venerdì 26 dicembre 2025

Le carte scomparse di Giacomo Natta

Bordighera (IM): la Biblioteca Civica Internazionale

[Marco Innocenti] Una foto del "5 bettole" [n.d.r.: pregressa manifestazione culturale - premio di pittura, ma, subito, anche premio letterario - di Bordighera], scattata sempre da tuo fratello Beppe, mostra Luciano De Giovanni insieme a Giacomo Natta. Quest'ultimo è uno scrittore notevole, raffinato, so che fra l'altro era amico di Tommaso Landolfi, ma che in vita ha pubblicato poco, e forse ha scritto davvero poco. Tu ne sei un accanito studioso, anzi, qualcuno ha detto che sei un poco l'"inventore" di Natta. 
[Enzo Maiolino] Io ho avuto il privilegio di conoscere e frequentare Giacomo Natta negli ultimi cinque anni della sua vita. Verso la fine del 1954, Natta era tornato nel suo Ponente ligure (era nato a Vallecrosia nel 1892) dopo il lungo, difficile soggiorno romano. Frequentava volentieri il mio studio, seguiva il mio lavoro, frequentava la nostra casa e mi capitava, a volte, di aiutarlo in qualità... di dattilografo. Quanto alla sua proclamata pigrizia, allo scrivere poco, vale la pena di ricordare le parole che Bruno Fonzi scrisse dopo la morte di Natta: «... Natta fu uno di quegli artisti di cui si suol dire che diedero l'opera migliore nella loro vita stessa. Considerando quella di Natta mi vien fatto di pensare alla vita di Oscar Wilde, e a quanto parziale dev'essere la nostra conoscenza di lui, basata soltanto sulle sue opere e sui dati esteriori della sua storia, quando sappiamo che egli diede il meglio del suo ingegno in quell'arte, effimera, ma non perciò meno affascinante, della causerie, nella quale Giacomo Natta fu maestro». 
Non era soltanto amico di Tommaso Landolfi ma, soprattutto nell'ambiente romano, conosceva tutti del mondo artistico-letterario. Quando diresse a Sanremo "I Lunedì Letterari", gli invitati alle varie conferenze erano suoi amici. 
A vent'anni dalla morte di Natta, constatando che nessuno dei suoi amici aveva fatto qualcosa per ricordarlo, almeno per fare uscire il libro dallo stesso Natta annunciato "in preparazione", ebbi l'ardire (o l'impudenza, consapevole - io pittore - di invadere un campo non mio) di riunire in un volumetto i racconti degli ultimi cinque anni, dispersi in varie riviste letterarie. Lavoro difficile mancando di precise indicazioni bibliografiche. Eppure quel volumetto, subito accolto da Vanni Scheiwiller, e grazie alla comprensione di Renata Olivo, allora sindaco di Bordighera, ha salvato Natta dall'oblio incombente, forse addirittura dalla cancellazione del suo nome tra gli scrittori liguri del '900. 
Quanto a considerarmi l'"inventore di Natta", fui costretto, con mia grande amarezza, a constatare che così pensava anche uno scrittore della cultura di Biamonti. Altra, invece, la comprensione di un poeta come Angelo Barile, il quale, dopo aver letto un racconto di Natta (inviatogli da De Giovanni), scrisse (lettera a Luciano De Giovanni, da Albisola Capo, 4 giugno '57) tra l'altro: «Natta è un ingegno così disinvolto e leggero, nel buon significato della parola, che gli si perdonano anche le sconcezze. Colto com'è, sulla cultura fa i giuochi... E scrive bene, con gusto classico (ma senza scoprirsi). Forse Natta è un uomo del '700, un umanista "novecentizzato"». 
[Marco Innocenti] Natta pubblicò in vita un solo libro, L'ospite dell'hôtel Roosevelt. Un secondo volume dei suoi. scritti, Questo finirà banchiere, esce nel 1984, pubblicato da Vanni Scheiwiller, proprio grazie alle tue pazienti ricerche. 
[Enzo Maiolino] Ricerche non ancora concluse, anche in relazione al "giallo delle "carte Natta" scomparse. Consentimi qui almeno un accenno alla vicenda. Alla morte improvvisa di Natta (Roma, maggio 1960), le carte che lo scrittore aveva con sé furono, in un primo tempo, custodite dal fedele amico Ignazio Delogu, col consenso della sorella di Natta. In seguito, quest'ultima preferì che le carte passassero a Bruno Fonzi, l'amico del fratello da lei meglio conosciuto. Il "passaggio" avvenne a Roma, dopo un vero e proprio "scontro" Fonzi-Delogu. Fonzi aveva promesso a Vanni Scheiwiller che da quelle carte avrebbe tratto il libro già a suo tempo previsto da Natta. Poi, nonostante la confermata disponibilità di Scheiwiller, il progetto, inaspettatamente e inspiegabilmente, venne abbandonato. Fonzi, nonostante il nostro confidenziale rapporto, non spiegò mai chiaramente quel suo improvviso ripensamento. Oltre al materiale recuperato a Roma, Fonzi disponeva di altro materiale "nattiano" fornitogli sia da me, sia da Gina Lagorio. Quando decisi la mia pubblicazione, chiesi alla famiglia Fonzi di accedere alle carte di Natta (Bruno era morto improvvisamente nel 1976). I familiari, con mio grande sbalordimento, dichiararono di non aver trovato, fra le carte di Bruno, nessun materiale Natta. La versione, sempre la stessa, sarà puntualmente confermata negli anni successivi. 
[Marco Innocenti] Grazie a te viene, comunque, restituito ai lettori questo misterioso narratore. E su di lui hai curato anche una mostra iconografica e bibliografica. 
[Enzo Maiolino] La mostra cui ti riferisci fu da me allestita nella Biblioteca Civica Internazionale di Bordighera nel gennaio-febbraio 1986 in occasione della presentazione al pubblico del volumetto Questo finirà banchiere con la partecipazione di Vanni Scheiwiller e del professore Franco Contorbia dell'Università di Genova. A chiusura mostra, il materiale esposto venne donato alla Biblioteca per costituire un primo nucleo del "Fondo Natta". 
Enzo Maiolino, Non sono un pittore che urla. Conversazioni con Marco Innocenti, philobiblon, Ventimiglia, 2014, pp. 116-118


