lunedì 31 marzo 2025

Il litorale tra Imperia ed Arma ha un andamento piuttosto uniforme

Riva Ligure (IM): una vista sino a Bussana di Sanremo

Entrando ora in provincia d’Imperia, l’osservazione della carta corografica ci consente di evidenziare una sub-regione relativamente omogenea nella parte orientale della provincia, delimitata dalla costa montuosa che dal capo Cervo sale al pizzo d’Évigno e al passo di Ginestro (fin qui costituendo il limite amministrativo con la provincia di Savona) e poi al colle di San Bartolomeo, alla colla d’Òggia, al passo del Maro, al monte Fàudo per poi scendere a Castellaro e al mare poco ad ovest dell’abitato di Riva Ligure. A nord di questo costolone arcuato vi è il bacino idrografico dell’Arroscia, dal curioso andamento longitudinale rispetto alla catena alpina, almeno nel primo tratto, ad ovest quello dell’Argentina, che inizia direttamente dallo spartiacque ligure-padano. La valletta posta più ad oriente è quella del torrente Cervo, un corso d’acqua lungo meno di 10 km, che nel tratto terminale costituisce il confine tra i comuni di Cervo e di San Bartolomeo al Mare, i cui abitati peraltro sembrano quasi fusi tra loro; il solco vallivo è noto anche col nome di valle Stéria, da un antico cognome locale a cui anche si riferisce il toponimo Steri dato ad una borgatella posta sulla sponda sinistra del rio. <9 La valle, che ha un’ampiezza trasversale di 3-4 km, presenta una notevole dissimmetria tra i due versanti, particolarmente evidente nella parte mediana, la cui minore acclività ha facilitato lo sfruttamento agricolo, in buona parte legato all’olivicoltura; oltre ai due comuni costieri, già citati, nella valle si trova il comune collinare di Villa Faraldi, mentre i terreni più ad occidente, fino allo spartiacque monte Ceresa - m. Lago - m. Quagli (che separa la valle da quella contigua del torrente San Pietro), appartengono al comune di Diano San Pietro.
La valle del torrente San Pietro, lunga circa 11 km, presenta caratteri di maggior regolarità dei versanti, ma sostanzialmente non si differenzia dalla valle Stéria per la pendenza media dell’asta torrentizia, <10 che ha ovviamente caratteri “giovanili” dal punto di vista erosivo. Anche qui buona parte del terreno è coperto da oliveti, <11 salvo che nella fascia altimetricamente più elevata dove prevalgono i prati. I numerosi centri abitati compresi nel territorio, che spesso è chiamato delle “valli di Diano” (considerando i vari piccoli affluenti del San Pietro, spesso semplici impluvi percorsi dall’acqua piovana), sono compresi nei quattro comuni di Diano Arentino (che si estende sul lato destro dell’alta valle), Diano San Pietro (il cui territorio occupa quasi tutto il versante sinistro), Diano Castello (esteso sul lato destro della media valle) e Diano Marina (che occupa il lato destro della bassa valle fino alla costa).
Il territorio del comune di Imperia, formatosi nel 1923 dalla fusione di Oneglia, Porto Maurizio e numerosi piccoli comuni interni, <12 si estende lungo il mare per una decina di km, e in questo tratto - dove esistono alcune spiagge, ma molti sono i tratti artificiali - sfociano il torrente Impero, il Caramagna e il Prino. L’Impero è senza dubbio il più importante dei tre, non solo per motivi storici (visto che divideva il territorio di due stati), <13 ma soprattutto per le dimensioni della valle, un tempo nota come Valle di Oneglia (e infatti il nome medievale del rivo era aqua Uneliae). Il torrente ha la sua origine alle pendici orientali del monte Grande m 1.431 e, dopo un percorso iniziale con andamento ovest-est fino a San Lazzaro Reale (dove vi confluisce il torrente Tresenda, che raccoglie le acque del rio Bramosa e del rio del Ponte), piega a sud-sud-est, sfociando in mare dopo un corso di 22 km, in cui drena le acque di un bacino imbrifero di circa 95 km2 dalla pendenza abbastanza moderata. <14 Nella valle, in gran parte coperta di oliveti ma pure coltivata a viti (soprattutto nei territori di Pontedàssio, Lucinasco e Caravònica) e più in alto (o nelle parti meno ben esposte) coperta di boschi e di pascoli, si sono sviluppate anche piccole attività industriali, favorite dalla presenza di un’importante via di comunicazione come la strada n. 28 (“del Colle di Nava”), che mette in contatto la costa imperiese con la parte sud-orientale della provincia di Cuneo e il Piemonte in genere. Anche l’insediamento umano è piuttosto fitto, pur se non vi si trovano centri importanti, come era in passato - poco più a nord - Pieve di Teco. Partendo dal mare, dopo Imperia troviamo Pontedàssio, Chiusavecchia e Borgomaro sul fondovalle dell’Impero, mentre Chiusànico, Lucinasco, Aurigo, Caravònica e Césio sono in posizione elevata; ma oltre a questi centri, tutti capoluoghi dei comuni omonimi, vi sono una ventina di centri minori e di nuclei, mentre viceversa le case sparse - così numerose nel Dianese - sono in numero ridottissimo. Lungo la modesta valle del Caramagna (torrente che deriva dalla confluenza dei rii di Vasia e di Moltedo, e che sfocia nei pressi del Borgo Foce, ai piedi del promontorio di Porto Maurizio), si assiste da anni alla crescita di costruzioni