mercoledì 28 dicembre 2022

I Luoghi dell’Abbandono: Mostra di Enzo Giordano a Bordighera



Unione Culturale Democratica

A.N.P.I.

Via al Mercato n. 8

BORDIGHERA

 

30 DICEMBRE 2022 - 14 GENNAIO 2023

ore 17-19

 

Enzo Giordano

I Luoghi dell’Abbandono

Fotografie in bianco e nero

 

Ingresso libero

La S.V è invitata a visitare la mostra

            L'ingresso è libero nel rispetto delle norme sanitarie vigenti

 

Luoghi abbandonati, luoghi dimenticati, luoghi destinati ad essere cancellati da una ruspa o rimossi dalla storia non scritta, luoghi silenti. Poesia e testimonianze di un tempo passato, remote percezioni o indifferenti presenze. Ora, in questo inizio avanzato di millennio, mi guardo intorno, cercando di immaginare quelli che potrebbero essere i luoghi dell’abbandono tra cent’anni. In questa vana ricerca intravedo un uomo in affanno, incapace di voltarsi, di trovare il coraggio e l’umiltà non tanto per affrontare il futuro, quanto di rivedere il suo passato e di poter riscoprire semplici, abbandonati istinti.

                                                                                   Enzo Giordano


Enzo Giordano, nato nel 1961 ad Alessandria, vive a Valenza (AL).  Ha iniziato a fotografare in b/n  circa 5 anni fa. Utilizza esclusivamente  apparecchiature  fotografiche analogiche.

Giorgio Loreti

Unione Culturale Democratica -  Sezione ANPI - Bordighera (IM),  Tel. +39 348 706 7688 

sabato 17 dicembre 2022

San Remo con Ospedaletti e Bordighera è presente in cinque occasioni, in piccoli spazi

