Entrando ora in provincia d’Imperia, l’osservazione della carta corografica ci consente di evidenziare una sub-regione relativamente omogenea nella parte orientale della provincia, delimitata dalla costa montuosa che dal capo Cervo sale al pizzo d’Évigno e al passo di Ginestro (fin qui costituendo il limite amministrativo con la provincia di Savona) e poi al colle di San Bartolomeo, alla colla d’Òggia, al passo del Maro, al monte Fàudo per poi scendere a Castellaro e al mare poco ad ovest dell’abitato di Riva Ligure. A nord di questo costolone arcuato vi è il bacino idrografico dell’Arroscia, dal curioso andamento longitudinale rispetto alla catena alpina, almeno nel primo tratto, ad ovest quello dell’Argentina, che inizia direttamente dallo spartiacque ligure-padano. La valletta posta più ad oriente è quella del torrente Cervo, un corso d’acqua lungo meno di 10 km, che nel tratto terminale costituisce il confine tra i comuni di Cervo e di San Bartolomeo al Mare, i cui abitati peraltro sembrano quasi fusi tra loro; il solco vallivo è noto anche col nome di valle Stéria, da un antico cognome locale a cui anche si riferisce il toponimo Steri dato ad una borgatella posta sulla sponda sinistra del rio. <9 La valle, che ha un’ampiezza trasversale di 3-4 km, presenta una notevole dissimmetria tra i due versanti, particolarmente evidente nella parte mediana, la cui minore acclività ha facilitato lo sfruttamento agricolo, in buona parte legato all’olivicoltura; oltre ai due comuni costieri, già citati, nella valle si trova il comune collinare di Villa Faraldi, mentre i terreni più ad occidente, fino allo spartiacque monte Ceresa - m. Lago - m. Quagli (che separa la valle da quella contigua del torrente San Pietro), appartengono al comune di Diano San Pietro.
La valle del torrente San Pietro, lunga circa 11 km, presenta caratteri di maggior regolarità dei versanti, ma sostanzialmente non si differenzia dalla valle Stéria per la pendenza media dell’asta torrentizia, <10 che ha ovviamente caratteri “giovanili” dal punto di vista erosivo. Anche qui buona parte del terreno è coperto da oliveti, <11 salvo che nella fascia altimetricamente più elevata dove prevalgono i prati. I numerosi centri abitati compresi nel territorio, che spesso è chiamato delle “valli di Diano” (considerando i vari piccoli affluenti del San Pietro, spesso semplici impluvi percorsi dall’acqua piovana), sono compresi nei quattro comuni di Diano Arentino (che si estende sul lato destro dell’alta valle), Diano San Pietro (il cui territorio occupa quasi tutto il versante sinistro), Diano Castello (esteso sul lato destro della media valle) e Diano Marina (che occupa il lato destro della bassa valle fino alla costa).