 

lunedì 15 dicembre 2025

Il materiale esplosivo era stato consegnato al ragioniere di Oneglia a Sanremo

Sanremo (IM): l'ex stazione ferroviaria

Il Vice questore Comp/le di P.S., Dott. Salan, informava la Divisione Polizia Frontiera e Trasporti, sul rinvenimento di bagagli esplosivi, diretti a Imperia Oneglia. Il giorno 29 Novembre 1931 nella città di Imperia Oneglia era tratto in arresto Sandri Fausto da Villanova Monferrato, di professione ragioniere presso il Credito Italiano Sede di Imperia Oneglia. Durante la perquisizione domiciliare operata dalla P.S. era trovato in possesso di due valigie contenenti 20 kg di esplosivo:
"Nell'interrogatorio subito egli dichiarò che le valigie le aveva avute in consegna a S. Remo da persona sconosciuta e che aveva provveduto al trasporto di esso fino ad Oneglia a mezzo ferrovia. Aggiunse di essere in relazione con la concentrazione antifascista di Parigi. Venuto a conoscenza della cosa il Comandante Stazione di Ventimiglia attraverso segnalazione di una delle CC. Nere addette al Posto Fisso di Oneglia, questi disponeva per le necessarie indagini nello ambito ferroviario riuscendo a stabilire che le due valigie suddette erano state spedite il giorno 29 stesso da Ventimiglia a S. Remo, col treno 23, spedizione a bagaglio, e avevano viaggiato col treno 1413 in partenza da Ventimiglia alle ore 12,10 e che il giorno stesso erano state spedite da S. Remo a Imperia Oneglia col N°18 di spedizione viaggiando col treno 147 in partenza da Sanremo alle ore 14,51. Complessivamente le valigie spedite pesavano in ambedue le spedizioni Kg. 55". <95
Il capo della polizia era informato in data 3 dicembre 1931 sull’arresto di un appartenente al movimento sovversivo chiamato a svolgere un attentato. Era stato identificato, inoltre, uno studente in medicina che si era recato a Milano per scegliere il posto più adatto per collocare le bombe. All’interno della missiva comparivano i nomi di noti sovversivi, già schedati dalla sorveglianza, e pronti a colpire il regime:
"Il noto Sandri Faustino fu Evasio, arrestato il 30 andante ad Oneglia perché trovato in possesso di esplosivo e di un ordigno di ferro che si accingeva a trasformare in una macchina infernale con esplosione a tempo. Nell'interrogatorio cui è stato assoggettato stamane, ha fatto ampia e completa confessione intorno all'episodio di cui egli è attore. Ha confessato che per istigazione di noti fuoriusciti Giopp Giobbe, Mussi Felice, Geffi Giacomo e Sillani Mario, egli aveva assunto l'impegno di confezionare, come è sopra detto, una bomba col materiale fattogli pervenire dai suddetti fuoriusciti, con le modalità già note, e di deporla in uno degli Alberghi diurni di una qualche grande città, che non aveva ancora stabilito e la cui scelta era stata lasciata al Sandri. Ha dichiarato anche che il Giopp lo istruì a Nizza, e nell'abitazione del Mussi, alla confezione della bomba, il cui involucro gli fu mostrato invece nell'abitazione