Una vista da Alassio (SV). Foto: Eleonora Maini

In questa pubblicazione [Journal de Genève] notiamo che è Venezia a essere citata in diciannove occasioni. Tra le più presenti troviamo anche San Remo con Ospedaletti e Bordighera con sedici inserzioni, poi Napoli e il suo Golfo con quattordici e Firenze con tredici presenze.
Sommando le pubblicità turistiche italiane dei due quotidiani [l'altro é Gazette de Lausanne] raggiungiamo le 235 inserzioni, la località che ha ottenuto più segnalazioni è Cesenatico che ne conta trentasei seguita da Venezia con trentadue, San Remo con Bordighera e Ospedaletti e Napoli con il Golfo raggiungono le trenta citazioni.
[...] Le promozioni stagionali [in L’Illustré] specificatamente dedicate alle vacanze in primavera sono solo quattro. La prima [Le printemps prète a] L’Italie <647, troviamo suggerimenti turistici per la Toscana, Merano, San Remo con Bordighera e Ospedaletti, Roma e Agrigento. In quest’inserzione, corredata da tre fotografie, la scrittura è particolarmente immaginifica, quasi poetica (un esempio: [...] Rose et glycines se détachent sur le vert sombre des lauriers au pied de monuments de la Rome antique [...]), essa fa leva soprattutto sulle favorevoli condizioni climatiche, riferendosi alle bellezze dei paesaggi e della natura delle varie località proposte, annoverando nelle descrizioni anche Napoli e il suo golfo, la Sicilia e alcuni dei domini italiani. In 'Le Printemps en Italie' <648 si promuove Napoli con i paesi più rinomati del suo golfo, le sue isole e un elenco di strutture alberghiere; per Santa Margherita, di cui si esalta la bellezza, è presentata come stazione climatica e raccomandata per i sofferenti di nervi e i convalescenti. Nella stessa inserzione abbiamo quindi San Remo con Ospedaletti e Bordighera, località che mirano a soddisfare il turismo d’ambiente grazie alle loro caratteristiche naturali e il turismo ricreativo con offerte disparate, dall’intrattenimento allo sport. Infine, Parma che offre al turista una mostra delle opere di Correggio, così da poter appagare le proprie esigenze storiche e culturali. L’inserzione ci mostra una fotografia panoramica di Santa Margherita. La terza promozione <649 suggerisce nuovamente la soleggiata costa di Napoli, precisando che il soggiorno in queste zone è ideale in qualsiasi periodo dell’anno, e Merano di cui si esalta la splendida fioritura primaverile. L’ultima pubblicità della serie 'Le Printemps en Italie' <650 riporta tre fotografie: una veduta di Siena, uno scorcio di una passeggiata sulla Riviera e un suggestivo angolo di Padova.
[...] La prima, 'L’hiver et le printemps en Italie' <652, riporta quattro belle fotografie di altrettante località: Napoli e Castel Nuovo, una splendida terrazza sul mare di Bordighera, Taormina e la Torre pendente di Pisa. Sono immagini luminose e rendono l’idea di un clima mite con giornate soleggiate, ideale per coloro che, come i potenziali turisti svizzeri, vengono da zone più fredde che non godono di un clima mediterraneo. La promozione riguarda Napoli e il suo Golfo; la Toscana con le sue famose città d’arte e la sua riviera, ricordando anche l’appuntamento con il Maggio musicale fiorentino e alcuni alberghi di Firenze e la Riviera italiana di San Remo, Ospedaletti e Bordighera. La seconda inserzione di 'L’hiver et le printemps en Italie' <653 riporta un’immagine della solatia costa sorrentina e promuove Napoli e tutte le località più note del suo golfo, specificando che il soggiorno in queste zone è ideale in qualsiasi periodo dell’anno, si ricorda inoltre la stagione operistica, la possibilità di praticare sport e di ricrearsi. In questo tipo di promozioni si può notare come molte delle specifiche di Smith per il tipo di turismo siano soddisfatte, il turismo d’ambiente, quello storico e quello ricreativo. In un altro spazio, 'Visitez l’Italie' <654, si trova un suggerimento, relativo al periodo in cui visitare il Bel Paese: nel testo si legge, infatti, che numerose manifestazioni (di cui sono riportati alcuni esempi) hanno luogo in primavera e in estate. Si nota la fotografia di un giardino della Riviera e sono reclamizzate San Remo con Ospedaletti e Bordighera, località in cui le bellezze della natura e il sole scintillante donano la gioia di vivere e la salute, e la Toscana che offre un’ampia scelta per ogni tipo di turismo. Inoltre, sono citate anche altre cittadine della Liguria, alcuni dei principali laghi, diverse altre località italiane e alcuni alberghi.
[...] Sempre in Liguria abbiamo quindi le pubblicità di Alassio, come abbiamo visto “meta preferita degli Svizzeri” (che la visitano ogni anno a migliaia), che offre una situazione climatica ideale, temperata e al riparo dai venti, spiagge meravigliose e soleggiate, bellissime escursioni, attività sportive. Si tratta di una località che offre diverse opportunità: si affida comunque principalmente al turismo ambientale magnificando le bellezze del luogo, pur non dimenticando gli svaghi. “La perla della Riviera italiana” è presente, sulle pagine de 'L’Illustré', in sei promozioni <675. San Remo con Ospedaletti e Bordighera è presente in cinque occasioni <676, in piccoli spazi in cui troviamo solo un brevissimo accenno al clima, alla presenza del casinò e di un campo da golf. Ancora San Remo, Bordighera e Ospedaletti, sono le località consigliate in una promozione, 'La pays du soliel l’Italie' <677 (la scritta relativa alla città è in grassetto e centrale rispetto al testo), tra le varie zone costiere e insulari elencate e magnificate nel testo. Il turismo cui si fa riferimento è quello d’ambiente e ricreativo, infatti, oltre alla bellezza dei luoghi e della natura che “donano la gioia di vivere e la salute”, si ha anche la possibilità di svagarsi grazie alle varie manifestazioni mondane e sportive. Ritroviamo San Remo, Bordighera e Ospedaletti, descritte come nel testo del precedente spazio, nell’inserzione 'L’Italie' <678 (foto sotto) composta da più proposte introdotte da uno scritto perfettamente aderente alle aspettative di qualsiasi turista in cerca di bellezza e pace. Le fotografie che corredano questa promozione corrispondono alle località reclamizzate: vediamo un passo dolomitico, una veduta di Firenze, una spiaggia dell’Adriatico e uno scorcio della passeggiata di San Remo.