Il territorio del comune di Imperia, formatosi nel 1923 dalla fusione di Oneglia, Porto Maurizio e numerosi piccoli comuni interni, <12 si estende lungo il mare per una decina di km, e in questo tratto - dove esistono alcune spiagge, ma molti sono i tratti artificiali - sfociano il torrente Impero, il Caramagna e il Prino. L’Impero è senza dubbio il più importante dei tre, non solo per motivi storici (visto che divideva il territorio di due stati), <13 ma soprattutto per le dimensioni della valle, un tempo nota come Valle di Oneglia (e infatti il nome medievale del rivo era aqua Uneliae). Il torrente ha la sua origine alle pendici orientali del monte Grande m 1.431 e, dopo un percorso iniziale con andamento ovest-est fino a San Lazzaro Reale (dove vi confluisce il torrente Tresenda, che raccoglie le acque del rio Bramosa e del rio del Ponte), piega a sud-sud-est, sfociando in mare dopo un corso di 22 km, in cui drena le acque di un bacino imbrifero di circa 95 km2 dalla pendenza abbastanza moderata. <14 Nella valle, in gran parte coperta di oliveti ma pure coltivata a viti (soprattutto nei territori di Pontedàssio, Lucinasco e Caravònica) e più in alto (o nelle parti meno ben esposte) coperta di boschi e di pascoli, si sono sviluppate anche piccole attività industriali, favorite dalla presenza di un’importante via di comunicazione come la strada n. 28 (“del Colle di Nava”), che mette in contatto la costa imperiese con la parte sud-orientale della provincia di Cuneo e il Piemonte in genere. Anche l’insediamento umano è piuttosto fitto, pur se non vi si trovano centri importanti, come era in passato - poco più a nord - Pieve di Teco. Partendo dal mare, dopo Imperia troviamo Pontedàssio, Chiusavecchia e Borgomaro sul fondovalle dell’Impero, mentre Chiusànico, Lucinasco, Aurigo, Caravònica e Césio sono in posizione elevata; ma oltre a questi centri, tutti capoluoghi dei comuni omonimi, vi sono una ventina di centri minori e di nuclei, mentre viceversa le case sparse - così numerose nel Dianese - sono in numero ridottissimo. Lungo la modesta valle del Caramagna (torrente che deriva dalla confluenza dei rii di Vasia e di Moltedo, e che sfocia nei pressi del Borgo Foce, ai piedi del promontorio di Porto Maurizio), si assiste da anni alla crescita di costruzioni residenziali, in ampliamento dell’abitato di Imperia, fino a Caramagna Ligure (che mostra ancora i caratteri di piccolo centro di strada, sorto probabilmente al tempo in cui la zona - poco dopo il Mille - era infeudata all’abbazia piemontese di egual nome), mentre in alto i piccoli centri di Moltedo e di Montegrazie <15 (nel 1923 confluiti nel nuovo comune di Imperia) conservano in gran parte - almeno in apparenza - i caratteri antichi, di quando la coltura olearia era ancora il fondamentale supporto dell’economia locale. Neppure un km ad ovest del Caramagna sfocia in mare il Prino, un torrente che raccoglie le acque di diversi rivi, come il rio dell’Acqua Santa (che scende dalle pendici settentrionali del m. Fàudo), il rio Furchia (che si può considerare il ramo sorgentizio del torrente), il rio delle Castagne. Questo ventaglio di vallecole, in buona parte ricoperte di oliveti, ospita un rilevante numero di centri e nuclei abitati (circa una trentina in totale), facenti attualmente parte dei comuni di Vàsia, Prelà, Dolcedo ed Imperia. <16 A monte di Prelà, le forme del terreno si fanno più rilevate, le vallette divengono ancor più anguste e parecchi degli insediamenti si trovano a quote superiori ai 400 m sul livello del mare (Villatalla - distante in linea d’aria solo 10 km dal mare - è addirittura a 550 m); sul lato occidentale dell’alta valle, che s’innalza fino ad oltre 1.100 m, si estendono vaste praterie, costellate da quelle piccole costruzioni di pietra, note col nome di caselle o supenne, numerosissime pure nell’entroterra di Diano e Cervo, dove nell’area più interna parecchie di esse presentano una tipologia più articolata e complessa. <17
Un costolone montuoso, che dal Faudo scende - per il passo Bastia, il monte Cantagallo, il m. Cinque Burche - fin quasi al mare, costituisce il limite orientale del bacino del rio di San Lorenzo, il modesto corso d’acqua sfociante a San Lorenzo al Mare: modesto, ma in grado di aver creato nel tempo un piccolo delta, a nord del quale è stato di recente costruito l’ennesimo porto turistico. Questa valle, un tempo intensamente coltivata ad olivi fino a circa 300 m di altitudine <18 e più in alto ricoperta da boschi misti e da prati, ospita solo pochi insediamenti compatti (il più elevato dei quali è quello di Pietrabruna, a circa 400 m di quota), facenti parte dei comuni di Pietrabruna, Civezza, Costarainera e Cipressa; di questi quattro comuni, a cui va aggiunto quello costiero di San Lorenzo al Mare, solo il primo ha caratteri parzialmente montani (il capoluogo e la frazione Boscomare), mentre gli altri si sviluppano soprattutto a quote più basse e due si affacciano al mare a circa 200 m di altitudine (Cipressa e Costarainera) e tendono oggi ad accrescersi lungo la Via Aurelia (con l’abitato di Piani, che si è sviluppato ai due lati del confine tra i due territori comunali).
