mercoledì 12 maggio 2021

Marcello Cammi


Marcello Cammi, Autoritratto - Fonte: Comune di Bordighera

[...] «Vorrei soprattutto ricordare l’uomo, lui stesso un’opera d’arte vivente, un vero personaggio, fuori da ogni schema o cliché, con quegli occhi scuri vivacissimi e gioiosi, lo sguardo attento e curioso, che ti fissava e ti penetrava fino in fondo al cuore, un bel sorriso luminoso sotto un paio di portentosi baffi imperiali, con abbigliamenti per lo meno originali: non potevi non esserne affascinato e volergli bene.
Super attivissimo ed esuberante, sempre cordiale e generoso, aveva inventato e creato [a Bordighera (IM)] un paradiso virtuale un eden, uno shan-grilá, sul bordo del torrente Sasso, parte nel greto, con una capanna-studio, con molte sue opere, dipinti e sculture, disseminati nella lussureggiante vegetazione esotica, con fiori, uccelli e farfalle multicolori. E di notte le lucciole, che Cammi ci faceva ammirare spegnendo le poche luci e le fiaccole lungo i vialetti.
Le sue opere andavano dalle sculture in ogni possibile materiale, legno, pietra, terracotta, metalli, molto cemento, ai bassorilievi, dipinti ad olio, collages, pastelli, tempere, vernici varie, utilizzando pennelli, spatole e anche le dita... insomma, un vero caos surrealista...
Cammi aveva una moglie deliziosa che lo assecondava in tutto, Vittorina, anche lei scomparsa tragicamente nel rogo della capanna-studio, la quale ci preparava, a volte, un ottimo coniglio alla ligure, da gustare nel giardino incantato, innaffiato da copiose libagioni del suo “nostrale”. Poi Cammi la cingeva per la vita e iniziavano a volteggiare in balli sensuali, al cospetto di noi inebriati ospiti.
Indimenticabile una calda nottata estiva, con Gian Antonio che ascoltava rapito “round midnight” di Thelonious Monk; il pittore di Arziglia Luciano Gatti e Joffre Truzzi, entrambi dal “vino cattivo” che litigavano su un problema “fondamentale”: se Pollock facesse vera arte o se ci prendesse in giro... e soprattutto con la Baronessa Tila Von Flugge che usciva nuda sul terrazzo prospiciente il giardino, tutta eccitata dalla musica e dai nostri canti, e si esibiva in un amplesso divino con la Luna.
Ma Cammi aveva una grande preoccupazione, che cercava di nascondere ai più e a me a volte confidava. Si trattava di suo figlio Claudio, un dolce e caro ragazzone, meccanico di moto e motorini che sapeva “truccare”, aumentandone soprattutto I decibels - lo feci anche lavorare alla Lancia Corse - e che il padre sapeva avere un gene di follia, quella che lo spingeva a girare continuamente per le strade di Bordighera col suo motorino rumorosissimo, trasformato nel suo inconscio in un bolide da corsa, col quale abbordava le curve “in piega”, con il ginocchio che sfiorava l’asfalto, come il suo mito Agostini.
Fu proprio l’amore per suo figlio Claudio che ce lo portò via per sempre, quando lo andò a trovare nel cimitero in Arziglia, rimanendoci chiuso dentro oltre l’orario di apertura. Nel tentativo di scavalcare l’alto muro di cinta, il suo spirito volò in alto, raggiungendo il suo Claudio in uno dei suoi paesaggi fantastici.
Io trovavo che Cammi avesse anche un’ombra di tristezza malinconica, oltre alle preoccupazioni per il figlio, aveva conosciuto la Guerra e i campi di concentramento, una vita di stenti e pochi riconoscimenti alla sua opera. [...]
Daniela Borghi, Il “re dei motori” Daniel Audetto ricorda l’artista Marcello Cammi, La Stampa, Imperia e Sanremo, 19 dicembre 2013 