Fonte: Giuseppe Donna, op. cit. infra

Sanremo (IM): il vecchio porto

Bordighera (IM): costruzioni d'epoca, affacciate sulla Via Romana

[...] Nel giugno dello stesso ’33, l’articolo "Visioni del Bel Paese" [in Illustrazione Ticinese] <878 , sembra quasi una promozione turistica, si tratta, in effetti, di un articolo fotografico con suggestive immagini di Roma, Bordighera, Pompei, Genova e San Remo. Ancor più di carattere turistico è il pezzo di Ettore Cozzani: "Al mare, come ho visto la Liguria" <879, arricchito da ventuno fotografie. Cozzani invita i cittadini elvetici a passare del tempo in questa regione “[...] affrettatevi amici. La stagione vi chiama e il cuore fraterno vi attende. [...] borghi così simili nelle loro strutture a quelli del vostro Ticino.”
[...] Vorrei citare, solo a titolo di interesse personale, un documentario del 1929, "Viaggio degli albergatori europei e americani in Italia" <1057. Si tratta di un vero e proprio reportage in cui lo spettatore ha l’impressione di trovarsi anch’egli al seguito dei partecipanti a questa iniziativa promozionale. Il filmato è composto da diverse sequenze che documentano le numerose tappe di questo tour. Il documento, presentato dalla frase: "Cordialmente ricevuti
dai loro colleghi italiani, desiderosi di mostrare con quale fede e quale intelligenza il problema turistico sia curato nel nostro paese", si apre con l’arrivo, a Ventimiglia, del treno dei numerosissimi ospiti stranieri. La delegazione prosegue la visita lungo lo Stivale proseguendo per Sanremo, Como, Bellagio, Milano, Venezia, Firenze, Roma, il Vaticano, le Solfatare di Pozzuoli, Pompei e Napoli, luogo d’imbarco sul Biancamano. Di ogni località vengono mostrate le attrazioni e le bellezze turistiche, gli albergatori, cui vengono offerti vari tipi di intrattenimento, sono ricevuti da personalità e autorità italiane.
[NOTE]
647 L’Illustré, 1° marzo 1934, pg 228
648 L’Illustré, 14 febbraio 1935, pg 174
649 L’Illustré, 28 febbraio 1935, pg 231
650 L’Illustré, 18 aprile 1935, pg 468
652 L’Illustré, 20 dicembre 1934, pg 1594
653 L’Illustré, 24 gennaio 1935, pg 99
654 L’Illustré, 22 marzo 1934, pg 318
675 L’Illustré, 1934: 15 febbraio pag 173; 22 febbraio pag 203; 8 marzo pag 259; 12 aprile pag 416; 9 agosto pag 972; 23 agosto pag 1028; 13 settembre pag 1114
676 L’Illustré, 22 marzo 1934, pag 318; 1938: 17 febbraio pag 193; 13 marzo pag 378; 17 marzo pag 308;
677 L’Illustré, 15 febbraio 1934, pag 173
678 L’Illustré, 26 giugno 1934, pag 782
878 Illustrazione Ticinese, 10 giugno 1933, pgg 558 - 559
879 Illustrazione Ticinese, 1° luglio 1933, pgg 610 - 617
1057 Archivio Cinematografico Istituto Nazionale Luce (1924-1960), Codice filmato M005901, 1929, 22,53 min, B/N, muto
Giuseppe Donna, La promozione del turismo italiano in Svizzera nel periodo 1919-1943, Tesi di Dottorato, Università di Losanna, 2020

venerdì 9 dicembre 2022

Sovente erano sufficienti due bicchieri della dorata bevanda, dal saporito aroma d'anice