residenziali, in ampliamento dell’abitato di Imperia, fino a Caramagna Ligure (che mostra ancora i caratteri di piccolo centro di strada, sorto probabilmente al tempo in cui la zona - poco dopo il Mille - era infeudata all’abbazia piemontese di egual nome), mentre in alto i piccoli centri di Moltedo e di Montegrazie <15 (nel 1923 confluiti nel nuovo comune di Imperia) conservano in gran parte - almeno in apparenza - i caratteri antichi, di quando la coltura olearia era ancora il fondamentale supporto dell’economia locale. Neppure un km ad ovest del Caramagna sfocia in mare il Prino, un torrente che raccoglie le acque di diversi rivi, come il rio dell’Acqua Santa (che scende dalle pendici settentrionali del m. Fàudo), il rio Furchia (che si può considerare il ramo sorgentizio del torrente), il rio delle Castagne. Questo ventaglio di vallecole, in buona parte ricoperte di oliveti, ospita un rilevante numero di centri e nuclei abitati (circa una trentina in totale), facenti attualmente parte dei comuni di Vàsia, Prelà, Dolcedo ed Imperia. <16 A monte di Prelà, le forme del terreno si fanno più rilevate, le vallette divengono ancor più anguste e parecchi degli insediamenti si trovano a quote superiori ai 400 m sul livello del mare (Villatalla - distante in linea d’aria solo 10 km dal mare - è addirittura a 550 m); sul lato occidentale dell’alta valle, che s’innalza fino ad oltre 1.100 m, si estendono vaste praterie, costellate da quelle piccole costruzioni di pietra, note col nome di caselle o supenne, numerosissime pure nell’entroterra di Diano e Cervo, dove nell’area più interna parecchie di esse presentano una tipologia più articolata e complessa. <17
Un costolone montuoso, che dal Faudo scende - per il passo Bastia, il monte Cantagallo, il m. Cinque Burche - fin quasi al mare, costituisce il limite orientale del bacino del rio di San Lorenzo, il modesto corso d’acqua sfociante a San Lorenzo al Mare: modesto, ma in grado di aver creato nel tempo un piccolo delta, a nord del quale è stato di recente costruito l’ennesimo porto turistico. Questa valle, un tempo intensamente coltivata ad olivi fino a circa 300 m di altitudine <18 e più in alto ricoperta da boschi misti e da prati, ospita solo pochi insediamenti compatti (il più elevato dei quali è quello di Pietrabruna, a circa 400 m di quota), facenti parte dei comuni di Pietrabruna, Civezza, Costarainera e Cipressa; di questi quattro comuni, a cui va aggiunto quello costiero di San Lorenzo al Mare, solo il primo ha caratteri parzialmente montani (il capoluogo e la frazione Boscomare), mentre gli altri si sviluppano soprattutto a quote più basse e due si affacciano al mare a circa 200 m di altitudine (Cipressa e Costarainera) e tendono oggi ad accrescersi lungo la Via Aurelia (con l’abitato di Piani, che si è sviluppato ai due lati del confine tra i due territori comunali).
Dopo Cipressa, e fino al corso del torrente Argentina (meglio denominato, nel tratto terminale, “Fiumara di Taggia”), vi è un’ultima area di limitata estensione (non più di 18 km2), percorsa da modestissimi rigagnoli, nella quale dagli anni 20 del XX° secolo si è iniziata una graduale trasformazione del paesaggio agrario, in cui all’oliveto (coltura allora prevalente ma non unica) si è sostituito il variegato ambiente delle colture floreali, giunte a grande sviluppo fino all’inizio degli anni 70 e da allora in declino per diversi motivi. Quest’area appartiene ai tre comuni collinari di Terzòrio, Pompeiana e (parzialmente) Castellaro, e ai due comuni costieri (di limitata estensione territoriale, anche se un po’ più ampi del vicino comune di San Lorenzo al Mare, il più piccolo della Liguria con i suoi 139 ettari) di Santo Stefano al Mare e di Riva Ligure. <19
A ben vedere, quest’ultima zona si presenta alquanto diversa da quelle prima considerate, per lo sviluppo che vi aveva assunto la floricoltura, e per tale motivo andrebbe forse considerata insieme con i centri posti più a ponente, cosa peraltro geograficamente inopportuna.
Uno sguardo ai caratteri morfologici del litorale ci consente di osservare ampie spiagge ciottolose o sabbiose tra Cervo e Diano Marina, ma si è dovuto contrastare la forte traversia di sud-ovest - che tenderebbe a spostare verso nord-est i materiali più fini - con la creazione di molte scogliere frangiflutti proprio davanti alla spiaggia, ad est della foce del rio San Pietro. Segue un tratto di costa alta in corrispondenza del capo Berta, costituito da rocce alquanto instabili che hanno finora impedito l’apertura al traffico della strada a mare per Imperia (giustamente definita “l’incompiuta”, anche se da anni frequentata da pedoni e ciclisti), poi - ai piedi della collina boscosa - si trova, ad est di Oneglia, qualche piccola spiaggia, difesa dalle opere portuali cittadine.