Marcello Cammi nel suo giardino - Fonte: Costruttori di Babele cit. infra

Fonte: Costruttori di Babele cit. infra

Fonte: Costruttori di Babele cit. infra

Fonte: Costruttori di Babele cit. infra

Marcello Cammi - Fonte: Costruttori di Babele cit. infra

Il giardino di sculture è distrutto: si trovava in località Arziglia [a Bordighera (IM)], in via dei Pescatori, nella foce del torrente Sasso. Restano - in stato di abbandono - gli argini scolpiti, pezzi sparsi nel greto del torrente, tracce di murales.
Cammi, muratore, negli anni ‘50 iniziò a dipingere (realizzerà migliaia di lavori) e a costruire la sua «ottava meraviglia» nella foce di un torrente, avendo ottenuto una concessione demaniale. Incanalata l’acqua, riempì in quarant’anni di lavoro le due fasce degradanti, gli argini e il letto del torrente, con centinaia di sculture di cemento (animali, personaggi, velieri), bassorilievi, murales, un ponte sospeso. Nel testamento, riconfermato dalle volontà della moglie Vittorina (morta nel 2005), aveva lasciato alla città di Bordighera la sua creazione, chiedendo di preservarla da furti e alluvioni. Appelli ignorati: dopo vari danneggiamenti, nel 2006 l’acqua e il fango travolsero le fasce; le ruspe comunali hanno spianato il sito. Delle settecento sculture ne restano una ventina lungo il torrente, mentre un centinaio - variamente danneggiate - sono state collocate in un deposito.
Molti documenti, posseduti dallo stesso Cammi, sono andati perduti con la distruzione del sito. Fra gli studi va segnalato Bruno Montpied, Hotel Angst and the Bacchic Garden:Marcello Cammi’s Revelation, «Raw Vision», 6, 1992 pp. 24-27 (tradotto dal francese Hôtel Angoisse et jardin bachique: révélation de Marcello Cammi, «Bulletin de l’Association des Amis de François Ozenda», 41, 1990, pp. 93-97). Ho analizzato la vicenda del giardino di Cammi in Gabriele Mina (a cura di), Costruttori di Babele. Sulle tracce di architetture fantastiche e universi irregolari, elèuthera 2011.
Marco Farotto, dopo aver lottato per la salvaguardia del giardino, ha dedicato alcune mostre a Cammi, concentrandosi soprattutto sulla pittura: cfr. Omaggio a Marcello Cammi 1912-1994 (Ventimiglia, 2007; Vallecrosia, 2009). La galleria Rizomi ha proposto a Torino nel 2012 la mostra Marcello Cammi, disegni al vino e sculture, accompagnata da un catalogo, curato da Nicola Mazzeo e Caterina Nizzoli. Nel 2014 alcune sculture sono state esposte a Bordighera, lungo una via principale.
Tra i documentari prodotti, precedenti alla distruzione: Hommage à Marcello Cammi, di Raymond Reynaud (1991); Ich bin das achte Weltwunder - Marcello Cammi, di Lothar Warneke (Sanssouci, 1992, 58’); Le jardin secret, di Muriel Anssens (Hors-Champ, M.A.M.A.C., 1999, 12’); Il giardino incantato, di Piero Farina (Geo & Geo, 2000, 9’), ripreso in Alla ricerca del giardino incantato, di Piero Farina e Marisa Fogliarini (2012, 21’).
Nel 2000 Art Sensitif, associazione francese guidata da Jean-Noël Montagné, aveva promosso un appello internazionale, inascoltato, volto a esercitare pressioni sul comune di Bordighera e a preparare, in accordo con Vittorina Grassi (moglie di Marcello), un’eventuale azione in loco per portare in salvo le opere. Quadri, acquarelli «al vino» e sculture sono presenti in collezioni private (ad es. la Fabouloserie a Dicy); molte opere sono state trafugate. Sulla rete una documentazione fotografica sulle sculture superstiti e un filmato di Giulio Costa del 1998, con Vittorina che ricorda l’opera del marito.
Foto: André Escard [1992, si ringrazia Sonja Dreux]; CdB [2007; 2011]
Redazione, Il giardino incantato. Marcello Cammi (1912-1994), Costruttori di Babele