Ventimiglia (IM): una campagna non molto lontana da quella di questo racconto

Negli anni '50 Ventimiglia era una ridente cittadina: la floricoltura costituiva l'attività trainante dell'economia locale ed il mercato dei fiori era ancora uno dei più importanti centri di scambio commerciale di tutta la Liguria. Le novità culturali provenienti dalla confinante Francia giungevano rapidamente, diffondendo, in anteprima, le varie mode caratteristiche del tempo, prima ancora che divenissero costume nazionale.
Nella città erano ancora presenti numerose delegazioni statali, ora altrove dislocate, quali l'ufficio del catasto e quello distrettuale delle imposte dirette, che non solo agevolavano le attività dei professionisti locali, non ancora costretti a perdere giornate intere di lavoro per ottenere certificati indispensabili alle loro mansioni, ma erano anche fonte d'occupazione per numerosi diplomati locali, i quali trovavano in quelle sedi un interessante impiego con ottime prospettive di carriera.
Il ragionier Porro, da tutti denominato "u sciù Porro" con una sorta di deferente rispetto, derivante anche dal suo impiego nell'ufficio distrettuale delle imposte dirette, ben rappresentava questa categoria di personaggi.
Da anni egli attendeva, invano, una promozione, da semplice segretario almeno a capoufficio, ma, sia per il carattere schivo e timido, sia per la sua incapacità a muovere le leve giuste, l'ambìto premio di numerosi anni di lavoro tardava a sopraggiungere: molto spesso, anzi, si era visto passare davanti colleghi più giovani, ma più spigliati, o, semplicemente, in possesso di più giuste conoscenze.
La sua ritrosia era tanta e tale da essere rimasto 'zitello', nonostante una buona prestanza fisica e la discreta posizione sociale: ora, a pochi anni dalla pensione, conduceva una vita solitaria e riservata. Unico compagno della sua vita era l'inseparabile cane, Fifino, un volpino dal pelo bianco, caratterizzato da una particolare maniera di abbaiare, che non solo ne costituiva la peculiarità, ma ne era altresì elemento distintivo ed identificativo fra tutti i conoscenti e gli amici.
Il cane era l'unico orgoglio del ragioniere, il quale cercava in tutti i modi di addestrarlo a fare tutte quelle cose che le bestiole dotate di una sia pur minima intelligenza riescono a fare per i loro padroni.
[...] Talora, nelle mattinate di riposo, aveva, altresì, tentato di farsi recapitare a casa il giornale, infilando l'importo del prezzo del quotidiano nel suo collarino: l'unico esito sortito da tali tentatvi era stato quello di smarrire, oltre al denaro, lo stesso cane, che si era visto recapitare a casa dopo alcune giornate da qualche amico, il quale lo aveva riconosciuto per il suo tipico modo d'abbaiare.
Una spiccata idiosincrasia nei confronti delle divise caratterizzava altresì il non facile carattere dell'animale: più volte il postino aveva avuto i suoi problemi a recapitare la posta all'impiegato: talvolta, anzi, era stato costretto a scappare di corsa per le scale inseguito dal cane, che accompagnava la sua rincorsa con un insistente e minaccioso abbaiare, incurante delle esortazioni e dei richiami del padrone.
I suoi vani tentativi, da parecchio tempo, erano ormai divenuti oggetto dei divertiti commenti fra il gruppetto d'amici, che, alla sera, prima di cena, frequentavano la fiaschetteria dei fratelli Consani, in via Cavour, per sorseggiare come aperitivo, un bicchiere di Pastis marsigliese. Il diplomato era anch'egli sovente della compagnia: abitando a pochi passi, alla sera conduceva l'adorato Fifino in una piccola passeggiata indispensabile per permettere alla bestiola l'espletamento delle sue necessità fisiologiche ed al ritorno non disdegnava soffermarsi un poco a discutere con gli amici, commentando gli avvenimenti della giornata e pettegolando sulle reciproche vicende personali. Sovente erano sufficienti due bicchieri della dorata bevanda, dal saporito aroma d'anice, per far sì che il ragioniere, in barba alla sua proverbiale ritrosia, incominciasse a confidarsi con i compagni: la mancata promozione e le conseguenti scarse probabilità di far carriera, nonché l'incapacità del cane di apprendere gli insegnamenti erano naturalmente il tema fisso delle sue esternazioni.
"Nun sta ciu a perde du tempu cun sta bestiassa!" [non perdere più tempo con questa bestiaccia!], invano lo esortava uno dei proprietari della simpatica mescita. "Nun ti vei che u l'è ciu abelinau che longu? Mancu u bocia de Gasparu u l'è ciu imbranau" [Non vedi che è più scemo che lungo? Neanche l'apprendista di Gaspare è così incapace].
[...] Nei giorni di festa il ragioniere, insieme all'inseparabile volpino, si recava in una piccola campagna, che aveva avuto in eredità dal nonno materno: egli l'accudiva con certosina precisione, raccogliendo abbondanti frutti e fresche verdure come gradita ricompensa delle sue fatiche. Ubicata poco distante dal centro cittadino, nelle vicinanze del vivaio comunale, era facilmente raggiungibile a piedi e spesso, nella buona stagione, lo raggiungevano i compagni dell'enoteca, recando con sé chi dei gustosi fiori di zucca ripieni, chi della torta verde, chi delle bistecche da cucinare alla brace. La presenza dei titolari della bottiglieria garantiva sempre del buon vino con cui accompagnare le improvvisate merende e le giornate trascorrevano liete per i componenti dell'amabile combriccola, i quali, alla sera, a malincuore, si ritrovavano a dover rincasare, affrettando i passi sulle ormai malferme gambe per non incorrere nel giustificato mugugno delle mogli, dimenticate ed abbandonate da sole tutto il giorno a sfaccendare in casa.
Abituali frequentatori della fiaschetteria erano anche alcuni finanzieri di stanza nella locale caserma: talvolta, quando non era pressato dai suoi innumerevoli impegni, anche il capitano della compagnia cittadina amava unirsi ai suoi subalterni, per trascorrere qualche attimo in spensierata allegria. Una cordiale amicizia era così nata tra il graduato ed il ragioniere: il militare apprezzava il carattere riservato e non invadente del diplomato e nel limite delle sue possibilità si industriava per aiutarlo nel conseguire una brillante carriera.
 
Ventimiglia (IM): il fiume Roia nei pressi della Caserma della Guardia di Finanza

