mercoledì 28 settembre 2022

Ero a Ventimiglia, alloggiato nelle caserme verso il confine, la Maginot italiana, lì i monti sono tutti bucati, pieni di caverne militari

Ventimiglia (IM): a sinistra nella foto l'ex Caserma "Umberto 1°"

Ventimiglia (IM): uno scorcio dell'ex Caserma "Umberto 1°"

Nel maggio del '93 saliamo, in una domenica ventosa, a Marmassana ed in quel piccolo paradiso ancora fortunatamente intatto intervistiamo Carlo Balbi e Tomaso Scarlassa, 80 anni il primo e 82 il secondo: ben portati e con una memoria da far invidia ai giovani.
«Sono partito a militare per la prima volta il 6 aprile del '34 per Castrovillari in Calabria, 16° rgt della brigata "Savona", 27a divisione "Sila" [...] Nel '40 mi richiamano il 25 novembre e faccio un pezzo di viaggio con Tomaso e Lorenzo Scarlassa: vado nel V battaglione mortai, caserma "Umberto I" a Ventimiglia. Lì c'erano Battista Persano, Ernesto Bottaro, Giovanni Carminati, quello che ha sposato Teresita Mirabelli e Luigi Gaiardo: campi e marce fino all'8 settembre del '43».
[...] G.B. Rivara, classe 1913, nel 1933 è a Ventimiglia nell'89° rgt ftr, viene richiamato nel 1935 e va in Tripolitania, ulteriormente richiamato nel '39 finisce nella GAF (Guardia alla Frontiera), poi di nuovo nel '40 in Albania, prigioniero in Germania tornerà solo nel 1945.
[...] In questa "poca" guerra, come la chiama Giovanni Bertuccio, ritroviamo molti isolesi tra cui Giovanni (Osvaldo) Argenta, Paolo (Gigi) Repetto, Aurelio Castelnuovo, Francesco Desirello, Stefano (Nucci) Punta, Pasquale (Lino) Seghezzo, Bartolomeo Rivara, Franco Antonini, Armando Zuccarino e Mario Mirabelli. Quest'ultimo, caporalmaggiore della classe 1916, era andato alle armi il 5 ottobre del 1937 a Sanremo nel 42° rgt ftr della "Cosseria", dove era rimasto fino al 28 agosto 1938. Richiamato nel '39 al V battaglione mortai da 81 sempre nella "Cosseria" che, in quel momento, è formata dall'89° e 90° rgt ftr.
«Da permanente c'era Italo Busallino nel 42°», ricorda Mario e prosegue: «La nostra era una divisione da montagna e avevamo i muli: i campi si facevano a Perinaldo, Baiardo, Airole, Pigna; siamo stati anche in caserma a Bevera (Ventimiglia) e Varase, che è lì vicino. Quando abbiamo attaccato la Francia ho visto Michele Repetto di Griffoglieto che di lì a poco sarà la prima vittima isolese: è passato proprio vicino alla postazione di mortai di cui io ero capo-pezzo, vicino al confine, dopo Ventimiglia. Era notte e stavano sfilando i fucilieri dell'89°: è morto lì. Dopo la Francia prendo una licenza illimitata avendo due fratelli alle armi (Toto in marina sulla nave Isonzo e Alberto a Sulmona nei lanciafiamme). Verrò richiamato nuovamente il 26 maggio 1941».
Se era dura per i giovani di leva, i richiamati pur abituati ai disagi, pativano maggiormente per la lontananza da casa: ancora oggi G.B. Rivara, sergente, non può ricordare i suoi lunghi anni da militare senza soffrire. Partito nel '33 per Ventimiglia, fa per quattro mesi il telefonista e poi torna a casa. E' richiamato nel 1935 a Parma nel 62° rgt ftr e finisce in Tripolitania a Bengasi e Derna.