Dopo Cipressa, e fino al corso del torrente Argentina (meglio denominato, nel tratto terminale, “Fiumara di Taggia”), vi è un’ultima area di limitata estensione (non più di 18 km2), percorsa da modestissimi rigagnoli, nella quale dagli anni 20 del XX° secolo si è iniziata una graduale trasformazione del paesaggio agrario, in cui all’oliveto (coltura allora prevalente ma non unica) si è sostituito il variegato ambiente delle colture floreali, giunte a grande sviluppo fino all’inizio degli anni 70 e da allora in declino per diversi motivi. Quest’area appartiene ai tre comuni collinari di Terzòrio, Pompeiana e (parzialmente) Castellaro, e ai due comuni costieri (di limitata estensione territoriale, anche se un po’ più ampi del vicino comune di San Lorenzo al Mare, il più piccolo della Liguria con i suoi 139 ettari) di Santo Stefano al Mare e di Riva Ligure. <19
A ben vedere, quest’ultima zona si presenta alquanto diversa da quelle prima considerate, per lo sviluppo che vi aveva assunto la floricoltura, e per tale motivo andrebbe forse considerata insieme con i centri posti più a ponente, cosa peraltro geograficamente inopportuna.
Uno sguardo ai caratteri morfologici del litorale ci consente di osservare ampie spiagge ciottolose o sabbiose tra Cervo e Diano Marina, ma si è dovuto contrastare la forte traversia di sud-ovest - che tenderebbe a spostare verso nord-est i materiali più fini - con la creazione di molte scogliere frangiflutti proprio davanti alla spiaggia, ad est della foce del rio San Pietro. Segue un tratto di costa alta in corrispondenza del capo Berta, costituito da rocce alquanto instabili che hanno finora impedito l’apertura al traffico della strada a mare per Imperia (giustamente definita “l’incompiuta”, anche se da anni frequentata da pedoni e ciclisti), poi - ai piedi della collina boscosa - si trova, ad est di Oneglia, qualche piccola spiaggia, difesa dalle opere portuali cittadine.
Il litorale tra Imperia ed Arma ha un andamento piuttosto uniforme: bassa e rocciosa in origine (con alle spalle l’incombere delle colline che scendono ripide verso il mare), oggi spesso meno riconoscibile per l’opera - durata decenni - di rafforzamento della sede ferroviaria con scogliere artificiali addossate a terra, la costa ha poche emergenze. Poco ad ovest del confine comunale di Imperia è stato di recente costruito il nuovo porto turistico di Marina di San Lorenzo (inaugurato nel marzo 2008), che può ospitare 365 imbarcazioni fino a 20 m di lunghezza. Subito oltre, a San Lorenzo, sul piccolo delta del rio omonimo, che sporge in mare per 150-200 m, sorge una parte del vecchio abitato
(l’altra è poco più a monte), affiancato da un quartiere moderno; presso la torre degli Aregai vi è una piccola spiaggia, spesso in inverno ricettacolo di foglie morte di posidonia, <20 e subito dopo l’imponente porto turistico di Marina degli Aregai, il maggiore per capienza in tutto l’Imperiese. Prima di giungere al delta dell’Argentina (che in sponda sinistra è stato artificialmente accresciuto con il deposito di materiale di risulta degli scavi effettuati negli anni 80-90 del secolo scorso per costruire il nuovo tronco ferroviario), le spiagge antistanti Santo Stefano e Riva (in un’area litoranea in passato soggetta a forte arretramento della linea di costa) sono in gran parte protette da barriere artificiali.
