lunedì 1 marzo 2021

Quando il mare era un miraggio

Foto di Jacques Henri Lartigue - Fonte: Arles Les Rencontres de la Photographie

Pur essendo nate e cresciute io e mia sorella verso la fine degli anni ‘40 del secolo scorso a meno di un chilometro dal mare, la sua spiaggia per noi era un miraggio.
Per una famiglia di non nuotatori tutti di origine montana e terricola molto apprensivi era dato per scontato che noi due entrando in acqua non potevamo che annegare.
Le rare domeniche quando, dopo infinite raccomandazioni, indossate le cuffie che strappavano i capelli e infilate in due costumi rossi rigorosamente uguali, non eravamo così sicure di saper affrontare il pericolo incombente.
I nostri costumi erano di un tessuto assorbente, che pareva lana, e potevano essere i veri responsabili del nostro affogamento.
Infatti, entrando a contatto dell’acqua si imbevevano diventando pesanti come zavorre.
Eravamo gracili e magre e quando si usciva livide dal freddo con quelle corazze zuppe non si poteva che battere i denti.
Ricordo il costume di mia madre di un bel color giallo: in quel caso la stoffa aveva il compito di soffocare e nascondere le forme del corpo per non far indovinare quello che conteneva.
Mia madre era bella e nonostante la terribile guaina mi ricordava le dive di quegli anni che vedevo sui rotocalchi.
A casa il giallo steso dopo il risciacquo impiegava giorni ad asciugare.
Era bello il rito della pastecca (anguria) sotterrata vicino ad uno scoglio in mare per rinfrescarsi insieme alle bibite.
Anche la sua ricerca come in una caccia al tesoro, quando non sempre si ricordava il punto esatto del suo nascondiglio.
Il mare mi attraeva molto di più quando era la zia a portarci nelle notti estive attraverso una stradina, Via alla Spiaggia *, costeggiata di piantagioni di garofani, steccati con ragnatele di fili a paletti che li facevano sembrare inamidati tanto erano dritti e zone piantate a carote e porri per incontrarlo.
Anche i limoni sugli alberi profumavano nell’ombra.
Si andava solo con luna piena che sopperiva con la sua luce alla mancanza di illuminazione pubblica.
Si sentiva camminando il sentore dei gelsomini e il respiro della sabbia che rilasciava il calore immagazzinato durante il giorno.
Arrivando alla spiaggia pietrosa si interrompeva il sentiero stradale e si iniziava quello luminoso che la luna tracciava sul mare.
Da lì si poteva partire senza barca con la sola immaginazione per inseguire i propri sogni e raggiungere i paesi che si trovavano oltre l’orizzonte.
Ancora oggi per il mare uso solo lo sguardo.
Contemplazione.
Nelle stagioni fredde, non quando la gente normale ama fare i bagni e prendere il sole.
Quando le spiagge sono vuote, spariti gli orpelli degli stabilimenti balneari ed il rumore delle grida, il mare dà il meglio di sè, regalando reperti modellati dalle onde degni dei più astuti collezionisti.
È un grande amico che sa consolare e ascoltare.
Evito le immersioni anche con la calura più torrida.
La paura di annegare, rischiata per davvero una volta cresciuta, non mi ha mai più lasciato.
Terricola anch’io come i vecchi liguri nati vicino al mare.
È importante sapere che lui è lì dietro l’angolo.
Raggiungibile ogni volta che si ha voglia di fare due chiacchiere.
Ci manca tanto come un amante ogni volta che ci allontaniamo.
Ma sappiamo che lui è la che ci aspetta.
Gris de lin

* in Località Nervia di Ventimiglia (IM)