Fonte: Sanremo news.it

Fonte: Sanremo news.it

Fonte: Sanremo news.it

[...] E’ stato inaugurato questa mattina, alla presenza delle autorità cittadine, il giardino 'incantato' di Marcello Cammi, nato dove sorgeva il vecchio lavatoio dell’Arziglia e che ha visto la luce al termine di un progetto di riqualificazione della zona.
[...] Al progettista, Aldo Panetta, era stato chiesto di progettare l’area suddividendola in due lotti: la prima con la realizzazione di un giardino dedicato a Marcello Cammi, artista bordigotto che in quell’area aveva creato il suo ‘giardino incantato’ mentre la seconda riguarda la riqualificazione dell’impianto di sollevamento fognario, comprese tutte le parti elettromeccaniche e la relativa vasca di decantazione delle acque nere.
Sono presenti le opere del poliedrico artista scultore, autore e anche di bassorilievi e pittura murale. Molte opere realizzate in cemento raffiguranti animali, velieri, figure e personaggi unici modellati nello spazio come esseri viventi, unici, abitanti di un luogo fatato e dunque magico che prende posto nella città delle palme come un piccolo universo in cui perdersi fra le immaginarie e suggestive installazioni. Un percorso raccontato attraverso le geometrie e le sinuosità della sensibilità di quell'ex muratore divenuto artista o probabilmente viceversa. Visioni e architetture fantastiche in cui il surreale insegue il tangibile. [...]
Diego Lombardi, Bordighera: inaugurato questa mattina in Arziglia il giardino 'incantato' di Marcello Cammi (Foto e Video), Sanremo news.it, 3 maggio 2021

Fonte: Valerio Moschetti

Marcello Cammi nasce a Sanremo il 14 aprile 1912 - da Paolo Cammi ed Emma Musi - e muore a Bordighera il 3 novembre 1994. Ancora bambino e orfano di madre si trasferisce a Bordighera dove inizia ad aiutare il padre muratore, capocantiere di una piccola impresa che si occupava della lavorazione del cemento, in particolare di balaustre, vasi ed altre suppellettili da giardino.
Cammi era una persona semplice, sensibile, aperta, esuberante, cordiale e generosa.
Era impulsivo, a volte suscettibile e irascibile nei confronti di chi considerava ostile. Non molto alto di statura, occhi piccoli e neri, grandi baffi spioventi, vestiva in modo modesto e portava in testa un berretto di lana, caratteristico copricapo dei pescatori.
Era un uomo dalla profonda umanità; amava gli animali, curava quelli feriti e, negli anni, ha avuto una civetta, una volpe, un aquilotto, tartarughe, colombi, cigni, anatre, cani e gatti.
Nel 1934, andando a ballare, incontra Vittorina, la compagna della sua vita, donna all’apparenza esile e minuta, ma con un grande temperamento, che sposa il 29 giugno del 1935. Il 2 novembre dello stesso anno nasce Claudio, soprannominato “l’inzegnè”, perchè faceva il meccanico e aveva la passione dei motori e delle moto che elaborava per fare le corse.
Nel 1941 partecipa alla campagna di Russia rimanendo ferito alla mano sinistra, a cui viene amputato il dito medio. Vittorina stirava dalle suore e Marcello svolgeva lavoretti come muratore (vasche in campagna, muri, ecc.).
Verso il 1947 ha cominciato a realizzare, col cemento, opere in finto legno, panche, tavolini, balaustre, recinzioni e vasche per pesci; dal 1950 in poi vasetti e fioriere in cemento che riempiva di terra, fiori, piante grasse e metteva in vendita appoggiandole sul muretto del Giardino Incantato.
 