[NOTE]
9 Per maggiori precisazioni in proposito si veda: F. Fedozzi, La valle Steria nei secoli, Imperia, Dominici, 1988, pp. 19-23.
10 Tale pendenza ha un valore medio del 7% nel caso del torrente San Pietro e del 7,2% per il torrente Cervo. Valori analoghi hanno il torrente Prino (7,1%) e il San Lorenzo (6,7%), mentre le pendenze dei corsi d’acqua maggiori si presentano più limitate.
11 Discreto sviluppo hanno pure i vigneti, in particolare nel comune di Diano Castello (pur scesi, incredibilmente, dagli oltre 32 ettari del 1990 agli 11 attuali). Sull’estensione dei vigneti nell’Imperiese e nel resto della Liguria, si veda: G. Garibaldi , Le aree a vite in Liguria, «Atti del Convegno internazionale “La vite e il vino in Liguria e nelle Alpi Marittime dal Medioevo ai nostri giorni”, Taggia 6-8 maggio 2011», pp. 389-398.
12 Si tratta degli ex comuni di Borgo Sant’Agata, Caramagna Ligure, Castelvecchio di Santa Maria Maggiore, Costa d’Oneglia, Moltedo, Montegrazie, Piani, Poggi, Torrazza, che furono uniti con decreto reale 21 ottobre 1923, n. 2360. Lungo la Via Aurelia l’abitato di Oneglia appare ormai fuso con quello di Porto Maurizio, anche se proprio lungo la costa ad ovest della foce dell’Impero c’è un tratto non edificato, ancora in corso di sistemazione. Sul fronte mare imperiese si può vedere: G. Garibaldi, Trasformazioni recenti del litorale ligure di Ponente. Verso il completamento del waterfront di Imperia, in «Annali di Ricerche e Studi di Geografia», LXVIII (2012), 1, pp. 3-21.
13 Il torrente Impero fu così chiamato perché nei secoli XVII°-XVIII° divideva il territorio di Oneglia (già dei Doria e poi passato ai Savoia), compreso tra i “feudi imperiali”, da quello di Porto Maurizio, che dipendeva dalla repubblica di Genova.
14 La superficie del bacino del torrente Cervo è di soli 21 km2, quella del rio San Pietro di 25 km2, quella del torrente Prino di 50 km2, infine quella del San Lorenzo - il bacino imbrifero più minuscolo - di 18 km2.
15 Il vecchio toponimo “Montegrosso”, che resiste tuttora nella forma dialettale, è stato mutato nel corso del secolo XIX° per influsso del vicino santuario di Nostra Signora delle Grazie. Documenti dell’inizio dell’Ottocento, infatti, attestano ancora il nome tradizionale.
16 Fino al 1928 parecchie di queste località minori erano comuni autonomi, come Pantasina, Pianavìa, Tàvole, Vallòria Marittima, Villatalla e, fino al 1923, pure le quattro frazioni imperiesi Caramagna Ligure, Piani, Poggi e Torrazza.
17 Su questo tipo di tradizionali costruzioni a secco, fino a poco tempo fa mai studiato approfonditamente nella nostra regione nonostante il notevole interesse che presentano e la varia tipologia, si veda il recente lavoro di P. Gollo - B. Moretto, L’architettura delle caselle, Chiusànico, Grafiche Amadeo), 2002, pp. 269; il primo intervento sull’argomento fu quello di N. Vassallo, Ricerche preliminari sulle «caselle» dei dintorni di Imperia, in «Rivista Ingauna e Intemelia», nuova serie, XIII, gennaio-giugno 1958, pp. 1-13.
18 Oggi molti sono gli oliveti abbandonati, mentre in talune aree sono sorte coltivazioni di piante per fronde ornamentali o per la produzione di fiori recisi; la lavanda, che era stata coltivata più in alto su pendici un tempo prative, è oggi quasi abbandonata, come pure il più produttivo (ma meno fragrante) lavandino.