[...] «Era fame, fame nera» ci dice Pasquale (Lino) Seghezzo. «Il 9 marzo 1940 vado nella Guardia alla Frontiera (GAF), sottosettore 5/a, 16° caposaldo "Testa d'Alpe", in una caserma a 500 metri da Pigna. Di Isola non c'era nessuno, solo alcuni di Ronco. Mi pare che Alfredo Bertuccio fosse a Vallecrosia. Noi avevamo la bustina tipo fanteria. Nell'artiglieria della GAF c'era Dino Denegri. Quando scoppia la guerra è un gran macello, pioveva e gran fame. C'era il rinforzo dell'89° e 90° rgt ftr. Da lì è passato Battistin Tavella <200: me lo ricordo in fila con la gavetta in mano, ci siamo abbracciati e salutati. L'89° ha percorso 30 km a piedi per 30 giorni di seguito. Dopo una licenza ho fatto sia il telefonista che il portaordini, sempre un sacco di cammino».
A Triora e Molini di Triora c'è Luigi Zuccarino fu Angelo, classe 1912, artiglieria della GAF: «Richiamato tre volte ho fatto il soldato sempre lì. La guerra con la Francia l'ho fatta sottoterra nel forte di Lotilion. Poi siamo andati ad Albenga a fare delle piazzole e dei camminamenti fino all'8 settembre, quando i tedeschi ci hanno preso e portato vicino ad Alessandria. Sono scappato e a piedi sono arrivato fino a Nunserré <201».
Renato Corradino da "permanente" è negli alpini, battaglione "Mondovì" a Briga. Ci sta solo due mesi perché ha i genitori a carico. Ma nel 1935 lo richiamano in fanteria, 89° rgt, divisione "Cosseria", a Ventimiglia, caserma "Gallardi" dove sta un anno. Nel '39 altro richiamo: «Ci hanno subito mandato indietro, ma nel '40 arriva un'altra cartolina, fortunatamente però la guerra in Francia è finita. Pioveva da matti, da mangiare "tubi, brodo lungo e seguitare!". Nel '35 mangiavamo meglio; negli alpini c'era più affiatamento anche se era più dura. Tra un richiamo e l'altro lavoravo da Giacomo De Negri con mio padre, facevo il panettiere. E' in quel periodo che ho conosciuto Michele Repetto, poi prima vittima in guerra: portava giù la legna da Griffoglieto. Dopo la Francia, campo a Perinaldo, Baiardo, al Grammondo: 12a compagnia mitraglieri "Implacabile". Fortunatamente cominciarono a formare sezioni di sussistenza e cercavano panettieri: mi mandarono a Cornigliano. Era come essere a casa. Avevo un figlio piccolo che andava all'asilo».
I numerosi richiami li subisce anche Bartolomeo Rivara, oggi abitante a Ronco, che parte per la prima volta nell'ottobre del 1936 con uno di Pietrabissara: «...quellu cu g'aveiva a segheria a Rigusu... ma lui era nell'artiglieria a Savona, io ero nell'89° rgt ftr a Ventimiglia, alloggiato nelle caserme verso il confine, la Maginot italiana, lì i monti sono tutti bucati, pieni di caverne militari. C'era con me uno di Ragusa a cui dovevo scrivere tutte le settimane a casa perché era analfabeta: non conosceva neanche le lenzuola perché la prima sera li ha messi sotto il materasso. Al rancio ci davano una gavetta piena di brodo, tanta che io e altri l'avanzavamo e lui aveva il coraggio di mangiare anche la nostra. Durante le esercitazioni non conosceva la destra dalla sinistra e allora il tenente gli legava un fazzoletto sulla manica per aiutarlo. Io avevo frequentato la sesta serale qui in Comune, a Isola». Viene poi trasferito a Genova al deposito di piazza San Leonardo e lì deve presentarsi ogni volta che viene richiamato.