Marcello Cammi, Autoritratto con figure, 1968 - olio su compensato cm. 48 x 74 - Fonte: Marisa Fogliarini

[...] Comincia a dipingere nei primi anni ‘50.
Nel 1956 il Maestro Giuseppe Balbo si accorse, vedendo alcune sue opere, che Marcello - all’epoca floricoltore - era un artista istintivo e spontaneo di notevole spessore.
Un giorno Cammi si presentò all’Accademia Balbo per apprendere gli insegnamenti del maestro e diventare un bravo pittore. Balbo lo vide e gli disse: “Non voglio che tu venga all’Accademia per imparare, sai già dipingere, fai quello che ti viene in mente senza ascoltare gli altri. Se vuoi vienimi a trovare”.
Lo invitò a partecipare al premio «Cinque bettole» che vinse, facendo conoscere al pubblico la sua originalità espressiva.
Autodidatta, riusciva ad esprimere liberamente se stesso al di fuori delle norme estetiche convenzionali e dei condizionamenti di qualsiasi scuola o movimento. Anche se privo di supporti culturali, con il suo grande entusiasmo, la meraviglia di fronte al mondo, la continua voglia di fare e di sperimentare, raggiunse un grado di maturazione interiore rilevante, ricco di esperienza e di contenuti umani, che gli consentì di comunicare con l’osservatore.
Scevro da ogni influenza artistica, Cammi è considerato un naïf anche se il suo primitivismo spazia dall’espressionismo al metafisico, al surreale.
 

Marcello Cammi, Balzi rossi, 1962 - olio su tela cm. 70 x 50 - Fonte: Marisa Fogliarini

[...] E’ stato un “Artista puro” capace di esprimere liberamente se stesso attingendo all’arte primordiale ed istintiva.
Lo hanno definito il “Ligabue ligure”, titolo che non accettava perché lui era Marcello Cammi, un artista unico nel suo genere, pittoricamente e plasticamente se stesso. Oltre ad essere diversi nel modo di dipingere e dello stile creativo, i due personaggi sono agli estremi soprattutto dal punto di vista caratteriale: Cammi amava la vita e la compagnia, era aperto e disponibile; Ligabue introverso, selvaggio e solitario. Forse li accomuna l’arte spontanea senza pretese culturali, la forte personalità, il modo istintivo di lavorare e di realizzare i ritratti e le figure con linee marcate.
Artista vulcanico, ironico e disponibile ad accogliere chiunque lo volesse andare a trovare, spiegava con pazienza e soddisfazione gli stimoli e i segreti connessi alla nascita di ogni opera. Sovente offriva come ricordo ai visitatori un piccolo ed originale acquarello realizzato col "vino unico al mondo", come di solito li autografava, sopra carta da parati dai contorni irregolari, dove primeggiavano tra le figure stilizzate, palme e fiori, ripresi a volte con segno di penna. Utilizzava vari tipi di vino: Rossese, Dolcetto e Chianti.
[...] Il suo giardino era un omaggio alla natura e alla materia, dove aria, acqua, terra e fuoco erano saldamente riuniti ad un inatteso quinto elemento: il vino, che per lui era nettare, ispirazione ed inchiostro per esprimersi.
Entrando nel capanno-studio si intravedevano centinaia di tele sparse ovunque, accatastate negli angoli e appese alle pareti; altre le teneva nel lavatoio, sulla strada, davanti all’ingresso del giardino.
Osservando i suoi lavori si riconoscono la forza espressiva del segno e del colore (sempre miscelato e mai puro, i cui toni tendono allo scuro) accostato con tinte piatte stese grossolanamente; la capacità di organizzare la composizione in modo equilibrato; l’uso con funzione espressiva della linea di contorno che mette in risalto soprattutto le figure e i ritratti.
Il suo modo di vedere non è mai stato oggettivo: più che narrare fatti o descrivere luoghi, all’artista interessava il significato che va al di là dell’apparenza e che egli sentiva e trasponeva in modo del tutto personale, quasi da visionario, trasfigurando la realtà e le sue recondite inquietudini, proiettando i propri sentimenti su ciò che lo circondava.