[...] "Buona sera, sig. Porro, sono felice di rivederla. L'attendevo con impazienza: ho buone notizie per la sua carriera!" "Non mi dica, capitano, sul serio?" replicò, emozionato e trepidante l'impiegato. "Sì, signor Porro" lo tranquillizzò il suo interlocutore. "Devo comunicarle con gioia che il nostro generale sarà ospite nella caserma di Ventimiglia per alcuni giorni, verso la metà del mese: sua moglie gradirebbe visitare le bellezze della confinante Francia, quali Nizza e Montecarlo, così il nostro superiore ne ha approfittato per effettuare un sopralluogo ai nostri alloggiamenti. Personalmente ho un certo grado d'amicizia con lui, in quanto è stato anche mio professore all'accademia nei corsi degli allievi ufficiali: sono sicuro che, se farà la sua conoscenza, grazie anche alla mia intercessione, quando sarà a Roma con la sua autorità non gli sarà difficile trovare le leve giuste da muovere per garantirle la tanto ambita promozione a capoufficio". "Non so proprio come ringraziarla" balbettò in risposta con viva emozione il diplomato. "Ma come farò a sdebitarmi per un favore così grande? Non ho parole...".
"Non si preoccupi, sig. Porro, ho pensato di organizzare un bel pomeriggio in compagnia del generale nella sua campagna..."
[...] L'interesse per la campagna univa il graduato ed il ragioniere: il generale subito si compiacque di visitare la campagna, apprezzandone contemporaneamente l'ordine e la pulizia con cui era stata accudita e deliziandosi alla vista delle rigogliose piante. Mentre con viva soddisfazione del capitano già si stava creando una certa confidenza tra i due, i quali interloquivano fra loro sui pregi delle varie coltivazioni, il volpino si innervosiva sempre più, vedendo le attenzioni del suo padrone distolte da lui per una persona diversa e per di più in alta livrea.
Gli amici già incominciavano ad accendere il fuoco sotto il braciere, ad imbandire la tavolata con le abbondanti libagioni, in precedenza predisposte, a raccogliere le fave, a sbucciare il salame: il ragioniere ed il generale, dal canto loro, dopo aver visitato le altre colture, giunsero alfine al campo in cui, con amorevole cura, erano cresciuti dei grossi, rubicondi pomodori.
"Dei pomodori così, in questa stagione!... Mi deve proprio spiegare il suo segreto, ragioniere". Così dicendo il generale si chinò, raccogliendo nelle mani uno di quei portentosi prodotti del campo. Per Fifino quella fu la goccia che fece traboccare il vaso; già indispettito a causa della sgargiante uniforme ed ingelosito per la scarsa attenzione a lui rivolta dall'inseparabile padrone, non sopportò di vedere l'odiato estraneo appropriarsi dei frutti della sua campagna e con un imprevedibile quanto acrobatico balzo riuscì ad addentare il fondo schiena dell'alto ufficiale, tuttora ricurvo nel tentativo di afferrare il prelibato ortaggio, rimanendo saldamente ancorato ai suoi pantaloni. L'ilarità della scena travolse tutti i presenti, che, sbellicandosi dalle risate, non riuscivano neppure ad essere d'aiuto all'imbarazzatissimo ragioniere, il quale, dal canto suo, cercava di tirare via dalle terga del militare, strattonandolo, il povero Fifino, che, ovviamente, non ne voleva sapere di abbandonare la presa. Il malcapitato generale, dolorante ed atterrito, a sua volta cercava di allontanarsi in direzione opposta, cercando anch'egli di liberarsi dalle fauci del furente animale. Il risultato delle contrapposte spinte fu, al termine della vicenda, quello di creare nel tessuto dei pantaloni del graduato un grosso squarcio: in bocca all'animale rimase un bel pezzo di stoffa dei pantaloni e delle mutande ed al divertito pubblico apparvero nella loro piena rotondità le rosee mezzelune posteriori dello sventurato generale.
Per il povero ragioniere la giornata si trasformò in un calvario e l'agognata promozione divenne un sogno ormai irrealizzabile. L'impresa del dispettoso volpino, nello stesso tempo, varcò i confini della cerchia degli amici della bottiglieria suscitando divertiti commenti in tutta la città fino al punto che, ben presto per definire una persona come sciocca e poco intelligente, nella terminologia dialettale la frase "Me paresce ciu abelinau du can du sciu Porro" [mi sembra più scemo del cane del signor Porro] diventò di gergo corrente.
Gaspare Caramello, A Foura du Bestentu. Racconti e Novelle della Ventimiglia di oggi e di ieri, Alzani, 2006

domenica 4 dicembre 2022

Esoterismo, cultura, marinai, un futuro comandante partigiano e tanti misteri nel ponente della città di Imperia