Il litorale tra Imperia ed Arma ha un andamento piuttosto uniforme: bassa e rocciosa in origine (con alle spalle l’incombere delle colline che scendono ripide verso il mare), oggi spesso meno riconoscibile per l’opera - durata decenni - di rafforzamento della sede ferroviaria con scogliere artificiali addossate a terra, la costa ha poche emergenze. Poco ad ovest del confine comunale di Imperia è stato di recente costruito il nuovo porto turistico di Marina di San Lorenzo (inaugurato nel marzo 2008), che può ospitare 365 imbarcazioni fino a 20 m di lunghezza. Subito oltre, a San Lorenzo, sul piccolo delta del rio omonimo, che sporge in mare per 150-200 m, sorge una parte del vecchio abitato
(l’altra è poco più a monte), affiancato da un quartiere moderno; presso la torre degli Aregai vi è una piccola spiaggia, spesso in inverno ricettacolo di foglie morte di posidonia, <20 e subito dopo l’imponente porto turistico di Marina degli Aregai, il maggiore per capienza in tutto l’Imperiese. Prima di giungere al delta dell’Argentina (che in sponda sinistra è stato artificialmente accresciuto con il deposito di materiale di risulta degli scavi effettuati negli anni 80-90 del secolo scorso per costruire il nuovo tronco ferroviario), le spiagge antistanti Santo Stefano e Riva (in un’area litoranea in passato soggetta a forte arretramento della linea di costa) sono in gran parte protette da barriere artificiali.
[NOTE]
9 Per maggiori precisazioni in proposito si veda: F. Fedozzi, La valle Steria nei secoli, Imperia, Dominici, 1988, pp. 19-23.
10 Tale pendenza ha un valore medio del 7% nel caso del torrente San Pietro e del 7,2% per il torrente Cervo. Valori analoghi hanno il torrente Prino (7,1%) e il San Lorenzo (6,7%), mentre le pendenze dei corsi d’acqua maggiori si presentano più limitate.
11 Discreto sviluppo hanno pure i vigneti, in particolare nel comune di Diano Castello (pur scesi, incredibilmente, dagli oltre 32 ettari del 1990 agli 11 attuali). Sull’estensione dei vigneti nell’Imperiese e nel resto della Liguria, si veda: G. Garibaldi , Le aree a vite in Liguria, «Atti del Convegno internazionale “La vite e il vino in Liguria e nelle Alpi Marittime dal Medioevo ai nostri giorni”, Taggia 6-8 maggio 2011», pp. 389-398.
12 Si tratta degli ex comuni di Borgo Sant’Agata, Caramagna Ligure, Castelvecchio di Santa Maria Maggiore, Costa d’Oneglia, Moltedo, Montegrazie, Piani, Poggi, Torrazza, che furono uniti con decreto reale 21 ottobre 1923, n. 2360. Lungo la Via Aurelia l’abitato di Oneglia appare ormai fuso con quello di Porto Maurizio, anche se proprio lungo la costa ad ovest della foce dell’Impero c’è un tratto non edificato, ancora in corso di sistemazione. Sul fronte mare imperiese si può vedere: G. Garibaldi, Trasformazioni recenti del litorale ligure di Ponente. Verso il completamento del waterfront di Imperia, in «Annali di Ricerche e Studi di Geografia», LXVIII (2012), 1, pp. 3-21.
13 Il torrente Impero fu così chiamato perché nei secoli XVII°-XVIII° divideva il territorio di Oneglia (già dei Doria e poi passato ai Savoia), compreso tra i “feudi imperiali”, da quello di Porto Maurizio, che dipendeva dalla repubblica di Genova.
14 La superficie del bacino del torrente Cervo è di soli 21 km2, quella del rio San Pietro di 25 km2, quella del torrente Prino di 50 km2, infine quella del San Lorenzo - il bacino imbrifero più minuscolo - di 18 km2.
15 Il vecchio toponimo “Montegrosso”, che resiste tuttora nella forma dialettale, è stato mutato nel corso del secolo XIX° per influsso del vicino santuario di Nostra Signora delle Grazie. Documenti dell’inizio dell’Ottocento, infatti, attestano ancora il nome tradizionale.
16 Fino al 1928 parecchie di queste località minori erano comuni autonomi, come Pantasina, Pianavìa, Tàvole, Vallòria Marittima, Villatalla e, fino al 1923, pure le quattro frazioni imperiesi Caramagna Ligure, Piani, Poggi e Torrazza.
17 Su questo tipo di tradizionali costruzioni a secco, fino a poco tempo fa mai studiato approfonditamente nella nostra regione nonostante il notevole interesse che presentano e la varia tipologia, si veda il recente lavoro di P. Gollo - B. Moretto, L’architettura delle caselle, Chiusànico, Grafiche Amadeo), 2002, pp. 269; il primo intervento sull’argomento fu quello di N. Vassallo, Ricerche preliminari sulle «caselle» dei dintorni di Imperia, in «Rivista Ingauna e Intemelia», nuova serie, XIII, gennaio-giugno 1958, pp. 1-13.
18 Oggi molti sono gli oliveti abbandonati, mentre in talune aree sono sorte coltivazioni di piante per fronde ornamentali o per la produzione di fiori recisi; la lavanda, che era stata coltivata più in alto su pendici un tempo prative, è oggi quasi abbandonata, come pure il più produttivo (ma meno fragrante) lavandino.
19 I due centri abitati negli ultimi vent’anni sono venuti via via “avvicinandosi”, quasi fondendosi, in una piccola conurbazione lungo il mare; anche i servizi sono usufruiti indifferentemente dagli abitanti di ciascun comune, data la brevissima distanza che separa i due centri storici. I due comuni furono uniti amministrativamente dal 1928 al 1954.
20 Il nome “Aregai” (= ‘cumuli di alghe’, in dialetto cipressino) deriva verosimilmente proprio da questo (v. nota 75).
Giuseppe Garibaldi, Tra Centa e Roia. Ambiente, popolazione, economia dei comuni rivieraschi e interni dell’estremo Ponente ligure, Associazione Italiana Insegnanti di Geografia - Sezione Liguria - Sezione provinciale Imperia-Sanremo, Imperia, IIª edizione, 2014