Marcello Cammi, Colombe, 1967 - olio su tavola cm. 63 x 97 - Fonte: Marisa Fogliarini

Marcello Cammi, Gita in campagna, 1961 - olio su tavola cm. 49 x 70 - Fonte: Marisa Fogliarini

Dipingeva in modo rude andando all'essenza delle cose. La semplicità compositiva dei suoi lavori riflette la naturalezza, la purezza e l’ingenuità del suo stile di vita. I temi da lui preferiti sono stati: i soggetti ispirati alla crocifissione, alla resistenza e ai campi di concentramento; animali (cani, gatti, scimmie, cigni, anatre, pavoni, civette, aquile, pesci, pinguini ecc.) e nudi di donna tra le piante; i paesaggi liguri, le marine, i pescatori, i contadini e le palme sempre presenti nei suoi pensieri e protagoniste in numerosi dipinti.
Era un uomo che nutriva sentimenti forti, attento e sensibile ai problemi di quanti appartengono alle classi sociali più disagiate. Un pittore capace di rappresentare la vita della gente comune. Dipingeva ovunque, su supporti di qualsiasi materiale: tela di juta, legno, carta, ceramica, terracotta e nylon, usando tempere o colori ad olio.
Nella sua lunga attività ha lavorato molto, creando un numero notevole di opere - circa settemila dipinti e tremila sculture, quasi tutte in cemento, venti teste in pietra e cinque figure in legno, materiale che non amava particolarmente ma che utilizzava per dimostrare la propria capacità nel lavorare qualsiasi tipo di materia - in assoluta libertà e obbedendo più al sentimento che alla ragione. Le realizzava senza preoccuparsi di dar loro un titolo e di datarle, se non in rare occasioni. Da esse traspare una tristezza di fondo e una costante melanconia, acquisite probabilmente nella tragica e sofferta campagna di Russia del 1941/43, in seguito alla quale fu deportato a Mauthausen.
Numerose sono le opere su Mautahausen, i partigiani, i guerriglieri e i tupamaros, a ricordare il suo odio per tutte le guerre. Cammi raccontava: “Sono un vero comunista, mutilato della Russia. Non sono stato un volontario, perché contro i comunisti non ci andavo sicuro, anzi, ho fatto la guerra piangendo, non ho ucciso nessuno, ho ucciso una capra perché avevo fame”.
Della sua produzione artistica è rimasto ben poco. Nel 1979, con il pretesto di organizzare una mostra a Milano, 150 tele vennero sottratte e mai restituite; negli anni successivi centinaia di opere sono state rubate e alcune vendute nei vari mercatini dell’estremo Ponente.
Il giardino situato nell'alveo del torrente Sasso, già gravemente danneggiato dalle alluvioni del 30 settembre del 1998 e del 6 novembre 2000, ora non esiste più: è stato definitivamente cancellato dal nubifragio del 14 settembre 2006.
Delle quattrocento sculture ancora presenti (nel mese di luglio 1997 ne furono censite 706) se ne sono salvate centocinquanta di cui più della metà richiedono un intervento di restauro; molte furono divelte dalla violenza dell’acqua, sradicate e trascinate al mare, altre, coperte dal fango, sono state distrutte dalla ruspa che, nel mese di ottobre 2006, il Comune aveva inviato per sistemare l’alveo.
Circa duecento quadri, conservati nei due capanni-studio, sono scomparsi nella marea di melma e detriti.
“Mai la memoria di un artista ha forse avuto minor rispetto. Ma se Marcello fosse ancora in vita forse non se ne dorrebbe. Sosteneva infatti che la vita è un girotondo, che ogni cosa ed ogni animale prima o poi debbano scomparire, tornare al mare, al luogo dove sono venuti. Sulla spiaggia trovava parte dei materiali che usava per le sue composizioni: sassi e cocci colorati”. (Tratto da “ Il giardino incantato” di Piero Farina, produzione Geo & Geo, RAI 3, 2000).
[...] Su Marcello Cammi e il suo giardino sono state svolte alcune tesi di laurea, realizzati numerosi filmati da televisioni italiane e straniere tra cui la BBC, la TV Sovietica e nel 1992 la pellicola “Ich bin das acht weltwunder” (Io sono l’ottava meraviglia del mondo), del famoso regista tedesco Lothar Warneke. L’ultimo, andato in onda nel 2000 su RAI 3 a «Geo & Geo», era un documentario intitolato «Il giardino incantato», del regista Piero Farina. Hanno scritto di Lui le maggiori testate giornalistiche dei vari Paesi europei.
Anche riviste prestigiose come «Literaturnaja Gazeta» settimanale pubblicato a Mosca dal 1929, «Playboy americano», «Raw Vision» stampato a Londra nel 1992, «Life» e «Time» hanno dedicato recensioni all’opera dell’artista.
Nel 1975 Marcello ha esposto con Renato Guttuso alla galleria d’arte Vignati di Parabiago (MI). Molti sono i premi da lui conseguiti in Italia e all’estero. Dalla morte del Maestro Giuseppe Balbo (26 dicembre 1980), suo amico ed estimatore, Cammi non ha più partecipato a concorsi, limitandosi ad organizzare in sua memoria la Biennale di pittura estemporanea nel suo giardino.
Numerosi turisti, in maggioranza francesi e tedeschi, nel loro itinerario hanno fatto tappa in questo angolo magico di territorio della Città delle Palme.
Come spiegare allora l’indifferenza verso questo luogo prima, e dopo nei confronti delle poche opere rimaste?
[...] Ho conosciuto e frequentato Cammi solo negli anni 1993/94. Bastarono pochi incontri per capire che era un personaggio gioviale, unico e originale, ma un po' triste e demoralizzato per non aver ricevuto la dovuta attenzione delle istituzioni cittadine.
Considerato che l'ultima mostra a lui dedicata risaliva al dicembre 1979, decisi di organizzargli una personale che ebbe luogo presso l'Accademia Balbo nel maggio 1994, pochi mesi prima della sua morte, avvenuta il 3 novembre dello stesso anno. Sempre nei locali dell'Accademia, nel mese di dicembre 2003, curai e allestii la mostra retrospettiva dedicata al Maestro; nel mese di aprile 2007, quella tenutasi al Forte dell’Annunziata a Ventimiglia ed infine nel dicembre 2009, a quindici anni dalla sua scomparsa, presso la Sala Polivalente del Comune di Vallecrosia.