Imperia: dal dehor del Bar Vittoria, guardando verso Oneglia

Angelo Saglietto (1888/1978) detto "Sofo" - da Sapiente -, fu un ufficiale della Marina Mercantile di Porto Maurizio (Imperia), amico in gioventù dello scrittore Giovanni Boine (morto nel 1917 a soli 30 anni), lavorò sui mercantili per diverso tempo, dopodiché sbarcò e si ritirò nella sua campagna, dove iniziò a dedicarsi a studi esoterici.
Fondò nella città di residenza un gruppo di studiosi di esoterismo, tra i quali ricordiamo tale Dottor Acquarone e Nino Baldo Siccardi (futuro comandante partigiano) [il Curto]. Nessuno dei tre era fascista.
"Sofo" e il dottor Acquarone avevano simpatie per "Giustizia e Libertà" e ogni tanto venivano controllati dalla polizia. Il Siccardi dopo un'iniziale militanza nella Federazione Giovanile Socialista e qualche simpatia anarchica (e infatti venne diverse volte denunciato per "propaganda anarchica"), aderirà più tardi al "marxismo-leninismo" e durante la guerra partigiana diverrà tra i più intransigenti comunisti filo-sovietici.
Tra la fine degli anni '20 e gli anni '30 i tre e altri si incontrarono spesso per discutere della materia citata (oltreché di archeologia preistorica locale) nella sala biliardi dello storico Caffè "Vittoria" a Porto Maurizio.
Qualche volta si recheranno anche a Bayrouth in Germania per assistere alle Celebrazioni Wagneriane.
Il gruppo di studi esoterici andrà avanti negli anni e alla fine degli anni '50 assorbirà elementi più giovani fino agli anni '70. Uno dei più giovani allievi aprirà un locale denominato "Il Tarocco", che sarà frequentato da suoi coetanei.
Nel 1934 "Sofo" scrisse a Julius Evola, pur non condividendone le scelte politiche.
Evola rispose con la lettera seguente:
Lettera di Julius Evola a "Sofo"
Roma, 29/1/1934
Egregio Signor Saglietto,
ho ricevuto la Sua lettera e, anzitutto, La ringrazio per tutto ciò che mi dice riguardo al mio nuovo libro.
Poi vorrei accennarLe due cose.
Anzitutto:
Lei mi riferisce di persona che con la solita "scientifica" incoscienza non ha capito nulla dei rinvenimenti archeologici di cotesta zona, ed ha pubblicato su tale base una monografia, mentre si è comportato male rispetto all'offerta del Suo aiuto.
Io vorrei pregarLa di trasmettermi tutti gli elementi, cioè nome, opuscolo, articolo, in più, Suoi rilievi e precisazioni e denunce di errori.
Io sulla base di tutto questo farò su di un giornale fascista un bell'articolo, che metterà a posto questo signore.
In secondo luogo, Le unisco il programma, da me compilato, per una speciale pagina del giornale "Il Regime Fascista", diretto da Farinacci.
Io stesso organizzerò tale pagina, con i miei amici, un po' sullo spirito della "Torre".
Ora, Lei mi risulta come uno dei pochi veramente intonati alle nostre idee.
Le chiedo se vuol collaborare.
Si tratterebbe di articoli di una colonna e mezza di quotidiano, che potrebbero aver una frequenza di uno al mese e che, pure modestamente, verrebbero retribuiti.
Tutto il problema è di ritrovare argomenti tali che, senza averne l'aria, toccando qualche pretesto "attuale", diano modo di affermare i nostri punti di vista in una forma accessibile al gran pubblico, evitando naturalmente di parlare come che sia di "iniziazione", magìa o quanto altro, ma pur esponendo con diverse parole con persone "non sospette", la stessa cosa. Per esempio, un campo molto adatto è appunto quello dell'antica mitologia e dell'archeologia.
Forse vorrà darmi cenno della Sua idea in proposito.
Bachofen e Wirth, purtroppo non sono per ora accessibili che in tedesco.
Con ogni augurio mi creda Suo
Julius Evola
La lettera è stata inserita nell'opera dello stesso Saglietto, "La Caverna Bertran. Miti e simboli dei Liguri preistorici", ristampata recentemente a cura di Ito Ruscigni (Sanremo), con l'introduzione di Marco Vanini - Edizioni "Lo Studiolo", Piazza del Capitolo, Sanremo - 2021.
Giovanni Donaudi, Evola a Imperia in Mailing list di Gianni Donaudi, 12 luglio 2022

Imperia: Torre di Prarola (foto di dieci anni fa)

[...] La Villa venne costruita [ad Imperia] tra il 1860 e il 1870, su ordine di una famiglia di origine tedesca (o per altri boema), forse di origine ebraica, in stile vagamente moresco e al contempo con elementi gotici.
Essa ricordava vagamente certi edifici barcellonesi opera dell'architetto Gaudy.
Si dice che il suo ideatore facesse parte di un gruppo "neo-templare", sebbene i Templari fossero stati sciolti, almeno ufficialmente nel XIV secolo, dal Papa e contemporaneamente dall'allora re di Francia Filippo il Bello.
La Villa sorge in salita, a circa 100 m. dopo la foce di un torrente oggi pressoché asciutto, sul cui ponte passa la via Aurelia e dove gli antichi resti di un ponte romano, oggi trascurato e quasi non visibile, testimoniano la vicinanza con l'antica via Julia Augusta.
Subito dopo l'ingresso della Villa vi è una curva (teatro di tanti incidenti automobilistici, anche tragici), sotto la quale dalla fine del XVI secolo sorge tra gli scogli una torre [Torre di Prarola], ormai corrosa dalle onde e allora eretta per segnalare eventuali presenze saracene sul litorale.
E la presenza dei Mori non era una novità neppure allora.
[...] Non è quindi escluso che la scelta di costruire la Villa in quella zona sia stata dettata da probabili presenti energie magiche (è  Evola che parla di "centri iniziatici" colà presenti).
La famiglia dei costruttori della Villa era arrivata in Italia alla metà del XIX secolo  e dal 1896 la loro azienda diventerà la più grande fabbrica del mondo di laterizi.
Fu probabilmente questa vocazione " esoterica " che avrebbe spinto questa famiglia a scegliere lo stile architettonico della Villa.
Sembra che il capofamiglia - e dopo di lui i suoi eredi - venissero in contatto con alcuni studiosi locali di scienze esoteriche.
Con lo scoppio della seconda guerra mondiale la Famiglia, pur proclamandosi ligia al regime fascista, sembra prendesse contatto con i servizi segreti britannici, nei cui vertici pare vi fossero affiliati elementi dello stesso ordine.
Circa mezzo secolo fa un vecchio tipografo - classe 1910 -, richiamato alle armi nel 1940 presso il locale Comando Marina, ci raccontò che almeno una volta alla settimana un sommergibile inglese emergeva nella notte profonda in superfice e riceveva dalla torre della Villa segnali a pila, con preziose informazioni militari della zona.
L'attività spionistica (sempre in base alla testimonianza) venne però individuata dal S.I.M. che riferì a Supermarina. E una notte, al locale comando marittimo venne dato ordine ai marinai (tra cui il futuro tipografo) di attrezzarsi in tenuta da guerra. I militari vennero imbarcati su un camion e la colonna si avviò in prossimità della Villa, le cui uscite si erano bloccate. Quando il tenente di vascello che capeggiava il gruppo di marinai bussò violentemente al portone non vi fu risposta alcuna e impazientito l'ufficiale dette ordine di sfondare il portone, ma sia all'interno dell'edificio che nel sovrastante giardino orientaleggiante non fu trovata anima viva. Il salone della biblioteca era stato svuotato. Libri, oggetti d'arte, documenti erano spariti quasi per incanto.
Per circa una settimana vennero battuti i dintorni e i centri vicini, ma di quella famiglia nessuna traccia. Anche le risposte dei loro risultanti amici e conoscenti risultarono evasive.
Che fine aveva fatto quella famiglia? Si era forse imbarcata sullo stesso sommergibile prima dell'arrivo dei marinai e aveva preso la via dell'Inghilterra o di qualche porto neutrale (es. Tangeri)?
O forse tramite eventuali poteri magici erano riusciti a rendersi invisibili?
Sono misteri mai risolti. I locali amici di quella famiglia sono quasi tutti morti oppure in precarie condizioni di vecchiaia (2). [...]
(2) - Tra gli amici della Famiglia potrebbe esserci stato un ufficiale della marina mercantile, sensibile a conoscenze esoteriche. Costui, pur facendo riferimento a "Giustizia e Libertà", era in contatto epistolare con il filosofo tradizionalista Julius Evola, e assieme ad alcuni amici, tra cui un medico e un macchinista navale (che abbraccerà più tardi il "marxismo-leninismo" e diverrà capo partigiano) fondò nella zona un gruppo di studi esoterici.
Giulio Aicardi di Savona, La Villa misteriosa in Mailing list di Gianni Donaudi, novembre 2022  

