domenica 11 settembre 2022

Capitava che nelle curve della via Aurelia qualche anguilla venisse sbalzata fuori

Ventimiglia (IM): la zona del Funtanin - qualche anno fa - con un scorcio della "scalinata" evocata da Arturo Viale

Ventimiglia (IM): la zona dalla Caserma Umberto I (o Forte dell'Annunziata) alla Colla, con al centro quella del Funtanin e, sopra, Forte San Paolo, in un'immagine abbastanza datata

Ventimiglia (IM): la zona del Funtanin

Mi sono accorto di aver perso il primo dente da latte al chilometro 690 dell'Aurelia [n.d.r.: in Ventimiglia (IM)] tornando a piedi da scuola, sotto la casa del capoguardia. Avevo sei anni giusti e stavo terminando il primo anno di scuola da suor Cristina delle suore della Madonna dell'Orto, sul Cavu; l’anno dopo sarei passato alle statali con un esame di ammissione. Il primo anno mia madre veniva ancora a prendermi all’uscita da scuola vicino alla cattedrale e ci fermavamo dalla latteria di Fantino a prendere un piccolo trancio di pan di Spagna farcito di crema e coperto di glassa. Al passeggio del Funtanin stavano finendo i ritocchi al muro in pietra della passeggiata con belle nicchie per piante ricadenti.
Alla caserma Umberto I avevo sentito un fastidio tra i denti e avevo chiesto a mia madre di guardare cosa avessi in bocca e ci accorgemmo che un dente non c’era più e ormai non potevo conservarlo per darlo al topino o alla fatina dei denti.
Quella era l'unica strada, oltre alla ferrovia, tra Italia e Francia; ma un anno dopo, nel 1959, la parete di argilla su cui era intagliata la via Aurelia cominciò a cedere e scivolare tra strette fasce di garofani e orti verso la spiaggia degli Scoglietti, dove ogni pietra aveva un nome. Dopo piogge abbondanti la frana travolse la strada nazionale numero uno; il traffico da e verso la Francia per tutti i veicoli dal biroccio col mulo, dall'Ape Piaggio all'autotreno, fu avviato su una ripidissima “variante” a senso unico alternato, oggi trasformata in scalinata.
Spesso i mezzi più pesanti avevano bisogno di un aiuto quando transitavano in salita in direzione della Francia ed era disponibile il servizio di una specie di rimorchiatore di soccorso. E mio padre, che aveva il biroccio tirato da una mula un po’ anziana, a volte doveva scendere a spingere per aiutare la bestia e chiamava quel percorso Salita dei Mongoli.
La strada era percorsa anche da lenti autotreni carichi di tronchi enormi o di cortecce sistemate alla rinfusa. Le poche macchine ogni tanto dovevano fare code interminabili frenate dalle curve e dalle salite. Ogni tanto passavano in entrata in Italia strani camion attrezzati appositamente con una grande vasca climatizzata e ossigenata e contenente pesci vivi in prevalenza anguille. Si vedeva galleggiare una schiuma oleosa e puzzolente. Capitava che nelle curve della via Aurelia qualche anguilla venisse sbalzata fuori. Avevamo capito così cosa trasportassero quegli strani mezzi.
Proprio sopra alla frana del Funtanin, nella ex caserma dei bersaglieri, dal 1956 avevano trasferito il vecchio ospedale che era sopra porta Nuova, dalla Colla a fianco del convento delle suore Canonichesse Lateranensi di cui costituiva una parte.
Il vecchio Ospedale venne chiuso un anno prima che io andassi a scuola in primina dalle Suore dell’Orto e i locali abbandonati, adiacenti, costituivano fonte di curiosità e leggende per noi bambini che immaginavamo presenze di fantasmi e scheletri rimasti abbandonati.
Il posto è splendido e comodo - raccontano le cronache dell'epoca -, se non si fosse saputo chiaramente che il luogo era interessato al movimento franoso dell’intera collina dal Levante dell’Annunziata al Ponente di Porta Nizza, fino al mare, nei calanchi degli Scoglietti. Così nel 1961, dopo soli cinque anni dall'inaugurazione, l’Ospedale Civile Santo Spirito era costretto ad abbandonare i locali pericolanti e veniva provvisoriamente trasferito nella Casa Valdese di Vallecrosia.   
Iniziarono lunghi lavori per la costruzione di profondi piloni fino a raggiungere profondità più solide sulle quali venne poggiato un ponte che quasi non si percepisce a vista, e la strada statale numero uno venne riaperta integralmente. Ma nel frattempo si progettò e costruì un altro percorso alternativo in gran parte in galleria che è diventato il percorso principale per la Francia e la vecchia strada venne dismessa dall'Anas.
Nell’autunno del 1961, dopo l'evacuazione, l'ospedale divenuto pericolante fu abbattuto assieme ad altre costruzioni della zona, tra cui un palazzone INA-Casa costruito appena nel 1954 che oggi avremmo definito ecomostro. Su un terreno adiacente, alla festa degli alberi, andavamo a piantare pini ed eucalipti. E questa idea si è dimostrata migliore della costruzione INA-Casa e gli alberi sono ancora lì rigogliosi e forse hanno rassodato la collina meglio del cemento. Una costruzione in parte incompiuta e poi totalmente abbandonata era sorta in basso nella zona chiamata Scoglietti. Non è casuale che Calvino ambientasse in una località ligure il suo romanzo del 1957 “La speculazione edilizia”.
Il rimorchio dei mezzi in difficoltà per la salita esisteva a Ventimiglia già da decenni e i mulattieri si trovavano in un’osteria nel Borgo, sul bivio di Vico Lago, nei pressi della fabbrica del ghiaccio di Lupi. Quello prima della salita era il punto più adatto per mettere a disposizione un paio di muli, per i carichi più pesanti, o per affiancare i cavalli meno robusti. Dei miei tempi ricordo Nereo Longhini ed i suoi figli che hanno percorso per anni tutte le mulattiere delle nostre colline quando non c’erano ancora lunghe strade interpoderali cementate.
Mezzo secolo dopo la zona del Funtanin sarà finalmente consolidata e modificata in occasione del completamento del porto Cala del Forte e delle opere a terra. Tutto arriva a chi sa aspettare.
Arturo VialeOltrepassare. Storie di passaggi tra Ponente Ligure e Provenza, Edizioni Zem, 2019

[ n.d.r.: altri lavori di Arturo Viale: Punti Cardinali (da capo Mortola a capo Sant'Ampelio, Edizioni Zem, 2022; La Merica... non c'era ancora, Edizioni Zem, 2020; L'ombra di mio padre, 2017; ViteParallele, 2009; Quaranta e mezzo; Viaggi; Mezz'agosto; Storie&fandonie; Ho radici e ali ]