sabato 22 marzo 2025

I fratelli Guglielmi di Ventimiglia si inserirono a Mentone e a La Turbie

Mentone

Le sorelle Maccario vissero fin da giovinette l'esperienza della migrazione frontaliera, periodica, tipicamente femminile, che le vide impiegarsi come domestiche nella vicina Costa Azzurra, sfruttando i lasciapassare che all'inizio del secolo venivano concessi alle popolazioni di confine. Maddalena era emigrata definitivamente già nel 1910 a Mentone ed era schedata dalla polizia italiana come socialista. Viaggiava di frequente dall'una e dall'altra parte del confine, andando a fare visita alla famiglia. Sposò Carlo Palmero, comunista di Ventimiglia, che andò a vivere con lei a Mentone e continuò a tornare in Italia presso i familiari, prendendo le distanze dalla sorella Maria Teresa emigrata anch'ella a Mentone, sempre più esposta all'attenzione delle autorità per la sua attività politica. Maria Teresa aveva sposato nel '21 Dante Arnecchi, militante comunista toscano, proveniente da una famiglia spiccatamente antifascista. Nello stesso anno questi raggiunse la moglie a Mentone e lì avrebbe svolto assieme a lei propaganda antifascista, inserendosi nella comunità locale di fuoriusciti. Frattanto nel 1923 anche la terza sorella, Giuseppina Maccario, raggiunse Maria Teresa e Maddalena a Mentone per lavorare come domestica.
[...] Le sorelle Maccario avevano vissuto in gioventù un'esperienza di migrazione periodica femminile impiegandosi come domestiche a Mentone, tornando regolarmente al paese d'origine, e si erano inserite con facilità tra gli anni Dieci e i primi anni Venti nella società d'oltralpe, con la quale avevano intessuto stretti rapporti derivati dalla pratica transfrontaliera. L'una, socialista, era emigrata definitivamente già dal 1910 e nel corso degli anni Trenta, di fronte all'irrigidirsi della legislazione francese nei confronti degli stranieri, si dimostrò meno interessata alla politica. Assieme al marito Carlo Palmero si ritirò infatti a vita privata, occupandosi del lavoro e della vita familiare, cessando di supportare l'attività della sorella Maria Teresa, militante comunista, che sino ad allora aveva aiutato trasportando clandestinamente materiale sovversivo al di là della frontiera, nel corso dei frequenti viaggi in visita ai familiari. Al contrario Maria Teresa continuò a svolgere attiva propaganda anche nel corso degli ultimi, tormentati anni Trenta, assieme al marito, anch'egli comunista, Dante Arnecchi, nonostante i coniugi non fossero riusciti ad ottenere la naturalizzazione francese che desideravano per sé e per la figlia Giacomina. Le Maccario rimasero definitivamente in Costa Azzurra, compresa una sorella dell'Arnecchi, Giuseppina, che abitava a Mentone, anch'ella giuntavi attraverso le reti dell'impiego di servizio femminile.
Intanto la famiglia Arnecchi si divideva: da un lato vi era chi rimaneva a Ventimiglia a gestire una pensione, mentre altri si installavano a Parigi assieme ai genitori, diversificando le strategie migratorie in base alle opportunità e agli interessi personali. Restava ferma l'intenzione di rimanere definitivamente in Francia, dopo una lunga esperienza familiare oltralpe cominciata all'inizio del Novecento, attraverso cui si erano saggiate le varie possibilità di impiego e investimento <34.
I membri della famiglia Arnecchi emigrati nei primi anni Dieci a Parigi, dove gestivano un albergo e un commercio di vini, erano rientrati temporaneamente in Italia con i primi sentori della crisi, compromessi anche politicamente nelle agitazioni dell'antifascismo socialista. Ritornarono in Francia nel 1931 con l'occasione dell'Exposition coloniale internationale, durante la quale era possibile ottenere un visto turistico per espatriare, e aprirono un'attività di ristorazione nei pressi del padiglione italiano dell'Expo, riuscendo a racimolare il denaro necessario per stabilirsi nuovamente a Parigi. Dopo pochi anni, nel pieno della crisi economica, fallita l'attività che conduceva con la famiglia, Nello Arnecchi lasciò la moglie e si diede al commercio ambulante di fiori, abbandonando l'attività politica e i contatti con la Concentrazione, Gl e la massoneria in cui si era inserito. La rottura del matrimonio coincise per Nello con la fine della militanza antifascista e l'inizio di una vita solitaria dedita al lavoro, mentre i figli si integravano nella società francese, l'uno sposandosi e l'altro arruolandosi nell'Armée durante la guerra, e la moglie trovava una via di installazione ricucendo i legami con la famiglia d'origine, stabilendosi a Cannes presso un fratello, anch'egli antifascista <35.