«Avevo sotto di me, che ero soldato scelto, quattro o cinque soldati e ogni mattina mandavamo i rifornimenti ai vari reparti (scarpe, pantaloni ecc.). Li caricavamo su un carro e con il treno, da Terralba, andavano a Savona o a Ventimiglia, dove ce n'era bisogno. Quando mi hanno richiamato per la guerra con la Francia ero con Michele Repetto di Griffoglieto: era il 30 maggio 1940 e ci siamo presentati alla caserma "Andrea Doria" di Genova. Il viaggio l'abbiamo fatto su una tradotta con carri da "cavalli 8, uomini 40" fino a Ventimiglia ed eravamo destinati al monte Grammondo. Repetto è stato ucciso da una granata e qui a Isola gli hanno intitolato una strada, quella che porta a Griffoglieto. Il 18 maggio 1942 vengo di nuovo richiamato con Alfredo Bertuccio, Giuseppe Ponzoletti, Francesco Pedemonte, Molinari di Pietrabissara. Arriviamo a Genova davanti alla caserma e dico a loro di aspettarmi perché avrei prima parlato con un maggiore che conoscevo. Mi dice: "Rivara, stammi a sentire, oggi non presentarti, vieni domani, altrimenti parti subito per il fronte!". Riferisco agli altri e decidiamo di ritornare a casa: solo Ponzoletti entra in caserma. E' poi morto in Grecia. All'indomani ci presentiamo ed io vengo messo nel 115° battaglione mitraglieri nelle scuole di via Fieschi. Aspettavamo le armi per partire per il fronte. Nel frattempo ci fanno andare di ronda per Genova a far spegnere la luce di notte. Le armi non arriveranno mai, fortunatamente. Ci mandano allora come guardiacoste in una caserma vicino a Savona dove c'era anche Franco Rivara. Una notte mi sono sentito male e son rimasto reidu e gridavo in camerata. Il medico mi ha mandato all'ospedale della Chiappella a Genova dove mi hanno riconosciuto i servizi sedentari».
[...] Giovannino Botta, medaglia d'argento, aveva combattuto nella campagna di Francia con il battaglione "Valle Arroscia" e poi in Albania con il "Pieve di Teco". Ricordano la moglie e la figlia Anna: «Non parlava mai di quello che aveva passato, solo qualche cenno, poche volte: "L'è ciu brutta a sè che a famme!" diceva del periodo da prigioniero. Allora a sua madre l'avevano dato per morto. Ci teneva al suo cappello alpino, quello sì. E anche della medaglia d'argento non se ne vantava mai».
[...] Renato Corradino, pure lui fante, inizia la ritirata a 15 km dal Don, presso il comando del II corpo d'armata; in precedenza, come abbiamo visto, era stato all'89° rgt ftr, divisione "Cosseria", a Ventimiglia
[...] Il dottor Franco Elvezio Malvezzi è particolarmente ricordato in paese per la sua opera e dai reduci per la sua disponibilità; per questo lo abbiamo intervistato telefonicamente e lui, gentilissimo, ci ha mandato questo scritto:
«Ricordi di Isola del Cantone.
Approdai ad Isola dopo tre anni dall'esame di laurea (1936) carico di buona volontà, ma con scarsa esperienza; la Condotta assai vasta e disagiata, mi piacque subito, coi bellissimi paesi in cima ai colli, già allora pressoché disabitati, ma assai faticosi da raggiungere [...] Il 10 giugno 1940, dichiarazione di guerra, incominciava la mia carriera militare come tenente medico - venivo dagli alpini - di un reggimento di artiglieria Guardia alla Frontiera, con le batterie piazzate fra Ventimiglia e Bussana di Sanremo. Lì per fortuna la guerra durò poco; i francesi, ch'erano poi truppe marocchine, erano già fiaccati moralmente [...]» [...]
 

Sergio Pedemonte
(con la collaborazione di Maria Rosa Allegri, Bruno Bertuccio, Caterina Bisio, Giampiero Buzelli, Vanda Camicio, Stefano Denegri), Verso casa. Cronache di soldati isolesi (1805-1947), Centro Culturale di Isola del Cantone (GE), 1995