Comandante Angelo Saglietto fu Agostino:
Si iniziò con la vela, comandando giovanissimo la scuna «Imparziale». Passato poi alla N.G.I., navigò quale primo ufficiale sul maestoso veliero Sant'Erasmo che il senatore Piaggio aveva acquistato per servire da scuola ai giovani ufficiali della Generale. Passato sui transatlantici viene silurato con «Etna» al largo di Madera. Rimpatriato assume il comando della Regina Elena, che il 1 gennaio 1918 viene silurato nel mare di Tripoli. Per l’eroico salvataggio dei tanti militari che egli trasportava, si meritò la croce di guerra e la nomina a Cavaliere Ufficiale. Nel 1919 è al comando dell'«America». Nel 1923 comanda il «Re Vittorio» per i viaggi al Plata. Nel 1925 ottiene il comando del «Giulio Cesare» e nel 1926 quello del maestoso «Duilio». Nel 1927 assume il comando del «Roma» dal quale ammaina la sua onorata insegna nel 1931 per il raggiunto limite d’età. Era già a riposo e si godeva la sua città, quando la N.G.T. lo volle, ambito premio delle sue qualità nautiche, comandante del «Rex» per tutte le prove di collaudo. Fu così che il guidone di comando del commendatore Saglietto sventolò ancora una volta sul nostro bel mare, alla mezzana del più grande transatlantico italiano.
Giovanni Bono Ferrari, L'epoca eroica della vela. Capitani e bastimenti di Genova e della Riviera di Ponente nel secolo XIX, Arti Grafiche Tigullio, Rapallo, 1941

A sinistra le zone Barbarossa, Poggi (Frazione), Prarola di Imperia (scatto del dicembre 2014)

Amici acuti e competenti mi fanno notare che la Villa che fu dei Saglietto (la figlia di Angelo Saglietto era Rita, delicata e sensibile artista) sorge a Poggi di Imperia, certamente in posizione elevata, ma a poca distanza in linea d'aria, quasi sovrastante la Villa misteriosa di cui parla Giulio Aicardi.
Adriano Maini

martedì 29 novembre 2022

Arrivo a Bordighera e voglio approfittarne per vedere qualche albero in questa città

