lunedì 4 luglio 2022

La Costa Azzurra si riempiva di italiani in cerca di fortuna, pronti a tutto per varcare la frontiera

La zona di Piena

Tra le iniziative per controbilanciare le pressioni francesi è interessante citare quella proposta dal console di Nizza, approvata dal Ministro degli Esteri Dino Grandi. Agli italiani nati in Francia sarebbe stata inviata, al compimento del diciottesimo anno di età, la seguente lettera: «Egregio connazionale, La R. Ambasciata ed il R Consolato di … intendono che i nomi dei giovani i quali, all’età necessaria, fanno dichiarazione di opzione per la cittadinanza italiana, siano segnalati, insieme ai nomi dei loro genitori, in un Albo d’onore che sarà esposto al pubblico nel Municipio della città o della borgata da cui la famiglia è originaria. Ella è pertanto pregata di voler presentare, a suo tempo, a questo regio Consolato, la dichiarazione che, relativamente all’opzione da lei fatta per la nazionalità italiana, le rilascerà il giudice di pace, così che questo consolato possa dare notizia alle autorità del suo luogo d’origine della affermazione di italianità da lei compiuta.» - Cfr. nello stesso faldone Ministero degli Affari Esteri, Direzione Generale degli Italiani all’Estero, circolare n. 19, oggetto: azione di difesa contro la snazionalizzazione, 14 marzo 1928.
Costanza Di Ciommo Laurora, L’asilo politico nelle relazioni franco-italiane. I signori nessuno e l’impossibile status dell’opposizione italiana all’estero (1920-1986), Tesi di dottorato, Università Ca' Foscari Venezia, 2014
 
La “Pagina italiana” condusse una campagna offensiva contro il regime e le sue propaggini all’estero, il sistema di spionaggio e di provocatori messo in atto in Costa Azzurra e alla frontiera, svelando complotti, indiscrezioni, scorribande fasciste, destando anche preoccupazioni per l’ordine pubblico francese, dato il clima di tensione creato dalle accuse reciproche tra La France e il Pensiero Latino.
L’“affare Garibaldi”, che coinvolse in uno scandalo di corruzione il colonnello Ricciotti Garibaldi, fece grande scalpore sull’opinione pubblica francese e sulla comunità antifascista, e le inchieste dei Campolonghi si infittirono sempre più, in particolare a Beausoleil, considerata roccaforte dei fascisti della Costa Azzurra <59. Su Garibaldi hanno scritto in molti, biografi, come Sternini <60, detrattori e delusi, come Rolland <61, Garibaldi stesso e studiosi dell’immigrazione italiana del Sud-Est e del suo rapporto con l’antifascismo, come Schor e Milza.
[NOTE]
59. Gastaut, La Pagina Italiana cit.
60. Enrico Sternini, Ricciotti Garibaldi: la vita, il pensiero, l’azione, Erolm, Roma s.d.
61. Hugo Rolland, Gli anarchici e il tradimento di Ricciotti Garibaldi, s.n., s.l. 1975.
Emanuela Miniati, La Migrazione Antifascista in Francia tra le due guerre. Famiglie e soggettività attraverso le fonti private, Tesi di Laurea, Università degli Studi di Genova in cotutela con Université Paris X Ouest Nanterre-La Défense, Anno accademico 2014-2015

L’adozione di queste misure è indicativa del fatto che il regime intendeva ormai reprimere con forza il fenomeno dell’emigrazione degli oppositori, escludendo dalla civitas quanti avevano già varcato la frontiera e cercando di impedire - o quanto meno di frenare - gli espatri di coloro che erano ancora in Italia. <135
L’impatto di tali politiche era complesso, e si rifletteva tanto nei rapporti con il paese ricettore <136 quanto sullo status della comunità italiana all’estero. Per quanto attiene quest’ultimo aspetto, in Italia il Ministro Rocco affermava a chiare lettere che gli ex-cittadini divenivano «apolidi» <137.
[NOTE]
135 Cfr. P. Milza, Les italiens en France d’une guerre à l’autre, cit., p. 17.
136 Cfr. ANF, MI, F7/17458, lettera del Commissario speciale di Mentone alla Prefettura di Nizza, «Renforcement de la suveillance à la frontière italienne», 20 ottobre 1926.
137 Cfr. CDD, Atti parlamentari, discussione del 25 gennaio 1926 sul disegno di legge sulla modifica alla legge n. 555 sulla cittadinanza italiana.
Costanza Di Ciommo Laurora, Op. cit.
 