La politica in favore della Repubblica costituì la via d'integrazione privilegiata per i fratelli Guglielmi di Perinaldo, per i quali la militanza si dispiegò soprattutto all'interno delle organizzazioni francesi, nei sindacati comunisti di Vallauris, nelle Alpi Marittime, ove risiedevano, accanto ai lavoratori francesi nelle battaglie sociali, e poi con lo scoppio della guerra nell'esercito francese attraverso l'arruolamento volontario, in una Nazione che sentivano ormai appartenere loro. I Guglielmi assieme al padre avrebbero ottenuto la cittadinanza francese, rimanendo stabilmente a Golfe Juan <36.
Effettivamente l'attività comunista all'interno delle strutture italiane si era fatta sempre più difficile nelle Alpi Marittime occupate. A Nizza l'Unione popolare fu disciolta e i militanti si ritirarono a poco a poco a vita privata. Sporadici atti di opposizione e una certa attività di propaganda furono mantenuti dai comunisti e dalla Moi, la Main d'Ouvre Immigré, organizzazione che fu ricostituita dopo il suo scioglimento sotto Vichy nel gennaio del 1941. Il Pcd'I clandestino ridusse la sua azione a dimostrazioni episodiche, ma la testimonianza della sua resistenza servì a mantenere una rete di contatti che avrebbe riattivato l'azione nell'Italia non ancora occupata <37.
"In generale nelle zone ad alta densità di liguri, dove la comunità immigrata era ben impiantata, la possibilità di avvalersi di una rete nutrita di compaesani, di conoscenze familiari e affinità politiche aveva facilitato l'inserimento in zone come La Seyne o Nizza, dove i fuoriusciti liguri potevano sentirsi “a casa”. Progetti politici, personali e familiari permisero a molti antifascisti liguri, di tutte le appartenenze politiche - ad eccezione dei dirigenti - di raggiungere una certa integrazione e stabilizzazione economica". La cultura della famiglia e della comunità non perdeva però nemmeno allora il proprio ruolo: spesso i legami con il paese d'origine furono ripresi all'indomani della guerra.
Fin dai primi anni Venti le reti transfrontaliere createsi fra l'Imperiese e il Nizzardo avevano visto stabilizzarsi una comunità antifascista immigrata nel vicino Sud-Est francese, forte di esperienze migratorie precedenti in famiglia e di una conoscenza profonda del territorio di nuova installazione. La rete socialista formatasi attorno a Serrati, Amoretti e Dulbecco a Imperia aveva ricreato le sue basi a Nizza, dove il movimento si era consolidato con le figure di “Moretto”, Augusto Ludovico Amoretti, Leonardo Dulbecco e Felice Musso, che approfondirono i legami con le organizzazioni socialiste e comuniste francesi, integrandosi attraverso la politica nella società di accoglienza. I fratelli Guglielmi di Ventimiglia si inserirono a Mentone e a La Turbie attraverso le vicende migratorie familiari e l'impegno politico, nel Pcd'I, lavorando stabilmente nel settore più italianizzato, l'edilizia, e riuscirono ad ottenere la naturalizzazione - il che implicava la sottomissione agli obblighi militari francesi - nel corso degli anni Trenta, in piena crisi, scongiurando i rischi di espulsione e optando dunque, in un'epoca di instabilità e incertezze, per la scelta definitiva dell'emigrazione <38.
[NOTE]
34. Cpc: b. 2896, f. Maria Teresa Maccario; b. 196, ff. Dante Arnecchi, Nello Arnecchi, Santina Arnecchi; b. 3678, f. Carlo Palmero.
35. Cpc: b. f. Nello Arnecchi.
36. Cpc: b. 2582, f. Romeo Egidio Guglielmi; b. 2581, f. Celestino Ettore Guglielmi; b. 2581, f. Giuseppe Guglielmi.
37. Cfr. Ibidem.
38. Cpc: b. 2582, f. Oberto Guglielmi; b. 2581, f. Giovanni Guglielmi; Adam: 6M 784: f. Oberto Louis Guglielmi.
Emanuela Miniati, La Migrazione Antifascista dalla Liguria alla Francia tra le due guerre. Famiglie e soggettività attraverso le fonti private, Tesi di Laurea, Università degli Studi di Genova in cotutela con Université Paris X Ouest Nanterre-La Défense, Anno accademico 2014-2015