del Sillani, ove appunto il Sandri, il Geffi, Mussi e Sillani lo montarono per avere esatta conoscenza della sua struttura e facilitata la montatura definitiva: e che involucro ed esplosivo gli furono consegnati domenica 29 decorso novembre alle ore 14 alla Stazione di S. Remo dal Mussi, il quale, proveniente da Nizza col materiale suddetto, si trovò puntualmente all'appuntamento loro fissato dal Giopp nell'ultimo colloquio con costui avuto, sempre a Nizza, una quindicina di giorni or sono". <96
In seguito all’arresto, i giudici valutarono attentamente le dichiarazioni del Sandri, ritenendolo pienamente responsabile per le azioni da lui svolte, quale esecutore terminale del progetto terrorista:
"Le finalità che il reato tendeva a raggiungere restano però, a mio avviso, immutate e rientrano nello spirito della disposizione di legge di cui all'art. 285 del C. P.: il Sandri è stato esplicito su questo punto: egli era asservito all'esponente più tipico e pericoloso dell'antifascismo terroristico, al gruppo che fa capo al notissimo Giopp, dal quale hanno avuto origine anche le altre gesta del genere recentemente compiute in Italia, tipica quella Bovone. Il mezzo terroristico nella concezione di codesta gente è l'unico mezzo per combattere il governo fascista, che sostengono si regga sul terrore, e quindi lo scopo che con gli atti di ferocia del genere di quello or ora sventato, si intende di raggiungere è diretto contro la personalità interna dello Stato. L'arresto del Sandri ha troncato la malvagia fatica ed il più malvagio disegno; ma il Sandri nella sua confessione dichiara che solo questa impossibilità materiale gli ha vietato di portare a compimento l'incarico assuntosi. Responsabilità quindi piena che si estende a tutti i suoi complici, le cui attività sono sufficientemente dettagliate dal Sandri medesimo. <97
Guido Leto, a capo dal 1938 al 1945 dell'OVRA, confermava le modalità di arresto del giovane bancario, affermando che l’OVRA avrebbe intercettato la valigia e in un secondo momento sostituito il materiale esplosivo per poter pedinare e poi arrestare ulteriori appartenenti al gruppo sovversivo. <98
[NOTE]
95 ACS, MI, DGPS, Divisione polizia politica, Fascicoli per materia 1926-1844, b. 73, fasc. 9, Complotti per attentati in occasione del 28 ottobre, Regio Commissariato compartimentale di P.S. ferrovie di Stato di Genova, Raccomandata inviata al MI-DGPS, «Rinvenimento esplosivo bagaglio, diretto Imperia-Oneglia», 3 dicembre 1931.
96 Ibidem.
97 Ivi, Ispettorato generale di P.S., Raccomandata indirizzata al Procuratore Generale presso il Tribunale Speciale per la difesa dello Stato, 14 dicembre 1931.
98 G. Leto, Ovra: fascismo, antifascismo, pp. 125-129.
Michele Del Balso, Terrorismo ed eversione nel regime fascista. Complotti, attentati e repressione (1922-1943), Tesi di dottorato, Università degli Studi del Molise, Anno Accademico 2022-2023 

sabato 6 dicembre 2025

La Corsica, il Rex, i Giardini Hanbury...