Si organizzava una rete mista di solidarietà, regionalismo e obiettivi politici che condusse i capofila del socialismo savonese tra Nizza, Tolone e Marsiglia, seguiti da tutta una serie di militanti minori. Essi furono coinvolti nelle strutture antifasciste franco-italiane, nella Concentrazione Antifascista, nella prestigiosa Lega dei Diritti dell’Uomo capeggiata da Luigi Campolonghi e, più tardi, con la sua fondazione, nel movimento di “Giustizia e Libertà”. Si creò un flusso di socialisti in movimento sotto le direttive del partito, che mantenevano i contatti tra Parigi e il Sud-Est della Francia.
[...] Generalmente mogli e figlie, spesso anche i figli, abbracciavano le scelte politiche degli uomini di casa, esercitando la propria autonomia solamente nell’opzione di passare o meno all’attivismo. Casi di antifasciste come Emilia Belviso, Adele Dell’Isola o Teresa Viberti sembrano però ridimensionare l’immagine dell’imprescindibile presenza del mediatore uomo nel vissuto politico delle donne del periodo interbellico. Queste donne iniziarono infatti a militare nell’antifascismo partitico autonomamente rispetto agli uomini di famiglia. E questa loro consapevolezza politica avrebbe determinato uno spostamento dei ruoli intrafamiliari canonici basati su una rigida contrapposizione di genere. Infatti la scelta politica comportava rilevanti conseguenze sul piano personale e sulla considerazione reciproca tra i familiari. Ciò era ancora più sentito nella società italiana, in cui il valore-famiglia ha sempre costituito un principio imprescindibile su cui si sedimentava l’autorappresentazione del singolo: per i ragazzi e le ragazze l’appartenenza al gruppo oppositivo in famiglia diveniva totalizzante poiché comportava un’identificazione a un tempo privata e comunitaria, domestica e politica.
Emanuela Miniati, Op. cit.
 
[...] La Costa Azzurra si riempiva di italiani in cerca di fortuna, pronti a tutto per varcare la frontiera: sui treni c’era chi si travestiva da ferroviere, chi azionava il freno d’emergenza per saltare giù dal vagone; in autobus si allungava una mancia al conducente. Accanto a chi espatriava per ragioni economiche, c’erano anche i primi fuoriusciti politici, spesso comunisti. Il fenomeno prese inizio già pochi giorni dopo la Marcia su Roma del 28 ottobre 1922. Molti di costoro, meno prudenti dei migranti per miseria, venivano intercettati e respinti.
Di fronte all’esodo di tanti italiani, il regime fascista reagì con determinazione. Venne istituito un corpo speciale di frontiera, la stazione di Ventimiglia fu attrezzata con filo spinato e potenti proiettori, numerosi avamposti vennero disseminati sulle montagne. I controlli e la difficoltà dei percorsi rendevano spesso necessario l’ausilio di passeur, guide specializzate che traghettavano i clandestini dietro compenso. La figura del passeur ha ispirato il noto romanzo di Francesco Biamonti "Vento largo". Ma accanto a persone come il Varì di Biamonti, profondamente umane, si andarono diffondendo durante il fascismo vere e proprie organizzazioni criminali, che contattavano la povera gente del Sud, illudendola con promesse di ricchezza e riscatto. Depredavano i malcapitati del poco che avevano e poi spesso li abbandonavano a se stessi oltrefrontiera, e intimavano loro il silenzio minacciandoli di morte.
Si ha notizia di una importante azione repressiva del 1924 da parte della polizia francese. Fatti che hanno evidenti affinità con il traffico di esseri umani dei tempi nostri.
A partire del 1938, con le leggi razziali, sono gli ebrei stranieri che cominciano a utilizzare le aspre vie dei monti per fuggire dall’Italia. Questo nuovo flusso raggiunge dimensioni che non hanno precedenti nella storia della frontiera. In tutto si calcolano circa 4000 passaggi dal nostro paese alla Francia, mille dei quali appunto attraverso i sentieri della zona di Ventimiglia. Avviene così che la milizia confinaria istituita da Mussolini per arginare l’esodo dei disperati italiani in cerca di fortuna assuma un ruolo opposto, in applicazione di un laconico ordine trasmesso via telegramma: “Facilitare al massimo l’esodo degli ebrei stranieri”.
Una ricostruzione dei fatti si trova nel lavoro di Paolo Veziano "Ombre di confine. L’emigrazione clandestina degli ebrei stranieri dalla Riviera dei Fiori verso la Costa Azzurra (1938-1940)", uscito nel 2001 e ora in corso di ripubblicazione.
Un paradosso, che di fatto rese legale la professione del “traghettatore” di migranti fino ad allora severamente perseguita dalle stesse camicie nere. Gli ebrei erano infatti indirizzati verso itinerari minori poco sorvegliati per evitare che venissero individuati dalle guardie francesi e immediatamente respinti.
Dal lavoro teorico di ricerca su queste vicende a lungo rimosse, lo stesso Veziano è passato ad una azione di recupero “fisico” della memoria. Lo studioso, nell’ambito del progetto interregionale “La Memoria delle Alpi”, ha esaminato i sentieri e individuato almeno due percorsi che meritano di essere riconosciuti e segnalati per la loro valenza storica: quello dal piccolo borgo di Olivetta San Michele al Passo Treittore, e quello dalla località Ciotti al Passo del Cornà [...]
Anna Longo, Recuperare i “sentieri di fuga” tra Italia e Francia, Patria Indipendente, maggio 2014
 
