto del Carlino», «Il Marzocco», «La Tribuna») le cui porte un altro amico, Emilio Cecchi, riuscì di volta in volta a dischiudergli.
Ma nella collocazione liminare dell’estremo ponente ligure e, insieme, nel richiamo di laboriosa concretezza della contigua Oneglia, visse pure una tormentata condizione di marginalità sociale e storica, culturale ed esistenziale, sublimandovi come stimmate la stessa malattia fisica e imponendo al vincolo ideologico e lirico con il proprio paese una accusata cifra di “ligusticità”.
Il manifesto di una riflessione condotta in corpore vili, intitolato La crisi degli olivi in Liguria e percorso dal vivo sentimento del disagio e della perdita del ruolo dell’intellettuale nel nuovo contesto economico e sociale, fu affidato alla «Voce» nel 1911; con esso le proposte di estetica dell’Ignoto (1912), costruite sul rifiuto della rigida schematicità dei generi, sull’opzione per una espressione raddensata che insegua la «libera vita», le cose, i pensieri, i sentimenti nella loro complessità e simultaneità.
La scoperta pronuncia lirico-autobiografica della scrittura di Boine, gli accostamenti stridenti di linguaggio, la ritmica fortemente scandita della sintassi traducono un discorso rotto e frammentato che fluisce però in un continuum da un’opera all’altra, dai sommovimenti tumultuosi di animo e pensiero del romanzo non-romanzo Il peccato (1914), dalla tematica e dalle soluzioni stilistiche tutte novecentesche, alla tensione morale della sola pronuncia ammessa per l’interiorità, quella dei Frammenti (1918), i poèmes en prose ripresi postumi dai fascicoli di «Riviera Ligure» da Mario Novaro, alla cui cura riconoscente si deve anche la raccolta dei saggi critici di «Plausi e botte», con la loro acuminata e aforistica prosa.
«Manifestazione esistenziale irrinunciabile e vitale», strumento e spazio di «analisi e autoanalisi incessante»: così Bertone definisce, nell’introduzione agli Scritti inediti (1977), l’attività scrittoria di Boine, attestata da una mole sorprendente ed eterogenea di testi mai pubblicati che si affiancano nel breve arco della sua esistenza a quelli editi e ad un imponente corpus epistolare, a restituire il senso di una vita combusta tutta e subito sulla pagina al fuoco delle travagliate antinomie fede-ragione, legge-libertà, ordine-caos, tradizione e rinnovamento. Con un diretto rispecchiamento nel tessuto socio-economico della propria regione e una proiezione dell’anima angosciata nel paesaggio di Liguria condotta fino alla sua assunzione a spazio interiore.
L’acceso lirismo che freme sottopelle alla prosa narrativa e critica di Boine e, di contro, lo scarso peso nell’economia della sua produzione delle prose liriche dei Frantumi, incerte nell’esasperato tratto sperimentale ed espressionistico, giustifica del pari la definizione di «poeta a metà» spesa da Eugenio Montale per questo nobile campione della letteratura ligure primonovecentesca, unico ad essere accolto nell’antologia poetica di Pier Vincenzo Mengaldo (1978) prima di Camillo Sbarbaro.
Federica Merlanti, La letteratura in Liguria fra Ottocento e Novecento. II. Il Novecento. 1. «La Riviera Ligure» e i suoi poeti, Storia della cultura ligure (a cura di Dino Puncuh), Società Ligure di Storia Patria - biblioteca digitale - 2016, pp. 112-114