Bordighera (IM): uno scorcio del Lungomare Argentina in una fotografia d'epoca

Gorbio è un borgo medievale meravigliosamente conservato con i viottoli in acciottolato antico, i suggestivi portali ad arco a sesto acuto e all'apice della rocca il Castello dei Conti Lascaris di Ventimiglia.
È l'ora del ritorno. Scendo a Menton. Percorro il lungomare e mi colpisce un fico magnolioide nel 'Jardin Elisée Reclus". Mi fermo per osservarlo: le radici si espandono nel parco come tentacoli. È maestoso, dalla chioma ampia che abbraccia il giardino, proseguendo mi accorgo che ce ne sono altri altrettanto maestosi.
Riprendo il viaggio: arrivo a Bordighera e voglio approfittarne per vedere qualche albero in questa città famosa per i giardini. Mi fermo davanti ad un fico imponente. Si avvicina una signora alla quale chiedo di una magnolioide che avrebbe avvolto un muro con le radici tentacolari. Lei è Rita e mi invita a visitare il lungomare Argentina dove esiste un complesso di alberature di araucarie. È una poetessa di origini belghe; si offre di accompagnarmi a vedere il lungomare raccontandomi che tra tutti gli alberi se ne distingue uno colpito da un bombardamento durante la seconda guerra ma che si è ripreso ed è il più rigoglioso. Rita mi dice dobbiamo imparare a resistere come gli alberi. Nella vita si incontrano momenti di difficoltà, di sconfitta, di caduta, dobbiamo resistere e rialzarci e continuare a camminare, come questo albero colpito. Abbiamo passato in rassegna tutte le Araucarie del viale: ci salutiamo. Torno indietro e mi fermo al bar ... e siedo nel dehor sotto l'albero che dicevo. Lo osservo e scatto qualche foto. Arriva il titolare che mi pare un tipo un po' burbero, sono tentato di chiedere se sa qualcosa della pianta, ma rinuncio, ordino solo il drink. Al momento del conto lo anticipo e domando se ha informazioni. Mi sorprende! Non si tira indietro mi racconta che le araucarie sono state piantate all'inizio del 900. Anche lui conferma che quella nel suo dehor è la più bella. Non sa nulla del bombardamento.
"In estate i ragazzi si contendono le sedute qui sotto - dice A. - perché si gode di una ineguagliabile frescura. L'albero è un refrigerante naturale, qui circola sempre aria fresca."
Oggi è stata una giornata piena, ricca di scoperte, di incontri e dialoghi. Rita è rimasta sorpresa quando le ho chiesto informazioni di una pianta. Mi confessa: "nella mia vita è la prima volta che una persona mi chiede informazioni per piantare un albero."
Marco Bertolino, Vento alto, Youcanprint, Lecce, 2022

Bordighera (IM): Lungomare Argentina

Imperia. “Vento alto” è il nuovo libro di Marco Bertolino. La storia è ambientata anche nella Riviera di Ponente.
«Attraverso gli alberi, parlo di territorio, di memoria, ricordo, radice, salute, ambiente di diritti degli alberi. Il libro è stata una ricerca da levante a ponente della Riviera, nelle Langhe e Monregalese, in Francia sino in Lucania. Con il libro ho voluto dare una visione positiva del futuro attraverso la considerazione di valori che a mio avviso sono importanti» - commenta Marco Bertolino parlando di “Vento alto”.
Redazione, “Vento alto” di Marco Bertolino è ambientato nella Riviera di Ponente, Riviera 24.it, 19 Luglio 2022

Bordighera (IM): Lungomare Argentina

Savona. L’avvocato penalista e civilista Marco Bertolino (Albenga, 1971) ha dato alle stampe la sua opera prima: “Vento alto”, Youcanprint, “un viaggio bellissimo incontro alla natura”, come lo ha definito Franca Moraglio Giugurta che ne ha curato la prefazione. Ventun capitoli, a cui si aggiungono pagine di nomi, citazioni e bibliografia, che formano un gradevole volume di 220 pagine.
Partendo dall’incontro/abbraccio con gli alberi più maestosi (e famosi) di Liguria e Piemonte, raggiungibili con una moto Guzzi nell’arco della giornata, Bertolino offre l’occasione ai lettori di conoscere particolarità della vita contadina del nostro passato, quando si era ben lungi dall’immaginare che la vita di città avrebbe preso il sopravvento su quella di campagna. Il timore che affiora qua e là tra le righe è che, scomparsi i nostri ‘vecchi’, non ci sia più nessuno che abbia memoria storica e possa spiegare, ad esempio, perché la castagna sia sempre stata la fonte di reddito primaria dei contadini.
Nei suoi viaggi non sempre trova ciò che cerca, ma lo spettacolo che offre la natura è comunque avvolgente, e il caso fortuito lo porta a valorizzare posti sconosciuti e a imbattersi in quelle persone che - uniche - sanno spiegare determinate sfaccettature di muri, viottoli, lavatoi, e ancora alberi.
Chi tra noi sa chi erano le sciascelline? Lo spiega Bertolino nella sua fatica (e vi lasciamo la curiosità). Così come veniamo a conoscere in quale modo (incredibile) si rendevano lisce le piste da ballo nei paesi. Ripercorrendo i sentieri calpestati dai cavalli delle truppe napoleoniche, scopriamo anche che c’è una sessualità negli alberi e scopriamo anche (doppiamente incredibile) a chi era destinata l’acqua più pura che sgorgava: non certo agli uomini ma alle mucche.
Ma c’è spazio anche per la pallapugno (e quante scommesse!), per i vini, per la mela rossa di Feisoglio, di cui oggi sono rimasti pochi alberi, e via discorrendo [...]
L.S., “Vento alto”: opera prima di Marco Bertolino, L'Ancora, 24 ottobre 2022