La Corsica vista da Bordighera 

Quando ero bambino scrutavo l’orizzonte [n.d.r.: dalla zona Ville di Ventimiglia] per quasi tutto l’inverno al mattino all’alba e finalmente in una mattina fredda di fine gennaio o inizio febbraio la Corsica appariva al confine del cielo terso, tenuto spazzato da una tramontana gelida. Nei miei ricordi, succedeva al massimo due o tre volte in un anno, ma ormai la riconoscevo bene. In seguito, la vidi anche la sera, illuminata dal sole che si voltava indietro sulle cime innevate del monte Cinto.
Nel resto dell’anno mi chiedevo dove sparisse, visto che altri tratti della costiera francese situati a ponente, ad una distanza simile, come quelli dell’Estérel, si possono vedere in ogni periodo dell’anno.
Una volta ero anche salito a Cima Grai per verificare meglio gli effetti dell’altitudine sulla visione e sono sempre fiorite teorie sul fenomeno usando spiegazioni fantasiose come rifrazione, miraggio, fata Morgana, anche se la più semplice è quella che si riferisce alla curvatura terrestre.
[...] Mi viene in mente che la Corsica la raggiunse anche il motoscafo Oriens una mattina di dicembre del 1926 con a bordo tra gli altri il trentenne Sandrino Pertini e il settantenne Filippo Turati che con un gruppo di amici seguendo un’idea di Carlo Rosselli, erano partiti la sera prima da Savona per rifugiarsi in Francia. Giunsero col sole all’Isola Rossa dopo una notte di tempesta, con un cielo senza stelle, grazie agli esperti amici savonesi di Pertini che nel pomeriggio tornarono a Marina di Carrara. I due rifugiati chiesero asilo politico al governo francese e poi proseguirono per Nizza dove Pertini visse qualche anno facendo il muratore e rientrò in Italia nel 1929, fu arrestato e scontò carcere e confino nelle isole di Ponza e Ventotene.
[...] Quando andavo a Genova, di solito col treno delle quattro e quaranta del mattino da Ventimiglia, a un certo punto mentre faceva giorno, poco dopo aver preso al volo dal finestrino la focaccia di Finale, appariva un isolotto vicino alla costa, alto ad occhio una cinquantina di metri, che nei secoli, ha preso il nome dal paese costiero di Bergeggi.
L’altra isola della zona, la Gallinara, a me sembrava più interessante sotto tanti punti di vista, oltre che per la forma, per la vicenda di san Martino, patrono dei francesi, che la abitò per alcuni anni. 
[...] Nantucket è un’isola sulle coste americane del Massachussetts, ne ho sentito parlare da bambino perché, quando avevo quattro anni ero rimasto colpito dalla notizia del naufragio del transatlantico Andrea Doria che mi avevano fatto vedere pochi giorni prima passare sull’orizzonte qui davanti, seguito da salti di delfini.
La nostra curiosità era legata alla presenza a bordo di una signora piemontese appartenente a una vecchia famiglia di tessitori di lane, proprietaria in quegli anni della villa Boccanegra [n.d.r.: sita poco prima - a levante - della Frazione Latte di Ventimiglia] e che tornò salva dal naufragio sia pure con grave invalidità.
[...] Un altro viaggiatore che mi viene in mente è Mario Soldati che arriva a “Neviorche” nel ventinove, scendendo dalla nave di linea Conte Biancamano proprio quando crolla la borsa valori americana.  