sabato 15 marzo 2025

Considerazioni su Sanremo ed il turismo


Nel corso degli anni, il turismo a Sanremo ha subito un’evoluzione come leader delle vacanze estive ed invernali: da stazione climatica elitaria di fine ‘800 - primi ‘900, a turismo di massa dal dopoguerra in poi, a città attuale che si sa rinnovare per offrire al pubblico un soggiorno al passo coi tempi e sostenibile. La prima attrattiva risulta essere ancora oggi il clima: infatti una recente classifica del Sole 24 Ore posiziona la provincia di Imperia al primo posto, in benessere climatico, tra le 107 città capoluogo d’Italia, attraverso 10 indicatori che ne rilevano le performance meteorologiche. <24
Anche il mare mantiene il primato di qualità della balneazione, della pulizia delle spiagge e dei servizi, essendo Sanremo uno dei 32 comuni della Liguria menzionati come Bandiera Blu 2022 con ben 4 spiagge (Tre Ponti, Imperatrice, Bussana, Baia Capo Pino). <25
Un ulteriore vanto per la città è la Pista Ciclabile del Parco Costiero della Riviera dei Fiori, lunga 24 km (su 60 km di progetto) che ripercorre la vecchia linea ferroviaria Genova-Ventimiglia, in un suggestivo percorso lungo la costa della Riviera di Ponente.
In un’ottica di benessere psicofisico, oggi Sanremo offre numerose possibilità a livello sportivo e naturalistico, in mare (vela, canottaggio, surf, windsurf, stand up paddle, snorkeling, whale watching), nell’entroterra (trekking, mountainbike, passeggiate a cavallo) e nelle infrastrutture (golf, tennis, atletica).
La città, nel corso di tutto l’anno, attira numerosi visitatori grazie ad eventi riconosciuti a livello internazionale come la corsa ciclistica Milano-Sanremo, il Rallye di Sanremo, la regata velica Giraglia, il Festival della Canzone Italiana, e nazionali come il Premio Tenco e i Carri fioriti, ma anche eventi indipendenti, tra cui il più conosciuto, Rock in the Casbah.
Come anche nelle grandi città italiane ed europee, i cittadini e i turisti pongono particolare attenzione alla movida e in centro città possono trovare numerosi locali nonché scenografiche discoteche sulla spiaggia.
Sanremo risponde pienamente ai trend post-covid, in quanto è una località di mare ideale per una micro-vacanza e apprezzabile da un turismo di nicchia poiché meno caotica di una città d’arte o delle località balneari della Riviera Romagnola.
Inoltre, le ultime edizioni del Festival della Canzone Italiana hanno iniziato un processo di “svecchiamento” della manifestazione. In particolare l'edizione di febbraio 2022 ha avuto 200 milioni di interazioni sui social, l’ascolto in digitale è aumentato del 60% e la fascia di pubblico 15-24 anni è avanzata di 6 punti, raggiungendo il 22%.26. <27 Grazie a questo successo, la città di Sanremo è stata riscoperta dai giovani ed è stata scelta da alcuni content creators come location per i propri contenuti.
Ad oggi, però, i canali più utilizzati per la comunicazione di Sanremo sono solamente le testate giornalistiche, alcuni siti dedicati, Facebook e il passaparola, dunque è necessario elaborare una strategia rivolta espressamente ai giovani per far conoscere la città dal punto di vista turistico.
[NOTE]
24 https://lab24.ilsole24ore.com/indicedel-clima/ consultato in data 26/06/2022
25 http://www.bandierablu.org/common/blueflag.asp?anno=2022&tipo=bb consultato in data 26/06/2022
26 https://www.datappeal.io/it/effettosanremo-impatto-territorio-social/ consultato in data 26/06/2022
27 https://www.ansa.it/sanremo_2022/notizie/2022/02/03/sanremo-2022-la-diretta-della-conferenzastampa_c9a698ad-1125-469c-ae59-d7d7fe3a8345.html consultato in data 26/06/2022
Lorenzo Sacco, Visual Content Design: strategia di comunicazione per la città di Sanremo, Tesi di laurea, Politecnico di Torino, Anno Accademico 2021-2022 