Nel marzo del 1939 Martini si recò a Nizza: aveva appuntamento alla frontiera in località Ponte San Luigi con i propri genitori che non vedeva da circa tre anni. Riuscì ad incontrarli grazie alla cortesia del Commissario italiano di frontiera e di quello francese. Rimasero insieme circa due ore: fu l’ultima occasione in cui vide sua madre, che morì due anni dopo. Giuliano Pajetta, venuto a conoscenza del viaggio di Martini nel sud della Francia, gli affidò alcuni incarichi di partito: partecipare a delle riunioni a Villeurbane (Lione), a Tolone, Nizza ed in altre città del Midi.
Eva Pavone, I Martini, una famiglia di antifascisti in QF Quaderni di Farestoria Anno XVI - N. 2 maggio-agosto 2014 
 
G) Ricevuta di deposito da parte di Emila Belviso della somma di 27.000 franchi francesi presso la Banca d’Italia, Sede di Milano - 18 giugno 1945.
H) Attestato rilasciato dal Comitè Italien de Liberation des Alpes Maritimes a Emilia Belviso riconoscendone lo status di “francofila e antifascista” e dichiarandola in possesso della tessera n°85 - 29 maggio 1945.
Segnatura definitiva
PCI - X.69
X - 12, fascicolo 2
Corrispondenza privata con ex militanti in Francia
Estremi cronologici
1945 - 1980
Contenuto
Missive di carattere privato , successive al 1945, con militanti, italiani o francesi, conosciuto durante la militanza in Francia.
A) Appunto firmato dalla Belviso “Lettere dove vi è qualche nominativo e anche un indirizzo al quale ci si potrebbe rivolgere […]”, denota come queste lettere furono sottoposte a Lampredi e Schiapparelli come materiale utile alla ricostruzione della resistenza in territorio francese.
B) Corrispondenza con Vittoria Guadagnini, nota con il nome partigiano di “Fernanda”: lettera di Guadagnini a Belviso datata Imola, 4 gennaio 1974 (due pagine dattiloscritte con firma autografa); lettera di Guadagnini a Belviso datata Imola, 19 gennaio 1974 (una pagina dattiloscritta con firma autografa); lettera di Belviso a Guadagnini databile, dal tenore delle risposte successive, al 29 aprile 1974 (manoscritta e autografa); lettera di Guadagnini a Belviso
datata Imola, 14 giugno 1974 (una pagina dattiloscritta con firma autografa); lettera di Guadagnini a Belviso datata Imola, 23 febbraio 1980 (una pagina dattiloscritta con firma autografa).
C) Lettere e biglietti vari: un biglietto di auguri “Bonne annèe” realizzato a mano dalla figlia di “Jerem’ e Marina” che Belviso stessa non sa datare al 1942 o 1943; biglietto di auguri da Nizza per il Natale 1945; “In ricordo di una compagna” da Nizza, 4 agosto 1942; lettera di Carlo Durando a Belviso non datata ma proveniente da Nizza (1945?); lettera di “Bruna” a Belviso datata Nizza, 13 agosto 1945; lettera di “Luisa” a Belviso datata Nizza, 21 dicembre 1945.
Segnatura definitiva
PCI - X.70
X - 12, fascicolo 3
Attività svolta a Nizza
Estremi cronologici
1944 - 1945
Contenuto
Fascicolo che, come i precedenti, conserva materiale che Emilia Belviso aveva raccolto e inviato (con preghiera di averlo poi indietro) a Stefano Schiapparelli o ad Aldo Lampredi.
A) A proposito dell’espressione ‘Italiens’: volantino diffuso dal Comitato Italiano di Liberazione dopo la liberazione di Nizza. Il volantino, datato 16 settembre 1944, è presente in tre copie in lingua italiana e in due copie in lingua francese
B) Volantini del Comitato Italiano di Liberazione Nazionale delle Alpi Marittime: cinque volantini (uno solo dei quali in lingua francese) prodotti dal Comitato tra il 1944 e il 1945.
C) Lettera del Comitato Regionale dei Gruppi Comunisti Italiani a Nizza, a firma di Lucia (Emilia Belviso) relativa all’inchiesta sulla casa messa a disposizione dei comunisti illegali da Cesare Jebole - Nizza, 24 ottobre 1944.
D) Appunti sulla Resistenza a Nizza di Emilia Belviso: un dattiloscritto di 3 pagine su Raffaele Pieragostini; un dattiloscritto di 3 pagine sulla figura di Luigi Rossi (in lingua francese); un dattiloscritto di 2 pagine “Le donne nella lotta per la libertà” (aprile-marzo 1944); “Qualche residuo di documenti che parlano dell’attività degli italiani a Nizza […], 18 fogli dattiloscritti databili tra il 1944 e il 1945.
Redazione Archivio Fondazione Diesse Genova, Fondo P.C.I. Federazione di Genova, Inventario, Intervento realizzato con il finanziamento della Soprintendenza Archivistica della Liguria, Novembre 2020