19 I due centri abitati negli ultimi vent’anni sono venuti via via “avvicinandosi”, quasi fondendosi, in una piccola conurbazione lungo il mare; anche i servizi sono usufruiti indifferentemente dagli abitanti di ciascun comune, data la brevissima distanza che separa i due centri storici. I due comuni furono uniti amministrativamente dal 1928 al 1954.
20 Il nome “Aregai” (= ‘cumuli di alghe’, in dialetto cipressino) deriva verosimilmente proprio da questo (v. nota 75).
Giuseppe Garibaldi, Tra Centa e Roia. Ambiente, popolazione, economia dei comuni rivieraschi e interni dell’estremo Ponente ligure, Associazione Italiana Insegnanti di Geografia - Sezione Liguria - Sezione provinciale Imperia-Sanremo, Imperia, IIª edizione, 2014
La valle del torrente San Pietro, lunga circa 11 km, presenta caratteri di maggior regolarità dei versanti, ma sostanzialmente non si differenzia dalla valle Stéria per la pendenza media dell’asta torrentizia, <10 che ha ovviamente caratteri “giovanili” dal punto di vista erosivo. Anche qui buona parte del terreno è coperto da oliveti, <11 salvo che nella fascia altimetricamente più elevata dove prevalgono i prati. I numerosi centri abitati compresi nel territorio, che spesso è chiamato delle “valli di Diano” (considerando i vari piccoli affluenti del San Pietro, spesso semplici impluvi percorsi dall’acqua piovana), sono compresi nei quattro comuni di Diano Arentino (che si estende sul lato destro dell’alta valle), Diano San Pietro (il cui territorio occupa quasi tutto il versante sinistro), Diano Castello (esteso sul lato destro della media valle) e Diano Marina (che occupa il lato destro della bassa valle fino alla costa).
Il territorio del comune di Imperia, formatosi nel 1923 dalla fusione di Oneglia, Porto Maurizio e numerosi piccoli comuni interni, <12 si estende lungo il mare per una decina di km, e in questo tratto - dove esistono alcune spiagge, ma molti sono i tratti artificiali - sfociano il torrente Impero, il Caramagna e il Prino. L’Impero è senza dubbio il più importante dei tre, non solo per motivi storici (visto che divideva il territorio di due stati), <13 ma soprattutto per le dimensioni della valle, un tempo nota come Valle di Oneglia (e infatti il nome medievale del rivo era aqua Uneliae). Il torrente ha la sua origine alle pendici orientali del monte Grande m 1.431 e, dopo un percorso iniziale con andamento ovest-est fino a San Lazzaro Reale (dove vi confluisce il torrente Tresenda, che raccoglie le acque del rio Bramosa e del rio del Ponte), piega a sud-sud-est, sfociando in mare dopo un corso di 22 km, in cui drena le acque di un bacino imbrifero di circa 95 km2 dalla pendenza abbastanza moderata. <14 Nella valle, in gran parte coperta di oliveti ma pure coltivata a viti (soprattutto nei territori di Pontedàssio, Lucinasco e Caravònica) e più in alto (o nelle parti meno ben esposte) coperta di boschi e di pascoli, si sono sviluppate anche piccole attività industriali, favorite dalla presenza di un’importante via di comunicazione come la strada n. 28 (“del Colle di Nava”), che mette in contatto la costa imperiese con la parte sud-orientale della provincia di Cuneo e il Piemonte in genere. Anche l’insediamento umano è piuttosto fitto, pur se non vi si trovano centri importanti, come era in passato - poco più a nord - Pieve di Teco. Partendo dal mare, dopo Imperia troviamo Pontedàssio, Chiusavecchia e Borgomaro sul