Tabella 3: Presenze e arrivi nel comune di Sanremo nel 2016 e 2017. Risorsa web reperibile all’indirizzo: https://www.regione.liguria.it/homepage/turismo/osservatorio-turistico-regionale/analisi-delmovimento-turistico/report-2017. Fonte: Agnese Caruso, Op. cit. infra

Sanremo, capitale del turismo
La capitale della riviera dei fiori vanta una tradizione turistica ormai centenaria: primariamente nasce come principale stazione climatica d’Italia, nella seconda metà dell’800, grazie anche alla vicinanza con la Costa Azzurra in cui la pratica era già diffusa da tempo ne diventa un’alternativa. Agli inizi Sanremo non era attrezzata per essere una vera e propria stazione turistica: mancavano infatti le strutture ricettive per gli hivernants, visitatori che in inverno si spostavano in località con climi più miti rispetto al paese di origine; fino al 1860 le poche locande presenti che offrivano posti letto erano sufficienti per ospitare il numero di turisti, segno che la domanda non era ancora ben sviluppata.
Inizia così in quel periodo una promozione mediatica della destinazione su ogni mezzo, dai romanzi la cui narrazione si svolgeva nei dintorni di Sanremo come “Doctor Antonio” di Giovanni Ruffini, scritto in lingua inglese in cui parte dei fatti si svolgono a Bordighera, fino a inserzioni vere e proprie su riviste e giornali. Nel 1861 viene inaugurato l’Hotel de Londres e subito dopo altri alberghi, poiché la domanda, soprattutto di turisti anglosassoni, aumentava sempre di più. Insieme a questi investimenti vengono pubblicati vari articoli ed opuscoli in cui vengono esaltate le proprietà curative del clima sanremese studiate da medici italiani ed internazionali; la zona si configura così come health resort di livello europeo: a poco a poco Sanremo conquista un posto nelle guide turistiche più importanti dell’epoca quali ad esempio Murray e Baedeker.
Con il passare degli anni la stagione invernale (che va da ottobre ad aprile) si popola sempre di più di turisti e le amministrazioni locali cominciano a vedere il potenziale della riviera dei fiori anche in estate cercando di attrezzare la zona anche per un turismo balneare: aprono alberghi, la Società dei bagni in Sanremo per la gestione del centro idroterapico e il famoso Casinò.
Si susseguono ospiti famosi nella località della riviera nonché nobili principi dell’impero e della corona inglese: gli Hohenzoller, Garibaldi, Alfred Nobel fino a dare i natali ad Italo Calvino [n.d.r.: per la verità nato a Cuba, ma i genitori tornarono a Sanremo quando il futuro scrittore era ancora molto piccolo].
Subito dopo le due guerre mondiali, nel 1951, nasce l’attrattore per eccellenza della città di Sanremo: il festival della canzone italiana. Prima svolto nel Casinò della città e poi trasferito al teatro Ariston, diventandone simbolo, grazie alla risonanza mediatica ricevuta a livello nazionale, soprattutto, ma anche internazionale, Sanremo diventa una città familiare a tutti gli italiani. Il festival è inoltre diventato un riferimento per altre manifestazioni una su tutte per l’Eurovision song contest, gara canora di livello europeo che ha ripreso molto dal festival italiano.
Grandi protagonisti del festival insieme alle canzoni e agli interpreti sono indubbiamente i fiori che ornano sempre l’allestimento del palcoscenico. L’appellativo di “città dei fiori” deriva dalla coltivazione dei garofani e dalla specializzazione in rose e verde ornamentale di alcuni coltivatori; vista la qualità e il pregio dei fiori ancora oggi i fiori utilizzati, oltre che per il festival della canzone italiana, per adornare il palco della sala dorata del Musikverein di Vienna in occasione del tradizionale concerto di capodanno vengono dalle coltivazioni di Sanremo.
Secondo i dati forniti dal osservatorio turistico della regione Liguria, nel 2017 il quadro di presenze e arrivi per il Comune di Sanremo è chiaramente diverso rispetto a come era nell’800 (tabella 3): gli arrivi maggiori non si registrano più nei mesi invernali, ma in quelli estivi. Come per il resto della regione, si ha una stagione turistica che va da marzo/aprile, a seconda di quando cadono le festività per la Pasqua, fino ad ottobre.
Considerando che la popolazione residente nel comune di Sanremo secondo i dati ISTAT nel 2017 era di 54.547 abitanti, i dati turistici sono largamente positivi poiché nel mese più popolato da turisti (agosto 2017) i visitatori erano 40.480, raddoppiando quasi la popolazione sul territorio complici sicuramente i turisti che hanno una seconda casa nel comune di Sanremo.
Agnese Caruso, La promozione turistica e il brand. Il caso Liguria e lo studio dei livelli geografici d’azione, Tesi di Laurea, Università Ca' Foscari - Venezia, Anno Accademico 2017-2018