Marcello Cammi, Al mio amico Nino, 1991

In una breve conferenza su Cammi, tenutasi al Palazzo del Parco, in occasione della mostra a Bordighera, nel 2003, la moglie Vittorina rievocò la vita trascorsa con l’artista, concludendo con queste parole: “…I suoi quadri e le sue sculture sono il racconto della sua vita, una vita semplice…Qualcuno lo ha voluto paragonare a Ligabue, ma non è vero. Marcello è Marcello e basta… Ha creato migliaia di opere ognuna delle quali ha una sua storia legata al grande amore per la sua terra; amore che lo ha spinto a trasformare il letto di un torrente in un museo vivente di statue…Vi prego, ricordatelo sempre con affetto, soprattutto per quello che ha saputo dare alla sua amata città”.
Questa mostra, a cento anni dalla nascita, vuol essere un omaggio alla sua arte, un affettuoso ricordo dell'uomo, ma anche un momento di comprensione dell'opera di un artista dalla vitalità prorompente e dall'instancabile creatività, alla costante ricerca dei vari aspetti della condizione umana, dove nel dolore e nella drammaticità si intravvede un barlume di speranza per un futuro migliore, di cui la natura, nel pensiero dell'autore, appare sempre garante.
Marco Farotto, Marcello Cammi, Comune di Bordighera, 2021