fondovalle dell’Impero, mentre Chiusànico, Lucinasco, Aurigo, Caravònica e Césio sono in posizione elevata; ma oltre a questi centri, tutti capoluoghi dei comuni omonimi, vi sono una ventina di centri minori e di nuclei, mentre viceversa le case sparse - così numerose nel Dianese - sono in numero ridottissimo. Lungo la modesta valle del Caramagna (torrente che deriva dalla confluenza dei rii di Vasia e di Moltedo, e che sfocia nei pressi del Borgo Foce, ai piedi del promontorio di Porto Maurizio), si assiste da anni alla crescita di costruzioni residenziali, in ampliamento dell’abitato di Imperia, fino a Caramagna Ligure (che mostra ancora i caratteri di piccolo centro di strada, sorto probabilmente al tempo in cui la zona - poco dopo il Mille - era infeudata all’abbazia piemontese di egual nome), mentre in alto i piccoli centri di Moltedo e di Montegrazie <15 (nel 1923 confluiti nel nuovo comune di Imperia) conservano in gran parte - almeno in apparenza - i caratteri antichi, di quando la coltura olearia era ancora il fondamentale supporto dell’economia locale. Neppure un km ad ovest del Caramagna sfocia in mare il Prino, un torrente che raccoglie le acque di diversi rivi, come il rio dell’Acqua Santa (che scende dalle pendici settentrionali del m. Fàudo), il rio Furchia (che si può considerare il ramo sorgentizio del torrente), il rio delle Castagne. Questo ventaglio di vallecole, in buona parte ricoperte di oliveti, ospita un rilevante numero di centri e nuclei abitati (circa una trentina in totale), facenti attualmente parte dei comuni di Vàsia, Prelà, Dolcedo ed Imperia. <16 A monte di Prelà, le forme del terreno si fanno più rilevate, le vallette divengono ancor più anguste e parecchi degli insediamenti si trovano a quote superiori ai 400 m sul livello del mare (Villatalla - distante in linea d’aria solo 10 km dal mare - è addirittura a 550 m); sul lato occidentale dell’alta valle, che s’innalza fino ad oltre 1.100 m, si estendono vaste praterie, costellate da quelle piccole costruzioni di pietra, note col nome di caselle o supenne, numerosissime pure nell’entroterra di Diano e Cervo, dove nell’area più interna parecchie di esse presentano una tipologia più articolata e complessa. <17
Un costolone montuoso, che dal Faudo scende - per il passo Bastia, il monte Cantagallo, il m. Cinque Burche - fin quasi al mare, costituisce il limite orientale del bacino del rio di San Lorenzo, il modesto corso d’acqua sfociante a San Lorenzo al Mare: modesto, ma in grado di aver creato nel tempo un piccolo delta, a nord del quale è stato di recente costruito l’ennesimo porto turistico. Questa valle, un tempo intensamente coltivata ad olivi fino a circa 300 m di altitudine <18 e più in alto ricoperta da boschi misti e da prati, ospita solo pochi insediamenti compatti (il più elevato dei quali è quello di Pietrabruna, a circa 400 m di quota), facenti parte dei comuni di Pietrabruna, Civezza, Costarainera e Cipressa; di questi quattro comuni, a cui va aggiunto quello costiero di San Lorenzo al Mare, solo il primo ha caratteri parzialmente montani (il capoluogo e la frazione Boscomare), mentre gli altri si sviluppano soprattutto a quote più basse e due si affacciano al mare a circa 200 m di altitudine (Cipressa e Costarainera) e tendono oggi ad accrescersi lungo la Via Aurelia (con l’abitato di Piani, che si è sviluppato ai due lati del confine tra i due territori comunali).