Alberto Moravia arriva nel 1936 a bordo del transatlantico Rex che era stato fino a poco tempo prima titolare del Nastro Azzurro per aver effettuato la traversata atlantica più veloce (da Est a Ovest), superato poi dal Normandie. In quegli anni sul Rex erano stabilmente imbarcati anche un Rabbino ed un cuoco Kosher e trasportò almeno trentamila ebrei in fuga da Germania e Polonia verso gli Stati Uniti. Gli imbarchi avvenivano a Genova e a Cannes [n.d.r.: il transatlantico, pertanto, passava - ben visibile - davanti alla costa dell'estremo ponente ligure, attirando la curiosità di grandi e piccini, come ha ben raccontato in un vecchio numero di "Paize Autu" Mario Armando]. 
[...] Comincio a raccontare questa storia dalla Società degli Amici, persone per bene, austere, generose, di semplici costumi, mecenati, insomma i Quaccheri. Secondo molti che lo conoscevano è il modo più chiaro e preciso per descrivere Thomas Hanbury e la sua famiglia di uomini d’affari poi specializzati in commercio di seta e tè. Alcuni biografi lo definiscono semplicemente filantropo. Ma c’erano anche maldicenze riguardo il tipo di affari trattati.
[...] Tutte queste notizie per dire che gli Hanbury, non arrivarono a Mortola [Frazione di Ventimiglia] semplicemente da Londra; la loro vita aveva dovuto passare faticosamente da Shanghai dove il patrimonio si moltiplicò. 
Anche la prima scuola la costruì a Shanghai, seguirono, anni dopo, quelle donate a Latte e a Mortola. La Thomas Hanbury school for girls e boys fa parte della storia e comportava altre iniziative in campo sportivo e culturale che coinvolgevano molte famiglie straniere presenti a Shanghai.
Vide la Mortola per la prima volta a marzo del 1867 sia dalla barca che poi dalla carrozza. La scelta fu fatta con facilità benché avesse visitato anche il palmeto di Bordighera. In quegli anni mentre la proprietà di Mortola cresceva secondo le intenzioni degli Hanbury e gli interventi guidati da Ludwig Winter, Thomas dovette tornare a Shanghai con un nuovo viaggio nel 1869 questa volta traversando l’Atlantico col piroscafo a pale “Scotia”, soffrendo il mal di mare.
A Grimaldi costruì anche, poco distante dai giardini, l’edificio destinato ad ospitare il Museo Preistorico nelle vicinanze delle grotte dei Balzi Rossi.
Hanbury riposa nel mausoleo costruito nel suo giardino di Mortola dove come dice una lapide “udirono la voce del signore Iddio che passeggiava nel giardino”. Il riferimento al giardino paradisiaco dell’Eden è impeccabile. Lì davanti, in quel mondo racchiuso dallo scoglio di Barbantò, aveva fatto predisporre una rotaia in ferro per l’alaggio del motoscafo. Intorno abitavano Herbert Olivier, Freya Stark, Ellen Willmott e molti altri suoi conterranei. 
Arturo Viale, I sette mari. Storie e scie di navi e di naviganti e qualche isola, Book Sprint Edizioni, 2024

Una sera d’autunno, sono passati anni e persone, cammino eccitato in questi posti, prima salgo in Peidaigo a vedere il tramonto dietro il Grammondo poi scendo e girandomi vedo la luna sul campanile. Tra luna e tramonto, su un palcoscenico illuminato con arte, vorrei riuscire a vedere tutto lo spettacolo.
Mi sembra di essere nel luogo da cui tutti i punti partono, esaltato dal veloce cambiamento del cielo.
Cerco di travasare la mia emozione mentre il sangue scorre più veloce. Ma questa luna stupenda è solo mia, non condivideremo il prossimo avvento.
Arturo Viale, Ho radici e ali, ed. in pr., 2005 
 
Altre pubblicazioni di Arturo Viale: La chiave dei ricordi, PressUp, 2025; Punti Cardinali. Da capo Mortola a capo Sant'Ampelio, Edizioni Zem, 2022; La Merica...non c'era ancora, Edizioni Zem, 2020; Oltrepassare. Storie di passaggi tra Ponente Ligure e Provenza, Edizioni Zem, 2018; L'ombra di mio padre, 2017; ViteParallele, 2009; Mezz'agosto, 1994; Viaggi, Alzani - Pinerolo, 1993.
Adriano Maini