domenica 9 marzo 2025

Utopia, Sanremo, Marzo 1962

Sanremo (IM): uno scorcio

Un giorno viaggerò per le strade
di una città dal selciato in rosso
giardini di salici, fontane con acqua che si sente
e panchine colorate

sarà sempre sera
e i lampioni a fiamma non morranno mai.

………………
……………..

Era nell’aria un profumo di clavicembalo
e Chopin suonava i suoi pezzi appena fusi
la verità nasceva dalle pietre lucide
e non c’erano parole.

Utopia, Sanremo, Marzo 1962

ciao nì!


Stranamente l’altra notte, prima di dormire (quando mi va bene, le notti prima di dormire m’invento storie che poi dimentico. Questo fin da bambino, a volte le proseguo giorni e giorni dopo alcune anche anni) ... dicevo l’altra notte mi sono inventato un Amleto, guarda il caso, mi piaceva tanto anche se non ricordo nulla se non che faceva discorsi concentrici nel senso letterale della parola (immagina cerchi spezzati che poi si riprendono), come per altre volte mi son detto "domani lo scrivo" ma domani avevo dimenticato tutto. Ora leggendo, vaghi ricordi però, anche se non c’entra per nulla, qui ci sono alcuni spezzoni di versi che ho cercato mentre scrivevo (cosa non facile perché parlo di quello che, si può dire, ho buttato o meglio decisamente accantonato, ma come vedi nulla si perde. Ti abbraccio.
 

Roberto Rododendro


Chiara Salvini, Roberto Rododendro, due "spezzoni di versi" che a me paiono molto belli - date ? - 1962 e oltre - il testo precede le poesie - il commento di Roberto è del 2019, Nel delirio non ero mai sola, 27 dicembre 2024

venerdì 28 febbraio 2025

Tutto il paese si radunava nel locale più ampio

Dolceacqua (IM), un paese dell'entroterra di Ventimiglia

Me ven in mente le nostre prime esperienze di teatro con la compagnia di varietà, creata da noi ragazzi di allora [n.d.r.: di Ventimiglia] e pomposamente chiamata compagnia teatrale.
Non c'era ancora la televisione e noi scavalcamontagne... ci esibivamo nei paesini dell'entroterra in quello che avrebbe dovuto essere uno spettacolo di arte varia e che invece era una specie di "Corrida" dei poveri.
Tutto avveniva nella maniera più improvvisata, in settimana si provava in uno dei nostri appartamenti o nel retro di qualche bar... il sabato in giornata il battitore del paese dove aveva luogo lo "spettacolo" passava per le vie a "battere la cria", cioè a pubblicizzare con un megafono l'avvenimento e il sabato sera tutto il paese si radunava nel locale più ampio, da noi precedentemente prenotato, ad assistere ai nostri sketch ed ascoltare cantanti della zona che facevano parte della compagnia.
Avrei da raccontare molte avventure di quell'apprendistato, che era per noi quello che fu l'avanspettacolo per molti artisti, ma sarebbe troppo lunga.
Mi limiterò a ricordare qualche compagno di quelle serate indimenticabili... in primis Cesare Sommella che era un artista anche nella vita, "matu cume in cavagnu", e del quale chi lo ha conosciuto serba un fantastico ricordo, Gianni Gennaro, che fu sempre nostro compagno su tutti i palcoscenici (parola grossa poiché il più delle volte il palco era costituito da tre tavolini allineati o dal tavolo da ping pong), Idelmo Roncari e la sorella Gisella, nostra soubrette brava e bella... Paolo Coscio, con il quale abbiamo rievocato queste avventure recentemente, e Fred Navarro, il presentatore che si arrangiava sulla scena come nella vita di napoletano verace e Nino Morabito che fu un grande comico mancato per i tempi e le circostanze.
E poi i cantanti, fra cui il tenore Furci, il duo Caria, il fisarmonicista Pisano e molti altri.
Cose irripetibili e incomprensibili, credo, per le nuove generazioni...
Gianfranco Raimondo, Gli scavalcamontagne, Gruppo "Ventimiglia d'antan"su Facebook, 19 febbraio 2025