Dopo Cipressa, e fino al corso del torrente Argentina (meglio denominato, nel tratto terminale, “Fiumara di Taggia”), vi è un’ultima area di limitata estensione (non più di 18 km2), percorsa da modestissimi rigagnoli, nella quale dagli anni 20 del XX° secolo si è iniziata una graduale trasformazione del paesaggio agrario, in cui all’oliveto (coltura allora prevalente ma non unica) si è sostituito il variegato ambiente delle colture floreali, giunte a grande sviluppo fino all’inizio degli anni 70 e da allora in declino per diversi motivi. Quest’area appartiene ai tre comuni collinari di Terzòrio, Pompeiana e (parzialmente) Castellaro, e ai due comuni costieri (di limitata estensione territoriale, anche se un po’ più ampi del vicino comune di San Lorenzo al Mare, il più piccolo della Liguria con i suoi 139 ettari) di Santo Stefano al Mare e di Riva Ligure. <19
A ben vedere, quest’ultima zona si presenta alquanto diversa da quelle prima considerate, per lo sviluppo che vi aveva assunto la floricoltura, e per tale motivo andrebbe forse considerata insieme con i centri posti più a ponente, cosa peraltro geograficamente inopportuna.
Uno sguardo ai caratteri morfologici del litorale ci consente di osservare ampie spiagge ciottolose o sabbiose tra Cervo e Diano Marina, ma si è dovuto contrastare la forte traversia di sud-ovest - che tenderebbe a spostare verso nord-est i materiali più fini - con la creazione di molte scogliere frangiflutti proprio davanti alla spiaggia, ad est della foce del rio San Pietro. Segue un tratto di costa alta in corrispondenza del capo Berta, costituito da rocce alquanto instabili che hanno finora impedito l’apertura al traffico della strada a mare per Imperia (giustamente definita “l’incompiuta”, anche se da anni frequentata da pedoni e ciclisti), poi - ai piedi della collina boscosa - si trova, ad est di Oneglia, qualche piccola spiaggia, difesa dalle opere portuali cittadine.
Il litorale tra Imperia ed Arma ha un andamento piuttosto uniforme: bassa e rocciosa in origine (con alle spalle l’incombere delle colline che scendono ripide verso il mare), oggi spesso meno riconoscibile per l’opera - durata decenni - di rafforzamento della sede ferroviaria con scogliere artificiali addossate a terra, la costa ha poche emergenze. Poco ad ovest del confine comunale di Imperia è stato di recente costruito il nuovo porto turistico di Marina di San Lorenzo (inaugurato nel marzo 2008), che può ospitare 365 imbarcazioni fino a 20 m di lunghezza. Subito oltre, a San Lorenzo, sul piccolo delta del rio omonimo, che sporge in mare per 150-200 m, sorge una parte del vecchio abitato
(l’altra è poco più a monte), affiancato da un quartiere moderno; presso la torre degli Aregai vi è una piccola spiaggia, spesso in inverno ricettacolo di foglie morte di posidonia, <20 e subito dopo l’imponente porto turistico di Marina degli Aregai, il maggiore per capienza in tutto l’Imperiese. Prima di giungere al delta dell’Argentina (che in sponda sinistra è stato artificialmente accresciuto con il deposito di materiale di risulta degli scavi effettuati negli anni 80-90 del secolo scorso per costruire il nuovo tronco ferroviario), le spiagge antistanti Santo Stefano e Riva (in un’area litoranea in passato soggetta a forte arretramento della linea di costa) sono in gran parte protette da barriere artificiali.
[NOTE]
9 Per maggiori precisazioni in proposito si veda: F. Fedozzi, La valle Steria nei secoli, Imperia, Dominici, 1988, pp. 19-23.
10 Tale pendenza ha un valore medio del 7% nel caso del torrente San Pietro e del 7,2% per il torrente Cervo. Valori analoghi hanno il torrente Prino (7,1%) e il San Lorenzo (6,7%), mentre le pendenze dei corsi d’acqua maggiori si presentano più limitate.
11 Discreto sviluppo hanno pure i vigneti, in particolare nel comune di Diano Castello (pur scesi, incredibilmente, dagli oltre 32 ettari del 1990 agli 11 attuali). Sull’estensione dei vigneti nell’Imperiese e nel resto della Liguria, si veda: G. Garibaldi , Le aree a vite in Liguria, «Atti del Convegno internazionale “La vite e il vino in Liguria e nelle Alpi Marittime dal Medioevo ai nostri giorni”, Taggia 6-8 maggio 2011», pp. 389-398.
12 Si tratta degli ex comuni di Borgo Sant’Agata, Caramagna Ligure, Castelvecchio di Santa Maria Maggiore, Costa d’Oneglia, Moltedo, Montegrazie, Piani, Poggi, Torrazza, che furono uniti con decreto reale 21 ottobre 1923, n. 2360. Lungo la Via Aurelia l’abitato di Oneglia appare ormai fuso con quello di Porto Maurizio, anche se proprio lungo la costa ad ovest della foce dell’Impero c’è un tratto non edificato, ancora in corso di sistemazione. Sul fronte mare imperiese si può vedere: G. Garibaldi, Trasformazioni recenti del litorale ligure di Ponente. Verso il completamento del waterfront di Imperia, in «Annali di Ricerche e Studi di Geografia», LXVIII (2012), 1, pp. 3-21.
13 Il torrente Impero fu così chiamato perché nei secoli XVII°-XVIII° divideva il territorio di Oneglia (già dei Doria e poi passato ai Savoia), compreso tra i “feudi imperiali”, da quello di Porto Maurizio, che dipendeva dalla repubblica di Genova.
14 La superficie del bacino del torrente Cervo è di soli 21 km2, quella del rio San Pietro di 25 km2, quella del torrente Prino di 50 km2, infine quella del San Lorenzo - il bacino imbrifero più minuscolo - di 18 km2.
15 Il vecchio toponimo “Montegrosso”, che resiste tuttora nella forma dialettale, è stato mutato nel corso del secolo XIX° per influsso del vicino santuario di Nostra Signora delle Grazie. Documenti dell’inizio dell’Ottocento, infatti, attestano ancora il nome tradizionale.
16 Fino al 1928 parecchie di queste località minori erano comuni autonomi, come Pantasina, Pianavìa, Tàvole, Vallòria Marittima, Villatalla e, fino al 1923, pure le quattro frazioni imperiesi Caramagna Ligure, Piani, Poggi e Torrazza.
17 Su questo tipo di tradizionali costruzioni a secco, fino a poco tempo fa mai studiato approfonditamente nella nostra regione nonostante il notevole interesse che presentano e la varia tipologia, si veda il recente lavoro di P. Gollo - B. Moretto, L’architettura delle caselle, Chiusànico, Grafiche Amadeo), 2002, pp. 269; il primo intervento sull’argomento fu quello di N. Vassallo, Ricerche preliminari sulle «caselle» dei dintorni di Imperia, in «Rivista Ingauna e Intemelia», nuova serie, XIII, gennaio-giugno 1958, pp. 1-13.
18 Oggi molti sono gli oliveti abbandonati, mentre in talune aree sono sorte coltivazioni di piante per fronde ornamentali o per la produzione di fiori recisi; la lavanda, che era stata coltivata più in alto su pendici un tempo prative, è oggi quasi abbandonata, come pure il più produttivo (ma meno fragrante) lavandino.
19 I due centri abitati negli ultimi vent’anni sono venuti via via “avvicinandosi”, quasi fondendosi, in una piccola conurbazione lungo il mare; anche i servizi sono usufruiti indifferentemente dagli abitanti di ciascun comune, data la brevissima distanza che separa i due centri storici. I due comuni furono uniti amministrativamente dal 1928 al 1954.
20 Il nome “Aregai” (= ‘cumuli di alghe’, in dialetto cipressino) deriva verosimilmente proprio da questo (v. nota 75).
Giuseppe Garibaldi, Tra Centa e Roia. Ambiente, popolazione, economia dei comuni rivieraschi e interni dell’estremo Ponente ligure, Associazione Italiana Insegnanti di Geografia - Sezione Liguria - Sezione provinciale Imperia-Sanremo, Imperia, IIª edizione, 2014